Cicerbita

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Cicerbita
Cicerbita alpina ENBLA01.jpeg
Cicerbita alpina
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Lactucinae
Genere Cicerbita
Wallr., 1822
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Lactucinae
Sinonimi

Mycelis
Cass. (1824)
Melanoseris
Decne. (1843)
Cephalorrhynchus
Boiss. (1844)
Chaetoseris
C.Shih (1991)
Zollikoferiastrum
(Kirp.) Kamelin (1993)

Specie
(Vedi testo)

Cicerbita Wallr. (1822) è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di piccole erbacee montane con fiori simili alla Cicoria selvatica.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere deriva dal latino cicer ("cece") in riferimento ai suoi piccoli semi; oppure, secondo altri testi, deriva dalla parola latina Cicharba (una pianta simile descritta dal medico personale di Teodosio I, Marcello Empirico di Bordeaux nella sua opera De medicamentis).

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Sono piante annue, biennali o perenni che possono raggiungere e superare il metro di altezza. La forma biologica prevalente del genere è emicriptofita scaposa (H scap): ossia sono piante perennanti con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso. Sono piante abbondantemente lattiginose.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto nella parte bassa è semplice, mentre diventa ramoso in prossimità dell'infiorescenza. I fusti sono sempre irti di peli. La parte sotterranea è un rizoma che a volte può essere obliquo.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie basali sono in genere grandi e formano una rosetta. Sono del tipo pennatopartite con un grande lobo apicale a forma di triangolo. I margini delle foglie sono dentati.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ordinati in capolini terminali. L'infiorescenza è a grappolo (o pannocchia) apicale. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro generalmente campanulato formato da più squame che fanno da protezione al ricettacolo (nudo, senza pagliette) sul quale s'inseriscono i fiori di tipo ligulato; l'altro tipo di fiori, quelli tubulosi, normalmente presenti nelle Asteraceae, in questo genere sono assenti. Le squame sono disposte su due serie; quelle più esterne sono corte e formano quasi un calice.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono tetra-ciclici (calicecorollaandroceogineceo), pentameri ed ermafroditi (generalmente lo sono quelli del disco centrale – quelli esterni sono femminili). I fiori possono essere di vari colori: gialli, blu o bianchi, e sono tutti di tipo ligulato e sono inoltre zigomorfi.
In generale i caratteri morfologici dei fiori di queste piante possono essere così riassunti:

K 0, C (5), A (5), G 2 infero
  • Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: i petali sono 5 con la porzione inferiore saldata a tubo (la parte superiore si presenta come un prolungamento nastriforme – ligula) terminante in 5 dentelli.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, mentre le antere sono saldate tra di loro e formano un manicotto circondante lo stilo.
  • Gineceo: l'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo è unico ma profondamente bifido

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni fusiformi (compressi), sormontati da un pappo bianco. Il frutto esternamente possiede da una a tre nervature disposte longitudinalmente. Il pappo si presenta con una serie di peli disposti internamente, circondati esternamente da una serie di basse ciglia.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Le specie di questo genere sono distribuite sui monti dell'Europa, nell'Asia temperata e America settentrionale.
In Italia allo stato spontaneo è presente solamente una specie: Cicerbita alpina che si trova sui rilievi montani delle Alpi e Appennini settentrionali. Nella Toscana è stata individuata sporadicamente un'altra specie Cicerbita macrophylla che però è originaria del Caucaso. Per l'altra specie, la Cicerbita plumieri, la presenza in Italia è controversa in quanto vegeta al confine con la Svizzera (Canton Ticino).

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Asteraceae (o Compositae, nom. cons.) è la famiglia vegetale più numerosa, organizzata in oltre 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie.
Il genere Cicerbita comprende una decina di specie di cui almeno una è propria della flora italiana.
Il genere Cicerbita venne creato nel 1822 ad opera del botanico Karl Friedrich Wallroth (1792-1857); questo per separare alcune specie dal genere Sonchus, definito da Linneo nel 1753, in quanto i pappi dei due generi sono differenti nella forma. Per altri botanici il genere di questa scheda si avvicina di più a quello della Lactuca e spesso la Cicerbita è inclusa in questo. È da aggiungere infine che per un lungo periodo di tempo al nome Cicerbita venne preferito quello di Mulgedium definito dal botanico Alexandre Henri Gabriel de Cassini nel 1824.

Qui di seguito è indicata una possibile classificazione di questo genere (classificazione APG):

Famiglia: Asteraceae, definita dal botanico e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 - 1878) in una pubblicazione del 1822.
Sottofamiglia: Cichorioideae, definita da Antoine-Laurent de Jussieu (1748-1836) e Chevall. nel 1828.
Tribù: Cichorieae, definita da Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) & Augustin Pyrame de Candolle (1778-1841), nel 1806.
Sottotribù: Lactucinae
Genere: Cicerbita, Wallr. (1822)

Specie[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono elencate le specie di Cicerbita.[1] I nomi comuni in italiano sono evidenziati in grassetto accanto al nome scientifico.

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del genere è possibile trovare spontaneamente il seguente ibrido interspecifico:

  • Cicerbita ×favratii Wilczek (1917) - Ibrido fra: Cicerbita alpina e Cicerbita plumieri

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

  • Mulgedium Cassini (1824): alcuni testi non riconoscono il genere Cicerbita e mantengono ancora valido questo sinonimo per tutte le specie del genere.

Generi simili[modifica | modifica wikitesto]

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

È soprattutto nella cucina che queste specie trovano impiego: sono parenti prossime della cicoria e della lattuga. Nelle nostre zone (Alpi orientali) è molto ricercata la specie Cicerbita alpina (corre il rischio di estinzione proprio per questo motivo).

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nel giardinaggio è talvolta usata come pianta ornamentale la specie Cicerbita tianshamica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cicerbita, su The Plant List. URL consultato il 14 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 21.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 261, ISBN 88-506-2449-2.
  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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