Collegiata di Santa Maria Assunta (San Ginesio)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta
San Ginesio, facciata della collegiata.jpg
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
LocalitàSan Ginesio
IndirizzoPiazza Alberico Gentili
Coordinate43°06′31.1″N 13°19′09.48″E / 43.10864°N 13.319301°E43.10864; 13.319301
Religionecattolica di rito romano
Arcidiocesi Camerino-San Severino Marche
Stile architettonicoRomanico e gotico fiorito
Inizio costruzioneXI secolo
CompletamentoXI secolo
Sito webwww.sanginesioturismo.it/chiesa-colleggiata/

La Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Pieve Collegiata o Collegiata della Santissima Annunziata, è il principale luogo di culto cattolico di San Ginesio, in provincia di Macerata e arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche; fa parte della vicaria di San Ginesio. La chiesa-collegiata si erge sul punto centrale del centro storico, nella piazza dedicata ad Alberico Gentili.[1][2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vista della Collegiata durante il ventennio fascista. Sulla torre civica è presente la scritta DVX

La chiesa collegiata di Santa Maria Assunta venne costruita nel XI secolo su una cappella paleocristiana dedicata a Genesio di Roma, santo patrono del paese. Dopo l'inizio dell'espansione territoriale verso est, l'amministrazione pubblica decretò la costruzione di una nuova chiesa che potesse contenere molta gente. A riferirsi questo passaggio è proprio il canonico Giuseppe Salvi nel suo Memorie storiche di Sanginesio:[4]

(LA)

«Ecclesiam majorem erigere procurarunt, quam nominavere plebem ejusque rectorem plebanum [...] eamque Collegiatam fore censuerunt»

(IT)

«Mancando una chiesa principale, che valesse a contenere la molta gente, che si veniva radunando nel nuovo Castello dai vicini villaggi, i due Consoli sanginesini [...] deliberarono la costruzione di una chiesa in mezzo all'abitato, e questa costrutto chiamano Pieve»

L'edificio subì numerose modifiche e restauri:[1] nel 1294 ad opera di Angelo Bussi, che la allungò e inserì tre absidi, nel 1348 dove si modificò la volumetria originale, nel 1367 al portico, nel 1433 al battistero e alle porte laterali e nel 1589 dove si modificarono le cappelle costruite nella parte destra della chiesa.[5] L'intervento più importante, però, fu quello riguardante l’abbellimento della parte superiore del frontespizio, commissionato nel 1421 ad Enrico Alemanno.[2][3] Della precedente chiesa è rimasto il portale, posto vicino a quello attuale. Dopo delle modifiche strutturali avvenute nel XIV secolo, nel XV secolo la struttura venne distrutta da un incendio, per poi essere restaurata: è di questo periodo il restauro avvenuto da Enrico, come la creazione di vari dipinti.

Nonostante fosse la chiesa principale del paese, originariamente venne eretta al di fuori della linea difensiva che, negli anni 1000, era molto più piccola rispetto a quella attuale. Solo nel XIII secolo, con l'allargamento della linea difensiva in vista della diatriba tra guelfi e ghibellini, la chiesa entrò all'interno dell'area difesa, poiché nel 1248, con le disposizioni del cardinale Pietro Capocci, il governo cittadino appoggiò il papato. L'approvazione delle modiche territoriali venne approvata dal Rettore della Marca il 7 settembre 1250.[6]

Nel XVIII secolo in Comune subì numerosi terremoti, conclusi solamente nel 1799. I danni provocati vennero riparati solamente nel secolo dopo, precisamente nel 1832, dove su totalmente intonacata,[5] e nel 1838.[7] Nello stesso secolo una scarica elettrica colpì il campanile causando alcuni danni alla struttura. Il fatto è ricordato da un'iscrizione posta nella sacrestia stessa, decorata dal pittore ginesino Raffaele Clementini.[8] Nel 1850, dopo che la Vergine dipinta da Domenico Malpiedi nell'Ascensione mosse gli occhi, si decise di costruire una cappella per ospitarla e di rifare la facciata della chiesa. La cappella venne realizzata nel 1873, mentre per la facciata i lavori vennero affidati nel 1853 al fermano Giovanni Battista Carducci, attivo in quel tempo a Tolentino nel restauro della Basilica di San Nicola.

