Classe Alessandro Poerio

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Classe Alessandro Poerio
Classe Huesca
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Naval Ensign of Spain.png
Tipo cacciatorpediniere
Numero unità 3
Utilizzatore principale Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Altri utilizzatori Naval Ensign of Spain.png Armada Española
Costruttori S.A.I. Gio. Ansaldo e C.
Cantiere Ansaldo Genova
Impostazione 1913
Varo 1914
Entrata in servizio 1915
Caratteristiche generali
Dislocamento 891 t (standard)
1131 t (normale)
1216 t (pieno carico)
Lunghezza 85 m
Larghezza 8,01 m
Pescaggio 2,78 m
Propulsione Vapore:
Velocità 30 nodi (56 km/h)
Autonomia 2415 miglia a 13 nodi
1200 miglia a 20 nodi
675 miglia a 27 nodi
Equipaggio 5 ufficiali, 104 sottufficiali e marinai
Equipaggiamento
Sistemi difensivi paramine per dragaggio in corsa
Armamento
Armamento alla costruzione:

artiglieria: 6 cannoni Terni da 102/35
siluri:4 tubi lanciasiluri da 450 mm in 2 impianti binati
bombe torpedini da getto

predisposizione di ferroguide per posa mine

dati tratti da[1]

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La classe Alessandro Poerio[2] della Regia Marina italiana era costituita da 3 unità (Alessandro Poerio, Cesare Rossarol e Guglielmo Pepe) classificate come esploratori leggeri[3], in effetti leggermente più grosse di un cacciatorpediniere dell'epoca ed equiparabili ad un incrociatore leggero, anche se normalmente venivano usati come conduttori di flottiglia invece che unità di squadra.

La classe venne impostata nel 1913. Nel 1921 le tre unità vennero riclassificate cacciatorpediniere.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia della prima guerra mondiale la Regia Marina aveva la necessità di dotarsi di un numero sufficiente di unità sottili per la protezione della flotta e l'intercettazione del naviglio avversario. Dopo l'insuccesso della classe "Bixio" (che lamentarono sempre gravi problemi all'apparato propulsore) venne messa in cantiere la classe "Alessandro Poerio", soluzione di compromesso tra un esploratore leggero e un cacciatorpediniere. In effetti, progettati come cacciatorpediniere siluranti, vennero convertiti durante la costruzione ad esploratori, aumentando l'artiglieria antinave a scapito dei siluri. Successivamente riconvertiti a cacciatorpediniere videro più volte rimaneggiato il loro armamento, dapprima con l'installazione di mitragliere antiaeree non previste nel progetto originario, successivamente con l'aggiornamento dell'artiglieria con pezzi più moderni.

Dal punto di vista costruttivo si rivelarono ottime navi, solide e dotate di un buon apparato propulsore. Infatti, dopo essere state radiate dalla Regia Marina, furono cedute alla Marina spagnola nella quale rimasero in servizio fino ai primi anni cinquanta.

L'apparato propulsore degli "Alessandro Poerio", uguale per tutte e tre le unità, si basava su due gruppi di turbine Parsons alimentate da 3 caldaie tipo Yarrow alimentate a nafta. I due assi azionavano due eliche tripala in bronzo di 2,13 metri di diametro che, grazie alla potenza erogata di 24.000 CV, potevano imprimere alle navi velocità di prova intorno ai 32 nodi e una velocità operativa di 27-30 nodi.

L'armamento originale prevedeva 4 cannoni Terni da 102/35 e 8 tubi lanciasiluri De Luca da 450 mm in 4 complessi binati posti lateralmente a murata. All'entrata in servizio, come già accennato, questo armamento fu modificato aumentando a 6 i cannoni da 102/35 e riducendo a due gli impianti binati lanciasiluri. Nel 1918 infine vennero sostituiti i cannoni con i più moderni 102/45 e vennero aggiunte 2 mitragliere antiaeree Vickers da 40/39.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'esploratore Guglielmo Pepe in uscita da La Spezia nel primo periodo dopo la grande guerra

Regia Marina[modifica | modifica wikitesto]

Le unità della classe "Alessandro Poerio" furono consegnate alla Regia Marina quando la prima guerra mondiale era già iniziata e quindi furono quasi subito impegnate in attività operative. Assegnate per breve tempo alla base di Brindisi, vennero quasi subito alla IV Divisione con base a Venezia. Operarono in Adriatico, partecipando a missioni di interdizione, posa mine, scorta a convogli e a navi maggiori. In particolare il Poerio durante la prima guerra mondiale eseguì 66 missioni e il Pepe 64. Il Rossarol affondò a guerra terminata il 16 novembre 1918 dopo aver urtato una mina durante un trasferimento da Pola a Fiume. Perirono in totale 100 uomini compreso il comandante.

Nel periodo tra le due guerre le due unità superstiti svolsero la normale attività di squadra, con frequenti missioni di rappresentanza all'estero soprattutto nel Mar Nero e nell'Egeo. Il 1º luglio 1921 le due navi rimaste vennero riclassificate come cacciatorpediniere[4], rimanendo in questo ruolo fino alla radiazione.

La carriera di queste navi nella Regia Marina doveva concludersi con il disarmo nel 1937. Ma la loro vita operativa proseguì sotto altra bandiera: furono infatti cedute alla Marina spagnola nella quale svolsero servizio fino ai primi anni cinquanta con il nome di Teruel (ex-Poerio) e Huesca (ex-Pepe). Furono ufficialmente radiate dai quadri del naviglio militare italiano il 5 gennaio 1939.

Marina Spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Il cacciatorpediniere Teruel

Nel 1938, durante la Guerra civile spagnola, le due navi vennero vendute alla Marina Nazionalista Spagnola[4], dove coi nomi di Teruel (Guglielmo Pepe) e Huesca (Alessandro Poerio) svolsero compiti di seconda linea, entrando anche in collisione tra loro sempre nel 1938[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Bargoni. Esploratori Italiani. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare,1996

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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