Colomanno d'Ungheria

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Colomanno I d'Ungheria
Kálmán Thuróczy.jpg
Re d'Ungheria
In carica 1095 –
1116
Incoronazione 1095
Predecessore Ladislao I d'Ungheria
Successore Stefano II d'Ungheria
Nascita Székesfehérvár, 1070
Morte Székesfehérvár, 3 febbraio 1116
Sepoltura Székesfehérvár
Casa reale Arpadi
Coniugi Felicia di Sicilia (10971102)
Eufemia di Kiev (11121113)
Figli Stefano II d'Ungheria
Ladislav
Zsófia
Boris
Miniatura
incoronazione di re Colomanno re d'Ungheria Chronicon Pictum

Colomanno (1070 circa – 1116) fu re d'Ungheria dal 1095 al 1116, conosciuto anche come Kalman, nel 1097 divenne Re di Croazia.

L'inizio incerto[modifica | modifica wikitesto]

Nato attorno al 1070 Coloman era figlio di Géza I d'Ungheria e dalla prima moglie Sophia, il maggiore dei suoi figli che era riuscito a sopravvivere alla prima infanzia[1]. Sia lui che il fratello Álmos, duca di Croazia erano nati nello stesso periodo e l'inusuale nome di battesimo di Colman, che nei documenti medievali viene scritto nella forma latina Colomanus o Colombanus[1] viene attribuito a una devozione verso Colmano di Stockerau, missionario irlandese martirizzato in Austria all'inizio dell'XI secolo[2]. Altre ipotesi vogliono che sia un nome di origine turca che significa riposo[1]. Géza salì al trono nel 1074 e al momento della morte tre anni dopo i suoi figli erano ancora bambini e fu quindi lo zio Ladislao I d'Ungheria a succedergli[3] e proclamò come suo successore il nipote Álmos preferendo per Coloman una carriera ecclesiastica[1]. Una decisione inusuale essendo Coloman il maggiore, le Cronache illuminate dipingono Coloman come una sorta di disabile dipingendolo come un ragazzo di media statura, che, benché sveglio e pronto di mente, era scarmigliato, mezzo cieco, gobbo, che camminava con una certa zoppia e che balbettava[4], tutte descrizioni che vanno prese con le pinze giacché scritte da uomini che vissero sotto il regno dei discendenti di Álmos. In preparazione alla sua vita clericale egli venne istruito nel latino e la sua conoscenza del Diritto canonico venne lodata in una lettera che Papa Urbano II gli mandò nel 1096[2]. Finiti gli studi, poco dopo il 1090 Colomanno venne ordinato prete e poi vescovo o nella diocesi di Eger o a Vàrad[1]. Sempre secondo le Cronache illuminate nel 1095 lui e il fratello accompagnarono lo zio in una spedizione contro la Boemia, prima di raggiungere i confini Ladislao cadde malato e riconfermò Álmos quale erede, Colomanno non volle sottomettersi a tale autorità e fuggì in Polonia[2] tornando in patria solo quella stessa estate alla morte dello zio. Le Cronache illuminate vogliono che Ladislao avesse invitato il nipote a tornare indietro e che anche il fratello gli chiese di tornare arrivando ad offrirgli la corona[4]. Colomanno ascese al trono nel 1096 ritardo che può essere spiegato in due modi, o fra i due fratelli vi furono delle questioni circa la persona che doveva succedere al trono oppure Colomanno, per essere incoronato, dovette attendere che Urbano II lo riportasse allo stato laicale[5].

