Cina nella prima guerra mondiale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Operai cinesi impiegati in una fabbrica britannica durante la Prima guerra mondiale

La Cina nella prima guerra mondiale ebbe un ruolo molto limitato, quasi nullo, dal punto di vista bellico ma un ruolo determinante al contrario dal punto di vista economico. Infatti il grande afflusso di manovali e operai cinesi nelle fabbriche e cantieri francesi, britannici e russi (che presero il nome di Corpi di lavoro cinesi ("Chinese Labour Corps") permise agli Alleati di avere abbastanza forza lavoro per continuare la guerra contro gli Imperi centrali mentre i lavoratori europei erano impegnati al fronte.

Un numero ristretto (ma comunque storicamente esistente) di soldati cinesi fu inquadrato nelle forze anglo-francesi sul fronte occidentale per combattere l'esercito tedesco e qui molti morirono, motivo per cui in alcuni cimiteri della Grande Guerra in Francia si possono trovare tombe appartenenti ad uomini cinesi. Una forza invece ben più consistente fu inviata nel 1918 dal governo cinese della Repubblica di Cina in Siberia al fianco degli altri eserciti alleati, ma qui nel diverso ambito dell'intervento alleato nella rivoluzione russa. Altri battaglioni operarono sempre al fianco dei britannici in Mesopotamia contro l'Impero ottomano e in Africa Orientale tedesca.

L'ingresso del cimitero cinese dell'Esercito britannico a Noyelles-sur-Mer, in Francia

La Cina di quel tempo era ostacolata dalla sua pesante arretratezza rispetto al mondo esterno e soprattutto dall'imperialismo europeo e ancora più giapponese, i quali avevano il controllo del debole governo cinese dei signori della guerra e ne dominavano in gran parte gli eventi. In particolare il Giappone, per rimanere la potenza dominante dell'Estremo Oriente, fece pressioni sugli Alleati occidentali affinché i soldati cinesi avessero un ruolo molto limitato nelle operazioni e in generale la Cina fosse considerata un alleato di second'ordine. Infatti al Trattato di pace di Versailles alla Cina furono assegnati solo due seggi (al Giappone cinque) e la richiesta più importante, quella di riprendere la sovranità sulla base di Kiao-Ciao nello Shandong, concessione tedesca dal 1897, non fu assecondata e al contrario, il controllo dello Shandong fu assegnato ai giapponesi.

L'enorme risentimento cinese dagli esiti della pace di Versailles sfociarono nel Movimento del 4 maggio 1919 e alla fondazione di lì a breve del Partito Comunista Cinese. In generale si può dire che la Cina cercò nella Grande Guerra la propria riscossa a livello internazionale, in gran parte non riuscendoci, ma innescando comunque quel processo che la porterà rapidamente a diventare lo stesso una Nazione fondamentale sullo scacchiere internazionale durante la Seconda guerra mondiale e nella Guerra Fredda, fino a oggi.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

La Cina per secoli era rimasta chiusa al resto del mondo ma il coinvolgimento anglo-francese alla Rivolta dei Taiping e alle Guerre dell'oppio ne aprì con la forza i mercati all'Occidente.

I governi europei iniziarono a stabilire basi sul territorio cinese, le cosiddette "concessioni" durante tutto il XIX secolo, sotto il tacito quanto irrilevante assenso della ormai debole Dinastia Qing.

Dopo l'apertura del Giappone al commercio con l'estero e la netta modernizzazione dell'esercito e la marina, il governo giapponese cercò dei nuovi mercati dove insediare il proprio dominio. Da questo scaturì la Prima guerra sino-giapponese da cui l'allora Impero Qing uscì sconfitto e umiliato. Il risentimento anti-estero che ne seguì sfociò nella Ribellione dei Boxer ma anche stavolta l'Alleanza delle otto nazioni sconfisse velocemente gli insorti cinesi.

Il territorio cinese si ritrovò nuovamente coinvolto in una guerra straniera durante la Guerra russo-giapponese e fu allora che il governo imperiale perse definitivamente il controllo della Manciuria.

