Clematis alpina

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Clematide alpina
Clematis alpina ENBLA01.JPG
Clematis alpina
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Clematis
Specie C. alpina
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Nomenclatura binomiale
Clematis alpina
(L.) Miller, 1768
Nomi comuni

Vitalbino dei sassi
Atragene delle Alpi

La Clematide alpina (nome scientifico Clematis alpina (L.) Miller 1768) è una piccola pianta perenne, rampicante a foglie caduche appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Clematis) viene normalmente attribuito a Dioscoride e deriva dalla radice greca klema (= “viticcio” o anche =“pianta volubile” o anche ="legno flessibile"). Il nome specifico (alpina) deriva dalle zone dove normalmente vive questa pianta.[1]
Uno dei primi studi sulla specie è stato fatto dal biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778); studio ripreso e completato dal botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 –Chelsea, 1771) e pubblicato nel 1768 nell'ottava edizione del suo Dictionnaire.
Gli inglesi chiamano questa pianta Alpine Clematis; i tedeschi Alpenrebe; mentre i francesi la chiamano Clématide des alpes.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento: Clematis alpina abbarbicata ad un tronco di larice

Queste piante arrivano ad altezze di 2 metri (dimensioni usuali: da 30 a 60 cm) arrampicandosi su diverse superfici quali rocce, muschio, arbusti e tronchi in posizioni fresche ed ombreggiate.
La capacità di “arrampicarsi” è data dalla particolare sensibilità al tatto della parte basale del picciolo fogliare; in questo modo riescono a girare una o due volte attorno all'ostacolo che urtano inavvertitamente (fusto “scandente”). Se la clematide è molto rigogliosa e il supporto non è il tronco di un grosso albero, a volte ostacolano la crescita della pianta di sostegno arrivando fino a soffocarla.
La forma biologica della pianta è fanerofita lianosa (P lian), ossia sono piante perenni e legnose, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo maggiore di 30 cm con portamento rampicante.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato radicale è fascicolato. Le radici mostrano capacità pollonifera cioè sono in grado di riprodurre altre piante dalla radice stessa.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è lianoso, legnoso con portamento volubile e rampicante (sarmentoso-aggrappante) di colore verde da giovane e bruno-purpureo con l'invecchiamento, a sezione angolosa (approssimativamente esagonale). La corteccia è fibrosa e si distacca in lamelle.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie
"Giardino Botanico delle Alpi Orientali" (loc. Monte Faverghera) Belluno, quota 1500 m s.l.m. - 19/06/2008

Le foglie sono disposte con fillotassi opposta o verticillata. Sono foglie pinnato-composte a 3 + 3 segmenti lanceolati con lobi acuti. Sono sorrette da lunghi ed esili e flessuosi piccioli che si sviluppano dai nodi del fusto. Il margine della lamina è irregolarmente seghettato-dentato. Il colore è verde chiaro e sono glabre. Dimensione del picciolo: 4 – 7 cm; dimensione dei segmenti: larghezza 1 – 3 cm, lunghezza 2 – 7 cm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore
"Giardino Botanico delle Alpi Orientali" (loc. Monte Faverghera) Belluno, quota 1500 m s.l.m. - 19/06/2008

I fiori sono singoli, a forma di campanella, portati da un lungo peduncolo che compaiono sul ramo della stagione precedente in posizione ascellare. Dimensione dei peduncoli: 5 – 12 cm.

I fiori sono attinomorfi, tetrameri (raramente pentameri) con perianzio parzialmente modificato come in molti generi della famiglia Ranunculaceae.

Il fiore è costituito da un solo verticillo di sepali petaloidei che simulano una corolla. Le tonalità dei sepali variano dall'azzurro al viola scuro. I petali sono trasformati in nettari, sono di color bianco crema che, contrastando il blu viola del verticillo esterno di sepali, aumentano il valore ornamentale di questa pianta.
Il ricettacolo è convesso-allungato. Dimensione totale del fiore: 6 – 8 cm. I fiori possono odorare lievemente di miele.