Il lungo regno[modifica | modifica wikitesto]

Colomanno venne incoronato a Székesfehérvár dall'arcivescovo Seraphin di Esztergom e secondo le Cronache illuminate offrì al fratello il titolo di Duca che, nell'Ungheria del tempo, indicava l'essere a capo di zone del paese governate in maniera più o meno indipendente dai membri della dinastia degli Arpadi, Álmos, pare, accettò di riconoscere il fratello come re solo in cambio di quello che era stato il ducato paterno pari a 1/3 del regno[2]. Poco dopo la sua incoronazione Colomanno dovette fronteggiare i problemi derivanti dal passaggio dell'esercito della Prima crociata che attraversò l'Ungheria diretto in Terra Santa[6] e Colomanno ne autorizzò il passaggio a patto che non arrecassero danno o vi sarebbero state delle rappresaglie. Il primo esercito guidato da Gualtieri Senza Averi arrivò ai confini ungheresi l'8 marzo 1096 e passò senza creare problemi[7], anche l'altro comandato da Pietro l'eremita all'inizio non ebbe problemi fino a che non arrivò a Zemun (attuale Serbia) dove scoppiarono dei disordini fra crociati e locali[5]. Secondo Alberto di Aquisgrana i crociati assediarono la città e ne uccisero gli abitanti allontandosi solo quando videro arrivare l'esercito di Colomanno, un terzo gruppo di crociati raggiunse Nitra (attuale Slovacchia) e iniziò a razziarla, ma venne disperso dai locali[3], mentre un altro contingente che devastò Mosonmagyaróvár fu scacciato dalle truppe di Colomanno[7]. Colomanno quindi rifiutò di l'entrata a un altro gruppo capitanato dal conte renano Emicho, essi ignorarono tale disposizione raggiungendo e assediando Mosonmagyaróvár. In sei settimane Colomanno mise insieme un esercito che riuscì a dar da fare ai crociati quel che bastava perché la guarnigione di Mosonmagyaróvár fosse in grado di rispondere all'assedio ricacciandoli indietro[7]. Secondo Alberto d'Aquisgrana molti cristiani videro la vittoria ungherese come una punizione di Dio contro i crociati che lungo il cammino avevano compiuto diversi massacri contro gli ebrei, guidati più dal denaro che dalla giustizia[8]. Altri episodi di saccheggio e abusi vennero perpetrati da tale Folkmar e dal prete tedesco Gottschalk che conducevano una loro disorganizzata Crociata. Il primo esercito crociato, propriamente detto, arrivò in settembre sotto il comando di Goffredo di Buglione duca della Bassa Lorena, i due si incontrarono a Sopron dove i due raggiunsero un accordo, i crociati potevano passare, ma il fratello minore di Goffredo, Baldovino, doveva restare come ostaggio insieme alla sua famiglia[7]. I crociati passarono, questa volta, pacificamente da una riva all'altra del Danubio e gli ostaggi vennero rilasciati solo quando i crociati passarono la Sava che segnava il confine meridionale del regno[9]. La notizia dell'attraversamento pacifico dei crociati si sparse per l'Europa portando a Colomanno una certa fama[1]. Cosma Praghese ebbe a scrivere che gli ebrei perseguitati nel resto del contintente trovarono un rifugio in Ungheria, Cosma non specifica il numero, ma gli storici ritengono che vi sia stato un discreto flusso migratorio[10]. Colomanno emise diversi decreti e statuti separati, i Capitula de Iudeis, per regolamentare la permanenza degli ebrei, essi, per esempio, non potevano avere schiavi cristiani ne risiedere al di fuori delle diocesi[10]. Secondo diversi storici le leggi, pur volte a separare ebrei e cristiani per preservarne la "purezza" emanatE da Colomanno giocarono un ruolo minore se paragonate a quelle del XII[10]. Egli per altro non tentò di convertire gli ebrei suoi sudditi, mentre tentò di farlo con i mussulmani emanando decreti appositi fra cui uno che voleva se un mussulmano aveva ospiti a tavola dovessero mangiare maiale per evitare che potessero seguire le loro usanze in materia di cibo[10]. Dopo la vittoria che Colomanno riportò sui crociati Enrico IV di Franconia, che era stato supportato da Ladislao contro Urbano II, scrisse ad Álmos dicendogli che il fratello non aveva ottemperato ai propri doveri con l'impero perché preso dai propri interessi, e gli chiedeva di intervenire a suo favore[1]. D'altro canto Colomanno, che era stato un vescovo, appoggiava una politica più favorevole al pontefice e alcuni storici ritengono che tale decisione possa essere stata influenzata dal fatto che Álmos avesse intrattenuto per diverso tempo uno stretto rapporto con l'imperatore[2]. In questo