Cibernetica

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« I molti automi dell'epoca presente sono collegati al mondo esterno sia per quanto riguarda la ricezione di impressioni, che per l'esecuzione di azioni. Essi contengono organi sensoriali, effettori, e l'equivalente di un sistema nervoso per il trasferimento dell'informazione dagli uni agli altri (...) Non è affatto miracoloso che possano essere trattati in un'unica teoria assieme con i meccanismi della fisiologia[1] »

Il termine cibernetica ha indicato, e in parte indica anche tuttora, un vasto programma di ricerca interdisciplinare, rivolto allo studio matematico unitario degli organismi viventi e di sistemi sia naturali che artificiali, basato sugli strumenti concettuali sviluppati dalle tecnologie dell'autoregolazione, della comunicazione e del calcolo automatico. Il termine fu coniato nel 1947 dal matematico statunitense Norbert Wiener, che lo usò in un suo libro[2] di grande successo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La cibernetica è nata dunque come un campo di studi comune tra la biologia, le scienze umane e l'ingegneria. Già da questa descrizione si comprende l'importanza fondamentale per la cibernetica dell'interdisciplinarità[3], come risulta anche immediatamente dall'esame dei curricula estremamente variegati di tutti suoi protagonisti. Un'altra caratteristica metodologica generale del metodo cibernetico è l'attenzione rivolta al comportamento (ed alla sua descrizione matematica) degli oggetti del suo studio, più che alla loro struttura materiale. Da ciò deriverà una tendenza alla ideazione concettuale e, molto spesso, anche alla realizzazione fisica di modelli della realtà biologica, grazie anche alle nascenti possibilità della tecnologia elettronica[4]. L'ampiezza della prospettiva affrontata è tale da coinvolgere vari problemi di interesse filosofico; in particolare, dal punto di vista epistemologico, la cibernetica può essere caratterizzata come una nuova forma di riduzionismo, innovatrice rispetto alle forme tradizionali di materialismo per aver messo in luce l'importanza del concetto di informazione nell'intepretazione dei fenomeni della vita[5].

Per approfondire i contenuti della cibernetica al di là di queste sintetiche definizioni, bisogna ricorrere all'esame del suo effettivo sviluppo storico e delle diverse posizioni di chi ad essa si è richiamato, con una particolare attenzione al pensiero dello studioso che ne ha creato il nome. Si è trattato infatti di un fenomeno molto ampio, variegato ed interpretato spesso in modo diverso dai suoi protagonisti[6]. Si può comunque dire che nel programma cibernetico si possono individuare tre nuclei, chiaramente rilevabili anche nell'impianto dell'omonimo libro. Il primo, che accompagna tutta l'opera di Wiener, e nel quale è fondamentale l'apporto del fisiologo A. Rosenblueth, è relativo allo sviluppo di un metodo di analisi dei fenomeni biologici sulla base del concetto di retroazione e, più in generale, di scambio di informazione, sia all'interno dell'organismo, che tra questi e l'ambiente[7]. Il secondo, che nasce tra il 1943 ed il 1945 con il contributo essenziale di J. von Neumann, W. McCulloch e W. Pitts, riguarda l'estensione di questo metodo di analisi, esteso ad includere il concetto di computazione, alle funzioni cognitive del sistema nervoso centrale ed alle nuove macchine calcolatrici. Il terzo, il cui sviluppo è legato alle Macy Conferences on Cybernetics, tenute dal 1946 al 1953, vede l'estensione dei concetti cibernetici alle scienze sociali[8], alla quale peraltro Wiener non contribuisce, dichiarandosi anche scettico sulla sua possibilità[9].

Il grande dibattito innescato dalla cibernetica durò alcuni decenni dopo la pubblicazione del libro di Wiener. Successivamente, l'espansione impetuosa delle conoscenze nei diversi campi di interesse della cibernetica ha via via reso meno attuale la sintesi iniziale di Wiener. Inoltre, alcuni obiettivi erano forse troppo ambiziosi per l'epoca; le conoscenze su molti argomenti erano ancora rudimentali (si pensi alla fisiologia del sistema nervoso centrale o alla teoria dell'intelligenza artificiale) e la tecnologia allora disponibile non permetteva realizzazioni sofisticate. Il campo di studio originario della cibernetica è oggi occupato quindi da molte discipline autonome che, pur se in qualche modo discendenti da una comune radice, ne affrontano i temi con metodi non sempre conciliabili in un quadro unitario[10].

Storia del termine[modifica | modifica wikitesto]

La parola greca antica kybernetes (κυβερνήτης) indica il pilota di una nave. La radice kyber sta per "timone" e trova un parallelo nel latino guber, che ritroviamo nel gubernator, timoniere. Kyber e guber fanno evidente riferimento ad una comune progenitrice indoeuropea che significava timone. In ambedue le lingue il termine assume anche, per estensione, un significato metaforico che sta ad indicare colui che guida, o governa, una città o uno Stato: già nel greco di Platone[11] è attestata, in questo significato più ampio di arte del governo, l'espressione kybernetikè techne.

Nell'accezione politica di Platone, il termine viene ripreso nel 1834 da Ampère, nella sua ampia classificazione delle scienze, e qualche anno più tardi anche dal filosofo polacco Bronisław Trentowski[12].

Parallelamente, con la rivoluzione industriale, nasceva per la prima volta l'esigenza di costruire macchine che fossero in grado di regolare il proprio funzionamento in modo automatico, cioè senza l'intervento umano. L'esempio tipico è quello della macchine a vapore, che doveva erogare una potenza costante in condizioni di carico variabili. Questo problema di controllo fu risolto per primo nel 1789 da James Watt, con il cosiddetto regolatore centrifugo di velocità; fu però necessario quasi un secolo prima che James Clerk Maxwell, nel 1868, fornisse la descrizione matematica del comportamento del regolatore, individuando le condizioni di un suo comportamento stabile. Maxwell introduce in quest'opera il termine governor per indicare il meccanismo di regolazione[13].

Indipendentemente da Platone ed Ampère, ma con un esplicito omaggio a Maxwell, il termine fu reintrodotto da Wiener nell'estate del 1947, anglicizzato in cybernetics, nell'atto di dare il titolo al proprio libro pubblicato l'anno successivo: Cybernetics or Control and Communication in the Animal and the Machine[14]. Nelle intenzioni del suo autore, il libro proponeva un vasto programma di ricerca ed, in prospettiva, teneva a battesimo una nuova scienza, fondata appunto sullo studio unificato di animali e macchine dal punto di vista delle teorie del controllo automatico, della comunicazione e del calcolo automatico.

Al momento della sua creazione, il termine conobbe un successo molto elevato, sia in ambito scientifico che presso il pubblico. Quest'ultimo continua ancora oggi, seppure in un senso improprio e lontano dal significato originale, attraverso l'uso del prefisso "ciber-" (o "cyber-") ad indicare genericamente una connessione con la moderna tecnologia dell'informazione[15]. L'uso scientifico del termine è invece declinato, parallelamente alla vitalità del movimento, dopo la dispersione del gruppo originale dei primi scienziati raccolti attorno a Wiener e la morte di questi nel 1964.

Le radici della cibernetica[modifica | modifica wikitesto]

La cibernetica può essere considerata il punto di arrivo di alcune linee di pensiero, sviluppatesi nei decenni precedenti gli anni '40 del secolo scorso, in discipline quali la matematica, la tecnologia, la fisiologia generale e del sistema nervoso, la psicologia; ne ripercorriamo qui le tappe essenziali[16].