Nel 1911 arrivò il cambiamento. Lo scoppio improvviso della Rivoluzione Xinhai guidata dal leader repubblicano, di educazione democratica e occidentale, Sun Yat-sen portò alla caduta della Dinastia Qing e alla fine della bimillenaria storia imperiale cinese e alla nascita della nuova Repubblica di Cina nel 1912. Intuendo di non poter sconfiggere l'Esercito Beiyang, fedele alla monarchia, Sun offrì al capo di quest'ultimo, il generale Yuan Shikai, la presidenza se avesse cambiato schieramento. Yuan accettò; fece abdicare l'ultimo imperatore bambino Pu Yi e divenne presidente fondando il Governo Beiyang, governo non de iure ma de facto militare.

L'inizio delle ostilità e il coinvolgimento cinese[modifica | modifica wikitesto]

Quando nell'agosto del 1914 in Europa iniziò la Prima guerra mondiale la Cina si dichiarò neutrale.

Tuttavia Yuan Shikai, che nel frattempo aveva acquisito poteri sempre più dittatoriali, offrì segretamente all'ambasciatore britannico John Jordan 50.000 uomini per riprendere Tsingtao ai tedeschi. Jordan rifiutò l'offerta.
Ci penseranno i giapponesi a riprendere la città.

L'instabilità del governo di Yuan Shikai contro i vari signori della guerra e l'arretratezza degli eserciti cinesi convinsero gli Alleati durante la prima parte del conflitto a non far partecipare la Cina agli eventi bellici.

Tuttavia nel febbraio del 1916 con migliaia di uomini che morivano nei campi di battaglia, il generale britannico Douglas Haig, capo del British Expeditionary Force (BEF), riconobbe l'utilità di avere dalla propria parte soldati e operai cinesi da impiegare al fronte e nelle fabbriche e pertanto chiese a Jordan di ritrattare con il governo cinese.

Alla fine del 1916 quindi, dopo la caduta del regime di Yuan e l'insediamento del moderato Li Yuanhong, molti manovali e operai iniziarono a essere inviati in Francia, Gran Bretagna e Russia con una richiesta sempre più frequente, nonostante la Cina fosse ancora ufficialmente neutrale e con il presidente Li contrario a partecipare al conflitto.

Nel 1917 il coinvolgimento della Cina dalla parte Alleata era ormai diventato evidente a tutte le Nazioni.

La rottura con la Germania e l'entrata in guerra[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di un lavoratore cinese dei Corpi di lavoro cinesi che prestò servizio per il Regno Unito durante la guerra e che fu seppellito al cimitero di Noyelles

L'affondamento della nave francese SS Athos, che trasportava numerosissimi passeggeri cinesi (morirono tutti), da parte di un U-Boot tedesco nel Mar Mediterraneo nel febbraio del 1917 e l'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America, favorevoli al pieno coinvolgimento cinese, il 6 aprile dello stesso anno causarono un decisivo schieramento a favore della Triplice intesa contro l'Impero tedesco.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Restaurazione Manciù.

La Germania tuttavia era interessata ad avere una Cina filo-tedesca dalla propria parte e per questo organizzò un colpo di stato guidato dal generale Zhang Xun, segretamente filo-tedesco, che nel giugno del '17 costrinse il presidente Li Yuanhong a sciogliere il Parlamento e il 1 luglio, essendo Zhang un monarchico, a restaurare l'imperatore Pu Yi.

Grazie alla determinazione di Li e alle forze dell'ex premier e signore della guerra Duan Qirui il colpo di stato terminò il 12 luglio con la restaurazione della Repubblica. Da quel momento in poi ogni speranza della Germania di avere dalla propria parte la Cina svanì. Il 14 agosto finalmente il nuovo presidente Feng Guozhang con il beneplacito di Duan e degli Alleati, dichiarò guerra alla Germania e all'Impero austro-ungarico.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Corpi di lavoro cinesi.

Furono inviati battaglioni di manovali e operai per adempiere a vari importanti compiti come scavare trincee, costruire e/o riparare carri armati e navi da guerra nei cantieri navali e lavorare nelle fabbriche dedite a prolungare lo sforzo bellico. Questi gruppi presero il nome di Corpi di lavoro cinesi. In totale durante tutta la guerra il Regno Unito assoldò 100.000 lavoratori cinesi, la Francia 35.000 e la Russia 50.000.

