Cielo sulla palude

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Cielo sulla palude
Ines Orsini 55.jpg
Ines Orsini in una scena del film
Titolo originale Cielo sulla palude
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 111 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Augusto Genina
Soggetto Elvira Psorulla
Sceneggiatura Augusto Genina, Suso Cecchi d'Amico e Fausto Tozzi
Produttore Renato e Carlo Bassoli per ARX Film Ezio Lavoretti segretario di produzione
Distribuzione (Italia) Artisti Associati
Fotografia Aldo Graziati
Montaggio Otello Colangeli e Edmondo Lozzi
Musiche Antonio Veretti
Scenografia Virgilio Marchi
Costumi Adriano Cambellotti, Anna Maria Feo
Interpreti e personaggi
Premi

Cielo sulla palude è un film di Augusto Genina del 1949, ispirato alla vicenda di Maria Goretti. Vinse il Nastro d'Argento al miglior regista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di Luigi Goretti, bracciante agricolo, trova alloggio e lavoro nel casolare abitato dai coloni Serenelli, padre e figlio, in una malsana zona paludosa, vicino a Nettuno. Il giovane Alessandro Serenelli è preso da una passione morbosa per la figlia maggiore di Luigi, Maria. Dapprima cerca di attrarla con qualche gentilezza, poi tenta di usarle violenza e, respinto, giunge al punto di minacciarla. All'ennesimo rifiuto, il ragazzo l'aggredisce. La poveretta muore dopo atroci sofferenze sopportate con ferma fede e dopo aver perdonato il suo assassino.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

« La storia del martirio di Maria Goretti, narrata in termini agiografici, quasi di esaltazione religiosa, ma con agganci precisi al mondo umano e sociale in cui si è svolta, il mondo contadino gretto e chiuso, del principio del secolo, descritto in termini neorealistici. È il tema di questo film del dopoguerra diretto da Genina, dopo sette anni di silenzio. Ai film fascisti e bellicosi di prima si sostituisce ora un film di ispirazione cristiana, devoto, esaltato ed esaltante, ma il fondo del problema artistico non cambia.

Ora come allora l'interesse precipuo del regista va alla tecnica di ripresa, allo stile della narrazione, al decoro formale e alla cura artigiana, cosicché questo suo film, fin troppo esaltato, non è altro che un decoroso e dignitoso racconto popolare, ben condotto, ma tutto in superficie, tutto risolto nello splendore delle immagini e in un certo gusto realistico che può essere scambiato per approfondimento critico...» Gianni Rondolino su Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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