Cimitero monumentale di Messina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Coordinate: 38°10′32.88″N 15°32′27.6″E / 38.1758°N 15.541°E38.1758; 15.541

Gran camposanto di Messina
Entrata principale Gran camposanto di Messina.JPG
Entrata principale del Gran camposanto di Messina. Gran Camposanto Messina.JPG
Spianata del Cenobio Viale principale del Grancamposanto di Messina.JPG
Viale principale del Gran camposanto Famedio del Grancamposanto di Messina.JPG
Colonnato del famedio
Tipocivile
Confessione religiosamista
Stato attualeIn uso
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàMessina
Costruzione
Periodo costruzione1865-1872
Data apertura22 marzo 1872
Area220.000 m2 (22 ha)
ArchitettoLeone Savoja
NoteContiene la sezione cimitero degli inglesi e la sezione acattolica
Mappa di localizzazione

Il cimitero monumentale di Messina, detto anche Gran camposanto, è uno dei più importanti cimiteri monumentali d'Europa ed è assieme a quello di Staglieno il cimitero monumentale più artistico d'Italia[1][2]. Al suo interno è presente la gran parte della statuaria e dell'architettura del neoclassicismo messinese[3]. Parte del gran camposanto è il cimitero inglese.

Sorge nei pressi della zona centrale della città, di fronte alla villa Dante sulla via Catania ma si estende per ben ventidue ettari.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1854, nel periodo in cui una gravissima epidemia di colera flagellava Messina e altre parti della Sicilia, venne emanato il bando di concorso affinché si edificasse un camposanto per la città.

Il bando fu aperto a tutti i progettisti del Regno delle due Sicilie e vide vincitore l'architetto messinese Leone Savoja ma passarono ben sette anni prima che la giunta municipale deliberasse l'esecuzione dell'opera, anche se i lavori più importanti iniziarono nel 1865[5].

Per onorare il ricordo del ministro Giuseppe Natoli, che si spense a Messina il 25 settembre 1867, la città di Messina decretò l'erezione del monumento sepolcrale ad opera dello scultore Lio Gangeri a lui dedicato e la tumulazione nel famedio[6].

Inaugurato poi nel 1872, per l'occasione furono successivamente trasferiti da Torino nel famedio, luogo di sepoltura dei cittadini illustri, i resti di Giuseppe La Farina, politico, scrittore e massone messinese. Sono inoltre presenti monumenti tombali dedicati alle vittime del terremoto del 1908.

Descrizione artistica[modifica | modifica wikitesto]

L'architettura liberty, neogotica e neoclassica del cimitero è arricchita dalla presenza di una lussureggiante vegetazione e dai curatissimi giardini che inframezzano gli spazi sepolcrali. Il cimitero fu concepito sin dalle origini come un vero e proprio parco urbano e può essere definito "la galleria d'arte moderna e contemporanea all'aperto" della città di Messina. Sono tante, infatti, le presenze di artisti locali e non, sia dell'Ottocento che del Novecento, propugnatori in città delle varie correnti artistiche provenienti dal continente, in particolare dalla Francia (purismo, verismo, neobarocchismo, liberty, razionalismo).

Nella parte alta del cimitero è presente la chiesa di stile gotico chiamata "Cenobio", inizialmente residenza del cappellano del cimitero che rivestiva anche il titolo di direttore[7].

Entrata principale[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Porta Maggiore del Gran camposanto di Messina, si può notare un suggestivo effetto scenografico, rappresentato da un grande piazzale contornato da fiori posti con un ordine accurato che va a comporre un disegno che raffigura lo stemma della città di Messina con i colori simbolo della città, il giallo e rosso su campo bianco e, in alto, la dicitura Orate Pro Defunctis[8].

Galleria monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Lateralmente alla Porta Maggiore, si snodano i due viali che percorrono la galleria monumentale, che insieme al famedio ospita i sepolcri dei messinesi illustri. Il viale sinistro, che termina nei pressi del cimitero degli inglesi, ospita perlopiù le tombe di politici, patrioti e militari. Nel viale destro, oltre le tombe di letterati e giuristi, da menzionare sono le tombe di Giacomo Natoli, Tommaso Cannizzaro e Gaetano Martino.

Il cenobio[modifica | modifica wikitesto]

Il cenobio, in stile neogotico, si trova nella parte alta del Gran camposanto e si raggiunge da un viale alberato su una spianata.