Lo sviluppo tecnologico[modifica | modifica wikitesto]

Molti degli strumenti di analisi della cibernetica derivano da alcune tecnologie, legate da un comune interesse nella elaborazione dell'informazione, e che ricevettero un particolare impulso dallo sviluppo dei dispositivi elettronici.

L'evoluzione storica dei sistemi di controllo automatico[17][18], come abbiamo visto, inizia praticamente con la regolazione della velocità dei motori a vapore. Le applicazioni crebbero molto nei decenni successivi, ma restarono sostanzialmente confinate allo sviluppo di servomeccanismi, nell'ambito dei campi di interesse dell'ingegneria meccanica, finché all'inizio del sec. XX la nascente tecnologia elettronica non aprì ambiti applicativi totalmente nuovi. Nel 1927 Harold Black dei Bell Labs, per risolvere problemi di comunicazione telefonica a lunga distanza, progettò il primo amplificatore basato sull'uso della retroazione. In questo modo si poteva aumentare la larghezza di banda dell'amplificatore, al costo però di maggiori rischi di instabilità del sistema; l'attenzione su questi nuovi problemi favorì lo sviluppo di nuovi studi sulla stabilità, quali quelli di Harry Nyquist e Hendrik Bode, anch'essi dei Bell Labs.

Con la guerra, i problemi applicativi si concentrarono sull'automazione dei sistemi di puntamento antiaereo basati sulle informazioni fornite dal radar per la rilevazione del bersaglio. Al crescere della complessità di questi sistemi, cresceva anche la connessione tra i problemi di controllo e quelli di comunicazione. All'inizio degli anni '40, Wiener affrontò per il governo USA questo problema, che richiedeva l'elaborazione dei segnali ricevuti con operazioni di filtraggio (per eliminare dal segnale radar ricevuto il rumore indesiderato ad esso sovrapposto) e di predizione (per individuare la posizione futura del bersaglio mobile, sulla base delle informazioni deducibili dalla sua storia passata)[19]; in questo modo il meccanismo di puntamento poteva dirigere il tiro nel punto dove, nel prossimo futuro, fosse massima la probabilità di trovare il bersaglio. Il risultato di questa ricerca, poi pubblicata nel 1949[20], conferma, tra l'altro, che gli strumenti matematici necessari per affrontare i problemi citati sono quelli statistici, già usati da Wiener negli studi sul moto browniano[21] e sull'analisi armonica[22][23].

Come quello dei controlli automatici, anche lo sviluppo delle comunicazioni elettriche (dal telegrafo, introdotto da Samuel Morse nel 1837, al telefono, che Alexander Bell sperimentò con successo nel 1876, alle trasmissioni senza fili, che dai brevetti di Tesla (1896) e di Marconi (1897) portarono fino alla radio ed al radar) vide delle forti innovazioni tecnologiche, ma una relativa costanza dei problemi di base. Da un lato, occorreva evitare il più possibile che il segnale da trasmettere venisse disturbato da rumore indesiderato; dall'altro, si trattava di formalizzare e dare un fondamento quantitativo ad un concetto apparentemente intuitivo come quello di "informazione", per valutare la massima quantità di informazione trasmissibile con un dato sistema, anche ricorrendo a variazioni (codifiche) del messaggio da trasmettere. Il primo problema ricevette, come abbiamo visto, un contributo fondamentale da Wiener nell'ambito dello studio del problema del puntamento antiareo. Per il secondo, i primi risultati furono raggiunti, negli anni tra le due guerre, ai Bell Labs da studiosi come Nyquist ed Hartley. Finalmente, nel 1948 (lo stesso anno del libro di Wiener sulla cibernetica) C. E. Shannon, anch'egli dei Bell Labs, pubblicò i suoi due fondamentali articoli su A Mathematical Theory of Communication[24], che affrontava tutte le questioni accennate, fondando la moderna teoria dell'informazione. Anche nel lavoro di Shannon, come in quello di Wiener, la statistica ed il calcolo delle probabilità costituiscono lo strumento principe di analisi; lo stesso Shannon rese esplicitamente omaggio alla tradizione della meccanica statistica utilizzando il termine "entropia"[25] come sinonimo di "quantità di informazione".

La nascita delle macchine calcolatrici è un processo che ha avuto le sue radici concettuali nei secoli precedenti al novecento, ma che di fatto ha iniziato a produrre risultati significativi con la disponibilità dei primi dispositivi elettromeccanici e, soprattutto, elettronici a vuoto. Nei decenni tra le due guerre assistiamo ad uno sviluppo tecnologico impetuoso che portò alla costruzione, durante la II guerra mondiale, di macchine calcolatrici pienamente funzionanti, fondamentali per la soluzione di importanti problemi militari. Tuttavia, in questo processo un ruolo fondamentale fu svolto da una intuizione che proveniva da un ambito apparentemente lontano, quello delle ricerche sulla logica ed i fondamenti della matematica. Nel 1936, infatti, Alan Turing pubblicò il suo lavoro On Computable Numbers, with an Application to the Entscheidungsproblem,[26] nel quale definiva un modello di macchina calcolatrice, oggi nota come macchina di Turing. Questa macchina, anche se di livello astratto, e pensata per scopi esclusivamente teorici, come l'analisi del concetto logico di “computabilità”, rappresenta tuttavia il modello del moderno calcolatore elettronico digitale. Questo può essere considerato definitivamente nato negli USA con le macchine ENIAC ed EDVAC; un report del 1945, redatto da John von Neumann[27], che descrive il funzionamento del secondo, definisce un modello di architettura, detto appunto di von Neumann[28], seguito da praticamente tutti gli elaboratori prodotti da allora[29]. È interessante notare come von Neumann fosse ben conscio dell'influenza del lavoro di Turing sullo sviluppo successivo delle macchine calcolatrici automatiche[30].

La connessione tra calcolatori e logica fu ribadita nel 1937 da Shannon, che nella propria tesi di Master al MIT A Symbolic Analysis of Relay and Switching Circuits[31] dimostrò come il calcolo delle proposizioni espresso dall'algebra di Boole potesse essere usato per analizzare e progettare l'hardware di un calcolatore digitale.

L'animale e la macchina[modifica | modifica wikitesto]

L'interesse della cibernetica allo studio comparato di animali e macchine ha le sue radici nella lunga storia degli automi[32], cioè macchine in grado di imitare funzioni tipiche degli esseri viventi. Nel passato lo studio degli automi si è concentrato sugli aspetti meccanici ed energetici, in analogia con le caratteristiche delle tecnologie del momento. Dall'inizio del secolo XX, tuttavia, si possono riscontrare i primi segni di una evoluzione del concetto di automa, che inizia a comprendere la capacità di interazione con l'ambiente circostante, dal quale la macchina può ricevere delle informazioni che, a loro volta, contribuiscono ad influenzarne il comportamento[33].