Vista della facciata nel 2020

Nel 1908 la chiesa divenne "Monumento Nazionale di Alta Antichità".[1][3][9] Nella prima metà del XX secolo la locale Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche decise la demolizione di un loggiato che assumeva il compito di portico, costruito nel 1832. Nel ventennio fascista il portico era ancora presente. La decisione della rimozione fu per riportare la facciata della chiesa al suo stato originario e nella stessa occasione si rimossero tutti gli altari barocchi della navata sinistra e si aggiunse l'altare nel portale paleocristiano. Dalla seconda metà del XX secolo, vennero rimossi alcuni intonaci inseriti nel secolo precedente, venne ristrutturato il portale che si presentava in condizioni fatiscienti e nel 1968 venne restaurato il campanile, vennero riaperti alcuni passaggi e venne tolto un altare.[5] Il 26 settembre 1997, a seguito del terremoto che colpì l'Umbria e le Marche, l'edificio ha subito danni sul campanile con sconnessione di alcuni elementi,[8] per poi essere nuovamente colpita dal terremoto del 2016 e del 2017.[10] Vista l'inagibilità strutturale, il 18 novembre dello stesso anno, i vigili del fuoco portarono in salvo tutte le opere d’arte su indicazione della Soprintendenza.[9]

L'8 settembre 2017 la chiesa venne inserita nel "Primo piano di interventi sui beni del patrimonio artistico e culturale", approvato dall'allora Commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani, il giorno prima della fine dell'incarico.[11] La struttura presenta numerosi danni, sia interni che esterni, dovuti soprattutto alla planimetria e alla dimensione strutturale.[12] Il terremoto ha causato un parziale crollo del soffitto interno e della muratura, che si aggira intorno alle 45 tonnellate di materiale.[13] Per l'intervento di messa in sicurezza sono state utilizzate fasciature in poliestere e un doppio telaio di controventamento in acciaio, che si collegano con la struttura già esistente.[12] Un decreto del 2018 del Ministero per i beni e le attività culturali ha nominato l'architetto Pierluigi Salvati unico responsabile per la realizzazione dell’intervento di ricostruzione della chiesa, lavori che ammontano a 3 200 000 .[11]

Nel 2019 la Collegiata, insieme alla basilica di San Benedetto di Norcia e alla chiesa di San Giorgio di Accumoli sono stati considerati come edifici di culto "simbolo", per cui sono previsti interventi di ristrutturazione speciali ed unici.[14]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Parte superiore della facciata. Ben visibile è lo stile gotico fiorito

Tracce della vecchia cappella sono presenti sull’edicola a destra del portale, dove si ritiene fosse dipinta un’immagine del santo.[2][3] La facciata presenta tre livelli. Quello inferiore, più semplice, è in stile romanico, e quelli superiori, più elaborati sono nettamente in gotico. La facciata in cotto venne realizzata, nel 1421, da Enrico Alemanno ed è suddivisa in cinque prospetti di uguale larghezza ma di altezza differente. Rappresenta l’unico esempio di stile gotico fiorito nelle Marche.[2] Gli elementi stilistici che la compongono si presentano contraddittori l’uno paragonato all’altro, ma armonici se considerati nel loro insieme. Sulle pietre del portale di ingresso, inquadrato da un arco a tutto sesto, sono visibili antiche iscrizioni a ricordo di eventi atmosferici naturali ed un bassorilievo raffigurante San Ginesio con una maschera da attore. Accanto alla chiesa fu costruita la torre civica in stile romanico; la copertura a bulbo venne aggiunta nel XVII secolo.[2][3]

La facciata presenta numerose decorazioni, come lo stemma della famiglia Da Varano, l'arme del cardinale Giacomo Franzoni[15] e una stele (o formella) nel portone d'ingresso. Attraverso un dipinto della famiglia nobile ginesina Morichelli, si può intuire che la Chiesa presentava altre decorazioni, ora scomparse.[15] Il portale, attribuito al XI secolo,[5] presenta uno strombo composto da colonnine ottagonali e da piccoli pilastri quadrangolari, concluse con capitelli lombardi decorato con stile romanico. Ai lati sono presenti delle decorazioni scultoree realizzate dal ginesino Nino Patrizi, mentre proprio nei pressi della porta sono visibili i segni delle abbondanti nevicate, incisi nella pietra fin dal XVI secolo, e le firme di volti viandanti e cittadini.[16]

Torre civica[modifica | modifica wikitesto]

