Classe Mackensen

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Classe Mackensen
Mackensen class battlecruisers scetch.svg
Descrizione generale
War Ensign of Germany (1903-1918).svg
TipoIncrociatore da battaglia
ProprietàWar Ensign of Germany (1903-1918).svg Kaiserliche Marine
CantiereBlohm & Voss, Amburgo - Schichau-Werke - Kaiserliche Werft Wilhelmshaven
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard: 31.000 t
a pieno carico: 35.000
Lunghezza223 m
Larghezza30,4 m
Pescaggio9,3 m
Propulsione32 caldaie, 4 eliche, 90.000 CV sugli assi.
Velocità28 nodi (49,1 km/h)
Autonomia8.000 nm a 12 nodi
Equipaggio46 ufficiali 1.140 marinai
Armamento
Armamento8 cannoni da 35 cm SK L/45 (350/45) mm in 4 torrette binate
14 cannoni da 15 cm SK L/45 (150 mm) in casamatta
8 cannoni da 8,8 cm SK L45 (88 mm)
5 tubi lanciasiluri da 500 mm
CorazzaturaMurata: 300-100 mm
Torrette: 270 mm
Torre di comando 300 mm
Ponte: 30-80 mm

Riferimenti nel corpo della voce, dove non altrimenti specificato.

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La classe Mackensen di incrociatori da battaglia della Kaiserliche Marine doveva rappresentare un miglioramento della preesistente classe Derfflinger, secondo quanto stabilito nella Legge navale del 1912; al progetto originario vennero apportate delle modifiche alla luce di quanto appreso durante la battaglia dello Jutland. Pertanto vennero programmati sette incrociatori da battaglia con cannoni da 350 mm e corazzature più spesse rispetto alle navi precedenti. I nomi originariamente prescelti furono Mackensen, Graf Spee, Prinz Eitel Friedrich, Ersatz A (ricambio A, poiché il nome non era stato ancora scelto ma la nave già impostata), ed altri tre non avevano ancora ricevuto il nome. Successivamente tre di essi vennero ridesignati come Ersatz Yorck. Il progetto fu modificato nel gennaio 1917 per incrementare il calibro dei cannoni a 380 mm. Le Ersatz Yorck erano comunque simili alle Mackensen, con l'eccezione dei fumaioli. La classe Ersatz Yorck presentava i due fumaioli della classe precedente riuniti in uno solo più grande. Solo la capoclasse fu impostata, ed il lavoro non andò molto avanti; solo 1.000 t di acciaio furono assemblate prima dell'interruzione dei lavori. le altre due navi furono assegnate ai cantieri, ma i lavori non iniziarono mai.[1] Le vicende belliche della prima guerra mondiale però fecero sì che gli ultimi tre progetti venissero annullati, e le prime quattro navi rimasero sullo scafo per carenza di materiali e per il cambio della strategia bellica tedesca che privilegiò gli U-Boot a sfavore delle navi da battaglia.

Progetto[modifica | modifica wikitesto]

Disegno di una nave da guerra di profilo, con la parte immersa colorata in rosso e la parte superiore grigia
Profilo della classe Mackensen

Le navi erano a ponte continuo con due fumaioli, e quattro torri binate con cannoni SK L/45 da 350mm per 45 calibri. Il progetto avrebbe dovuto tenere presente che cannoni più pesanti dei 305mm della classe Derfflinger avrebbero imposto uno scafo più largo e più lungo e con maggiore pescaggio dei 9 m della precedente classe; per contro i bacini di carenaggio della flotta non avevano la possibilità di ospitare simili navi, e neanche le chiuse del canale di Wilhelmshaven.[2] Pertanto, il Großadmiral (grande ammiraglio) Alfred von Tirpitz, comandante del Reichsmarineamt (l'ufficio progetti della flotta), vietò un progetto che eccedesse le 30.000 t di dislocamento.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Dipartimento della Marina, nel febbraio 1915, si rese conto che la guerra sarebbe durata a lungo e decise di sostituire i sei incrociatori corazzati che erano stati perduti fino ad allora.[4] Le navi erano una versione migliorata della classe Derfflinger; la principale modifica fu l'adozione di cannoni da 350 mm, insieme al ponte continuo da prua a poppa. Quattro navi furono ordinate ed impostate in cantiere, ma solo due, la Mackensen e la Graf Spee, furono varate.[5] nessuna venne completata, dato che gli sforzi di costruzione bellica erano stati deviati verso i sommergibili.[6] Tutte e quattro le navi vennero demolite in Germania tra il 1921 ed il 1924.[5]

Nave Cannoni principali Dislocamento Propulsione Servizio
Impostata Entrata in servizio Destino finale
SMS Mackensen 8 × 350 mm[7] 35.300 t[7] 4 eliche, turbine a vapore Parsons, 28 nodi[7] 1914[7] Radiata il 17 novembre 1919, demolita nel 1922[7]
SMS Graf Spee 8 × 350 mm[7] 35.300 t[7] 4 eliche, turbine a vapore Parsons, 28 nodi[7] 1915[7] Radiata il 17 novembre 1919, demolita nel 1921–22[7]
SMS Prinz Eitel Friedrich 8 × 350 mm[7] 35.300 t[7] 4 eliche, turbine a vapore Parsons, 28 nodi[7] 1915[7] demolita nel 1921[7]
SMS Fürst Bismarck 8 × 350 mm[7] 35.300 t[7] 4 eliche, turbine a vapore Parsons, 28 nodi[7] 1915[7] Radiata il 17 novembre 1919, demolita nel 1922[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gardiner & Gray, p. 156
  2. ^ Herwig, pp. 201–202.
  3. ^ Hildebrand Röhr & Steinmetz Vol. 6, pp. 30–31.
  4. ^ Herwig, p. 200
  5. ^ a b Gardiner & Gray, p. 155
  6. ^ Weir, p. 179
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Gröner, p. 58

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Norman Friedman, Naval Weapons of World War I, Annapolis, Naval Institute Press, 2011, ISBN 978-1-84832-100-7.
  • Robert Gardiner e Randal Gray (a cura di), Conway's All the World's Fighting Ships: 1906–1921, Annapolis, Naval Institute Press, 1985, ISBN 978-0-87021-907-8.
  • Erich Gröner, German Warships: 1815–1945, Annapolis, Naval Institute Press, 1990, ISBN 978-0-87021-790-6, OCLC 22101769.
  • Holger Herwig, "Luxury" Fleet: The Imperial German Navy 1888–1918, Amherst, Humanity Books, 1998 [1980], ISBN 978-1-57392-286-9, OCLC 57239454.
  • (DE) Hans H. Hildebrand, Albert Röhr e Hans-Otto Steinmetz, Die Deutschen Kriegsschiffe (Volume 3), Ratingen, Mundus Verlag, 1993, ISBN 3-7822-0211-2.
  • (DE) Hans H. Hildebrand, Albert Röhr e Hans-Otto Steinmetz, Die Deutschen Kriegsschiffe (Volume 6), Ratingen, Mundus Verlag, 1993, ISBN 3-7822-0237-6.
  • Alan Raven e Roberts, John, British Battleships of World War Two: The Development and Technical History of the Royal Navy's Battleship and Battlecruisers from 1911 to 1946, Annapolis, Naval Institute Press, 1976, ISBN 0-87021-817-4.
  • Gary Weir, Building the Kaiser's Navy, Annapolis, Naval Institute Press, 1992, ISBN 978-1-55750-929-1.
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