Collegiata di Sant'Andrea

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Collegiata di Sant'Andrea
Empoli, collegiata 03.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàEmpoli-Stemma.png Empoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareAndrea apostolo
DiocesiArcidiocesi di Firenze
Stile architettonicoromanico fiorentino (esterno)
barocco (interno)
Inizio costruzioneXII secolo
CompletamentoXVIII secolo

Coordinate: 43°43′10.8″N 10°56′46.14″E / 43.719667°N 10.94615°E43.719667; 10.94615

La collegiata di Sant'Andrea è il principale luogo di culto di Empoli, in provincia di Firenze, nel territorio dell'arcidiocesi di Firenze.

La chiesa è stato l'elemento attorno a cui è sorto il castrum Impoli, a partire dal 1119.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVIII secolo gli eruditi del tempo attestarono l'esistenza di documenti che dimostrerebbero che la pieve sia stata fondata alla metà del V secolo e che dal X secolo fosse dipendente della diocesi fiorentina anche se la prima testimonianza sicura si trova in una bolla invita da papa Niccolò II all'allora pievano Martino l'11 novembre 1059 e con la quale conferì il potere di ricevere tributi e rendite fondiarie all'allora già esistente capitolo dei canonici per difenderli dalle ingerenze dei conti Guidi, signori della zona. Sempre da quel documento sappiamo che la pieve apparteneva alla diocesi di Firenze di cui costituiva uno dei plebati posti al confine col le diocesi di Lucca e Pistoia.

I documenti del XII secolo informano che oltre alla chiesa faceva parte del complesso plebano anche un battistero posto nei pressi e dedicato a san Giovanni Battista. Tra i documento di quel secolo il più importante è quello redatto nel dicembre 1119 a Pistoia dalla contessa Emilia moglie di Guido Guerra; nel documento si afferma che Imilia comitissa concesse al pievano Rolando custodem et prepositum Plebis S.Andreae de Impori e a tutti gli abitanti del plebato il diritto di edificare intorno alla pieve le loro case e di poterle circondare di mura difensive. Questo è il documento di fondazione di Empoli e si integra con un privilegio vescovile del 12 agosto 1117 col quale di dava al capitolo di Sant'Andrea il potere di inibire l'edificazione di qualsiasi edificio religioso all'interno del piviere.

Con il rapido sviluppo del nuovo centro cambiò anche il ruolo della chiesa che non era più solo una semplice pieve di campagna, bensì una ecclesia castrense che alla fine del XII secolo aveva ben 30 chiese suffraganee. Dell'edificio ecclesiastico allora esistente non resta che la parte inferiore della facciata, infatti nel corso del XIV secolo la chiesa fu interessata da lavori che ne cambiarono la fisionomia: fu rifatta la navata centrale allargandola, inoltre vennero costruite le cappelle e il transetto e la chiesa fu allungata fino alle dimensioni attuali. Nella prima metà del XIV secolo furono fondate diverse congregazioni laiche che portarono all'istituzione di varie Cappellanie facenti capo a facoltose famiglie di origine fiorentina.

Nel 1443 venne fondata l'Opera di Sant'Andrea che era l'organismo preposto ai lavori di restauro della fabbrica e all'acquisto e al mantenimento degli arredi sacri. Nel XV secolo grazie alla munificenza della famiglia Giachini venne costruito un corridoio per unire la chiesa al battistero e un chiostro che è ancora esistente. Nel 1531 la chiesa venne promossa e da pieve assunse il titolo di Collegiata. Nel XVII secolo l'edificio del battistero venne ingrandito.

Negli anni trenta del XVIII secolo la chiesa appariva inadeguata al ruolo che doveva ricoprire e oltretutto era in uno stato conservativo abbastanza degradato. Perciò l'Opera di Sant'Andrea decise di fare dei lavori di ammodernamento e l'incarico fu dato all'architetto Ferdinando Ruggeri che il 24 agosto 1735 presentò il suo progetto subito accettato e si stabili che essendo d'universale satifazione de popoli l'ultimo disegno del medesimo fatto di ridurre detta chiesa ad una sola navata si dovesse stanziare una somma di 1379 scudi per i lavori. I lavori consisterono nella soppressione di due file di navate, nel rialzare la chiesa con conseguente rifacimento del tetto e di realizzare una decorazione interna a pietrame. Si intervenne anche sulla facciata con il rifacimento della parte superiore su progetto di Carlo del Re accettato dall'Opera il 17 febbraio 1802; i lavori in facciata il 23 gennaio 1803 erano compiuti. Tra i lavori realizzato all'inizio dell'Ottocento c'è anche la statua in stucco del Martirio di Sant'Andrea che fu posta al centro della facciata.