La torre civica è strutturalmente unita alla Collegiata, anche se non è parte del bene ecclesiastico. Venne costruita in stile romanico, mentre la copertura a bulbo venne aggiunta nel XIX secolo, precisamente nel 1899, come riporta una lastra infissa.[2] La torre è di proprietà comunale e ospita la "Campana dell'impero", una campana in bronzo progettata da Guglielmo Ciarlantini, realizzata dalla fonderia Campane Pasqualini nel 1937 e firmata da Benito Mussolini. La sua realizzazione è celebrativa, infatti celebra il successo del colonialismo italiano in Etiopia (Etiopia Italiana) del 1935 e 1936.[17] La torre è danneggiata dal terremoto di Umbria e Marche del 1997[18] ed ha subito una messa in sicurezza a causa dello sciame sismico del 2016 e del 2017. Tuttora la parte finale della torre è posta in sicurezza.[19]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa durante una celebrazione

L’interno, diviso in tre navate da pilastri cilindrici reggenti archi a tutto sesto, è a pianta basilicale con abside piatta e ha una copertura con semplici volte a crociera. Nel presbiterio è accolto un coro ligneo del XVIII, opera di Giuseppe Amaliani da Ripatransone. Le pareti laterali ospitano Madonna del Rosario, opera di Simone De Magistris e la Madonna del Popolo di Pietro Alemanno, commissionata nel 1485 per preservare la comunità dalla peste nera.[20] Al di sotto dell'abside è ricavata la cripta, chiamata anche Oratorio di San Biagio, divisa in tre ambienti a volta.[1][3] Il suo interno è completamente decorato con numerosi affreschi che rappresentano la vita di San Biagio.

L'altare maggiore custodisce, in una cassa ferrea del XVII secolo, le reliquie del santo patrono Genesio di Roma e di papa Eleuterio che, per volere di Clemente VIII furono donate alla comunità in memoria della celebre processione che questi seppero fare in Roma durante il giubileo del 1600.[4] Per esaltare questo avvenimento, il Capitolo della Collegiata commissionò due tele a Domenico Malpiedi, il Battesimo di San Ginesio e il Battesimo di San Eleuterio, copie entrambe delle omonime opere che si trovavano nella chiesa di Santa Susanna, a Roma. Originariamente le due opere si trovavamo l'una di fronte all'altra, mentre ora di trovano all'ingresso. Le reliquie poste all'interno di contenitori in argento. Alcuni studiosi sostengono che sotto il pavimento giacciono le spoglie di Pipino il Breve e di sua moglie Bertrada di Laon.[1][3]

Secondo il professore ginesino Giovanni Cardarelli (1942-2015) la collegiata non è l'unico edificio di San Ginesio a presentare simboli e incisioni riconducibili all'ordine templare. Come scritto nella sua pubblicazione Il mistero dei Templari a San Ginesio, nei capitelli della navata centrale si possono trovare numerosi simboli appartenenti ai templari, ovvero elementi della natura, tra cui i fiori, animali, croci e la rappresentazione di numerosi oggetti.[21][22]

Le cappelle[modifica | modifica wikitesto]

Le cappelle che si possono trovare all'interno della chiesa collegiata sono in tutto nove, sei poste nel lato destro e tre poste nel lato sinistro. Molte delle opere sono state rimosse a causa del terremoto del 2016-2017.[23] Queste sono:[5][24][25]