Questo processo inizia nell'ambito della discussione tra fisiologi e psicologi, in atto dall'inizio del secolo scorso, sull'intepretazione dei fenomeni della vita. In un dibattito che coinvolgeva fisiologi e psicologi quali Loeb, Thorndike, McDougall, Meyer, Hull, Rashevsky, Craik, si confrontavano una concezione meccanicista e riduzionista dei fenomeni biologici, di origine positivista, ed una vitalistica. Per la prima volta la nascente tecnologia elettromeccanica permetteva di concepire, ed anche di costruire, macchine, sia pure rudimentali, che potevano essere usate per dimostrare come un oggetto inorganico potesse simulare una funzione tipica dell'animale, in quanto rivolta ad uno scopo, quale, ad esempio, l'orientamento verso la sorgente di uno stimolo, o intelligente, quali la memoria e l'apprendimento. Si trattava degli esordi di un riduzionismo di tipo nuovo, nel quale era fondamentale (anche se non sempre chiaramente riconosciuto ed enunciato) il concetto di scambio di informazioni tra automa ed ambiente[34].

A partire da queste origini la progettazione, anche solo ideale, e la costruzione di automi, nello spirito indicato, è divenuto poi uno strumento costante di analisi della cibernetica. Tra gli esempi di automi più noti, concepiti dai principali esponenti della disciplina, si possono citare tra gli altri l'”omeostato” di Ross Ashby[35], la ”tartaruga” di Grey Walter[36], il ”topo” solutore di labirinti di Shannon, la ”cimice"/"tignola” di Singleton e Wiener, che illustra i meccanismi neurologici del tremore degli arti[37], eccetera[38].

L'omeostasi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della fisiologia, già nel secolo XIX Claude Bernard aveva identificato una delle caratteristiche fondamentali degli esseri viventi nella capacità di mantenere, nel proprio "milieu intérieur" (o "ambiente interno", costituito dai fluidi circolanti nel corpo), la costanza nel tempo dei parametri che garantiscono la vita. Queste osservazioni vennero riprese dai fisiologi J. S. Haldane e L. J. Henderson all'inizio del secolo successivo, e finalmente sviluppate appieno dal fisiologo americano Walter Cannon, che nel suo libro The wisdom of the body (1932), richiamandosi esplicitamente a Bernard, presentò una descrizione di vari sistemi di controllo presenti negli organismi (quali quelli di controllo della composizione del sangue o della temperatura del corpo). Cannon chiamò omeostasi la capacità degli essere viventi di mantenere inalterati i propri parametri vitali, reagendo ai disturbi esterni. L'analogia di questo concetto con quello di stabilità di un sistema è facile da cogliere, e Cannon accenna al fatto che lo studio della fisiologia degli organismi può aiutare nella comprensione dei problemi di "altri tipi di organizzazioni"[39][40].

L'opera di Wiener e lo sviluppo della cibernetica[modifica | modifica wikitesto]

Behavior, Purpose and Teleology[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso Wiener fa risalire la nascita delle idee che condussero alla cibernetica ad un ciclo di incontri tenuti, a partire dagli anni '30 e fino al 1944, presso la Harvard Medical School, dove medici e ricercatori discutevano con matematici, fisici ed ingegneri di problemi interdisciplinari e di metodo scientifico[41]. Wiener, all'epoca un matematico del MIT già affermato, incontrò qui il fisiologo messicano Arturo Rosenblueth, che conduceva gli incontri e che divenne poi suo collaboratore in varie ricerche sui meccanismi di controllo neuromuscolari, oltre che principale interlocutore sui problemi metodologici[42]. Rosenblueth era allievo di Cannon, che ad Harvard dirigeva il dipartimento di Fisiologia della Medical School[43][44].

Successivamente, al MIT, Wiener si dedicò al progetto dei sistemi di puntamento antiaereo, lavorando con il matematico ed ingegnere Julian Bigelow, anche qui in un ambito interdisciplinare che coinvolgeva matematica e vari campi della tecnologia.

La riflessione sulla retroazione sviluppata in queste esperienze condusse Wiener, con Rosenblueth e Bigelow, a proporre, nell'articolo del 1943 Behavior, Purpose and Teleology[45], una forma di analisi basata, piuttosto che sulla struttura interna degli oggetti di studio, sui loro comportamenti (behavior) osservabili dall'esterno. Da questo punto di vista, macchine ed organismi viventi sono assimilabili, in quanto ambedue in grado di perseguire il raggiungimento di un obiettivo (purpose), grazie all'uso di meccanismi di retroazione. Questa, nei casi più complessi, può essere predittiva, in grado cioè di tenere conto dell'evoluzione temporale del suo obiettivo; ciò accade, ad esempio, in un animale che caccia una preda in movimento, o in un sistema di puntamento antiaereo, nel quale il tiro avviene verso la posizione stimata futura del bersaglio. I comportamenti teleologici vengono quindi definiti come quelli orientati ad uno scopo e guidati dalla retroazione che in questo modo diviene, da concetto puramente tecnologico, lo strumento di una "forma di analisi comune" che "può essere usata per studiare i comportamenti sia delle macchine che degli organismi viventi, indipendentemente dalla loro complessità". Il mondo della biologia e dell'intelligenza diventa così comprensibile senza richiedere l'ipotesi dell'esistenza di una causa finale, e quindi una visione metafisica o non deterministica della realtà[46][47].

La modalità di analisi formalizzata nell'articolo sarà poi usata abitualmente in ambito cibernetico da vari autori: per evitare di dover studiare sistemi di struttura complessa o sconosciuta, ci si concentra invece sullo sviluppo di modelli, anche semplici, che mostrino pero' i tratti essenziali del comportamento di interesse[48][49].

Proposte analoghe erano state avanzate in Gran Bretagna negli stessi anni da W. Ross Ashby[50] e da Kenneth Craik. Quest'ultimo, uno psicologo coinvolto anch'egli durante la guerra nell'analisi dei sistemi automatici di puntamento antiaereo, prematuramente scomparso nel 1945, può essere considerato un vero precursore della cibernetica, enunciatore di tesi simili a quelle di Wiener sullo studio unificato di animale e macchina. Nello scritto The mechanism of human action (1943 - 1945, poi pubblicato postumo) aveva tracciato una distinzione nell'analisi psicologica tra metodi analitico e sintetico[51], mostrando come modelli sintetici che impiegano la retroazione possono aiutare a superare la barriera tra mondo inorganico ed intelligenza invocata dal vitalismo.

Il sistema nervoso come macchina logica[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti, il mondo della della ricerca scientifica entrò in contatto con il calcolatore digitale negli anni della guerra ed in quelli immediatamente precedenti. Wiener racconta che il suo interesse per questa tecnologia nacque inizialmente dalla sua collaborazione con Vannevar Bush allo studio dell'analizzatore differenziale. Da quell'esperienza egli trasse la convinzione che fosse necessario passare ad una architettura di calcolatore completamente elettronico, digitale e basato sul sistema di numerazione binario[52]. Anche John von Neumann, uno dei maggiori matematici del XX secolo, membro del prestigioso IAS a Princeton, e già in contatto con Wiener g ni '30Heims 1980, iniziò ad occuparsi attivamente di calcolo automatico nel suo ruolo di consulente del governo USA, per la risoluzione di problemi di calcolo numerico di interesse militare. Von Neumann aveva anche conosciuto Turing all'IAS già nel 1936, e gli aveva offerto una posizione nell'Istituto[53].

