Codice di commercio italiano del 1865
| Codice di commercio italiano del 1865 | |
|---|---|
| Titolo esteso | Per l'approvazione e pubblicazione del Codice di commercio. |
| Stato | |
| Tipo legge | Regio decreto |
| Legislatura | IX legislatura |
| Proponente | Giuseppe Vacca |
| Schieramento | Destra storica |
| Promulgazione | 25 giugno 1865 |
| A firma di | Vittorio Emanuele II |
| In vigore | 1º gennaio 1866 |
| Sostituisce | Leggi e codici vigenti autonomamente e separatamente negli Stati preunitari italiani[1] |
| Abrogazione | 1º gennaio 1883 |
| Sostituita da | Codice di commercio italiano del 1882 |
| Testo | |
| Regio decreto 25 giugno 1865, n. 2364 | |
Il codice di commercio italiano del 1865 è stato il primo codice dell'Italia post-unitaria, che insieme agli altri codici fu emanato in quello che è stato definito il "Risorgimento giuridico".
Esso fu emanato come ripromulgazione aggiornata del Codice di commercio sardo già vigente, attuata per il tramite del Regio decreto n. 2384 del 25 giugno 1865, in ottemperanza alla Legge n. 2215 del 2 aprile dello stesso anno.
Origini
[modifica | modifica wikitesto]Sin dall'emanazione del primo codice di commercio in assoluto, redatto in Francia nel 1807 come evoluzione delle ordinanze regie e del code Savary del 1673, per adattarne il contenuto al Code Napoleon che nel 1804 introdusse la prima codificazione civile, vista la grande innovazione determinata da quest'ultimo, specie nella regolamentazione delle società per azioni (disposte nella forma della société anonyme e della société en commandite par actions), anche nella penisola italiana si percepì, complice la mutevole situazione economica, la necessità di affrontare la tematica di come soddisfare tali istanze.
Invero, l'idea di un Codice del Commercio non era in realtà nei programmi iniziali del Governo del Regno, in quanto in materia commerciale vi era già una certa uniformità normativa tra gli Stati pre-unitari. Durante i lavori parlamentari, tuttavia, fu il Mancini a sostenere che se si stava procedendo all'unificazione del Diritto civile, era logico procedere anche all'unificazione del Diritto Commerciale. Tale tesi fu accolta, ma l'urgenza dettata dalla cd. "Convenzione di settembre" portò, alla fine, alla decisione di estendere semplicemente il Codice commerciale sardo all'intero territorio del Regno, quantomeno perché era (tra i Codici degli Stati pre-unitari) quello di più recente emanazione, e di rimandare la questione ad una successiva deliberazione.
In tal senso, quello italiano del 1865 fu dunque una rivisitazione del Codice del Commercio del Regno di Sardegna, redatto originariamente dal Barbaroux, che fu esteso provvisoriamente (con qualche modificazione) all'intero territorio del Regno d'Italia. Essendo un "esportazione", dunque, sarebbe più corretto definire, quale vero "primo codice del commercio", il Codice di Commercio del 1882, emanato successivamente.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Idealmente, in primis, il Codice di commercio per il Regno di Sardegna (1843), che fu esteso a tutto il Regno con questa legislazione.