senso Colomanno sposò, nel 1097, Felicia d'Altavilla figlia di Ruggero I di Sicilia e fido alleato del papa, sua sorella Costanza andò in sposa a Corrado di Lorena figlio minore di Enrico che si era ribellato al padre raggiungendo le fila del pontefice[11]. Nello stesso anno Colomanno invase la Croazia, il suo ultimo sovrano, nominale, Petar Svačić aveva resistito per anni contro Ladislao, ma cadde nella Battaglia di Gvozd che ebbe luogo proprio nel 1097[12]. Le truppe ungheresi raggiunsero l'importante porto di Zaravecchia, sul Mare Adriatico[12], minacciati dall'avanzata di Colomanno le città di Traù e Spalato giurarono fedeltà al Doge di Venezia Vitale I Michiel che salpò per la Dalmazia[12]. Non avendo flotte adeguate Colomanno cercò l'accordo e lui e Michiel stipularono un trattato, la Conventio Amicitiae in cui si conveniva che le regioni costiere della Croazia sarebbero state dell'Ungheria, mentre la Dalmazia sarebbe andata alla Repubblica di Venezia[5]. Approfittando dell'assenza di Colomanno Álmos complottò contro di lui ed ammassò un esercito quindi il re, di ritorno dalla Croazia, marciò verso il suo ducato nel 1098[2]. I due eserciti si incontrarono a Tiszavárkony con solo il Tibisco a separarli, infine i due decisero di non ricorrere alle armi spinti dal fatto che i loro comandanti erano tutt'altro che inclini a guerreggiare[1]. Il principe Svjatopolk II di Kiev mandò suo figlio Jaroslav di Kiev, marito di una delle nipoti di Colomanno, chiedendo aiuto perché lo aiutasse a tenere a freno i governanti delle regioni più occidentali della Rus' di Kiev[2]. Colomanno assentì e il suo esercito passò i Carpazi prendendo d'assedio Przemyśl sede di Volodar of Peremyshl (morto 19 marzo 1124), uno dei principi ribelli[1]. David Igorevich, uno dei sostenitori di Volodar, convinse i Cumani ad attaccare gli ungheresi che subirono una netta sconfitta[1]. Sia le Cronache illuminate che il Manoscritto Nestoriano vogliono che lo scontro fosse stato un vero e proprio massacro cui lo stesso Colomanno scampò a malapena fuggendo per la valle del San[1]. In quello stesso anno Colomanno si mosse verso la regione della Moravia per prestare aiuto a Svatopluk, duca di Boemia e Otto II, il Nero (morto 18 febbraio 1126) contro Bretislaus II, duca di Boemia (1060circa-22 dicembre 1100)[6]. I due si incontrarono presso il fiume Olšava dove infine rinnovarono la loro reciproca amicizia, secondo Cosma Praghese[2]. Attorno al 1100 Colomanno convocò i magnati perché si sottoponesse a revisione il testo di leggi redatto a suo tempo da Stefano I d'Ungheria[3], l'assemblea di Tarcal emanò diversi decreti che ammorbidirono gli statuti voluti dai predecessori di Colomanno e regolarono diversi aspetti dell'economia. Uno di questi probiva la persecuzione delle strigae, vampiri o mare perché non esistono[6]. La tassazione crebbe sotto il regno di Colomanno segno che i commerci erano fiorenti, tuttavia era proibita l'esportazione di schiavi e cavalli ungheresi[1]. Nel 1102 Colomanno venne incoronato anche Sovrano della Croazia, il cronista del XIII secolo Tommaso Arcidiacono scrisse che tale incoronazione avvenne per opera di conquista, mentre il manoscritto del tardo XIV secolo Pacta conventa, la cui attendibilità però è dubbia, vuole che l'incoronazione fosse il frutto di una conciliazione fra Colomanno e i nobili croati[13]. Nel 1104 o 1105 Alessio I Comneno organizzò il matrimonio fra il proprio erede Giovanni II Comneno e Piroska d'Ungheria, nipote di Colomanno, per impedire che questi stringesse alleanza con Boemondo I d'Antiochia[5]. Nel 1105 Colomanno invase la Dalmazia ponendo sotto assedio Zara, la più importante delle città dalmate, assedio che, secondo la Vita del benedetto Giovanni di Traù egli guidò personalmente[5]. L'assedio continuò fino a che non venne stipulato un trattato, negoziato da Giovanni di Traù, fra Colomanno e i cittadini in cui essi accettavano la sua sovranità. Anche Spalato capitolò dopo un breve assedio, mentre Traù e Sebenico capitolarono senza opporre resistenza[5]. Secondo la Vita di San Cristoforo Martire Colomanno sottomise anche il isole di Quarnaro incluse Brazza, Cres, Krk e Arbe[5] e secondo Tommaso Arcidiacono Colomanno garantì a ogni città dalmata una carta delle libertà per assicurarsi la loro lealtà, tali libertà comprendevano il diritto di eleggere per conto proprio il vescovo e l'esenzione delle tasse da versare al sovrano[5].