Anche il mondo della neurofisiologia fu interessato nello stesso periodo da una svolta importante, impressa dal neurofisiologo Warren McCulloch. Wiener ebbe l'occasione di incontrarlo tramite Rosenblueth, e successivamente, nel 1942, ad un convegno della Fondazione Macy[54] di New York. McCulloch lavorava ad un modello formale dell'attività neuronale, che non riusciva a completare a causa delle difficoltà tecniche dell'argomento. Egli poté superarle solo grazie all'incontro, a Chicago, con il giovanissimo logico e matematico Walter Pitts, che conosceva a fondo i sistemi logici di Carnap e Russell. Il loro lavoro diede luogo, nel 1943, al fondamentale articolo A Logical Calculus of Ideas Immanent in Nervous Activity[55]. Nello stesso anno, Wiener accolse Pitts nel suo gruppo di lavoro al MIT e, presumibilmente, lo mise in contatto, assieme a McCulloch, con von Neumann[56][57].

Il risultato di McCulloch e Pitts resta la prima formalizzazione dell'equivalenza logica tra il sistema nervoso ed un calcolatore elettronico, e della possibilità di rappresentare ambedue con strumenti della logica formale. Gli autori mostrarono infatti che una rete neuronale può essere descritta dalla logica delle proposizioni e quindi dall'algebra di Boole, analogamente a quanto trovato sei anni prima da Shannon per i circuiti digitali. Von Neumann commentò: "Si è sostenuto spesso che le attività e le funzioni del sistema nervoso umano siano così complesse da non poter essere eseguite da nessun meccanismo ... Il risultato di McCulloch e Pitts mette fine a tutto questo e prova che tutto ciò che può essere descritto completamente e senza ambiguità a parole, può essere ipso facto realizzato con una rete neurale finita"[58]. Nel suo "First Draft" del 1945 sull'architettura dell'EDVAC egli citò esplicitamente i risultati di McCulloch e Pitts, usandoli come modello (l'unico disponibile all'epoca) di un circuito digitale sincrono. Alcuni anni dopo, lo sviluppo del concetto formale di automa permise la costruzione di un modello che poteva descrivere in modo unitario il comportamento di sistemi diversi come la macchina di Turing, le reti neurali, i calcolatori digitali con il loro software, i circuiti elettronici digitali[59][60].

Dopo l'articolo del 1943, McCulloch e Pitts pubblicarono anche altri rilevanti risultati. Nel 1947, ad esempio, in On How We Know Universals: The Perception of Auditory and Visual Forms[61], che Wiener cita estensivamente in La cibernetica[62], approfondirono i meccanismi neurofisiologici di costruzione degli universali dai dati della percezione. Dal loro modello di reti di neuroni nacque un filone di studi, ancora oggi fiorente, sullo sviluppo di modelli formali del sistema nervoso per lo studio teorico di processi come la percezione e l'apprendimento[63][64][65].

Wiener avvertì la necessità di un approfondimento di questi temi, anche dal punto di vista delle sue tesi su teleologia e retroazione. Egli promosse quindi, assieme a von Neumann, un incontro che si tenne a Princeton, all'inizio del 1945, con la partecipazione, tra gli altri, di Wiener, McCulloch e Pitts, del neurofisiologo R. Lorente de Nò, del matematico ed esperto di calcolatori H. Goldstine[66]. Questo incontro costituì la prima occasione di contatto tra matematici, ingegneri del controllo e del calcolo automatico, e neurofisiologi, che rappresentavano le discipline sulle quali sarà costruito l'impianto de La cibernetica. Ci furono dei tentativi di organizzare tra i partecipanti all'incontro un gruppo di lavoro stabile, per il quale fu anche ipotizzato il nome di Teleological Society[67], e che si realizzerà poi nell'ambito delle Macy Conferences on Cybernetics, che saranno promosse dalla Fondazione Macy a partire dal 1946.

In seguito, von Neumann espresse scetticismo sulla possibilità di affrontare lo studio del funzionamento del cervello umano sulla base delle conoscenze di neurofisiologia allora disponibili, probabilmente ritenendo prematura la sintesi cercata in quest'ambito da Wiener[68]. Negli anni seguenti, utilizzando il concetto di automa, analizzò varie funzioni tipiche degli esseri viventi, quali la capacità di riproduzione[69] (fondando lo studio degli automi cellulari), o quella di fornire prestazioni affidabili partendo da componenti soggetti ad errori, come accade nel sistema nervoso animale[70]. Questi documenti, rimasti allo stato di abbozzo anche a causa della prematura scomparsa dell'autore, avvenuta nel 1957, suggeriscono un suo piano per lo sviluppo di una propria teoria unitaria del cervello e delle macchine calcolatrici[71].

Cybernetics[modifica | modifica wikitesto]

Per Wiener ed il primo nucleo di cibernetici una importante occasione di discutere le proprie idee e stabilire nuovi contatti nacque dagli incontri interdisciplinari promossi dalla Fondazione Macy ed in particolare dal suo direttore Frank Fremont-Smith. La fondazione, che già aveva curato la conferenze del 1942 che vide il primo incontro tra Wiener e McCulloch, organizzò dal 1946 al 1953, con cadenza semestrale, dieci incontri interdisciplinari, inizialmente indicati come "Conferenze sui meccanismi di retroazione e sui sistemi a causazione circolare nei sistemi biologici e sociali"[72], e più semplicemente, dal 1948 in poi, "Conferenze sulla Cibernetica". Tramite di esse vennero in contatto con le idee della cibernetica personalità quali Shannon, il neuroanatomista Gerhardt von Bonin, l'etologo Theodore C. Schneirla, gli psicologi Heinrich Klüwer, Kurt Lewin, Lawrence Kubie e Molly Hollower, il pedagogista Lawrence Frank, gli antropologi Margaret Mead e Gregory Bateson, il sociologo Paul Lazerfeld, il matematico e statistico Leonard Jimmie Savage, l'economista Oskar Morgenstern, il filosofo ed epistemologo Filmer C. S. Northrop, ed altri. Alle conferenze parteciparono i anche due cibernetici britannici, lo psichiatra W. Ross Ashby ed il neurologo William Grey Walter[73].

È sotto l'impulso delle conferenze interdisciplinari dalla Fondazione, e nel clima di dialogo e confronto con gli altri partecipanti, che Wiener conia il neologismo cibernetica, e pubblica nel 1948 la sua opera omonima. Questa abbraccia un ambito interdisciplinare molto vasto, che comprende la matematica dei processi aleatori e dell'analisi armonica, la teoria del controllo e delle comunicazioni, la fisiologia generale e quella del sistema nervoso, la logica, la psicologia. L'obiettivo del lavoro è sempre quello duplice che ha sin qui motivato l'autore: usare i nuovi strumenti concettuali sviluppati nello studio delle macchine per arrivare ad una migliore comprensione degli esseri viventi, e progettare macchine in grado di emulare le prestazioni ed il comportamento degli animali. Nell'opera possono essere individuati alcuni temi prevalenti:

  • L'assunzione della meccanica statistica come strumento matematico per la descrizione unitaria sia dei fenomeni della vita che del funzionamento delle macchine che elaborano informazione[74];
  • il ruolo delle teorie della comunicazione e del controllo nell'analisi dei sistemi viventi[75];
  • il funzionamento del cervello e del sistema nervoso ed i possibili paralleli con gli elaboratori elettronici digitali[76];
  • le possibili applicazioni della cibernetica alle scienze sociali (sulle quali Wiener esprime comunque il suo scetticismo)[77].

