Classe FR 112

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Classe FR 112
Fr112.jpg
Descrizione generale
Flag of France.svg
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
TipoSommergibile
Numero unità2
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione925 t
Dislocamento in emersione761 t
Lunghezza66 m
Larghezza7,2 m
Pescaggio4,9 m
Profondità operativa80 m
Propulsione2 motori diesel da 3.600 CV totali
2 motori elettrici da 2.000 CV totali
Velocità in immersione 9 nodi
Velocità in emersione 12,0 n nodi
Autonomiain emersione: 2500 mn a 8,0 nodi; in immersione: n.d.
Equipaggio3 ufficiali, 37 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamentosiluri:
  • 5 tubi lanciasiluri a prora
  • 32 mine in pozzi
  • 1 cannone da 76/35 mm[1]

dati presi da [1]

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La classe FR 112 (a volte indicata anche come FR.112[2] era composta da sommergibili posamine della Regia Marina, di preda bellica ex francese; i due battelli erano lo Saphir e il Turquoise della Classe Saphir.

Unità[modifica | modifica wikitesto]

FR 112[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: FR 112 (sommergibile).

Costruito nel 1927 per la Marine Nationale[3] con il nome Saphir, venne disarmato a Biserta (Tunisia), dopo l'invasione alleata del Nordafrica Francese e catturato dalle truppe italiane nel novembre 1942, durante l'Operazione Anton; consegnato alla Regia Marina il 6 gennaio 1943 e ridenominato appunto FR 112, fu trasferito a Napoli ma, non essendovi pezzi di ricambio che ne consentissero la riparazione, fu disarmato e convertito in pontone di carica svolgendo questa funzione fino all'8 settembre 1943 quando, a causa dell'armistizio, si autoaffondò[3].

FR 116[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: FR 116 (sommergibile).

Impostato nel 1926, fu varato il 15 maggio 1929 ed entrò in servizio nel novembre 1930 per la Marine Nationale, con il nome di Turquoise [3].

Venne disarmato a Biserta (Tunisia) dopo l'invasione alleata del Nordafrica Francese e catturato dalle truppe italiane l'8 dicembre 1942[4].

Consegnato alla Regia Marina il 19 marzo 1943 e contrassegnato FR 116, non essendo in grado di muovere, venne autoaffondato al largo delle coste tunisine il 6 maggio 1943, alla caduta di Biserta, per evitarne la cattura; recuperato dagli Alleati, non fu mai riparato, fino alla demolizione iniziata il 12 agosto 1947[3][4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A.Turrini, I sommergibili italiani tascabili e di preda bellica nella II guerra mondiale, Ufficio Storico Marina Militare.
  • Sommergibili in Mediterraneo - Volume XIII Tomo 1 2ª ed., Roma, Ufficio Storico Marina Militare, 1972.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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