Codex Marchalianus

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Pagina del codice con il testo di Ez 5:12-17

Codex Marchalianus designato dalla sigla Q è un manoscritto greco del VI secolo della versione greca della Bibbia ebraica (Tanakh o Antico Testamento) conosciuta come la Settanta. Il testo è stato scritto su pergamena in maiuscola alessandrina, scrittura che, secondo Cavallo, si sarebbe sviluppata a partire da classi stilistiche di II-III secolo d.C., in ambito greco-copto, per raggiungere la sua canonizzazione durante l’età di Atanasio. Paleograficamente è stato assegnato al VI secolo.[1]

Il suo nome deriva da un ex proprietario René Marchal.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esso contiene il testo delle Dodici Profeti, libro di Isaia, Libro di Geremia con Baruch, Lamentazioni, Lettera, Libro di Ezechiele, libro di Daniele, con Susanna e Bel.

Note sui margini[modifica | modifica wikitesto]

Anche le letture Exaplaric vengono aggiunte a margine.[3]

Tetragramma in Codex Marchalianus[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro di Isaia 45:18 dove il traduttore greco di Septuaginta usato εγω ειμι per rendere "Io sono YHWH", fu corretto da una mano dopo a "Io sono Signore".[4]

Il manoscritto è utilizzato nella discussione sul Tetragramma.[5] Codex Marchalianus utilizza la traslitterazione greca IAO per il Nome Divino,[6][7] o il Tetragramma in alcuni libri nei margini interni in lettere greche (ΠΙΠΙ).[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Würthwein Ernst, Der Text des Alten Testaments, Stuttgart: Deutsche Bibelgesellschaft, 1988, p. 85, ISBN 3-438-06003-5.
  2. ^ a b Bruce M. Metzger, Manuscripts of the Greek Bible: An Introduction to Palaeography, Oxford: Oxford University Press, 1981, p. 94.
  3. ^ Ernst Wurthwein, The Text of the Old Testament: An Introduction to the Biblia Hebraica, Wm. B. Eerdmans Publishing.
  4. ^ John T. Townsend, "The Gospel of John and the Jews: The Story of a Religious Divorce", in: Alan T. Davies, ed., Antisemitism and the Foundations of Christianity (Paulist Press, 1979): p. 77
  5. ^ Norman L. Geisler e William E. Nix, From God To Us Revised and Expanded: How We Got Our Bible, Moody Publishers, 2012, ISBN 0-8024-8392-5.
  6. ^ David Edward Aune, Apocalypticism, Prophecy and Magic in Early Christianity: Collected Essays, Mohr Siebeck, 2006, p. 363, ISBN 3-16-149020-7.
  7. ^ see Rahlfs, Verzeichnis der griechischen Handschriften des Alten Testaments, I.1 [2004], pp. 346-350

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Constantin von Tischendorf, Nova Collectio 4 (1869), pp. 225–296 [text of the codex]
  • Joseph Cozza-Luzi, Prophetarum codex Graecus Vaticanus 2125 (Romae, 1890)
  • Antonio Ceriani, De codice Marchaliano seu Vaticano Graeco 2125 (1890)
  • Alfred Rahlfs, Verzeichnis der griechischen Handschriften des Alten Testaments, für das Septuaginta-Unternehmen, Göttingen 1914, p. 273
  • Bruce M. Metzger (1981). Manuscripts of the Greek Bible: An Introduction to Palaeography. Oxford: Oxford University Press. p. Plate 21, p. 94.

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