Minimo fu invece il contributo prettamente bellico. Subito dopo l'entrata in guerra le truppe cinesi occuparono le concessioni tedesche di Hankou e Tientsin e la concessione austro-ungarica sempre di Tientsin e le mantennero fino a quando nel 1919 furono restituite alla Nazione. I soldati inviati in Europa furono per lo più inquadrati nelle forze anglo-francesi o usati per azioni di guardia o pattuglia.

L'unica vera consistente forza usata dai cinesi nella Prima guerra mondiale fu quella inviata in Siberia contro l'Armata Rossa nel 1918 nell'ambito dell'Intervento alleato nella rivoluzione russa.

In totale circa 135.000 cinesi furono inviati negli ultimi due anni di guerra tra l'Europa, la Mesopotamia (qui contro gli ottomani) e l'Africa Orientale tedesca a prestare servizio e, non da meno, a contribuire a mantenere alto il morale Alleato.

Tuttavia in Cina la situazione politica era troppo complicata affinché un contributo bellico davvero decisivo alle sorti del conflitto fosse possibile.

Trattato di Versailles e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La guerra finì l'11 novembre 1918 con la capitolazione della Germania.

Visto il contributo minimo nelle operazioni belliche e l'idea comune secondo gli Alleati che non fosse una Nazione di primaria importanza, alla Conferenza di pace di Parigi (1919) alla Repubblica di Cina furono assegnati solo due seggi, un peso politico cioè minimo.

Alla Cina fu permesso di riannettere al proprio territorio le tre concessioni, due tedesche e una austro-ungarica, conquistate nel 1917 e poco più.

Duan Qirui, che nel frattempo tra il 1917 e il 1918 aveva imposto il suo dominio a quasi tutta la Cina, permise ai giapponesi, tramite il delegato e suo alleato di fiducia Cao Rulin, di mantenere il possesso della ex-concessione tedesca di Kiao-Ciao e de facto di tutto lo Shandong, che invece secondo tutta l'opinione pubblica e molti signori della guerra (principalmente ostili a Duan), la sua ripresa era il principale motivo per cui la Cina era intervenuta nella guerra con l'Intesa.

Il Trattato di pace di Versailles, stipulato quasi solamente secondo i voleri americani, britannici e francesi, assegnò molte vecchie basi e zone di controllo tedesche in Cina non ai cinesi bensì ai giapponesi, considerati alleati migliori e ben più forti.

Il governo cinese non fece niente per impedire queste violazioni degli accordi precedenti e della sovranità territoriale.

L'ondata di protesta popolare che ne seguì sfociò nel Movimento del 4 maggio 1919, quando un'enorme folla di cittadini si radunò a Pechino davanti alla Città Proibita, sede del Governo, chiedendo la revisione dei trattati che ostacolavano la sovranità cinese, la fine del regno dei signori della guerra e la creazione di una nuova Cina forte, unita e libera dall'egemonia straniera.

Il Movimento inoltre diede inizio alla diffusione nella vecchia Cina conservatrice e confuciana del comunismo, esportato dell'esperienza della Guerra civile russa e infatti nel 1921 fu fondato a Shanghai il Partito Comunista Cinese che con Mao Zedong, all'epoca ancora giovane editore sconosciuto, arriverà nel 1949 a prendere il potere sulla Nazione e a fondare l'attuale Repubblica Popolare.

Dall'altra parte invece Sun Yat-sen, rimasto sempre un leader carismatico e seguito, rispose alle richieste dei ribelli di Pechino, iniziando a organizzare da Canton la spedizione militare che avrebbe dovuto portare alla fine dei signori della guerra e alla riunificazione della Nazione secondo i Tre Principi del Popolo, tra cui la democrazia, cosa che purtroppo non vedrà mai in quanto morirà nel 1925 e la Spedizione del Nord (1926-1928) guidata dal suo protetto Chiang Kai-shek finirà per instaurare un regime altrettanto autoritario.

Tornando alla Grande Guerra, essa costò alla Cina circa 3000 morti, una cifra microscopica se confrontata alle perdite subite dagli altri Paesi, soprattutto quelli europei, e alla stessa popolazione cinese. Delle vittime totali solo 2000 morirono in Francia, negli incidenti in fabbrica o anche nei combattimenti.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]