I due capitoli IX e X, aggiunti con la seconda edizione, affrontano i temi dell'apprendimento, della auto-replicazione e dell'auto-organizzazione nei sistemi complessi.

Dopo il 1948[modifica | modifica wikitesto]

Il libro di Wiener e l'attività del gruppo delle Macy Conferences, che continuò a riunirsi fino al 1953, aiutarono a diffondere i principi del metodo cibernetico ed a far nascere varie iniziative scientifiche che ad esso si richiamarono esplicitamente. Grazie anche a questi contributi, tra la fine degli anni '40 e l'inizio del decennio successivo, la cibernetica conobbe un periodo di grande visibilità e di interesse, da parte sia del mondo della ricerca che di quello della cultura popolare[78].

Successivamente iniziò un declino dovuto a vari fattori. Innanzitutto sorsero divergenze, sia personali che scientifiche, tra i protagonisti del movimento cibernetico. Dopo il 1951, né Wiener né von Neumann parteciparono più alle Conferenze Macy, la cui presidenza era tenuta da McCulloch. Wiener e von Neumann si erano allontanati per motivi sia di ordine ideologico (Wiener aveva maturato un pacifismo radicale, mentre von Neumann lavorava a contatto con il mondo della difesa USA[79]) che di diversa visione dei problemi di analisi della mente. Inoltre, Wiener vedeva con sospetto l'attività di McCulloch, nel frattempo trasferitosi al MIT, temendo che volesse appropriarsi della guida scientifica del movimento cibernetico; questa situazione esplose poi, nel 1953, in una sua irreparabile rottura personale nei confronti sia di McCulloch che di Pitts[80]. In quel periodo Pitts stava sviluppando la sua tesi di dottorato in matematica sotto la guida di Wiener, per la quale aveva sviluppato un nuovo modello di rete neurale, basato su un ampio uso della meccanica statistica, più complesso rispetto quello oggetto del suo articolo con McCulloch del 1943. A seguito della rottura, Pitts cessò ogni attività di ricerca e distrusse tutte le sue carte, inclusa la bozza di tesi, entrando in una lunga crisi personale dalla quale non riuscì più ad emergere[81]. Il gruppo di giovani neurofisiologi raccolto attorno a Wiener per iniziativa del presidente del MIT J. Wiesner, che comprendeva, oltre a Pitts, Jerome Lettvin[82] e Patrick Wall[83], si disperse, mettendo fine ad un ambiente nel quale si combinavano in modo unico conoscenze matematiche e biologiche.

Inoltre, l'interesse per la cibernetica da parte di una vasta platea di discipline, in gran parte nell'ambito delle scienze umane e sociali, portarono ad un uso del termine sempre meno preciso e definito. Allo stesso modo, l'esplosione dell'interesse popolare e dei mezzi di comunicazione per la cibernetica, e la inevitabile banalizzazione del termine che ne seguì, erose la credibilità del programma, spesso associato ad iniziative e posizioni non scientifiche[84]. Nel 1956 Shannon usò l'espressione bandwagon[85] per descrivere un fenomeno analogo che avveniva per il termine informazione[86], con considerazioni che si sarebbero potute applicare allo stesso modo al termine cibernetica. Ciò comportò la tendenza, per gli studiosi di argomenti di interesse cibernetico, a usare altri termini per descrivere la propria attività.

Infine, la nascita (tradizionalmente associata ad un seminario estivo tenutosi presso il Dartmouth College nel 1956) dell'intelligenza artificiale (IA) come movimento autonomo ed organizzato, ha rappresentato un altro motivo di indebolimento della cibernetica. Si trattava infatti di movimenti con obiettivi largamento coincidenti, ma animati da ricercatori in gran parte di diversa estrazione, e con un differente approccio ai problemi; l'IA era concentrata sull'analisi dell'intelligenza da un punto di vista computazionale, e trascurava sia il ruolo della retroazione che il parallelismo tra animali e macchine[87].

In ogni caso, dopo la fine delle Conferenze Macy, vari autori, richiamandosi alla cibernetica, vi apportarono contributi personali originali, anche se spesso divergenti dall'impostazione degli iniziatori della disciplina. Il filosofo ed epistemologo americano di origine tedesca Ernst von Glasersfeld, psicologo di formazione, per un periodo collaboratore di Ceccato in Italia, elaborò una posizione filosofica da egli stesso indicata come costruttivismo radicale[88]. Contributi originali in campo psicologico vennero anche dal britannico, ingegnere di formazione, Gordon Pask.

Gregory Bateson e Margaret Mead, ambedue membri del gruppo delle Conferenze Macy, lavorarono per incorporare le idee della cibernetica nell'antropologia[89]; in particolare, Bateson se ne servì per sviluppare un sistema multidisciplinare che includeva anche elementi tratti dalla psichiatria, la biologia e l'epistemologia[90]. Alcune sue opere, come Steps to an ecology of mind[91] (1972) o Mind and Nature: A Necessary Unity[92] (1979), hanno esercitato una vasta influenza e continuano ad essere lette ancora oggi.

L'americano Jay Forrester ed il britannico Stafford Beer, provenienti da diverse discipline (rispettivamente, l'ingegneria elettronica e la ricerca operativa), si richiamarono ai principi della cibernetica lavorando nell'ambito dei sistemi complessi in ambito organizzativo ed economico. Il biologo cileno Humberto Maturana negli anni '50 fu collaboratore al MIT di Pitts e Lettvin, con i quali pubblicò alcuni importanti contributi di neurofisiologia della visione [93]. Successivamente, assieme al suo allievo Francisco Varela, elaborarò una teoria del mondo biologico basata sul concetto di autopoiesi[94].

Heinz von Foerster, fisico di formazione, si occupò di elettronica, informatica e biofisica. Legato a McCulloch, fu uno dei frequentatori più assidui delle Conferenze Macy, delle quali curò la pubblicazione degli atti. Fondò nel 1958 il Biological Computer Laboratory (BCL)[95] all'Università dell'Illinois, che fino al 1976 fu un centro di ricerca ed elaborazione per la seconda generazione di cinernetici, ed ospitò tra gli altri come docenti Ashby, Pask, Beer, Maturana, Varela, von Glasersfeld, J. Lilly. von Foerster propose il concetto di cibernetica del secondo ordine, o cibernetica della cibernetica, per indicare il proprio lavoro e quello di altri esponenti[96].

La cibernetica fuori dagli USA[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia le idee di Wiener si diffusero fortemente nella comunità accademica degli epistemologi e dei fisici. Precedentemente all'ultima riforma universitaria l'ordinamento accademico italiano prevedeva anche una laurea in fisica-cibernetica e presso la facoltà di scienze fu istituita una cattedra in cibernetica, ancora oggi attiva in qualche facoltà ma con contenuti didattici molto variegati.

Tra i principali gruppi di ricerca cibernetici che operarono in Italia vanno citate quello napoletano, quello genovese, e la scuola operativa italiana (SOI)[97].

