Clanis (fiume)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il fiume della Campania anticamente noto come "Clanis", vedi Clanio.

Il Clanis è stato un fiume dell'Etruria meridionale, che nasceva nelle colline intorno ad Arezzo e, dopo aver attraversato la Val di Chiana lungo un percorso di circa 70 km in direzione sud, si gettava nel Paglia, affluente del Tevere, presso Orvieto (in Umbria).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Clanis aveva una portata d'acqua sufficiente a renderlo navigabile, come riportato da Plinio il Vecchio nella Naturalis historia (III.53).

(LA)

« Tiberis, antea Thybris appellatus et prius Albula, e media fere longitudine Appennini finibus Arretinorum profluit, tenuis primo nec nisi piscinis corrivatus emissusque navigabilis, sicuti Tinia et Clanis influentes in eum, novenorum ita conceptu dierum, si non adiuvent imbres. »

(IT)

« Il Tevere, chiamato un tempo Thybris e ancor prima Albula, sgorga nel territorio aretino all'incirca dalla metà dell'Appennino, dapprima modesto, finché non è incanalato e alimentato da corsi d'acqua navigabili, come il Topino e il Clanis, confluenti in esso con un grande ammasso d'acque, molto utile se non dovessero arrivare le piogge. »

(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III.53)

Lungo il suo corso si svilupparono notevoli centri etruschi (Brolio, Bettolle, Chiusi e Orvieto) e fiorirono l'agricoltura (specie la coltivazione del farro e del grano), la pesca e il commercio[1].

I romani, che occuparono la Val di Chiana in seguito alla battaglia del Sentino (295 a.C.), decisero dapprima di sfruttare le risorse della valle e del suo fiume. In seguito, tuttavia, l'atteggiamento dell'Urbe verso il Clanis mutò sensibilmente: il fiume venne, infatti, ritenuto, per la sua notevole portata d'acqua, la principale causa delle piene del Tevere che inondavano Roma.
Il Senato romano esaminò nel 15 d.C. un progetto per invertire il corso del Clanis da sud verso nord: tuttavia, come riportato da Tacito negli Annales (I. 79), la proposta fu bocciata per le proteste degli abitanti di Florentia (l'attuale Firenze), che temevano che il Clanis avrebbe aumentato notevolmente la portata d'acqua dell'Arno, facendo così cadere sulla loro città lo stesso problema che aveva Roma.

(LA)

« Actum deinde in senatu ab Arruntio et Ateio an ob moderandas Tiberis exundationes verterentur flumina et lacus, per quos augescit; auditaeque municipiorum et coloniarum legationes, orantibus Florentinis ne Clanis solito alveo demotus in amnem Arnum transferretur idque ipsis perniciem adferret. »

(IT)

« Si discusse poi in senato, relatori Arrunzio e Ateio, se, per regolare le piene del Tevere, non convenisse deviare i fiumi e le acque dei laghi che lo alimentano; e furono ascoltate le delegazioni di municipi e colonie. Chiedevano i Fiorentini che il Clanis non fosse deviato dal suo corso e immesso nell'Arno, perché ciò avrebbe fatto ricadere su di loro lo stesso problema. »

(Tacito, Annales, I. 79)

L'unica soluzione appariva pertanto quella di erigere uno sbarramento che impedisse all'acqua del Clanis di defluire nel Paglia, a costo di impaludare la Val di Chiana. L'opera fu realizzata con l'innalzamento di un muraglione presso Orvieto, che in seguito prese il nome di "Muro grosso" e che, secondo la tradizione, sarebbe stato costruito sotto Nerone nel 65 d.C.[2].
Quel che è certo è che lo sbarramento del corso del Clanis provocò il ristagno delle relative acque: queste dapprima ruppero gli argini, poi si riversarono sulla Val di Chiana trasformandola in una palude. Il Clanis cessava così di esistere.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Val di Chiana.

Il presente[modifica | modifica wikitesto]

La formazione della palude ha di fatto separato le sorti dell'antico corso del Clanis. La parte settentrionale, caduta alfine sotto la dominazione di Firenze, fu bonificata sul finire del Settecento dal matematico e ingegnere idraulico Vittorio Fossombroni attraverso il sistema delle "colmate": venne per tale motivo realizzato il Canale maestro della Chiana, che oggi percorre 45 dei circa 70 km dell'antico corso del Clanis, ma da sud verso nord. Il Canale nasce dal Lago di Chiusi, in provincia di Siena, attraversa il vicino Lago di Montepulciano, di cui costituisce sia l'immissario che l'emissario, e, dopo aver attraversato la Val di Chiana senese e quella aretina, sfocia nell'Arno in prossimità della Chiusa dei Monaci in località Ponte a Chiani, nel comune di Arezzo[3].

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Canale Maestro della Chiana.

I lavori di bonifica della parte meridionale della valle, caduta alfine sotto la dominazione pontificia, ebbero avvio negli stessi anni e produssero i medesimi risultati. La Val di Chiana romana è oggi attraversata dal fiume Chiani, che nasce nel comune di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, e si getta nel Paglia presso Orvieto, ripercorrendo la parte meridionale dell'antico corso del Clanis.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiani.

Eponimia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del Clanis fu approvato nel 1988 dall'Unione astronomica internazionale quale eponimo di una vallis del pianeta Marte, da allora nota come Clanis Valles[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il museo racconta..., in Istituzione Culturale ed Educativa Castiglionese. URL consultato il 06-04-2010.
  2. ^ Storia - il Muro Grosso, in Consorzio per la bonifica della Val di Chiana romana e Val di Paglia. URL consultato il 18-10-2015.
  3. ^ Chiusa dei Monaci, in Museo Galileo. URL consultato il 14-07-2014.
  4. ^ (EN) Gazetteer of Planetary Nomenclature, in UAI. URL consultato il 27-12-2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]