Città della scienza

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Città della scienza
Cortile di Città della Scienza - Napoli (spazio antistante il museo).jpg
Spazio antistante il Science Centre
Tipo Museo scientifico
Data fondazione 1996
Fondatori Vittorio Silvestrini
Indirizzo Via Coroglio, 104 - Napoli, Italia
Sito Sito ufficiale

Coordinate: 40°48′20.16″N 14°10′28.92″E / 40.8056°N 14.1747°E40.8056; 14.1747

La Città della scienza è un'iniziativa di promozione e divulgazione della scienza che si svolge a Napoli, all'interno di una struttura composta da un museo scientifico interattivo, un incubatore di imprese e un centro di formazione. Il museo è andato distrutto in un incendio il 4 marzo 2013 e ha riaperto il mese successivo con mostre in alcuni spazi del complesso[1][2].

A seguito dell'incendio, la riapertura delle strutture è prevista per il marzo 2018.[3]

È gestita dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza e messa in atto attraverso una struttura multifunzionale sita nel quartiere di Bagnoli in Napoli

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cortile di Città della Scienza

Dopo una fase di sperimentazione avviata nel 1987 con attività temporanee da un'idea di Vittorio Silvestrini, nacque la prima edizione di “Futuro Remoto”, che si svolse alla Mostra d'Oltremare. A seguito del successo riscosso dall'iniziativa dal 1989 al 1992, fu costituita la “Fondazione Idis”[4]. Nell'operazione Silvestrini coinvolse Vincenzo Lipardi, socio della cooperativa editoriale CUEN, attiva nelle pubblicazioni per il Politecnico. Ad avvicinarli era la comune militanza nel PCI[5]. La idee politiche e la concomitante crisi industriale degli stabilimenti dell'Italsider di Bagnoli, portò Silvestrini e Lipardi a concepire la realizzazione di un polo nell'area di Bagnoli, favorendo la riconversione della zona.

Città della Scienza è stata realizzata dalla stessa Fondazione grazie a un accordo di programma sottoscritto nel 1996 fra Ministero del Bilancio, Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Napoli e la Fondazione IDIS[5]. Negli anni 1992-93 è stato elaborato il progetto di Città della Scienza (architetto Massimo Pica Ciamarra e Associati) ed è stato inaugurato il primo insediamento a Bagnoli. Nel 1994 la Regione Campania e il Ministero della pubblica istruzione approvarono il progetto per la quale implementazione fu acquisita la fabbrica FICPC della Campania gruppo Federconsorzi e finanziato il I lotto del progetto.

Solo nel 1996 fu possibile aprire al pubblico il primo embrionale nucleo del complesso museale. Nel 2001 fu inaugurato il Science Centre nella sua configurazione finale e nel 2003 il progetto fu completo con l'apertura del “Centro Congressi”, del “Centro di Alta Formazione” e del Business Innovation Centre.[5] Entro il 2010[6] era prevista la realizzazione dell'ultimo lotto, relativo all'apertura di "CORPOREA", un museo sul corpo umano,[6] poi inagurato nel 2016 .[7]

Il 17 aprile 2008 è stato firmato un accordo di programma con l'”Associazione Assumpta Science Center Owerri”, al fine di realizzare un “Festival della Scienza in Africa”, primo passo verso la costruzione dell'Assumpta Science Center Owerri in Nigeria, sotto il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura in Città del Vaticano.

Il 4 marzo 2013, nel giorno di chiusura al pubblico, un vasto incendio probabilmente doloso ha danneggiato quattro dei sei capannoni della Città della Scienza, provocando la perdita di quasi tutti i beni all'interno. Nel rogo è andato distrutto anche il server del sito ufficiale.[8][9][10] Attraverso la piattaforma di crowdfunding DeRev è stata lanciata una campagna per la raccolta fondi necessari alla ricostruzione[11]. A seguito dell'incendio, migliaia di persone si sono riunite a Napoli in un flash mob il giorno 10 marzo. Carlo Rubbia ha lanciato un comitato di sostegno per la ricostruzione di Città della Scienza al quale hanno aderito intellettuali tra cui Claudio Abbado, Renzo Piano, David Gross e alcuni fisici del CERN.[12]

Il rapper italiano Clementino ha girato il video del suo singolo 'O vient nella zona incendiata.

Il 7 novembre 2013 il museo ha riaperto in capannoni temporanei con la mostra Futuro remoto 2013, avente come tema il cervello, e di una mostra su cuccioli ed embrioni dei dinosauri proveniente dall'Australia[13].

Vittorio Silvestrini è presidente della fondazione IDIS con Lipardi consigliere delegato e Luigi Amodio come direttore generale.

Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il museo era accessibile tramite una serie di ingressi, ciascuno dei quali rappresentava una disciplina scientifica tra i quali, ad esempio, la biologia, l'astronomia e la fisica.[14]. I padiglioni espositivi si dividono a seconda delle esperienze scientifiche proposte.

Palestra della scienza[modifica | modifica wikitesto]

Aveva come tema principale la fisica classica. Attraverso questa sezione era possibile conoscere la dinamica di diversi fenomeni naturali quali: la scarica del fulmine, la percezione dei colori attraverso la luce, la forza di gravità, ecc. Era possibile, inoltre, conoscere in pochi e semplici passi l'evoluzione della specie umana e l'adattamento tra etnie diverse.

Planetario[modifica | modifica wikitesto]

Era un odeon cinematografico dotato di uno schermo a cupola, capace di riprodurre il sistema stellare. La particolare inclinazione della platea permetteva all'osservatore supino di avere una visione totale dello spazio. Il computer, inoltre, a richiesta del pubblico, permetteva di localizzare qualsiasi stella conosciuta e di proiettarla sullo schermo.

Officina dei piccoli[modifica | modifica wikitesto]

Diviso in sezioni a seconda dell'età (0-3, 4-6, 7-9 anni), questo padiglione di oltre 700 m² permetteva ai bambini di apprendere la scienza giocando. Tramite il sistema interattivo era possibile, per esempio, scoprire il meccanismo dei “doppi fondi”, seguire il “movimento” delle onde sonore, capire come funzionano i periscopi e i caleidoscopi[14].

Mostre temporanee[modifica | modifica wikitesto]

Un padiglione di 1700 m² permetteva di allestire esposizioni in particolari periodi dell'anno quali, per esempio, “Gnam”, durante la stagione invernale, dedicata all'informazione nutrizionale e dietetica, “Pompei”, durante l'estate, allestita in modo da coinvolgere il visitatore negli eventi che seppellirono la città osco-romana nell'eruzione del Vesuvio del 79.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il modello di Città della Scienza integra un museo scientifico interattivo, un'area dedicata alla formazione e alla creazione di imprenditorialità nel Mezzogiorno. È dotata, inoltre, di una serie di spazi dedicati a eventi e congressi.

Business Innovation Center[modifica | modifica wikitesto]

Il BIC, con un incubatore per nuove imprese specializzate nelle ICT (Information & Communication Technology) e dei servizi ambientali e servizi agli enti locali e territoriali.

Centro di Altra Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il CAF, con l'obiettivo di potenziare e qualificare il potenziale a sostegno dei processi di innovazione e sviluppo. Dal 2001 Fondazione Idis-Città della Scienza[15] vanta un "Centro Congressi" con numerose sale[15].

Science Centre[modifica | modifica wikitesto]

Un exhibit del Science centre

Il Science Centre[16], è un museo scientifico interattivo, incentrato su percorsi esperienziali con oltre 10.000 m² di area espositiva, laboratori didattici, aree per mostre.

I visitatori sono coinvolti nella sperimentazione diretta dei fenomeni scientifici presenti in natura e nella vita quotidiana, sono invitati cioè ad osservare, riprodurre ed analizzare i fenomeni.

Il Science Centre è aperto sia docenti che a studenti: l'offerta didattica si articola in interventi di diverso tipo come le visite guidate, le attività didattiche, i mini campus, l'aggiornamento docenti, l'allestimento di laboratori scolastici. Ogni attività proposta è sperimentata in progetti che coinvolgono reti di scuole, università ed enti locali.[5][16]

Centro Congressi[modifica | modifica wikitesto]

Lo “Spazio Eventi e Congressi” è una struttura con aree per organizzare congressi, eventi, convention ed esposizioni. Nasce dal recupero di un vecchio opificio.[17][15]

Futuro Remoto[modifica | modifica wikitesto]

“Futuro Remoto” è una manifestazione per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica, incentrata ogni anno intorno a un tema monografico.

Edizioni di Futuro Remoto[modifica | modifica wikitesto]

Anno Tema ricorrente Data di inizio Data di termine
2015 In viaggio...attraverso le frontiere 16 ottobre 19 ottobre
2014 Il mare  ?  ?
2013 Ricominciamo col cervello 7 novembre  ?
2012 Le fabbriche del cielo 3 ottobre  ?
2011 Viaggio al centro della Terra 10 novembre  ?
2010 Dalla Preistoria alla città del futuro 12 novembre  ?
2009 ...e creò il robot a sua immagine e somiglianza 20 novembre 8 dicembre
2008 Dinosauri dalla Cina  ? ?
2007 Terre di ghiaccio. Terre di fuoco  ?  ?
2006 Viaggio nel mondo dei trasporti  ?  ?
2005 Per gli amici... Dino 16 novembre  ?
2004 Noi Marziani. Un appassionante viaggio alla scoperta dei segreti del pianeta Marte e della vita nello Spazio 10 novembre  ?
2003 Mostri di ieri e di oggi 12 novembre  ?
2002 Dieci domande sul nostro futuro  ?  ?
2001 Viaggio tra scienza e fantascienza  ?  ?
2000 Futuro remoto 2000: Sport!  ?  ?
1999 Terra nostra - Ecologia, cambiamenti climatici, qualità della Vita 20 novembre  ?
1998 Diamo i numeri! 7 novembre  ?
1997 Un viaggio nello Spazio tra scienza e fantascienza 13 novembre 1997 25 gennaio 1998
1996 Nasce Città della Scienza  ?  ?
1995 Futuro Remoto 1995 – L’alimentazione. Tenutosi alla Mostra d'Oltremare  ?  ?