Gli affari dentro e fuori dal regno[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1105 Colomanno incoronò il proprio figlio Stefano II d'Ungheria cosa che causò un'aperta ribellione di Álmos, questi si rivolse a Enrico IV per avere aiuto, ma poiché egli era impegnato a fronteggiare quella del proprio figlio Álmos tornò in patria l'anno seguente[2]. In quello stesso anno fuggì dal cognato Boleslao III di Polonia e con il suo aiuto riuscì a prendere la fortezza di Abaújvár, poco dopo Colomanno incontrò Boleslao, i due si riappacificarono, Boleslao ritirò le truppe ed Álmos fu costretto a ritirarsi a sua volta. In quello stesso anno Colomanno mandò degli inviati al Concilio di Guastalla, indetto da Papa Pasquale II dove essi annunciarono che il sovrano rinunciava alla sua prerogativa regia di nominare i prelati, alcuni storici vogliono che tale atto fosse necessario perché il papato riconoscesse la sua sovranità sulla Dalmazia[2]. Quando scoppiò una guerra civile fra Boleslao III ed il fratello Zbigniew di Polonia Colomanno si schierò con il primo aiutando a disperedere le truppe dell'altro nel Voivodato della Masovia nel 1107[14]. Nello stesso anno Colomanno aiutò Alessio I contro Boemondo che venne sonoramente sconfitto e costretto ad accettare il Trattato di Devol nel 1108. In quello stesso lasso di tempo Álmos decise di recarsi in Terra Santa ed approfittandosi della sua assenza Colomanno gli requisì il ducato, gli fu permesso di tenere ciò che era di sua proprietà e, con il ducato nelle proprie mani, il regno di Colomanno era completamente integro[1]. Al suo ritorno Álmos fondò un monastero a Dömös e quando lo si consacrò venne accusato, falsamente secondo le Cronache illuminate, di aver complottato per assassinare il fratello[1]. Álmos venne quindi posto agli arresti e i due si riconciliarono solo a seguito dell'intervento di alcuni vescovi, Álmos, scarcerato, andò a Passau e su sua richiesta Enrico V di Franconia invase l'Ungheria cingendo d'assedio Bratislava nel settembre 1108[3]. Anche Svatopluk si mosse attaccando le regioni a nord del Danubio e fu per l'intervento di Boleslao che questi fu costretto a ritirarsi, anche il tentativo di Enrico V di prendere Bratislava fallì e i due fratelli si riconciliarono per l'ennesima volta sotto la spinta, questa volta, dell'imperatore[2]. Nel 1112 Colomanno, vedovo, si sposò con Euphemia di Kiev, figlia di Vladimir II di Kiev, secondo le Cronache illuminate un paio di anni dopo fu scoperta in flagrante aduleterio e rimandata dal padre[2]. Nel 1113 Boleslao III che aveva accecato il fratello causandone la morte intraprese un pellegrinaggio presso l'abbazia di Somogyvár e i due si incontrarono colà, entro il 1115 Colomanno scoprì che il fratello stava ancora cospirando contro di lui e questa volta acceccò lui ed il nipote Bèla per assicurare una successione pacifica al figlio. Nella stessa occasione anche diversi sostenitori del fratello patirono delle mutilazioni, le Cronache illuminate vogliono che Colomanno avesse dato ordine di castrare il giovane Béla, ma che i soldati incaricati non si sentirono di portare a termine il compito e rifiutarono [2]. Nell'agosto dello stesso anno le flotte del doge Ordelaffo Falier occuparono alcune zone della Dalmazia, ormai però Colomanno era malato e i sintomi riportati dalle cronache fanno pensare a un'otite che diede luogo ad una Encefalite. Colomanno morì il 3 febbraio 1116 e venne sepolto presso la cattedrale di Székesfehérvár