Nel 1912 si fece una campagna di restauri diretti da Giuseppe Castellucci che portarono alla rimozione della statua in facciata sostituita dall'odierna finestra. La chiesa fu enormemente danneggiata nel luglio 1944 quando la torre campanaria fu minata e fatta saltare; nel crollo rimasero distrutti quasi tutto il soffitto e i locali meridionali del complesso. Nel dopoguerra tutto è stato restaurato.

Architettura e patrimonio artistico[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è ad una sola navata e dell'antico edificio romanico rimangono solo la parte inferiore della facciata, una parte della parete del battistero e la base della torre campanaria.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Esterno

Tutta l'attenzione degli storici e della critica si è concentrata sulla facciata che rientra in quel ristretto filone definito arbitrariamente[non chiaro] "romanico fiorentino" consistente in una serie di intarsi geometrici o fitomorfi di serpentino verde del monte Ferrato sul marmo bianco di Carrara; altri esempi di questo stile sono il Battistero di Firenze, la Basilica di San Miniato al Monte, la facciata della Chiesa di San Salvatore al Vescovo e la parte inferiore della facciata della Badia Fiesolana.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine inferiore è costituito da cinque arcate cieche. Le quattro che affiancano la centrale presentano dell'specchiature di marmo bianco caratterizzato dalla presenza di numerose venature. I restauri fatti nel corso del Novecento hanno dimostrato che queste lastre hanno uno spessore notevole (7- 8 centimetri) tanto da assumere un vero e proprio ruolo strutturale; gran parte dell'ordine inferiore è originale di epoca romanica ad eccezione delle lesene in marmo ricomposte nel 1802, del portale realizzato nel 1545 da Battista di Donato Benti e dallo zoccolo verde fatto nel 1912.

Tra l'ordine inferiore e il superiore è posta un'iscrizione fondamentale per datare cronologicamente non solo questa facciata ma anche il "romanico fiorentino". Tale iscrizione corre lungo tutta la facciata e recita:

Particolare della facciata

« HOC OPVS EXIMII PRAEPOLLENS ARTE MAGISTRI / BIS NOVIES LVSTRIS ANNIS TAM MILLE PERACTIS / AC TRIBVS EST CEPTUM POST NATVM VIRGINE VERBVM / QVOD STUDIO FRATRVM SUMMOQ LABORE PATRATVM / CONSTAT RODVLFI BONIZONIS PRESBITERORVM / ANSELMI ROLANDI PRESBITERIQ GERARDI / VNDE DEO CARI CREDVNTVR ET AETHERE CLARI (Quest'opera che eccelle per l'arte di un esimio maestro, fu iniziata dopo che furono trascorsi due volte nove lustri oltre i mille e tre anni dalla nascita del Verbo della Vergine. La quale opera è risaputo che fu compiuta grazie all'interessamento e alla grande fatica dei preti fratelli Rodolfo, Bonizone, Anselmo, Rolando e del prete Gerardo, che si crede che essi siano cari a Dio e di chiara fama nel cielo »

la data che se ne ricava è il 1093; resta il dubbio dato dal termine OPVS che non si sa se si riferisca alla facciata marmorea o al completamento della chiesa.

L'ordine superiore è scandito da piatte lesene su capitelli classici e presenta alcune lastre simili a quelle poste più in basso. All'interno di ogni specchiatura sono riquadri e disegni geometrici realizzati in serpentino. Notevole il piccolo timpano in marmo che è simile ad alcune suppellettili poste in pievi mugellane e databile alla metà del XII secolo.

