Cimitero monumentale di Messina

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Cimitero monumentale di Messina
Entrata principale Gran camposanto di Messina.JPG
Entrata principale del cimitero monumentale di Messina
Tipocivile
Confessione religiosamista
Stato attualeIn uso
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàMessina
Costruzione
Periodo costruzione1865 - 1872
Data apertura22 marzo 1872
Area220.000 m2 (22 ha)
ArchitettoLeone Savoja
NoteContiene la sezione cimitero degli inglesi e la sezione acattolica
Mappa di localizzazione

Coordinate: 38°10′30.5″N 15°32′33.47″E / 38.17514°N 15.542631°E38.17514; 15.542631

Il cimitero monumentale di Messina, detto anche gran camposanto, è uno dei più importanti cimiteri monumentali d'Europa ed è ricco di opere d'arte, come ad esempio il cimitero monumentale di Staglieno.[1][2] Parte del gran camposanto è il cimitero inglese.

Sorge nei pressi della zona centrale della città, di fronte alla villa Dante sulla via Catania ma si estende per ben ventidue ettari.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1854, nel periodo in cui una gravissima epidemia di colera flagellava Messina e altre parti della Sicilia, venne emanato il bando di concorso affinché si edificasse un camposanto per la città.

Il bando fu aperto a tutti i progettisti del Regno delle due Sicilie e vide vincitore l'architetto messinese Leone Savoja ma passarono ben sette anni prima che la giunta municipale deliberasse l'esecuzione dell'opera, anche se i lavori più importanti iniziarono nel 1865[4].

Per onorare il ricordo del ministro Giuseppe Natoli, che si spense a Messina il 25 settembre 1867, la città di Messina decretò l'erezione del monumento sepolcrale ad opera dello scultore Lio Gangeri a lui dedicato e la tumulazione nel famedio[5].

Inaugurato poi nel 1872, per l'occasione furono successivamente trasferiti da Torino nel famedio, luogo di sepoltura dei cittadini illustri, i resti di Giuseppe La Farina, politico, scrittore e massone messinese. Sono inoltre presenti monumenti tombali dedicati alle vittime del terremoto del 1908.

Descrizione artistica[modifica | modifica wikitesto]

Al suo interno è presente la gran parte della statuaria e dell'architettura del neoclassicismo messinese.[6] L'architettura liberty, neogotica e neoclassica del cimitero è arricchita dalla presenza di una lussureggiante vegetazione e dai curatissimi giardini che inframezzano gli spazi sepolcrali. Il cimitero fu concepito sin dalle origini come un vero e proprio parco urbano e può essere definito "la galleria d'arte moderna e contemporanea all'aperto" della città di Messina. Sono tante, infatti, le presenze di artisti locali e non, sia dell'Ottocento che del Novecento, propugnatori in città delle varie correnti artistiche provenienti dal continente, in particolare dalla Francia (purismo, verismo, neobarocchismo, liberty, razionalismo).

Nella parte alta del cimitero è presente la chiesa di stile gotico chiamata "Cenobio", inizialmente residenza del cappellano del cimitero che rivestiva anche il titolo di direttore.[7]

Entrata principale[modifica | modifica wikitesto]

Galleria monumentale

Dalla Porta Maggiore del Gran camposanto di Messina, si può notare un suggestivo effetto scenografico, rappresentato da un grande piazzale contornato da fiori posti con un ordine accurato che va a comporre un disegno che raffigura lo stemma della città di Messina con i colori simbolo della città, il giallo e rosso su campo bianco e, in alto, la dicitura Orate Pro Defunctis.[8]

Galleria monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Lateralmente alla Porta Maggiore, si snodano i due viali che percorrono la galleria monumentale, che insieme al famedio ospita i sepolcri dei messinesi illustri. Il viale sinistro, che termina nei pressi del cimitero degli inglesi, ospita perlopiù le tombe di politici, patrioti e militari. Nel viale destro, oltre le tombe di letterati e giuristi, da menzionare sono le tombe di Giacomo Natoli, Tommaso Cannizzaro e Gaetano Martino.

Cenobio[modifica | modifica wikitesto]

Spianata del cenobio
immagine dell'antico camposanto.
Colonnello Giovanni Vollaro.
Dedica al colonnello Vollaro.
Monumenti al Cenobio.
Monumento funerario.
Monumento a Francesco Saya.
Monumento al principe Francesco Sturzo Brunaccini di San Teodoro.
Monumento funerario.
Particolare della spianata del Cenobio.