  • Cappella delle Anime del Purgatorio: commissionata dal ginesino Cornelio Severini, esponente di un'importante famiglia, prende il nome dall'opera che si trova alla pala d'altare. I lati ospitavano due dipinti di Domenico Malpiedi, Resurrezione e Pentecoste.
  • Cappella dell'Annunziata: eretta per volere dell'omonima Confraternita, venne decorata dal ginesino Lucido Cerri. Sull'altare della cappella si trova Annunciazione, tavola di Federico Zuccari. Il dipinto reca lo stemma della famiglia Vannarelli. Ai lati sono poste altre due tele, Madonna che rivela l'autenticità della Santa Casa e Sposalizio della Vergine.
  • Cappella del Crocifisso: costruita nel 1728 e ultimata nel 1744, venne realizzata per ospitare il Crocifisso degli Esuli, il crocifisso veneziano che in segno di pace venne portato dai 300 esuli ginesini da Siena. Per la sua realizzazione la Confraternita del Sacramento arrivò ad un accordo con il Capitolo e la famiglia Matteucci, padroni della Cappella di San Giuseppe, per realizzare un acceso che collegasse le due strutture. La cappella ha una pianta ottagonale e il vestibolo era decorato con due tele di Simone De Magistris, l'Ultima cena e un episodio della Via Crucis, ovvero la Salita al Calvario. Il timpano della cappella venne decorato con numerosi angeli e simboli della Passione di Gesù in stile liberty, con tecnica ad encausto, dal pittore ginesino Guglielmo Ciarlantini intorno al 1911.
  • Cappella della Madonna di Loreto: dedicata alla Madonna di Loreto, venne eretta dagli eredi di Eritrea Scaramuccia. La pala d'altare è opera di Domenico Malpiedi e dà il nome proprio alla cappella. Il dipinto rappresenta la Madonna di Loreto con degli angeli musici. Ai lati si trovano due tele, Natività di Maria e Visitazione, opere del Pomarancio.
  • Cappella della Misericordia: la cappella della Misericordia venne costruita nel 1873 per ospitare l'Ascensione di Domenico Malpiedi, dopo che la Vergine Maria rappresentata nell'opera, nel giugno del 1850, mosse gli occhi davanti a una fanciulla.
  • Cappella di San Giuseppe: costruita nel 1589 e dedicata a San Giuseppe, l'ornamento presente venne finanziato dal nobile Alessandro Vannarelli, mentre le tele vennero commissionate a Simone De Magistris. Di proprietà della famiglia Matteucci, il cui stemma si può vedere accanto all'altare, all'interno si possono trovare le opere del ginesino Domenico Rusiolo. Queste sono Transito di San Giuseppe, Battaglia di Lepanto (1609), commissionata dalla famiglia perché un membro della famiglia partecipò all'omonima battaglia, e Decollazione di Santa Caterina d'Alessandria (1609).
  • Cappella di San Pietro: dedicata a San Pietro e di proprietà della Famiglia Tamburelli, venne costruita alla destra dell'abside, proprio alla fine della navata. Il soffitto ligneo è dorato ed intagliato a cassettoni, l'interno ospitava due dipinti di Domenico Malpiedi: Pietà e Consegna delle chiavi. I due lati del parapetto dell'organo sovrastante sono decorati con una serie di pannelli rettangolari che raffigurano numerosi santi.[20]
  • Cappella di Sant'Emidio Vescovo: dedicata ad Emidio d'Ascoli e costruita per volontà dell'amministrazione comunale con decreto datato 31 luglio 1800, venne costruita per ringraziare il santo per non aver aver risparmiato il paese dal terremoto che lo colpì il 28 luglio 1799.
  • Cappella Votiva: questa cappella venne affrescata da Adolfo de Carolis nel 1926, basandosi sullo "Stabat Mater". L'opera presenta l'iconografia del Crocifisso con San Ginesio e la Vergine ai sui lati, mentre l'opera è circondata da dipinti che rappresentano alcuni episodi della Passione.[26]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I Vigili del Fuoco portano in salvo la Madonna della Misericordia di Pietro Alemanno del 1485

Sono varie le opere presenti all'interno della chiesa, tra cui una tela di Pietro Alemanno del 1485 raffigurante la Madonna della Misericordia. Altre opere sono attribuite a Cristoforo Roncalli, Federico Zuccari, Adolfo De Carolis, Simone De Magistris e pittori della scuola del Perugino.[2][3] Quest'ultimo affresco, chiamato "Madonna in trono, il Bambino e San Ginesio" venne ritrovato solo nel 1964.[5] Vicino all'ingresso è posto anche un affresco di Stefano Folchetti. La cripta, chiamata anche Oratorio di San Biagio, presenta numerosi affreschi raffiguranti la vita del Santo ed è suddivisa in tre ambienti a volta, dove si trova la Cappella dei Caduti, decorata con affreschi del 1406 realizzati da Lorenzo Salimbeni.[1][3] Il capitano Trovarello di Paolo commissionò un'opera nella zona dell'abside. Nel XVII secolo il Pomarancio esegue nella cappella della Madonna di Loreto due affreschi con la Natività di Maria e la Visitazione, dipinti presumibilmente intorno al 1605 e il 1610.[7] Varie volte il ginesino Guglielmo Ciarlantini si occupò di lavori riguardanti la chiesa, sia realizzando opere al suo interno sia realizzando vari prospetti del suo interno[27][28] e dell'esterno.[29] A destra dell'ingesso è possibile ammirare il fonte battesimale decorato dal professore Lamberto Massetani, mentre nella prima cappella della navata destra si può ammirare due tele del pittore ginesino Mercurio Rusiolo. All'interno della chiesa, inoltre, si possono trovare numerose opere del ginesino Domenico Malpiedi.[5] Alcune opere prelevate dopo lo sciame sismico del 2016 e del 2017 sono state esposte il 27 maggio 2022 alla mostra Hoc Opus+, inaugurata dal ministro del turismo Massimo Garavaglia presso il chiostro dell'ex chiesa di Sant'Agostino.[23] L'autorizzazione per esporre le opere è stata data dall'ente ecclesiastico dell'Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche.[30] Le opere sono:

  • Transito di San Giuseppe, attribuito a Mercurio Rusiolo, dalla cappella di San Giuseppe (prima metà del XVII secolo);
  • Apparizione della Vergine lauretana all'eremita frate Paolo della Selva, di Domenico Malpiedi, dalla cappella dell'Annunziata (prima metà del XVII secolo);
  • Pentecoste, di Domenico Malpiedi, dalla cappella delle Anime del Purgatorio (prima metà del XVII secolo);
  • Annunciazione, di Anonimo, dalla cappella dell'Annunziata (prima metà del XVII secolo);
  • Ultima cena, di Simone De Magistris, dalla cappella di San Giuseppe (1598);
  • Battaglia di Lepanto, di Mercurio Rusiolo, dalla cappella di San Giuseppe (1609);
  • Salita al Calvario, di Simone De Magistris, dall'anticappella del Santissimo Crocifisso (1598);
  • Sposalizio della Vergine, di Domenico Malpiedi, dalla cappella dell'Annunziata (prima metà del XVII secolo);
  • Resurrezione, di Domenico Malpiedi, dalla cappella delle Anime del Purgatorio (prima metà del XVII secolo);
  • Consegna delle chiavi, di Domenico Malpiedi, dalla cappella Tamburelli (prima metà del XVII secolo);

La Formella[modifica | modifica wikitesto]

Stele raffigurante o il santo Genesio di Roma (destra) e la sua maschera di attore (sinistra) o Pipino il Breve (destra) e il volto della moglie Bertrada (sinistra)

La Formella è una stele in bassorilievo su pietra, di ignota provenienza e data, presente sul portone d'ingresso della collegiata, che rappresenta una figura sproporzionata con un volto che la affianca. Il suo stile è primitivo ed è paragonabile a quello longobardo: le figure sono simili alla Figura maschile in pietra, opera longobarda conservata nella Pinacoteca Ambrosiana a Milano. I tratti somatici sono riconducibili ai tratti di un essere umano maschile e rappresenta San Ginesio con la sua maschera di attore e mimo. La tesi dell'origine longobarda fu appoggiata anche dallo scrittore, insegnante dell'università di Macerata ed ex sindaco di San Ginesio, Febo Allevi (1911-1998).[15]

Questa stele è stata oggetto di altri studi: invece di rappresentare il santo patrono e la sua maschera, rappresenterebbe Pipino il Breve e il volto della moglie Bertrada di Laon. Allevi fu il primo studioso locale ad indagare sulla presenza carolingia nel territorio del maceratese e dintorni, tenendo il suo primo corso nell'anno accademico 1971-1972.[31] L'argomento fu trattato poi da don Giovanni Carnevale (1924-2021) a partire dal 1992. Gli approfondimenti riguardo alle tombe di Pipino e sua moglie Bertrada sono iniziati nel 2002 con la nascita del "Comitato per lo Studio della presenza dei Franchi carolingi, Sassoni e Svevi in Val di Chienti", che ha affiancato il sacerdote capracottese.[32]

Secondo gli studi, Carlo Martello, con l'arrivo dei Franchi in Italia, scelse come sua residenza una fortezza lungo la Salaria Gallica, ovvero il Comune di Sant'Angelo in Pontano. Dopo la sua morte avvenuta nel 741, fu sepolto in una basilica, non nella basilica di Saint-Denis come riportano le fonti, ma in una struttura omonima dove ora sorge il borgo di San Ginesio. Il figlio Pipino il Breve, colpito da un male nel 768 e prossimo alla morte, pellegrinò fino a raggiungere il luogo di sepoltura del padre: lì venne sepolto sotto il portale d'ingresso dell'attuale collegiata, precisamente il 24 settembre. Nel 783, per volere di Carlo Magno, la madre Bertrada venne fatta seppellire vicina al marito.[32] Come cita Allevi nei suo scritti, il nome "San Ginesio" venne dato proprio da Carlo Magno.[31]

