Ching Shih

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Ching Shih in azione, armata di spada

Ching Shih[1] (Guangdong, 17851844) è stata una pirata cinese che ha agito in Cina a metà '800, riunendo sotto di sé la più grande flotta pirata della Storia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Nata probabilmente nel 1775[2] in un luogo non precisato della provincia di Guangdong, Ching Shih fece la prostituta nella città portuale di Canton finché nel 1801 Cheng Yi, temutissimo pirata cinese, si innamorò di lei. Conosciuta con il nome di "Signora di Canton" o come "Cheng Yi Sao" (moglie di Cheng Yi), il vero nome di Ching e la sua storia precedente al 1801 sono quasi del tutto sconosciuti: Ching Shih, infatti, è solo il suo nome d'arte e significa semplicemente "Vedova di Zheng".

Matrimonio con Cheng Yi[modifica | modifica wikitesto]

Cheng Yi, comandante di sei flotte pirata, la fece catturare e le chiese di sposarlo: lei accettò a patto che lui le cedesse metà dei suoi averi e il comando di una tra le sue flotte. Cheng Yi apparteneva ad una famiglia di grandi pirati, che facevano risalire le loro origini criminali a metà diciassettesimo secolo. A seguito del matrimonio con Ching Shih, che partecipava attivamente alle attività di pirateria del marito, Cheng Yi seguì il consiglio della moglie, e utilizzò la sua forza militare e la sua reputazione per consolidare una coalizione per riunire le flotte Cantonesi in un'unica alleanza. Nel 1804 questa coalizione aveva acquisito una forza formidabile, ed era diventata una delle più potenti flotte di Pirati di tutta la Cina, diventando conosciuta come Red Flag Fleet.

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 novembre 1807 Cheng Yi morì in Vietnam. Ching Shih cominciò immediatamente a tramare la sua ascesa alla posizione di comando che era stata del marito. Cominciò a coltivare delle relazioni personali, per fare in modo che i suoi rivali riconoscessero la sua autorità, e per evitare l'insorgere di conflitti aperti cercò il supporto dei membri più potenti della famiglia del marito, segnatamente suo nipote Cheng Pao-Yang e il figlio di suo cugino, Cheng Ch'i. In seguito si occupò della coalizione creata da suo marito, lavorando sulla lealtà verso suo marito di alcuni capitani delle flotte, e rendendosi indispensabile agli altri.

Dal momento che Ching Shih avrebbe avuto una così grande forza in suo potere, sapeva di aver bisogno di qualcuno che la aiutasse ad amministrare le operazioni giornaliere della Red Flag Fleet, che rimanesse fedele a lei e che fosse accettato dai pirati di livello inferiore, e identificò a tale scopo Cheung Po Tsai.

Relazione con Cheung Po Tsai[modifica | modifica wikitesto]

Cheung Po Tsai, figlio di un pescatore, era diventato un pirata all'età di 15 anni, quando era stato catturato da Cheng Yi. Cheung si fece strada rapidamente tra i ranghi, fino ad essere adottato da Cheng Yi, conferendogli il titolo di suo figlio ed erede. Non appena Ching Shih ebbe scelto Cheung come suo ufficiale esecutivo, agì rapidamente per solidificare il loro rapporto a livello intimo. I due divennero amanti nel giro di poche settimane, e probabilmente si sposarono. Ching Shih diede alla luce il figlio di Cheung fra i 32 e i 35 anni. Cheung Po Tsai morì poi a 36 anni, e la causa della sua morte non è conosciuta.[2]

Il Codice[modifica | modifica wikitesto]

Una volta ottenuta una posizione di comando della flotta, Ching Shih si dedicò a riunire la flotta, stabilendo un codice di leggi. Il codice era molto severo, e veniva applicato rigorosamente. Le regole principali che lo costituivano erano le seguenti:

  • Chiunque avesse dato ordini che non venivano emessi da Ching Shih, o che avesse disobbedito a quelli di un superiore, sarebbe stato decapitato sul posto.
  • Era vietato rubare dal fondo pubblico e dai cittadini che rifornivano i pirati.
  • Tutti i beni che venivano presi come bottino dovevano essere presentati per un'ispezione di gruppo. Il bottino veniva registrato da un commissario di bordo, e in seguito veniva distribuito dal capitano della flotta. I razziatori ottenevano il venti percento, e il resto veniva aggiunto al fondo pubblico.
  • Il denaro veniva consegnato al capitano della ciurma, che restituiva solo una piccola somma ai razziatori, cosicché il resto potesse essere utilizzato per comprare provviste durante le spedizioni senza successo. La punizione per aver nascosto un bottino consisteva, la prima volta, in molte severe frustate sulla schiena, mentre l'aver celato grandi quantità di denaro portava alla pena di morte.

La violazione di altre parti del codice veniva punita con fustigazione, messa ai ferri o squartamento. Ai disertori o a coloro che se ne andavano senza permesso, venivano tagliate le orecchie ed erano poi fatti sfilare davanti alla ciurma. Il codice diede vita ad una forza che era intrepida in attacco e disperata nella difesa, incontenibile, anche quando inferiore di numero.

L'atteggiamento verso le prigioniere[modifica | modifica wikitesto]

Il codice di Ching Shih aveva delle regole speciali per le prigioniere. La pratica standard prevedeva di rilasciare le donne che venivano catturate, ma spesso i pirati facevano loro mogli o concubine le prigioniere più belle. Se un pirata si sposava, doveva essere fedele alla moglie. Le donne ritenute poco attraenti venivano rilasciate, e le rimanenti riscattate. I pirati che violentavano le prigioniere venivano condannati a morte, ma se il rapporto era consenziente allora il pirata veniva decapitato e la donna con cui era stato veniva gettata fuori dalla nave, con palle di cannone attaccate alle gambe. Per quante donne ci fossero sulle sue giunche vietava ai suoi uomini di copulare con le prigioniere anche se la donna era consenziente, pena la morte[3]: in tal modo, a suo dire, i suoi uomini avrebbero sfogato la frustrazione in battaglia.

Successo[modifica | modifica wikitesto]

La flotta sotto il suo comando stabilì la sua egemonia su molti villaggi della costa, imponendo in certi casi anche tasse e prelievi. Razziò cittadine, mercati e villaggi, da Macao a Canton. La Red Flag Fleet non poteva essere sconfitta sotto li comando di Ching Shih, non dagli ufficiali cinesi della dinastia Qing, né dalla marina Portoghese, e nemmeno dagli inglesi. Nel 1809 Ching Shih riuscì addirittura a catturare Richard Glasspoole, un ufficiale della Marquis of Ely, una nave della Compagnia britannica delle Indie orientali, e sette marinai inglesi.

Amnistia e morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1810 fu offerta l'amnistia a tutti i pirati da parte del governo cinese, e Ching Shih la accettò, terminando la sua carriera quello stesso anno. Si tenne il suo bottino e aprì una casa per il gioco d'azzardo. Morì nel 1844, all'età di 59 anni.[4].

Trasposizioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Il film Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi si ispira alla storia di Ching Shih.

È prevista la realizzazione di una serie che ne racconta la storia, dal titolo Red Flag, con protagonista Maggie Q, scritta e prodotta da David Franzoni[5].

Nella serie Pirati dei Caraibi compare nelle spoglie della Vedova Ching

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Ching" è il cognome.
  2. ^ a b David Cordingly, Storia della pirateria, Mondadori, 2013, pp. 78-81, ISBN 9788804516491.
  3. ^ Ching Shih, la storia della piratessa più forte del mondo, su DAILYBEST. URL consultato il 13 novembre 2015.
  4. ^ Focus Storia, numero 57.
  5. ^ (EN) David Franzoni To Pen, Dylan McDermott May Recur On Maggie Q Series 'Red Flag', su Deadline. URL consultato il 13 novembre 2015.
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