Il cenobio, in stile neogotico, si trova nella parte alta del Gran camposanto e si raggiunge da un viale alberato su una spianata. All'interno ospita numerosi monumenti sepolcrali di ragguardevole valore artistico: al piano terra si trovano due stanze, la sacrestia e la chiesa. Al piano superiore si trova una grande salone ed una passerella con delle finestrelle che danno sulla chiesa e la scalinata. Conosciuto anche con i nomi di cappella gotica o conventino, la sua progettazione è attribuita a Giacomo Fiore (1808-1893).[9][10]

Fino al 1908 la cappella fu adibita allo svolgimento di funzioni religiose, fu la sede degli uffici del Gran camposanto e ospitò l'alloggio del cappellano-direttore e del suo coadiutore. Il terremoto del 1908 provocò danni agli elementi decorativi senza comprometterne la struttura.[10]

All'inizio degli anni trenta fu oggetto di un intervento di restauro, nel corso del quale fu anche notevolmente modificata la distribuzione interna. I lavori terminarono nel 1932 e nell'ottobre dello stesso anno fu inaugurato.

I riti religiosi continuarono ad esservi officiati fino agli anni ‘50 ma soltanto in occasione della commemorazione dei defunti e del terremoto. La spianata circostante ospita pregevoli monumenti sepolcrali, quasi tutti realizzati fra gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi anni del Novecento[10].

Famedio[modifica | modifica wikitesto]

Famedio
Colonnato del famedio del gran camposanto.
Monumento a Giuseppe Natoli, opera di Lio Gangeri.
Monumento a Giuseppe La Farina.
Monumento a Giacomo Natoli.
Monumento a Silvestro La Farina.
Monumento a Patrizio Rizzotti.

I lavori per la costruzione del famedio cominciarono nel 1865 su progetto di Leone Savoja. L'opera fu inaugurata il 27 marzo 1872 quando vi furono traslate le spoglie di Giuseppe La Farina da Torino, tumulate nella tomba scolpita da Gregorio Zappalà.

Il famedio è una sorta di mausoleo ed è attraversato da una galleria sotterranea che ricorda le catacombe usata per la tumulazione dei defunti. La facciata è caratterizzata da un elegante colonnato ma causa la prematura morte del Savoja, la parte monumentale più bella non fu costruita.[9]

Ospita le tombe di uomini illustri come Felice Bisazza e Giuseppe Natoli, cui fu dedicata l'erezione del monumento sepolcrale (opera dello scultore Lio Gangeri) nel loggiato sovrastante.[5]

Venne gravemente danneggiato dal terremoto di Messina del 1908 che provocò il crollo di parti del complesso e in particolare della copertura. Questa poi non fu più ricostruita.[9]

Sepolcri commemorativi[modifica | modifica wikitesto]

I principali monumenti commemorativi sono situati nei pressi della Porta Maggiore. Caratteristico è il monumento che ricorda le vittime dell'esplosione del Forte Polveriera (Masotto) del 1888, situato proprio all'ingresso, è tra i più noti del Grancamposanto, mentre sulla collinetta alla Porta Maggiore è situato l'imponente monumento alla Guardia di Finanza realizzato da Vito Pardo,[11] sul quale si vedono raffigurati corpi sotto le macerie ed una guardia in piedi.

Numerosi i monumenti che ricordano le vittime del terremoto del 1908. Sulla spianata alla fine della galleria monumentale vi sono numerose tombe delle vittime e intere famiglie riposano su una spianata circondata da numerose cappelle gentilizie.

Sepolcri commemorativi e Cimitero degli inglesi
Monumento ai Finanzieri Vittime del Terremoto del 1908.
Monumento alle vittime del forte Polveriera (Masotto) 1888.
Lapide che commemora la visita del re Giorgio V del Regno Unito al Cimitero degli inglesi
Lapidi al cimitero inglese.
Antiche tombe al cimitero inglese.

Cimitero degli inglesi di Messina[modifica | modifica wikitesto]

Il Cimitero degli inglesi di Messina è una parte storica importante del Gran camposanto. Unna lapide ricorda la visita effettuata, il 5 aprile 1925, dal re Giorgio V e dalla regina Mary, accompagnati dai Principi Giorgio e Maria Vittoria. Nel cimitero acattolico inglese non ci sono inumati soltanto cittadini inglesi ma anche cittadini di origine statunitense, svizzera, danese, svedese, norvegese, russa, greca e francese, molti dei quali nati e cresciuti a Messina.

Al cimitero inglese si possono ammirare i monumenti funerari di ricchissimi esponenti della Messina dell'Ottocento, tra i più importanti Federico Grill, banchiere molto popolare e amato dal popolo messinese, James Thomas Eaton, proprietario delle filande del villaggio di Gazzi, Giovanni Walser, banchiere e filantropo.