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile con rivestimento in cotto è posteriore rispetto alla prima fase romanica dell'edificio di culto. Fu pesantemente danneggiato durante l'assedio degli spagnoli nel 1530. Con i restauri che ne seguirono il campanile ebbe finalmente il suo completamento nel 1619. Durante la seconda guerra mondiale fu minato e distrutto dai tedeschi: quello che ammiriamo oggi è infatti una ricostruzione operata nel secondo dopoguerra.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno appare nella veste conferitagli dopo la ricostruzione a seguito dei danni bellici ed è la fedele riproduzione del rifacimento progetta da Ferdinando Ruggeri. La struttura è a pianta a croce latina, avente ampia navata unica con cinque cappelle per lato, profondo transetto ed abside a pianta quadrangolare coperta con cupola.

Prima della guerra il soffitto della navata era decorato con la Gloria di Sant'Andrea opera di Vincenzo Meucci e Giuseppe del Moro del 1761-1763, quest'opera è andata completamente distrutta e fu completamente ridipinta ad affresco dai pittori empolesi Virgilio Carmignani e Sineo Gemignani nel primo dopoguerra. Nella controfacciata è collocato un affresco raffigurante il Redentore opera di Raffaello Botticini.

Nella fiancata destra nella prima cappella è collocato un Crocifisso ligneo del XIV secolo considerato miracoloso in quanto avrebbe fatto cessare l'epidemia di peste che sconvolse Empoli nel 1399; sul soffitto è presente un ciclo realizzato nella seconda metà dell'Ottocento da Ferdinando Folchi, che rappresenta la Gloria dei simboli della Passione.

L'altare maggiore

Nella seconda cappella di destra si trova un affresco staccato attribuito a Maestro Francesco e raffigurante il Martirio di Santa Lucia. Nel transetto sinistro si trova all'altare la statua della Madonna opera della bottega di Benedetto e Buglioni e al pilastro destro la tela raffigurante San Giuseppe opera dell'Empoli. Sulla parete fondale dell'abside Ferdinando Folchi dipinse il Martirio di Sant'Andrea.

Il presbiterio si protrae al di fuori dell'abside nella parte terminale della navata ed è delimitato da una balaustra marmorea che forma due semicerchi. Nella parte anteriore, è allestito il presbiterio conciliare, con arredi mobili in legno. Nell'abside, invece, rialzato di alcuni gradini, vi è l'altare maggiore barocca. Questo è in marmi policromi e presenta al centro il tabernacolo; al di sopra di esso si trovano il trittico opera di Lorenzo di Bicci e di Bicci di Lorenzo che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Martino, Andrea, Agata e Giovanni Battista e un crocifisso ligneo scolpito barocco.

Da una porta sulla sinistra si entra in due oratori e all'altare del primo si trova un'"Ultima Cena" eseguita da Egisto Feroni e copia di un dipinto del Cigoli distrutto durante la guerra. Sulla cupola è presente un dipinto del Folchi con le tre Virtù.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Interno verso la controfacciata, con il corpo maggiore dell'organo a canne

Il primo organo a canne della collegiata venne costruito nel 1451 da Matteo da Prato e restaurato nel 1572 da Onofrio Zeffirini[1] e ricostruito nel 1593 da Giovanni Battista Contini; esso era alloggiato all'interno di una cassa opera di Jacopo di Castelfiorentino (per gli intagli) e di Giovanni di Pandolfo e Girolamo Giovialli (per le dorature). Andò completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale.[2]

Lo strumento attuale venne realizzato nel 1964 dalla ditta Bevilacqua per la basilica di San Miniato al Monte in Firenze. Nel 1971 fu alienato ed acquistato dall'allora Proposto di Empoli Mons. Giovanni Cavini ed installato nella collegiata di Empoli dalla ditta organaria Chichi che lo ha ricostruito ed ampliato nel 2004. Nella ricostruzione effettuata è stata ricostruita anche la facciata con nuove paraste e fregi in stile, donando alla imponente cassa il completamento mancante dai tempi del bombardamento subito dalla Collegiata durante il secondo conflitto mondiale.

Lo strumento è a trasmissione elettronica e la sua consolle è mobile indipendente, collocata nel braccio sinistro del transetto; essa ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32 note. Il materiale fonico è dislocato in due corpi distinti: il Positivo (prima tastiera) si trova nella quinta cappella laterale di sinistra, mentre il Grand'Organo e l'Espressivo (rispettivamente seconda e terza tastiera) e il Pedale si trovano sulla cantoria in controfacciata.

Nella cappella del Santissimo Sacramento vi è un organo positivo del XVIII secolo.