All'interno ospita numerosi monumenti sepolcrali di ragguardevole valore artistico: al piano terra si trovano due stanze, la sacrestia e la chiesa. Al piano superiore si trova una grande salone ed una passerella con delle finestrelle che danno sulla chiesa e la scalinata. Conosciuto anche con i nomi di cappella gotica o conventino, la sua progettazione è attribuita a Giacomo Fiore (1808-1893)[9][10].

Fino al 1908, la cappella fu adibita allo svolgimento di funzioni religiose, fu la sede degli uffici del Gran camposanto e ospitò l'alloggio del cappellano-direttore e del suo coadiutore. Il sisma del 1908 provocò danni agli elementi decorativi senza comprometterne gli elementi strutturali[10].

All'inizio degli anni trenta fu oggetto di un intervento di restauro, nel corso del quale fu anche notevolmente modificata la distribuzione interna. I lavori terminarono nel 1932 e nell'ottobre dello stesso anno fu inaugurato.

I riti religiosi continuarono ad esservi officiati fino agli anni ‘50 ma soltanto in occasione della commemorazione dei defunti e del terremoto. La spianata circostante ospita pregevoli monumenti sepolcrali, quasi tutti realizzati fra gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi anni del Novecento[10].

Il famedio[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Giuseppe Natoli, opera di Lio Gangeri

I lavori per la costruzione del famedio cominciarono nel 1865 su progetto di Leone Savoja. L'opera fu inaugurata il 27 marzo 1872 e vennero trasferite delle spoglie di Giuseppe La Farina da Torino che furono tumulate nella tomba scolpita da Gregorio Zappalà.

Il famedio è una sorta di mausoleo ed è attraversato da una galleria sotterranea, rassomigliante a delle catacombe, per la tumulazione dei morti. La facciata è caratterizzata da un elegante colonnato ma causa la prematura morte del Savoja, la parte monumentale più bella non fu costruita[9].

Ospita ancora oggi le tombe di uomini illustri come Felice Bisazza e Giuseppe Natoli, cui fu dedicata l'erezione del monumento sepolcrale (opera dello scultore Lio Gangeri) nel loggiato sovrastante[6].

È stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1908 che provocò il crollo di parti del complesso e in particolare della copertura, che non fu più ricostruita[9].

Sepolcri commemorativi[modifica | modifica wikitesto]

I principali monumenti commemorativi sono situati nei pressi della Porta Maggiore.

Caratteristico è il monumento che ricorda le vittime dell'esplosione del Forte Polveriera (Masotto) del 1888, situato proprio all'ingresso, è tra i più noti del Grancamposanto, mentre sulla collinetta alla Porta Maggiore è situato l'imponente monumento alla Guardia di Finanza realizzato da Vito Pardo,[11] sul quale si vedono raffigurati dei corpi sotto le macerie ed una guardia in piedi.

Numerosi i monumenti che ricordano le vittime del terremoto del 1908. Sulla spianata alla fine della Galleria monumentale, numerose sono le tombe delle vittime: uomini, donne, bambini e intere famiglie riposano su una spianata circondata da numerose cappelle gentilizie.

Artisti che hanno realizzato opere[modifica | modifica wikitesto]

Gli artisti più presenti sono naturalmente gli scultori messinesi Lio Gangeri e Giovanni Scarfì.

Altre opere presenti quelle di Gregorio Zappalà (principale è il monumento dedicato a La Farina al Famedio) ma sono anche da ricordare monumenti di Salvatore Buemi, Mario Rutelli (artista palermitano e bisnonno di Francesco Rutelli), Adolfo Romano, Mimì Maria Lazzaro (definito da Filippo Tommaso Marinetti il più grande scultore di Sicilia), Carmelo Cappello, Vito Pardo, Mario Lucerna[12].

Importanti anche le opere di architetti come Giovan Battista Filippo Basile e Giuseppe Samonà.

Sepolture illustri[modifica | modifica wikitesto]

Al famedio:

Nella galleria monumentale:[8]

Altre sepolture illustri:

Numerose le cappelle gentilizie appartenenti a famiglie illustri della città di Messina. Molte di esse contengono le spoglie di esponenti di spicco della vita universitaria, commerciale, forense e politica della città, legate al panorama messinese dell'Ottocento e del Novecento.

Lapide che commemora la visita del re Giorgio V del Regno Unito al Cimitero degli inglesi

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cimitero degli inglesi di Messina.