Il primo nacque dalla iniziativa del fisico teorico Eduardo Renato Caianiello, il quale fondo' nel 1957 l'Istituto di fisica teorica dell'Universita' di Napoli, e successivamente formo' al suo interno, in collaborazione con il CNR, un Gruppo di Cibernetica con sede a Pozzuoli. Caianiello si dedicò principalmente allo studio delle reti neurali; con lui collaborò sin dall'inizio Valentino von Braitenberg, neurofisiologo, e per un periodo anche il fisico, matematico e ingegnere Giacomo della Riccia[98], poi ultimo collaboratore di Wiener al MIT. Caianeillo, che conobbe personalmente Wiener nel 1954, e lo ricevette poi più volte a Napoli, mantenne relazioni di collaborazione con questi ed altri esponenti di primo piano della cibernetica. Tra i membri della scuola di Caianiello non possono essere dimenticati i fisici e matematici Luigi Maria Ricciardi[99], Francesco Lauria, Aldo De Luca e Settimo Termini.

Anche il secondo gruppo nacque ad iniziativa del CNR, che creò il Laboratorio di cibernetica e biofisica di Genova, con sede a Camogli, particolarmente attivo, con il suo promotore, il biofisico Antonio Borsellino (1915-1992), Augusto Gamba (1923-1996), ed altri, nella ricerca sui sistemi adattivi di apprendimento e riconoscimento delle forme. Il sistema PAPA (Programmatore ed Analizzatore Probabilistico Automatico), da essi proposto a partire dal 1961, suscitò attenzione ed interesse a livello internazionale[100].

Oggi il centro di Camogli costituisce, assieme ad altri laboratori del CNR a Milano, Pisa, Palermo e Trento, l'Istituto di Biofisica del CNR[101], che si occupa dello studio della struttura e dei meccanismi di funzionamento dei sistemi biologici con metodi interdisciplinari tipici della fisica e della matematica. Dal canto suo, l’attuale Istituto di cibernetica napoletano[102], accanto a progetti di bioinformatica e di reti neurali, ha sviluppato prevalentemente ricerche in fisica della superconduttività. Infine, sia nell’Università di Genova sia in quella di Napoli Federico II sono stati inaugurati importanti laboratori di robotica.

La scuola operativa italiana, fondata da Silvio Ceccato, operò principalmente in ambito linguistico. Con Ceccato collaborarono Giuseppe Vaccarino e Vittorio Somenzi. Di Somenzi va ricordata l'antologia La filosofia degli automi[103], che per prima presentò in italiano i testi classici della cibernetica. Egli fu poi docente di filosofia della scienza presso La Sapienza a Roma, ove nello studio metodologico e filosofico della cibernetica e dell'intelligenza artificiale gli è succeduto Roberto Cordeschi.

Tra i cibernetici italiani si possono ricordare inoltre Giuseppe Trautteur[104], Giuseppe O. Longo.

Altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

In Gran Bretagna viene spesso considerato un anticipatore dell'analisi cibernetica lo psicologo Kenneth Craik, prematuramente scomparso nel 1945. Più tardi, tra il 1949 ed il 1958, alcuni scienziati interessati alle relazioni tra macchine ed organismi naturali avevano dato vita ad un gruppo informale, noto come Ratio Club. Tra i suoi frequentatori sono da ricordare lo psichiatra W. Ross Ashby, il neurofisiologo William Grey Walter, il fisico e teorico dell'informazione Donald M. MacKay[105]. Lo stesso Turing, anch'egli membro del club, sviluppò dopo la guerra un interesse per l'analisi matematica di problemi biologici[106].

Al di fuori del Ratio Club, il premio Nobel ungherese naturalizzato britannico Dennis Gabor, pur non aderendo al movimento cibernetico, perseguì interessi simili. Più tardi, Stafford Beer introdusse nell'ambito degli interessi cibernetici la ricerca operativa ed i problemi organizzativi.

In Unione Sovietica, nonostante problemi ideologici e politici legati alla difficoltà dei rapporti con l'Occidente, gli studi cibernetici si diffusero ampiamente. Peraltro, la matematica sovietica (con studiosi quali Lyapunov, Markov, Kolmogorov, Khintchine, Stratonovich, Pontryagin, ed altri) era tradizionalmente impegnata in aree di interesse cibernetico, quali lo studio dei processi stocastici, le teorie dei segnali, dell'informazione e del controllo.

In Cile va ricordata l'attività dei biologi Humberto Maturana, già collaboratore di McCulloch e Pitts, e Francisco Varela.

La nascita di una storiografia della cibernetica[modifica | modifica wikitesto]

Spentosi il clamore sulla cibernetica, dopo la fine degli anni Sessanta, subentrò l'ignoranza di cosa fosse stata nel dettaglio questa grandiosa esperienza scientifica, dove risiedono - come detto - molte delle radici delle scienze e tecnologie attuali. Cio' dipendeva anche dalla scarsa attenzione alla storia degli eventi tipica del mondo della ricerca, sempre proiettato verso il nuovo. Così ci ritrovammo senza cibernetica e senza sapere cosa fosse stata.

Anche per l'effetto distanziante del tempo e ad opera soprattutto di outsiders, a partire dal 1980 è nata una storiografia avvertita della cibernetica. Va citata innanzitutto quella che si è concentrata sulla figura di Wiener.

Il primo ad inaugurare questa storiografia fu il fisico statunitense, Steve J. Heims, che aveva scoperto con meraviglia la complessa nebulosa cibernetica delle origini, e gli dedicò due ampie opere: una che confronta von Neumann e Wiener[107], l'altra dedicata alle Macy Conferences on Cybernetics[108].

Gli fece seguito, nel 1990, un libro di Pesi R. Masani, matematico che aveva lavorato a fianco di Wiener negli ultimi anni della sua vita, e coglie globalmente la figura di Wiener entrando nei particolari della matematica wieneriana, cercando di renderla comprensibile ai più, e dando in proposito un contributo fondamentale[109].

Nel 1994 ha cominciato a dedicarsi allo studio della figura di Wiener Leone Montagnini, che ha approfondito gli aspetti filosofici e sociologici della sua formazione (Wiener aveva un Ph.D. in filosofia) e della sua opera, nonché alcuni fondamentali snodi storiografici sull'evoluzione della cibernetica. Questi contributi sono confluiti, aggiornati e organicamente sistematizzati, nel volume Le armonie del disordine.[110]

L'eredita' della cibernetica[modifica | modifica wikitesto]

La cibernetica ha rappresentato un tentativo di sintesi tra diverse discipline, alcune delle quali all'epoca in fase nascente. Oggi il campo di interessi delineato da Wiener è occupato da varie discipline specialistiche, tutte in qualche modo discendenti da quell'esperienza originaria, nelle quali è prevalente pero' il momento analitico. I problemi da affrontare per arrivare ad una teoria unificata degli animali e delle macchine si sono rivelati, infatti, più complessi di quanto forse potessero apparire nel 1948.