Il 23 giugno 2009 venne condotta una prospezione geofisica con un georadar per identificare eventuali anomalie e discontinuità nel sottosuolo. Le analisi, sia esterne che interne, hanno rilevato un terreno con numerose anomalie al di sotto della collegiata.[32][33]

Archivio[34][modifica | modifica wikitesto]

La Collegiata dispone di un archivio storico composto da 902 unità, che nel corso del tempo ha subito danni e dispersioni. I documenti conservati, incurati per gran parte del XX secolo, sono stati sistemati nel 1992 per volere del parroco Vallerico Leone, che li ha distinti tra loro. Il riordino dell'archivio è stato effettuato dall'Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche e dalla Soprintendenza archivistica per le Marche, che li ha divisi in quattro principali fondi. Questi sono:

  • Fondo "Pieve Collegiata della SS. Annunziata": composto da 177 pergamene di età medievale, che ci danno testimonianza del periodo medievale di San Ginesio, venne istituito l'11 giugno 1651, quando venne approva la realizzazione di un archivio. L'archiviazione venne soppressa nel 1810, durante il periodo napoleonico, per poi riprendere nel 1814.
  • Fondo "Archivi delle Confraternite": composto da 88 unità, racchiude tutti i documenti che riguardano le confraternite nate a San Ginesio, escluse quella della Santissima Trinità, eretta nell'ex chiesa di San Filippo Neri e oggi soppressa, e quella del Carmine, eretta nell'ex chiesa di Sant'Agostino e anch'essa soppressa. La documentazione si aggira maggiormente intorno alla metà del XX secolo.
  • Fondo "Archivi delle Parrocchie soppresse": composto dai registri parrocchiali degli archivi della chiesa di San Francesco, San Gregorio Magno e Santa Maria in Vepretis, tutte precedentemente chiese parrocchiali, venne creato a seguito del decreto vescovile di Bruno Frattegiani del 1º gennaio 1987. A differenza delle altri archivi, quello proveniente dalla chiesa di San Michele è riunito con quello della Collegiata fin dal 1767.
  • Fondo diplomatico: istituito nel 1727 con la costituzione Maxima Vigilantia di Papa Benedetto XIII, è composto da 177 pergamene, dal 1054 fino al 1840. Nonostante questi documenti non facciano mai riferimento al determinato fondo, le fonti bibliografiche della fine del XIX secolo ci informano che la Collegiata era provvista di un fondo pergamenaceo diplomatico in buone condizioni, anche se ad oggi alcune di esse sono fortemente compromesse dall'umidità e dallo sbiadimento dell'inchiostro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Chiesa di Santa Maria Assunta, su sibilliniweb.it.
  2. ^ a b c d e f g Chiesa della SS. Annunziata [collegamento interrotto], su turismo.marche.it.
  3. ^ a b c d e f g h i La Collegiata, su identitasibillina.com. URL consultato il 18 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2015).
  4. ^ a b Giuseppe Salvi, Memorie storiche di Sanginesio (Marche) in relazione con le terre circonvicine, Camerino, Tipografia Savini, 1889.
  5. ^ a b c d e f g Febo Allevi e Giuseppe Crispini, San Ginesio, Ravenna, Angelo Longo Editore, 1969.
  6. ^ P.F. Pistilli, D. Frapiccini e R. Cicconi, San Ginesio e la sua collegiata: ascesa e crepuscolo nel tardo medioevo, pp. 3-5
  7. ^ a b Collegiata della Santissima Annunziata <San Ginesio>, su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 21 ottobre 2021.
  8. ^ a b Chiesa della Santissima Annunziata, su regione.marche.it. URL consultato il 21 ottobre 2021.
  9. ^ a b Macerata, recupero opere d'arte dalla Collegiata della Santissima Annunziata di San Ginesio, su vigilidelfuoco.it.
  10. ^ Chiesa di Santa Maria Assunta, su turismo.comune.sanginesio.mc.it.