* K 4, C molti, A molti, G molti
  • Calice: il calice è formato da 4 sepali (tepali petaloidi) persistenti e più o meno separati (dialisepalo) di forma lanceolata disposti a campanella e molto ingranditi. Sulla faccia esterna sono lievemente vellutati. Dimensione dei sepali: larghezza 0,8 cm, lunghezza 4 – 5 cm.
  • Corolla: la corolla è ridotta a molti (da 10 a 20) petali rudimentali (vedi il paragrafo “Sistematica”) di colore bianco o roseo e di forma acuta. Il petalo è da tre a quattro volte più piccolo dei sepali.
  • Androceo: gli stami sono numerosi; il filamento è piumoso.
  • Gineceo: il numero dei carpelli è elevato (diverse decine) e ognuno è “monospermo” (porta un solo ovulo), sono inoltre liberi tra di loro (ovario apocarpico) portati in modo spiralato; gli stili sono lunghi e persistenti simili a setole. Gli stigmi maturano prima delle antere (questo perché l'impollinazione della pianta è ad opera del vento).
  • Fioritura: la fioritura avviene in primavera (tra maggio e luglio), ma le piante possono produrre anche qualche fiore occasionale in estate mescolandosi alle tipiche infruttescenze arruffate di filamenti d'argento.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti
"Giardino Botanico delle Alpi Orientali" (loc. Monte Faverghera) Belluno, quota 1500 m s.l.m. - 08/07/2010

Il frutto è un achenio sormontato da un'appendice piumosa (per favorire la disseminazione). Derivando da un ovario supero pluricarpellare, gli acheni (fino a un centinaio) sono riuniti in una infruttescenza. Ogni frutto ha un solo seme. Dimensione dell'appendice piumosa: 2 – 3 cm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La riproduzione di questa pianta avviene attraverso l'impollinazione del vento (anemofila); comunque questi fiori sono frequentati anche da diversi insetti (api e vespe) per appropriarsi del polline, per cui non è esclusa anche una certa impollinazione di tipo entomofilo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:

Formazione: comunità vegetali
Classe: Vaccinio-Piceetea excelsae
Ordine: Piceetalia excelsae
Alleanza: Piceion excelsae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Clematis comprende oltre 200 specie (otto delle quali sono spontanee dei nostri territori) appartenenti sia dell'emisfero boreale che quello australe. La famiglia delle Ranunculaceae invece comprende oltre 1500 specie distribuite su circa 35 generi.
All'interno del genere la specie di questa scheda fa parte della sezione Atragene (L.) DC. (tipica sezione delle “Clematidi alpine”) caratterizzata dall'avere diversi petali rudimentali: questi sono abbastanza simili ai petali veri e propri in quanto hanno una forma lamellare (vengono definiti anche “petaloidi staminoidi”).[1]
All'interno della famiglia il genere di questa pianta è posizionato nella sottofamiglia delle Ranunculoideae e nella tribù delle Anemoneae[2]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Clematis alpina (L.) Mill. subsp. alpina (sinonimo = Atragene alpina L.)
  • Clematis alpina (L.) Mill. subsp. macropetala (Ledeb.) Kuntze
  • Clematis alpina (L.) Mill. subsp. sibirica (Mill.) Kuntze (1885) (sinonimi = Clematis sibirica Mill.; = Atragene sibirica L.)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. albiflora Maxim. ex Kuntze (1885)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. chinensis Maxim. (1890)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. koreana (Kom.) Nakai (1909)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. macropetala (Ledeb.) Maxim. (1889)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. occidentalis A. Gray
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. ochotensis (Pall.) Kuntze
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. rupestris Turcz. ex Kuntze (1885)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. teniloba A. Gray (1880)
  • Clematis alpina (L.) Mill. var. triternata O. Kuntze (1885)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Atragene alpina L. (1753) (basionimo)
  • Clematis atragene Kittel (1837)

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

La pianta contiene alcaloidi molto velenosi; anche esternamente può essere irritante e vescicante.
Secondo la medicina popolare la pianta è rubefacente (richiama il sangue in superficie, alleggerendo la pressione interna) e cicatrizzante.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

È impiegata nel giardinaggio alpino e quello roccioso; ma è anche utilizzata come pianta da vaso.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ GRIN Taxonomy for Plants, ars-grin.gov. URL consultato il 7 gennaio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T.G. Tutin, V.H. Heywood et alii, Flora Europea, Cambridge University Press, 1976, ISBN 0-521-08489-X.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 643.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 300, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 152.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Clarence Bicknell, Flora of Bordighera and San Remo or a catalogue of the wild plants growing in western Liguria in the area bounded by the outer watersheds of the Arma and Nervia torrents, Bordighera, Pietro Gibelli, 1896, p. 1.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 817, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 325, ISBN 978-88-299-1824-9.

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