Tra queste discipline si devono citare almeno:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wiener 1948/1961, cap. I, pag. 71-72 della II edizione italiana
  2. ^ Wiener 1948/1961
  3. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione
  4. ^ Cordeschi 1998
  5. ^ Wiener 1948/1961, cap. I; Cordeschi 1998
  6. ^ per una panoramica dei diversi accenti posti sull'uno o l'altro aspetto si può esaminare in Asc un elenco di alcune delle diverse definizioni fornite di questo nuovo campo di ricerca
  7. ^ Hellman 1982
  8. ^ Heims 1991
  9. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione, pagg. 49 - 50 della II edizione italiana; cap. VIII
  10. ^ Enciclopedia Italiana 1978
  11. ^ nel Gorgia ed in La Repubblica
  12. ^ Masani 1990 pag. 252
  13. ^ J. C. Maxwell, On Governors
  14. ^ Wiener scrisse anche due altre opere sull'argomento, di taglio più divulgativo, e maggiormente orientate a problemi sociali: vedi Wiener 1950 e Wiener 1964
  15. ^ si pensi a termini quali cyberspazio, cyberpunk, cybersecurity, ecc.
  16. ^ Arbib 1987, cap. I
  17. ^ S. Bennet, A bried history of Automatic Control, IEEE Control Systems Society
  18. ^ Neculai Andrei, Modern Control Theory -- A historical perspective
  19. ^ predizione e filtraggio sono in realtà, nell'approccio di Wiener, operazioni simili; vedi filtro di Wiener
  20. ^ N. Wiener, The Extrapolation, Interpolation, and Smoothing of Stationary Time Series, Report of the Services 19, Research Project DIC-6037 MIT, February 1942; poi New York: Wiley, 1949. ISBN 0-262-73005-7. Risultati analoghi erano stati raggiunti indipendentemente, negli stessi anni, da Kolmogorov; v. Wiener 1948/1961
  21. ^ J. L. Doob, Wiener's work in probability theory, Bulletin of The American Mathematical Society, vol 72 n. 1, 1966
  22. ^ P. Masani, Wiener's contribution to Generalized Harmonic Analysis, prediction theory and filter theory, Bulletin of The American Mathematical Society, vol 72 n. 1, 1966
  23. ^ J. J. Benedetto, Generalized Harmonic Analysis and Gabor and wavelets systems
  24. ^ Claude E. Shannon, A Mathematical Theory of Communication, Bell System Technical Journal, vol. 27, luglio e ottobre 1948
  25. ^ sembra su suggerimento di John von Neumann, v. ad es. (EN) Neumann - Shannon anectode, eoht.info. URL consultato il 3 ottobre 2016.; Shannon ha però sostanzialmente negato questa circostanza, v. (EN) Claude E. Shannon: An Interview Conducted by Robert Price, 28 July 1982, Engineering and Techology History Wiki - IEEE History Center, The Institute of Electrical and Electronics Engineers, Inc.. URL consultato il 19 settembre 2016.
  26. ^ A. M. Turing, On Computable Numbers, with an Application to the Entscheidungsproblem (PDF), in Proceedings of the London Mathematical Society, 2, vol. 42, 1937 [Delivered to the Society November 1936], pp. 230–65, DOI:10.1112/plms/s2-42.1.230. e A.M. Turing, On Computable Numbers, with an Application to the Entscheidungsproblem: A correction, in Proceedings of the London Mathematical Society, 2, vol. 43, 1938, pp. 544–6, DOI:10.1112/plms/s2-43.6.544.
  27. ^ John von Neumann, First Draft of a Report on the EDVAC, 1945. URL consultato il 24 agosto 2016.
  28. ^ la paternità dell'architettura delle macchine citate va tuttavia attribuita all'intero gruppo di progetto, guidato da John Mauchly e J. Presper Eckert.
  29. ^ la principale alternativa è rappresentata dalla cosiddetta architettura Harvard, la cui paternità è riconducibile ad Howard Aiken, anch'egli interessato ai primi sviluppi della cibernetica
  30. ^ B. Randell, ‘On Alan Turing and the Origins of Digital Computers', in Meltzer, B., Michie, D. (a cura di), Machine Intelligence 7, Edinburgh, Edinburgh University Press, 1972, pag. 10
  31. ^ Claude Shannon, "A Symbolic Analysis of Relay and Switching Circuits," tesi del Massachusetts Institute of Technology, 10 agosto 1937, più tardi pubblicata in Trans. AIEE, vol. 57, nº 12, 1938, pp. 713–723, DOI:10.1109/T-AIEE.1938.5057767.
  32. ^ "Automa" su Enciclopedia Italiana online
  33. ^ Wiener 1948/1961, cap. I
  34. ^ per un'analisi del dibattito intellettuale su questi temi e la descrizione di alcune macchine, si rimanda a Cordeschi 1998, capp. I - IV
  35. ^ Ashby 1960
  36. ^ "Grey Walter’s Anticipatory Tortoises" di Margaret Boden, in: The Rutherford Journal, Volume 2, 2006–2007
  37. ^ Wiener 1950,cap. XI
  38. ^ per un elenco di dispositivi ideati dall'inizio agli anni '90 del secolo scorso vedi Appendice in Cordeschi 1998
  39. ^ W. B. Cannon, The wisdom of the body, W. W. Norton & C., ediz. rivista nel 1967, ISBN 978-0-393-00205-8; Introduzione, pag. 25
  40. ^ S. J. Cooper, From Claude Bernard to Walter Cannon. Emergence of the concept of homeostasis, Appetite 51 (2008) 419–427
  41. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione
  42. ^ a Rosenblueth verra' dedicata La cibernetica
  43. ^ American Physiological Society - Walter Bradford Cannon
  44. ^ Cannon conosceva bene Wiener, in quanto amico personale del padre, Leo; cfr. Hellman 1982, pag. 153 nota; Conway Siegelman 2004
  45. ^ Behavior, Purpose and Teleology, The Philosophy of Science, Volume 10, Number 1, Jan., 1943; tradotto nella versione italiana di Wiener 1964 ed in Somenzi 1965/1994. Successivamente l'argomento fu ripreso da Rosenblueth e Wiener in The role of models in science, The Philosophy of Science, Volume 12, 1945, tradotto in Somenzi 1965/1994; e Purposeful and Non-Purposeful Behavior, The Philosophy of Science, Volume 17, 1950
  46. ^ Hellman 1982
  47. ^ Cordeschi 1998, cap. IV
  48. ^ La cibernetica...è una “teoria delle macchine”, ma si occupa non di cose, ma di forme di comportamento. Non si chiede “cos'è quest'oggetto?” ma “cosa fa?” in Ashby 1956, cap. I
  49. ^ Le radici di questa modalità di analisi, indicata talvolta anche come funzionale, o sintetica, si trovano nello sviluppo degli approcci meccanicisti alla fisiologia ed alla psicologia, dall'inizio del secolo fino alla II guerra mondiale, che hanno visto la nascita dei primi automi in grado di interagire con l'ambiente; cfr Cordeschi 1998. Lo sviluppo di modelli, o "automi", accompagna poi tutta la storia della cibernetica: per l'applicazione estensiva e più recente di un metodo analogo, vedi ad es. Braitenberg 1984. Anche il notissimo test di Turing sull'intelligenza di una macchina può essere considerato un caso estremo di questa forma di analisi
  50. ^ Adaptivness and equilibrium, 1940; Ashby svilupperà ulteriormente il tema nelle sue due opere successive Ashby 1956 e Ashby 1960
  51. ^ Cordeschi 1998, cap. IV; Somenzi 1965/1994, Introduzione e cap. I
  52. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione
  53. ^ Turing non accettò e scelse rientrare in patria, alla vigilia dello scoppio dela II guerra mondiale. Vedi A. Hodges, Alan Turing. The Enigma, Burnett Books, London 1983 (trad, it: Alan Turing - una biografia, Universale Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1654-5, pp. 176 - 177)
  54. ^ The Josiah Macy Jr. Foundation
  55. ^ Warren McCulloch and Walter Pitts, A Logical Calculus of Ideas Immanent in Nervous Activity, 1943, Bulletin of Mathematical Biophysics 5:115–133; ripubblicato in McCulloch 1965/2016
  56. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione
  57. ^ Hellman 1982 pag. 206 nota 70
  58. ^ J. von Neumann, The general and logical theory of automata, tradotto in Somenzi 1965/1994
  59. ^ in particolare, l'equivalenza tra un circuito digitale dotato di memoria e una rete neurale fu poi provata rigorosamente da Kleene, tramite la definizione del concetto di automa a stati finiti; v. Representation of events in nerve nets and finite authomata in J. McCarty, C. Shannon (a cura di): Automata Studies, Princeton University Press, 1956. Le macchine di Turing costituiscono una cetegoria di automi con capacità di calcolo maggiore di quella degli automi a s.f.
  60. ^ Arbib 1987
  61. ^ Bulletin of Mathematical Biophysics, 1947, 9:127-147; ripubblicato in McCulloch 1965/2016
  62. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione e cap. VI
  63. ^ G. Piccinini,The first computational theory of mind and brain, Synthese 141: 175–215, 2004
  64. ^ Alcuni prototipi basati sulle teorie di Mc Culloghs e Pitts, comparsi negli anni di maggiore sviluppo della cibernetica, sono stati il "perceptron" di Rosenblatt (1958) ed il sistema PAPA sviluppato dal CNR di Genova (1961)
  65. ^ Arbib 1987
  66. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione. Wiener scrive che l'incontro si tenne nell'inverno 1943/1944, ma si tratta di un errore; cfr Hellman 1982 pag. 228
  67. ^ Masani 1990; Hellman 1982; Heims 1991
  68. ^ v. lettera di von Neumann a Wiener del 29.11.1946 riportata in Masani 1990, , pagg. 237 - 249; Hellman 1982
  69. ^ pubblicato postumo nel 1966 a cura di A. W. Burks come Theory of Self-Reproducing Automata dall'Università dell'Illinois
  70. ^ Probabilistic logics and the synthesis of reliable organisms from unreliable components in J. McCarty, C. Shannon (a cura di): Automata Studies, Princeton University Press, 1956
  71. ^ W. Aspray, The scientific conceptualization of Information: A Survey, Annals of History of Computing, vol. 7 n. 2 aprile 1985; A. W. Burks, introduzione a Theory of Self-Reproducing Automata
  72. ^ Macy Conferences on Feedback Mechanisms and Circular Causal Systems in Biological and Social Systems
  73. ^ Wiener 1948/1961, Introduzione; American Society for Cybernetics - History of Cybernetics, Chapter 2: The Coalescence of Cybernetics; Heims 1991; Gleick 2011, cap. VIII; Heims 1991
  74. ^ Wiener 1948/1961, capp. I e II
  75. ^ Wiener 1948/1961, capp. III e IV
  76. ^ Wiener 1948/1961, capp. V, VI e VII
  77. ^ Wiener 1948/1961, cap. VIII
  78. ^ Kline 2015 cap. III, The Cybernetics Craze
  79. ^ Heims 1980
  80. ^ Conway Siegelman 2004
  81. ^ A. Gefter, The Man Who Tried to Redeem the World with Logic - Walter Pitts rose from the streets to MIT, but couldn’t escape himself, Nautilus Magazine n. 21, 5.2.2015; N. Smalheiser, Walter Pitts, Perspectives in Biology and Medicine 43.2 (2000) 217-226
  82. ^ (1920 - 2011), poi professore al MIT
  83. ^ (1925-2001), poi professore al MIT ed all'University College a Londra
  84. ^ Kline 2015 cap. VII, Cybernetics in Crisis
  85. ^ "carrozzone"
  86. ^ C. Shannon, The Bandwagon, IRE Transactions on Information Theory (1956), vol 2, n. 1, pag. 3, doi:10.1109/TIT.1956.1056774.
  87. ^ Arbib 1987, cap. I
  88. ^ Constructivist Foundations - an interdisciplinary journal
  89. ^ For God’s Sake, Margaret - Conversation with Gregory Bateson and Margaret Mead, pubblicato in: CoEvolutionary Quarterly, giugno 1976, 10(21), 32-44
  90. ^ Heims 1991
  91. ^ trad. italiana: Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi, 1977, ISBN 978-88-459-1535-2, nel 2016 alla 27° edizione
  92. ^ trad. italiana: Mente e natura, un'unità necessaria, Milano, Adelphi, 1984, ISBN 978-88-459-0560-5, nel 2016 alla 16° edizione
  93. ^ tra i quali il più noto è probabilmente What the Frog's Eye Tells the Frog's Brain del 1959, v. McCulloch 1965/2016, cap. 14
  94. ^ H. Maturana, F. Varela, R. Uribe, Autopoiesis: the organization of living systems, its characterization and a model, Biosystems, vol. 5 n. 4, pagg. 187 - 196, 1974; H. Maturana, F. Varela, Autopoiesis and Cognition: the Realization of the Living, D. Reidel Publishing Co., 1980, ISBN 90-277-1015-5
  95. ^ A web site bringing together resources related to the University of Illinois Biological Computer Laboratory, 1958–1976
  96. ^ B. Scott, Second-order cybernetics: an historical introduction, Kybernetes, Vol. 33 No. 9/10, 2004, pp. 1365-1378, DOI http://dx.doi.org/10.1108/03684920410556007
  97. ^ v. Enciclopedia Italiana 2013
  98. ^ Giacomo della Riccia - Home page
  99. ^ prematuramente scomparso il 7 maggio 2011
  100. ^ nella letteratura scientifica dell'epoca sulle reti neurali è talvolta usata l'espressione Gamba network, v. ad. es. il noto testo M. Minsky, S. Papert, Perceptrons
  101. ^ Istituto di Biofisica del CNR
  102. ^ Istituto di Cibernetica "E.Caianiello"
  103. ^ Somenzi 1965/1994
  104. ^ Giuseppe Trautteur su L'Enciclopedia Italiana
  105. ^ vedi Phil Husbands e Owen Holland, The Ratio Club: A Hub of British Cybernetics (PDF), in Phil Husbands, M. Wheeler e Owen Holland (a cura di), The mechanical mind in history, Cambridge, Mass. [u.a.], MIT Press, 2008, ISBN 978-0-262-08377-5, OCLC 181142511.
  106. ^ Andrew Hodges, Alan Turing - Una biografia, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1654-5; pag. 535 e pagg. 559 - 581
  107. ^ Heims 1980
  108. ^ Heims 1991
  109. ^ Masani
  110. ^ filosofo e sociologo, ed in seguito informatico, formatosi presso gli allievi della scuola di Caianiello a Napoli, Montagnini ha dedicato a Wiener e alla cibernetica decine di contributi. Alcune sue opere: Norbert Wiener. Il matematico che avvistò il nostro tempo in «Scienza in rete», 1º maggio 2014; Interdisciplinary issues in Early Cybernetics, in: Lilia Gurova, László Ropolyi, and Csaba Pléh, editors; New Perspectives on the history of cognitive science, Budapest, Akadémiai Kiadò, 2013, pp. 81–89; L'interdisciplinarità per Norbert Wiener e per Eduardo Caianiello, in: P. Greco e S. Termini (cur.); Memoria e progetto" cit.; Identities and Differences. A stimulating aspect of Early Cybernetics, in: R. Trappl (cur.), Cybernetics and Systems 2010. Vienna, Austrian Society for Cybernetic Studies, 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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