  11. ^ a b Ministero per i beni e le attività culturali, Rep. Decreti nr 156 del 17/12/2018 (PDF).
  12. ^ a b San Ginesio (MC), Collegiata Santissima Annunziata, su UFFICIO DEL SOPRINTENDENTE SPECIALE PER LE AREE COLPITE DAL SISMA DEL 24 AGOSTO 2016. URL consultato il 27 ottobre 2021.
  13. ^ Paolo Conti, Terremoto in Centro Italia, il patrimonio d’arte devastato Franceschini: «293 beni feriti», su Corriere della Sera, 25 agosto 2016. URL consultato il 21 ottobre 2021.
  14. ^ Tatiana Cursi, COLLEGIATA DI SAN GINESIO, PRIORITA' POST SISMA, su Tv Centro Marche, 16 agosto 2019. URL consultato l'8 giugno 2022.
  15. ^ a b c Luigi Maria Armellini, L'immagine di San Ginesio Martire in una formella. Due sigilli ed un rame, San Ginesio, 1989.
  16. ^ Comune di San Ginesio.
  17. ^ San Ginesio (MC), Torre civica, su campanologia.org. URL consultato il 2 novembre 2021.
  18. ^ TORRE CIVICA, su regione.marche.it. URL consultato il 2 novembre 2021.
  19. ^ Messa in sicurezza Torre Civica danneggiata dal sisma 2016 | Comune di San Ginesio, su comune.sanginesio.mc.it. URL consultato il 2 novembre 2021.
  20. ^ a b L.M. Armellini.
  21. ^ Giovanni Cardarelli, Il mistero dei Templari a San Ginesio, San Ginesio, Officine Brugiano, 2011.
  22. ^ Il mistero dei templari a San Ginesio, su Cronache Maceratesi, 14 maggio 2012. URL consultato il 24 ottobre 2021.
  23. ^ a b Garavaglia, premio a San Ginesio è per Italia minore, su ANSA, 27 febbraio 2022.
  24. ^ P.F. Pistilli, D. Frapiccini e R. Cicconi.
  25. ^ Pepe Ragoni, La Pieve Collegiata della SS. Annunziata, su sanginesio.org, 3 marzo 2012. URL consultato il 4 giugno 2022 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2012).
  26. ^ Giuseppe Salvi, Cinque Passeggiate Storiche a Sanginesio Marche, a cura di Giuseppe A. Gentili, San Ginesio, 1990.
  27. ^ Veduta dell'interno della chiesa collegiata di San Ginesio, su regione.marche.it. URL consultato il 21 ottobre 2021.
  28. ^ Veduta dell'interno della collegiata di San Ginesio, su regione.marche.it. URL consultato il 21 ottobre 2021.
  29. ^ Veduta della facciata della collegiata di San Ginesio, su regione.marche.it. URL consultato il 21 ottobre 2021.
  30. ^ Comune di San Ginesio e Ufficio Turistico di San Ginesio, San Ginesio accoglie il Ministro del Turismo, On. Massimo Garavglia, su youtube.com.
  31. ^ a b Febo Allevi, I Franchi e le tradizioni epico cavalleresche nella Marca, in R. Cicconi e C Castignani (a cura di), Tra storia leggende e poesia, San Ginesio.
  32. ^ a b c Giovanni Carnevale, Giovanni Scoccianti e Marco Graziosi, Il rinvenimento delle sepolture di Pipino il Breve è di sua moglie Berta nella collegiata di San Ginesio, San Ginesio, Tipografia R. Simboli, 2010.
  33. ^ GEO 3D, Indagine geofisica con GPR presso "la Collegiata" sita nel comune di San Ginesio (MC), Rieti, giugno 2009.
  34. ^ Silvia Lapponi, L'archivio storico della pieve collegiata della SS. Annunziata, in La Chiesa collegiata di San Ginesio. Una storia ritrovata, CISG, 2012, ISBN 8895385039.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristiano Marchegiani, Il frontespizio in terracotta della pieve di San Ginesio. Una proposta gotica alemanna nella Marca di Martino V, in Andrea De Marchi e Pier Luigi Falaschi (a cura di), I da Varano e le arti, vol. 2, Ripatransone, 2003, ISBN 8886286155.
  • Luigi Maria Armellini, La Pieve-Collegiata di San Ginesio. Guida storico-artistica, San Ginesio, 1990.
  • Pio Francesco Pistilli, David Frapiccini, Rossano Cicconi, La Chiesa collegiata di San Ginesio. Una storia ritrovata, CISG, 2012, ISBN 8895385039.
  • Comune di San Ginesio e Assessorato turismo beni e attività culturali, San Ginesio, San Ginesio, 2006.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]