Riconoscimenti e premi[modifica | modifica wikitesto]

  • 2011: in occasione del decennale di Città della Scienza, il presidente della Repubblica conferì una speciale medaglia per la ricorrenza[18]
  • 2010: è stata riconosciuta da Eurispes come una delle 100 eccellenze italiane.[19][20]
  • 2007-2009: presidenza dell'ECSITE
  • 2007, 2008: miglior incubatore di nuova impresa
  • 2006: “Premio Descartes” per la comunicazione scientifica dall'Unione Europea
  • 2005: miglior museo scientifico europeo (“Premio Micheletti”)

Città della Scienza è stata scelta dall'UNESCO per realizzare musei scientifici a Gerusalemme (parte palestinese) e Baghdad. Inoltre il Pontificio Consiglio della Cultura ha affidato l'organizzazione di un centro di divulgazione scientifica in Nigeria.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Voce 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Fatturato 8.906.924 11.962.445 6.316.712 6.387.357 6.896.956 6.327.683 6.485.338
Contributi istituzionali regionali 3.500.000 2.500.000 3.700.000 3.843.408 3.000.000 - -
Contributi programmatici regionali 1.214.637 716.396 563.489 1.923.409 1.114.917 1.274.564 290.601
Totale fatturato 13.621.561 15.178.841 10.580 12.154.174 11.011.873 7.602.247 6.775.939
Interventi regionali per risanamento perdite - 1.024.067 3.576.863 3.000.000 - - -
Totale spese regionali 4.714.637 4.240.463 7.840.352 8.766.814 4.114.917 1.274.564 290.601

Fonte:[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ricominciamo insieme! Grande festa dedicata ai visitatori Domenica 14 aprile | Città della ScienzaCittà della Scienza
  2. ^ 11 aprile: riapertura per le scuole | Città della ScienzaCittà della Scienza
  3. ^ [1]
  4. ^ Chi siamo, idis.cittadellascienza.it, 19 luglio 2011.
  5. ^ a b c d Pietro Greco.
  6. ^ a b Corporea, idis.cittadellascienza.it, 11 maggio 2009.
  7. ^ [2]
  8. ^ corriere.it
  9. ^ napoli.repubblica.it
  10. ^ napoli.repubblica.it
  11. ^ DeRev - Ricostruiamo la Città della Scienza
  12. ^ Città Scienza: appello da Abbado e Piano - Campania - ANSA.it
  13. ^ Napoli, riparte la Città della Scienza
  14. ^ a b Giovanni Liccardo, pp. 139-140.
  15. ^ a b c Spazio eventi, idis.cittadellascienza.it, 11 maggio 2009.
  16. ^ a b Benvenuto al Science Centre!, idis.cittadellascienza.it. URL consultato l'11 maggio 2009.
  17. ^ L'edificio ottocentesco affacciato sul mare, con le sue aree espositive che si estendono per oltre 15.000 m², accoglie ogni anno oltre 350.000 visitatori.
  18. ^ Il presidente della repubblica conferisce medaglia città scienza, casertanews.it.
  19. ^ Vittorio Silvestrini, Un attentato al futuro del paese, in L'Unità, 4 settembre 2010. URL consultato il 1º marzo 2011.
  20. ^ L'azienda Città della Scienza S.p.A., città della scienza.it. URL consultato il 1º marzo 2011.
  21. ^ Il Mattino”, 1º febbraio 2012, Città della scienza, crisi finita, p. 36.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Emerografia[modifica | modifica wikitesto]

  • ”Il Mattino”, 1º febbraio 2012, Città della scienza, crisi finita.
  • ”Il Mattino”, 8 febbraio 2009, Rischio crolli, Coroglio non riapre.
  • ”Il Mattino”, 3 maggio 1994, Museo della scienza a Napoli.
  • ”Il Mattino”, 5 maggio 1992, Futuro non remoto”.
  • ”Il Mattino”, 14 maggio 1991, Dai progetti alle intese.

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]