Christopher McCandless

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« Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica! »
(Scritta lasciata da McCandless all'interno del Magic Bus.)
« C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo[1] »
(Dalla lettera di McCandless scritta all'amico Ronald Franz)

Christopher Johnson McCandless (/ˈkrɪstəfər ˈdʒɒnsən məˈkændlɨs/; El Segundo, 12 febbraio 1968Stampede Trail, 18 agosto 1992) è stato un viaggiatore statunitense che adottò il nome di Alexander Supertramp.

Iniziò a vagare nell'ovest degli Stati Uniti, con la volontà di vivere in solitudine per un certo periodo di tempo e per giungere infine nelle terre selvagge dell'Alaska nell'aprile del 1992, con poco cibo e scarse attrezzature. Il 12 agosto scrisse un ultimo messaggio e, il 6 settembre, due cacciatori rinvennero i suoi resti, pesanti solo 30 kg. Il ragazzo morì di fame (ma c'è anche chi sostiene che la morte sia sopraggiunta a causa di un avvelenamento da una bacca di una pianta simile ad una patata) nei pressi del lago Wentitika nel Parco Nazionale di Denali.

Nel gennaio del 1993, l'autore Jon Krakauer pubblicò la storia di McCandless sulla rivista Outside. Ispirato dai dettagli della storia di McCandless, Jon Krakauer ha scritto e pubblicato Nelle terre estreme nel 1996, che narra dei viaggi di McCandless. Il libro è stato adattato in un film di Sean Penn, Into the Wild - Nelle terre selvagge, nel 2007 con Emile Hirsch raffigurante McCandless. Quello stesso anno, la storia di McCandless è diventata anche il tema del documentario di Ron Lamothe dal titolo The Call of the Wild. Nel novembre 2014 è stato pubblicato il libro di memorie della sorella di Chris, Carine McCandless, dal titolo Into the wild truth, che spiega, a 22 anni dalla morte del ragazzo, i motivi che lo hanno spinto ad allontanarsi dalla famiglia e dalla società.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce il 12 febbraio dell'anno 1968 nel Sud della California, da Walt McCandless, un dipendente della NASA, e Wilhelmina Johnson, un'impiegata. Dopo sei anni a El Segundo, la famiglia si sposta in Virginia. Nel 1990 si laurea con una media-voto molto alta all'Università Emory, ottenendo una specializzazione in Storia e Antropologia. Benestante di famiglia, decise di attraversare l'Ovest Americano da solo, dopo aver donato i suoi 24.000 dollari di risparmi alla Oxfam.[2] Intraprese inizialmente il suo viaggio con la sua vecchia auto, una Datsun gialla B210 del 1982, un acquisto dell'ultimo anno di liceo con cui Chris amava viaggiare durante le vacanze scolastiche.

La Datsun fu in seguito ritrovata da un gruppo di ricercatori di fiori rari nel deserto del Mojave: all'interno McCandless aveva abbandonato una chitarra Giannini, un pallone da football, un sacchetto di immondizia pieno di vecchi indumenti, una canna da pesca, 10 kg di riso, un rasoio elettrico nuovo, un'armonica a bocca, i cavi della batteria e le chiavi. Il ragazzo abbandonò il proprio mezzo a causa di un'inondazione proveniente dal fiume accanto al quale si era accampato, che bagnò il motore rendendo l'automobile inutilizzabile. Prima di lasciare la sua auto bruciò parte dei suoi risparmi (tenne 300 dollari di scorta in una tasca nascosta) e gettò via la targa dell'auto, tenne però con sé i documenti di identità[3]: proseguì quindi a piedi facendo autostop, girovagando tra Stati Uniti occidentali e Messico settentrionale.

Trascorse gli ultimi 112 giorni della sua vita nei boschi dell'Alaska, nel parco nazionale di Denali, avendo come unico rifugio un vecchio autobus abbandonato, da lui chiamato Magic Bus (Bus magico, attualmente meta di pellegrinaggio da parte di coloro che sono rimasti affascinati dalla sua storia). Per un certo periodo, Chris riuscì a sopravvivere con l'ausilio di pochi strumenti: un fucile Remington calibro 22, con cui poteva procacciarsi della selvaggina, una sacca di riso, un libro sulle piante commestibili del luogo, una mappa del luogo[4] e altri semplici oggetti da campo. Fu ritrovato morto all'interno dell'autobus, nell'agosto del 1992, da due cacciatori che ne scoprirono il corpo a due settimane dal decesso: ufficialmente è morto di fame (al momento del ritrovamento il cadavere pesava circa 30 kg), ma altre possibili cause sono il freddo e l'aver accidentalmente ingerito alcune piante velenose. Nel proprio documentario il regista Lamothe ipotizza che McCandless avesse una ferita alla spalla o al braccio, come risulterebbe dalla famosa foto scattata davanti al bus pochi giorni prima della morte dove la manica destra della camicia sembra vuota. Lamothe, basandosi sulla nota di aiuto scritta da McCandless, crede che quella ferita abbia impedito al giovane di attraversare a nuoto il fiume Teklanika per scappare[5][6].