Altri monumenti riguardono esponenti delle famiglie Sanderson (titolari di una delle più importanti imprese del mondo per la lavorazione dei derivati agrumari), Ruegg, Aveline, Oates, Fischer e Falkenburg.

Nell'altra sezione acattolica, situati presso gli uffici cimiteriali, nella parte più a nord del Gran camposanto, sono presenti i monumenti al medico finlandese Giacomo Augusto Estlander ed al filologo Adolfo Cannizzaro Kubli, figlio di Tommaso Cannizzaro.

Nel corso degli anni si sono verificati numerosi casi di vandalismo ai danni delle tombe e di alcune strutture del Gran Camposanto.

Autori delle opere artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli artisti che maggiormente lavorarono per le opere del cimitero furono i messinesi Lio Gangeri e Giovanni Scarfì. Oltre a loro Gregorio Zappalà, Salvatore Buemi, Mario Rutelli (artista palermitano e bisnonno di Francesco Rutelli), Adolfo Romano, Mimì Maria Lazzaro (definito da Filippo Tommaso Marinetti il più grande scultore di Sicilia), Carmelo Cappello, Vito Pardo e Mario Lucerna.[12]

Anche architetti come Giovan Battista Filippo Basile e Giuseppe Samonà lavorarono per le sue cappelle funerarie.

Sepolture illustri[modifica | modifica wikitesto]

Al famedio:

Nella galleria monumentale:[8]

Altre sepolture illustri:

Numerose le cappelle gentilizie appartenenti a famiglie illustri della città di Messina. Molte di esse contengono le spoglie di esponenti di spicco della vita universitaria, commerciale, forense e politica della città, legate al panorama messinese dell'Ottocento e del Novecento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Visitare Messina, su sicilia.italiadascoprire.net. URL consultato l'8 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2012).
  2. ^ Gran Camposanto Archiviato il 21 agosto 2009 in Internet Archive.
  3. ^ GAZZETTA DEL SUD - ONLINE - Messina - «Gran Camposanto, ormai avviato il piano di interventi: dateci tempo»[collegamento interrotto]
  4. ^ Comune di Messina - Si è verificato un errore
  5. ^ a b Il decreto è del 27 aprile 1868, mentre il "ricco mausoleo" nell'avancorpo del famedio è del 6 luglio 1880 (in Attard, Messinesi insigni..., 2ª ed. 1991, pp. 15-16 e 70)
  6. ^ Il Cimitero Monumentale di Messina, su messinaierieoggi.it. URL consultato il 9 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2016).
  7. ^ Gran Camposanto Archiviato il 27 giugno 2009 in Internet Archive.
  8. ^ a b Personaggi illustri tra le tombe monumentali del Gran camposanto «[collegamento interrotto]
  9. ^ a b c Messina Oggi - I Monumenti di Messina - Il Gran Camposanto di Messina Archiviato il 30 giugno 2010 in Internet Archive.
  10. ^ a b c Il Cenobio del Gran Camposanto di Messina
  11. ^ Cimitero Monumentale di Messina, in byitaly.org. URL consultato il 4 ottobre 2012.
  12. ^ I monumenti funerari al Gran Camposanto, su messinaierieoggi.it. URL consultato il 14 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cuzari, Un libro aperto sulla città: Il Gran Camposanto di Messina. Essenza antropologica delle iscrizioni funerarie nel Gran Camposanto di Messina. Associazione Culturale Federico II, 2004, Messina
  • Vincenzo Giorgio Attard, Messinesi insigni del secolo XIX sepolti al Gran Camposanto, schizzi biografici, 1926, Messina.
  • Antonino Amato, Antonino Continibali, IL Cenobio del Gran Camposanto di Messina, studi e rilievi -2 vol.- Edas edizioni, 1991, Messina.
  • Antonino Amato, Antonino Continibali, Francesco Maggio, Il Famedio di Leona Savoja, dalle necropoli di età preistorica al Gran Camposanto di Messina -2 vol.- Edas edizioni, 1988, Messina.
  • Gaetano Carbone, IL Gran Camposanto di Messina, edizioni GBM.
  • Attard Vincenzo Giorgio, Il Cimitero degli Inglesi - Appunti, epigrafi, elenchi, Perna, Messina 1995.
  • Gabriella Cianciolo Cosentino, Il Gran Camposanto di Messina, in AA. VV., L'architettura della memoria in Italia. Cimiteri, monumenti e città 1750-1939, Skira, 2007.
  • Dario De Pasquale, Mille volti, un'anima - Dal Gran Camposanto di Messina all'unità d'Italia: un percorso iconografico alla ricerca dell'identità perduta, ABC SIKELIA Edizioni, Barcellona (Me) 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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