Nella sezione del cimitero degli inglesi, una lapide ricorda la visita effettuata, il 5 aprile 1925, dal re Giorgio V e dalla regina Mary, accompagnati dai Principi Giorgio e Maria Vittoria. Nel cimitero acattolico inglese non ci sono inumati soltanto cittadini inglesi ma anche cittadini di origine statunitense, svizzera, danese, svedese, norvegese, russa, greca e francese, molti dei quali nati e cresciuti a Messina.

Al cimitero inglese si possono ammirare i monumenti funerari di ricchissimi esponenti della Messina dell'Ottocento, tra i più importanti Federico Grill, banchiere molto popolare e amato dal popolo messinese, James Thomas Eaton, proprietario delle filande del villaggio di Gazzi, Giovanni Walser, banchiere e filantropo.

Altri monumenti riguardono esponenti delle famiglie Sanderson (titolari di una delle più importanti imprese del mondo per la lavorazione dei derivati agrumari), Ruegg, Aveline, Oates, Fischer e Falkenburg.

Nell'altra sezione acattolica, situati presso gli uffici cimiteriali, nella parte più a nord del Gran camposanto, sono presenti i monumenti al medico finlandese Giacomo Augusto Estlander ed al filologo Adolfo Cannizzaro Kubli, figlio di Tommaso Cannizzaro.

Nel corso degli anni si sono verificati numerosi casi di vandalismo ai danni delle tombe e di alcune strutture del Gran Camposanto

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Galleria monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Spianata del cenobio[modifica | modifica wikitesto]

Famedio[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti commemorativi[modifica | modifica wikitesto]

Cimitero degli inglesi[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

planimetria Gran Camposanto di Messina

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Visitare Messina
  2. ^ Gran Camposanto Archiviato il 21 agosto 2009 in Internet Archive.
  3. ^ Il Cimitero Monumentale di Messina
  4. ^ GAZZETTA DEL SUD - ONLINE - Messina - «Gran Camposanto, ormai avviato il piano di interventi: dateci tempo»[collegamento interrotto]
  5. ^ Comune di Messina - Si è verificato un errore
  6. ^ a b Il decreto è del 27 aprile 1868, mentre il "ricco mausoleo" nell'avancorpo del famedio è del 6 luglio 1880 (in Attard, Messinesi insigni..., 2ª ed. 1991, pp. 15-16 e 70)
  7. ^ Gran Camposanto Archiviato il 27 giugno 2009 in Internet Archive.
  8. ^ a b Personaggi illustri tra le tombe monumentali del Gran camposanto «[collegamento interrotto]
  9. ^ a b c Messina Oggi - I Monumenti di Messina - Il Gran Camposanto di Messina Archiviato il 30 giugno 2010 in Internet Archive.
  10. ^ a b c Il Cenobio del Gran Camposanto di Messina
  11. ^ Cimitero Monumentale di Messina, in byitaly.org. URL consultato il 4 ottobre 2012.
  12. ^ I monumenti funerari al Gran Camposanto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cuzari, Un libro aperto sulla città: Il Gran Camposanto di Messina. Essenza antropologica delle iscrizioni funerarie nel Gran Camposanto di Messina. Associazione Culturale Federico II, 2004, Messina
  • Vincenzo Giorgio Attard, Messinesi insigni del secolo XIX sepolti al Gran Camposanto, schizzi biografici, 1926, Messina.
  • Antonino Amato, Antonino Continibali, IL Cenobio del Gran Camposanto di Messina, studi e rilievi -2 vol.- Edas edizioni, 1991, Messina.
  • Antonino Amato, Antonino Continibali, Francesco Maggio, Il Famedio di Leona Savoja, dalle necropoli di età preistorica al Gran Camposanto di Messina -2 vol.- Edas edizioni, 1988, Messina.
  • Gaetano Carbone, IL Gran Camposanto di Messina, edizioni GBM.
  • Attard Vincenzo Giorgio, Il Cimitero degli Inglesi - Appunti, epigrafi, elenchi, Perna, Messina 1995.
  • Gabriella Cianciolo Cosentino, Il Gran Camposanto di Messina, in AA. VV., L'architettura della memoria in Italia. Cimiteri, monumenti e città 1750-1939, Skira, 2007.
  • Dario De Pasquale, Mille volti, un'anima - Dal Gran Camposanto di Messina all'unità d'Italia: un percorso iconografico alla ricerca dell'identità perduta, ABC SIKELIA Edizioni, Barcellona (Me) 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]