Collezione Contini Bonacossi

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Collezione Contini Bonacossi
Uffizi, timpano spezzato, bernardo buontalenti.JPG
Porta delle suppliche degli Uffizi, uno degli ingressi da cui si poteva accedere alla collezione
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàFirenze
IndirizzoVia Lambertesca 6
Caratteristiche
TipoArte
ProprietàAlessandro Contini Bonacossi e Vittoria Contini Bonacossi
Sito web

Coordinate: 43°46′07.15″N 11°15′18.71″E / 43.768654°N 11.255197°E43.768654; 11.255197

La Collezione Contini Bonacossi è una raccolta di pittura, scultura e arte applicata donata dai coniugi Contini Bonacossi alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una parte della grande collezione dal conte Alessandro Contini Bonacossi (1878-1955) e della moglie Vittoria, donata allo Stato italiano nel 1969. Le vicende dell'acquisizione e della scelta delle opere da parte dello Stato furono oggetto di forti polemiche.

Villa Vittoria, sede originaria della collezione

Fin dal 1945 i coniugi avevano manifestato l'intenzione di donare l'intera loro collezione, purché restasse integra. Alessandro aveva pensato inizialmente allo Stato del Vaticano, ma in seguito si orientò per lo Stato italiano, senza però riuscire a perfezionare i termini della donazione prima di morire nel 1955.

Non ci fu accordo tra gli eredi, tra chi voleva proseguire nelle intenzioni paterne e chi voleva invece mantenere la proprietà della collezione, mentre erano in gioco anche enormi interessi economici, legati alla possibile vendita all'estero della collezione. Alla fine si giunse a una situazione giuridica paradossale, che necessitò di un decreto legge ad hoc, firmato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Per ottenere dalla famiglia una parte della collezione a titolo di donazione gratuita (da destinare ai musei di Firenze), si autorizzava ad esportare tutto il resto, togliendo il vincolo di esportazione, derivante dallo straordinario interesse artistico, per dodici anni a partire dall'11 marzo 1969[1]. "Un errore colossale", come ebbe a definirlo lo storico dell'arte Federico Zeri, amico e consulente del Contini, alludendo anche alle trattative che seguirono la commissione di storici dell'arte che si era riunita con lo scopo di aggiudicarsi le opere ritenute più adatte a colmare eventuali lacune nelle raccolte statali fiorentine: all'interno della commissione operarono alcune delle più eminenti personalità cattedratiche dell'epoca (Roberto Longhi, Bruno Molajoli, N. Fiocco, N. Castelfranco, Mario Salmi, F. Rossi, G. Pozzi, Ugo Procacci e Piero Bargellini).

La commissione selezionò trentacinque opere pittoriche sulle 148 dichiarate dagli eredi come collezione completa (in realtà il contesto complessivo prevedeva 1066 oggetti fra dipinti, disegni, sculture, maioliche, mobilio e opere d'arte contemporanea). Alcuni dei più significativi capolavori presenti nella collezione furono esclusi dalla lista a favore di altre opere. In questo modo, si venne a trovare sul mercato internazionale una quantità di opere che furono contese dai maggiori collezionisti e istituti stranieri (fu il caso della Natura morta di Zurbaran ora a Pasadena): questi fatti fecero emergere ripensamenti da parte delle autorità, al punto che si intervenne con interrogazioni parlamentari e con provvedimenti giudiziari nei confronti degli eredi e della commissione di esperti, dando luogo a un iter complesso, che si concluse tuttavia con la piena assoluzione di tutti gli imputati.

Secondo alcuni articoli[1] vennero commesse alcune irregolarità nelle vendite, come la mancata comunicazione alle autorità che impediva di fatto il diritto di prelazione dello Stato, o la dichiarazione di un incasso inferiore a quello effettivo, depositando l'eccedenza all'estero. In realtà le opere furono esportate con tutti i crismi della legalità, proprio grazie ai decreti emanati vent'anni prima, e la famiglia ottenne anche in primo grado il sequestro delle opere ora esposte a Firenze, proprio per il blocco delle esportazioni che la legge del '69 offriva loro come clausola imprescindibile alla donazione.

Madonna di casa Pazzi, di Andrea del Castagno

La collezione fu depositata a lungo nella Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti, finché a metà degli anni novanta, su diretto interesse dell'allora ministro dei beni culturali Walter Veltroni, fu iniziato il trasferimento in un ambiente della soprintendenza in via Lambertesca, confinante con gli Uffizi, con apertura al pubblico gratuita ma solo su prenotazione.

Dal 1º marzo 2018, per il diretto interessamento di Eike Schmidt, la collezione è stata integrata nel normale percorso museale degli Uffizi (ex-sale "blu" o degli stranieri)[2]

Le polemiche[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda della collezione si trascinò strascichi polemici.

Merita citare André Malraux che in un noto testo recitava come fosse ormai impossibile pensare che un Piero della Francesca potesse mai entrare al Louvre, non tenendo evidentemente conto della provvidenzialità delle autorità italiane che ne svendettero due.

Gli atteggiamenti successivi verso questa vicenda e la collezione stessa sono ambigui: qualora vi si attinga per incrementare esposizioni nazionali o internazionali la targhetta recita sempre "Galleria degli Uffizi" mai "Fondazione Contini Bonacossi". In una intervista in merito alla questione dell'Eredità Bardini (per cui i musei fiorentini si trovarono nell'eccezionale condizione di disporre di una cifra molto elevata, circa 33 miliardi, per l'acquisto di opere da destinare all'incremento delle collezioni), Cristina Acidini dichiarava inopportuni "...specialmente i dipinti già appartenuti alla collezione fiorentina Contini Bonacossi per la quale nel 1969 era stato concesso il permesso di esportazione, che, se accolti nell'acquisto Bardini, sarebbero tornate a Firenze a caro prezzo, solo pochi anni dopo che una commissione di tecnici aveva giudicato che essi non costituissero un arricchimento indispensabile dei musei statali della città". Tuttavia, a distanza di pochi anni, alcune pitture marchiate Contini Bonacossi sono entrate effettivamente in galleria (non sono state ricongiunte al resto della collezione), e fra queste la Santa monaca con due fanciulle di Paolo Uccello, la Susanna del Lotto e il Cristo risorto attribuito a Tiziano.

Elenco delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Della collezione attualmente sono esposti 38 pezzi di mobilio antico, 48 maioliche d'epoca, 11 grandi robbiane raffiguranti vari stemmi, e soprattutto una notevole serie di opere di scultura e pittura.

Dipinti (38)[modifica | modifica wikitesto]

Sculture (12)[modifica | modifica wikitesto]

Opere rifiutate[modifica | modifica wikitesto]

Un elenco incompleto delle maggiori opere della collezione disperse e conservate in altra sede.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]