Club dei brutti

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Il Club dei brutti o World Association of the Ugly People[1] è un'associazione internazionale fondata nel 1879[2][3] a Piobbico, un paese delle Marche in Italia, dove ha ancora sede. Oggi ha lo scopo di sensibilizzare sui problemi dei brutti ridimensionando l'importanza dell'apparenza nella società moderna.[3][4][5] Nel 2005 aveva 25000 iscritti e succursali in diversi Paesi europei e americani[3] (secondo quanto dichiarato dal club stesso, 25 sedi nel mondo nel 2008[5]).

Storia e attività[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del club, nel 1879, era motivata dall'esigenza di maritare le zitelle del paese, in quanto non sposarsi a causa della propria bruttezza causava problemi anche economici per le famiglie. Svolse quindi funzioni simili a quelle che ha oggi un'agenzia matrimoniale.[3]

L'associazione fu rilanciata attorno al 1960[3][4] con il nome di Associazione Nazionale dei Brutti, con lo scopo di sensibilizzare i cittadini ai problemi dei brutti e di aiutare i brutti a superare i loro problemi e a trovare un partner.[3]

Nel 1995 aveva 18000 iscritti nel mondo.[6]

Più recentemente l'associazione si è occupata di combattere la discriminazione per l'aspetto fisico sul luogo di lavoro.[4] Nel 2008 dichiarava come suo scopo la "sensibilizzazione ad una corretta cultura dell’apparenza e la lotta al culto della bellezza della moderna società della comunicazione" e "combattere il culto esagerato della bellezza".[5][7] Per questi scopi non richiede che gli iscritti siano brutti, ma soltanto che condividano gli ideali alla base del gruppo.[3] Sempre nel 2008 l'associazione inaugurò un monumento ai brutti nel paese di Piobbico.[8]

Nella prima domenica di settembre a Piobbico, ogni anno si svolge il "Festival del brutto" in concomitanza della sagra della polenta alla carbonara, dove viene eletto il presidente dell'associazione. Annualmente vengono eletti i "re dei brutti", ai quali viene assegnato il premio "No-bel",[9] che sono i presidenti del club. Questa usanza risale alla fondazione dell'associazione nel 1879.[3]

Studi di sociologia e storia della cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il club è citato da uno studio di Gretchen E. Henderson sull'omologo Ugly Face Club, esistito a Liverpool tra il 1743 e il 1754, e sul rinnovato interesse per i club di brutti nel mondo, che farebbe parte di un rinnovato interesse per la bruttezza dovuto a una forma di attrattività estetica della stessa per i sensi.[10] Bonnie Berry parte invece dal fatto che i candidati a presidente del club nel 2007 fossero persone con un aspetto "nella media" per riflettere su come siano i mezzi di comunicazione di massa a creare un'immagine di ciò che viene considerato "brutto".[11]

Iscritti celebri[modifica | modifica wikitesto]

Sono entrati nel gruppo la Miss Italia del 1979 Cinzia De Ponti e quella del 1992 Gloria Zanin[12], il politico Giulio Andreotti (iscrittosi prima del 1992)[13], i noti conduttori televisivi Mike Bongiorno e Paolo Bonolis, e l'attore e comico Pippo Franco.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Festival of the Ugly, Reuters. URL consultato il 18 settembre 2018 (archiviato il 17 ottobre 2007).
  2. ^ (ES) Isidoro Loi, El cuerpo y sus miembros, Grijalbo, 2014.
  3. ^ a b c d e f g h E vissero tutti brutti...e contenti, TGcom, 28 ottobre 2005. URL consultato il 18 settembre 2018.
  4. ^ a b c (EN) Rebecca Pike, Italy's ugly club defies convention, BBC News, 14 settembre 2003. URL consultato il 18 settembre 2018.
  5. ^ a b c Chi siamo, su clubdeibrutti.com:80. URL consultato il 18 settembre 2018 (archiviato il 29 marzo 2008).
  6. ^ CANALE 5: LA SAI L'ULTIMA?, Adnkronos, 14 ottobre 1995. URL consultato il 20 settembre 2018.
  7. ^ Tesseramento, su clubdeibrutti.com:80. URL consultato il 18 settembre 2018 (archiviato l'11 marzo 2008).
  8. ^ Sorpresa, è una beltà la nuova regina dei brutti di tutta Italia, Il Resto del Carlino, 10 settembre 2007. URL consultato il 18 settembre 2018.
  9. ^ Il re dei brutti è sempre lo stesso, rieletto Giovanni “la Belva”, Il Resto del Carlino, 4 settembre 2016. URL consultato il 25 maggio 2018.
  10. ^ (EN) Gretchen E. Henderson, The Ugly Face Club: A Case Study in the Tangled Politics and Aesthetics of Deformity, in Andrei Pop e Mechtild Widrich (a cura di), Ugliness - The Non-Beautiful in Art and Theory, London and New York, I. B. Tauris, 2014, pp. 23, 32, ISBN 978-1-78076-645-4.
  11. ^ (EN) Bonnie Berry, The Power of Looks: Social Stratification of Physical Appearance, 2ª ed., London and New York, Routledge, 2016 [2008], p. 65, ISBN 978-0-7546-4758-4.
  12. ^ a b Addio a Lelè, il re dei brutti di tutto il mondo, Il Giornale, 23 agosto 2006. URL consultato il 19 agosto 2018.
  13. ^ DIARIO ELETTORALE, Adnkronos, 17 marzo 1992. URL consultato il 19 agosto 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]