Una tesi ancora più recente spiega di come fu avvelenato da una neurotossina, ODAP, che lo avrebbe lentamente paralizzato, presente in alcuni semi di cui si era nutrito. All'epoca non si conoscevano gli effetti di questa neurotossina e neanche la sua presenza in alcune piante ritenute commestibili. Recenti studi hanno inoltre dimostrato di come questa neurotossina abbia maggiore effetto su soggetti con deficit di nutrizione e che svolgono attività fisiche.[7]

Nel vecchio autobus, accanto al cadavere, furono ritrovati numerosi appunti da lui scritti, una macchina fotografica con cui aveva effettuato degli autoscatti, una borraccia di plastica verde, alcune pastiglie per purificare l'acqua, un paio di pantaloni imbottiti, guantoni di lana, una bottiglia di repellente per gli insetti, un cilindro consumato di burrocacao, una scatola di fiammiferi, un paio di stivali in plastica marrone e alcuni libri di autori quali Lev Tolstoj, Jack London e Henry David Thoreau.

I libri, il film e il documentario[modifica | modifica wikitesto]

Nelle terre estreme, il libro sulla sua vita scritto da Jon Krakauer e pubblicato nel 1997, si basa sui suoi viaggi e sui racconti di tutti coloro che conobbero Chris durante il suo lungo viaggio solitario durato due anni. Di particolare importanza il racconto di un anziano (che nel libro viene nominato tramite pseudonimo) il quale, ottantenne, conobbe Chris e lo ospitò alcune settimane nella sua casa. Il legame tra i due fu così forte che l'anziano in seguito vendette la sua casa, comprò una roulotte e cominciò a viaggiare per l'America occidentale. Fu di grande importanza anche l'incontro con Jan Burres e il compagno Bob, due "vagabondi gommati" (coloro che girano il mondo accompagnati da un mezzo di trasporto) che accolsero Chris, insegnandogli alcune regole per la sopravvivenza in Alaska. Tale libro ha ispirato il film del 2007 Into the Wild - Nelle terre selvagge diretto da Sean Penn e interpretato da Emile Hirsch, nel quale però non sono presenti molte scene del libro. Il regista Sean Penn ha dovuto aspettare 10 anni per poter girare il film, perché la famiglia di Christopher era restia nel portare nelle sale cinematografiche la storia di loro figlio.

Nel 2007, anno di uscita del film, la storia di McCandless è stata raccontata in un documentario di Ron Lamothe dal titolo The Call of the Wild. Lamothe, ispirato dalla storia di McCandless già da prima dell'uscita del libro di Jon Krakauer, ha affrontato un viaggio in Nord America negli stessi luoghi visitati da Chris, raccogliendo interviste e dichiarazioni. Successivamente Lamothe contraddirà su alcuni aspetti del libro di Krakauer e del film di Penn, in particolare sulle cause della morte di McCandless, e sul fatto che il ragazzo abbia o meno bruciato tutti i suoi documenti e soldi.

Nel novembre 2014 è stato pubblicato il libro di memorie di Carine McCandless, la sorella minore di Chris dal titolo Into the wild truth. Nel libro vengono descritti gli anni della loro infanzia, in particolare l'atteggiamento violento del padre nei confronti della loro madre Billie, del loro abuso di alcol e del loro essere ossessivi e manipolatori. Carine McCandless spiega come gli episodi vissuti durante la loro infanzia abbiano spinto Chris a fuggire da famiglia e società e a "rifugiarsi" nella natura selvaggia. In una dichiarazione rilasciata ai media prima che il libro fosse rilasciato sul mercato Walt e Billie McCandless hanno negato i fatti presenti nel libro affermando che quest'ultimo è "una finzione letterale, che non ha niente a che vedere con nostro figlio Chris, il suo viaggio e il suo carattere".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lettera spedita a Ronald A. Franz.
  2. ^ (EN) Oxfam America - Oxfam Goes "Into the Wild", oxfamamerica.org. URL consultato il 07-02-2008.
  3. ^ Movie: 'Call of the Wild', su SFGate. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  4. ^ INTO THE WILD Special - 'The Call of the Wild' [Documentario su Chris McCandless], su www.pearljamonline.it. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  5. ^ INTO THE WILD Special - 'The Call of the Wild' [Documentario su Chris McCandless], su www.pearljamonline.it. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  6. ^ The Call of the Wild (2007) - Ron Lamothe | Synopsis, Characteristics, Moods, Themes and Related | AllMovie, su AllMovie. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  7. ^ How Chris McCandless Died : The New Yorker

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