I figli[modifica | modifica wikitesto]

Dalla prima moglie Felicita Colomanno ebbe almeno tre figli:

Tornata in patria dopo essere stata ripudiata Euphemia diede alla luce:

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Considerato un eroe nazionale ungherese una sua statua è stata posta nel colonnato della Piazza degli Eroi in Budapest.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Font, Márta (2001). Koloman the Learned, King of Hungary (Supervised by Gyula Kristó, Translated by Monika Miklán). Márta Font
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Kristó, Gyula; Makk, Ferenc (1996). Az Árpád-ház uralkodói [=Rulers of the House of Árpád] (in Hungarian). I.P.C. Könyvek
  3. ^ a b c d Bartl, Július; Čičaj, Viliam; Kohútova, Mária; Letz, Róbert; Segeš, Vladimír; Škvarna, Dušan (2002). Slovak History: Chronology & Lexicon. Bolchazy-Carducci Publishers, Slovenské Pedegogické Nakladatel'stvo
  4. ^ a b The Hungarian Illuminated Chronicle: Chronica de Gestis Hungarorum (Edited by Dezső Dercsényi) (1970). Corvina, Taplinger Publishing
  5. ^ a b c d e f g h Stephenson, Paul (2000). Byzantium's Balkan Frontier: A Political Study of the Northern Balkans, 900–1204. Cambridge University Press
  6. ^ a b c Engel, Pál (1994). "Přemysl [The Přemyslids]". In Kristó, Gyula; Engel, Pál; Makk, Ferenc. Korai magyar történeti lexikon (9–14. század) Akadémiai Kiadó
  7. ^ a b c d Runciman, Steven (1951). A History of the Crusades, Volume I: The First Crusade and the Foundations of the Kingdom of Jerusalem. Cambridge University Press
  8. ^ Albert of Aachen: Historia Ierosolimitana—History of the Journey to Jerusalem (Tradotto da Susan B. Edgington) (2007). Oxford University Press
  9. ^ Rubenstein, Jay (2011). Armies of Heaven: The First Crusade and the Quest for Apocalypse. Basic Books
  10. ^ a b c d Berend, Nora (2001). At the Gate of Christendom: Jews, Muslims and 'Pagans' in Medieval Hungary, c. 1000–c. 1300. Cambridge University Press
  11. ^ Norwich, John Julius (1992). The Normans in Sicily. Penguin Books
  12. ^ a b c Fine, John V. A (1991). The Early Medieval Balkans: A Critical Survey from the Sixth to the Late Twelfth century. The University of Michigan Press
  13. ^ Magaš, Branka (2007). Croatia Through History. SAQI
  14. ^ Manteuffel, Tadeusz (1982). The Formation of the Polish State: The Period of Ducal Rule, 963–1194. Wayne State University Press

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Asztalos, Alessandro Pethö, Storia dell'Ungheria, Milano, Genio, 1937

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Predecessore Re d'Ungheria Successore Coat of arms of Hungary.png
Ladislao I 1095 - 1116 Stefano II
Predecessore Re di Croazia, Dalmazia e Slavonia Successore
Petar Svačić 1102 - 1116 Stefano III
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