Clausola (linguistica)

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Clausola è un termine appartenente alla linguistica, tipico della tradizione di studi in lingua inglese, che indica un'unità sintattica di rilievo intermedio tra sintagma e frase[1].

Il termine italiano è un calco "poco perspicuo"[1] dall'inglese clause e indica un raggruppamento di parole che abbia le seguenti caratteristiche:

  • è presente in esso un predicato (fattore logico-grammaticale)
  • può far parte di un raggruppamento (o frase) più esteso (fattore sintattico)
  • rappresenta una condizione, un evento o un processo in evoluzione (fattore extralinguistico, cioè il rapporto con la realtà che il linguaggio descrive)[2]

Così, ad esempio, nella frase

  • Ieri ho bevuto una birra Δ[3] che è difficile trovare da queste parti.

troviamo due clausole, la prima indipendente (in quanto da sola costituisce già una frase), la seconda relativa e retta dalla prima.

La tradizione linguistica anglosassone è stata sempre legata agli studi di logica: ecco perché il termine integra criteri sintattici con criteri funzionali[4].

Con i termini "frase" ed "enunciato", "clausola" condivide una certa debolezza di statuto, delineandosi come una definizione di comodo, utile ad individuare i diversi tipi di frasi dipendenti (relative, come nell'esempio, ma anche finali, causali, temporali ecc)[4].

Clausole nucleari e complesse[modifica | modifica wikitesto]

Le clausole si distinguono in nucleari (o semplici) e complesse.

  • Le clausole nucleari sono composte di sintagmi
  • Le clausole complesse sono composte di clausole semplici

Di ogni clausola è possibile individuare un nucleo, cioè la sua struttura minima obbligata. Altri elementi facoltativi sono detti "circostanziali"[5]. Così, ad esempio, nella frase

  • Mentre facevamo la sauna, mi guardò in modo strano

la prima parte è un circostanziale, in quanto può essere omesso senza che il rapporto tra i due piani del contenuto e dell'espressione risulti destabilizzato o persino compromesso. Nella frase

  • Francesco ha sposato Paola

omettere il complemento oggetto compromette questo rapporto contenuto/espressione (Francesco ha sposato non ha infatti senso compiuto), mentre in

  • Giovanni ha mangiato pesce

omettere il complemento oggetto destabilizza il rapporto suddetto (infatti l'espressione Giovanni ha mangiato ha ancora senso, ma si discosta dal contenuto originario).

Stabilire se un elemento è nucleare o circostanziale è relativamente semplice:

  • l'azione o evento descritti dalla clausola presentano i "partecipanti" in determinati "luoghi" sintagmatici che sono indicati come "argomenti", che ricorrono solo negli elementi nucleari.
  • gli elementi circostanziali concorrono invece a collocare l'azione o evento secondo il luogo, il tempo, la causa ecc.[5]

Più precisamente, è il verbo (e il suo significato) che decide il numero degli argomenti e il nucleo è composto dal verbo (purché esso sia essenziale ad una specifica costruzione) e dai suoi argomenti. Così, ad esempio, nella frase

  • Rispondo a Marco

ci si trova di fronte a due elementi nucleari: uno è lo stesso verbo, l'altro è a Marco, in quanto è il verbo "rispondere" che, per così dire, "pretende" la preposizione a. Queste restrizioni imposte dai verbi si riflettono sempre e solo sugli elementi nucleari e mai sui circostanziali[5].

Anche gli elementi avverbiali vanno considerati come nucleari: pur non indicando i partecipanti all'evento possono risultare indispensabili, ad esempio quando specificano il verbo[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Simone, 2008, cit., p. 235.
  2. ^ Simone, 2008, cit., pp. 235-6.
  3. ^ Δ indica una pausa virtuale.
  4. ^ a b Simone, 2008, cit., p. 236.
  5. ^ a b c Simone, 2008, cit., p. 238.
  6. ^ Simone, 2008, cit., p. 239.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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