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pinacoteca Museo della collegiata di Sant'Andrea.

Nei locali attigui alla chiesa è stato allestito un museo, all'interno del quale sono esposte opere provenienti son soltanto dalla collegiata di Sant'Andrea, ma anche dalle altre chiese del territorio e da alcune collezioni private cittadine. Fra le opere più importanti, vi sono una Madonna col Bambino, scultura in marmo del 1280, di Giovanni Pisano, l'affresco Cristo in pietà (1424) del Masolino, alcune tavole di Lorenzo di Bicci e la Madonna in trono tra angeli e i santi Michele, Bartolomeo e Alberto (1430) di Filippo Lippi.

Piviere di Sant'Andrea[modifica | modifica wikitesto]

  • S Donnino, fra Empoli nuovo e vecchio, (annessa al capitolo d'Empoli nel 1473);
  • S. Lorenzo a Empoli vecchio, (scomparsa);
  • S. Lucia in Cittadella (esistita fra Empoli e Ripa);
  • S. Maria in Castello, (esistente sotto nome santa Maria a Ripa);
  • S. Donato a Empoli vecchio, (annesso a S. Maria a Ripa);
  • S. Mamante a Empoli vecchio, (annesso nel 1442 alla seguente);
  • S. Michele a Empoli vecchio, (aggregato nel 1787 a S. Maria a Ripa);
  • S. Stefano a Cassiana, (da lungo tempo distrutta);
  • S. Cristofano a Strada, (unita a Corte Nuova);
  • S. Jacopo d'Avane, esistente;
  • S. Pietro presso il fiume Arno, ora detto a Riottoli, esistente;
  • S. Martino a Vitiana (unita alla seguente nel 1783);
  • S. Cristina a Pagnana canina, esistente;
  • S. Leonardo a Cerbajola, esistente;
  • SS. Simone e Giuda a Corniola, esistente;

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

L'interno e l'esterno della Collegiata sono stati utilizzati come location nel film La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani. Anche la scena del matrimonio del film il paradiso all'improvviso di Leonardo Pieraccioni è stato girato nella Collegiata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggia fatti in diverse parti della toscana, Firenze, Stamperia Granducale, 1775.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Luigi Santoni, Raccolta di notizie storiche riguardanti le chiese dell'Arci Diogesi di Firenze, Firenze, Tipografia Arcivescovile, 1847.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Luigi Lazzeri, Storia di Empoli con note e biografie dei più illustri cittadini empolesi, Firenze, Tipografia Monti, 1873.
  • Odoardo Hillyer Giglioli, Empoli artistica, Firenze, Tipografia Lumachi, 1907.
  • Gennaro Bucchi, Guida di Empoli, illustrata, Firenze, Tipografia Domenicana, 1916.
  • Mario Salmi, Architettura romanica in Toscana, Milano-Roma, Bestetti&Tumminelli, 1927.
  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Architettura romanica religiosa nel contado fiorentino, Firenze, Salimbeni, 1974.
  • Bruno Frescucci (a cura di), Arte organaria nei secoli XV-XVI-XVII: la scuola cortonese, Cortona, Grafiche Calosci, 1976, ISBN non esistente.
  • AA. VV., Toscana paese per paese, Firenze, Bonechi, 1980.
  • Anna Maria Giusti, Empoli. Museo della Collegiata, chiese di Sant'Andrea e S.Stefano, Bologna, Calderini editore, 1988.
  • Giorgio Galletti, Italo Moretti, Alessandro Naldi, La Collegiata di Sant'Andrea a Empoli. La cultura romanica, la facciata, il restauro, Fucecchio, Edizioni dell'erba, 1991.
  • AA. VV., Sant’Andrea a Empoli. La chiesa del pievano Rolando. Arte, storia e vita spirituale, Firenze, 1994.
  • Marco Frati, Chiesa romaniche della campagna fiorentina. Pievi, abbazie e chiese rurali tra l'Arno e il Chianti, Empoli, Editori dell'Acero, 1997, ISBN 88-86975-10-4.
  • Cristina Acidini, I dintorni di Firenze, collana "I Luoghi della Fede", Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-46793-2.
  • AA. VV., Firenze, Milano, Touring Club Italiano, 2001, ISBN 88-365-1932-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]