Chiesetta del Carè Alto

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Chiesetta del Carè Alto
Chiesetta alpina.JPG
StatoItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige
LocalitàPelugo
ReligioneCattolicesimo
TitolareMadonna di Lourdes
Arcidiocesi Trento
ConsacrazioneLuglio 1917
ArchitettoPadre Fabiano Barcatta
Stile architettonicoDinarico
Inizio costruzione1917
Completamento1917

Coordinate: 46°06′25.13″N 10°37′32.81″E / 46.10698°N 10.62578°E46.10698; 10.62578

La chiesetta del Carè Alto (o dei Russi o dei Bosniaci) è un edificio costruito durante la prima guerra mondiale dai prigionieri di guerra russi. È situata in alta montagna a quota 2450 m circa [1], sotto il comune di Pelugo, vicino all'omonimo rifugio, costruito nel 1912 e rinnovato nel 1988.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta del Carè Alto è stata realizzata in legno nel 1917 circa dai prigionieri di guerra. È in stile dinarico, ha il tetto a cinque falde e un piccolo campanile appuntito sulla cima. Al suo interno c'è una trave che reca la scritta Zum Andeken der Soldaten die dem Vaterland mit Gut und Blut gedient haben, "A ricordo dei soldati che hanno servito la patria con i beni e col sangue" [2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta del Carè Alto venne costruita nel 1917 dai prigionieri di guerra russi e serbi e da lavoratori bosniaci, sotto il controllo dei militari austriaci. Ci sono tuttavia diverse opinioni sulla nazionalità dei costruttori. Si ipotizza sia stata progettata da padre Fabiano Barcatta[2]

Nel 2014, in occasione dei cento anni dalla prima guerra mondiale, si è svolta una cerimonia, promossa dalla commissione storica della SAT, in collaborazione con il centro russo Borodina, situato a Merano con lo scopo di sviluppare i rapporti tra la provincia autonoma di Bolzano e la Russia, alla quale hanno partecipato anche alcuni studenti russi impiegati in un progetto di ricerca sulle tracce dei prigionieri di guerra[3].

Prigionieri russi[modifica | modifica wikitesto]

I prigionieri di guerra russi si trovavano in Trentino durante la prima guerra mondiale perché venivano mandati a combattere il più lontano possibile dalla loro patria, per evitare rapporti di amicizia tra soldati di eserciti rivali. I soldati trentini venivano mandati a combattere sul "fronte orientale" tra Impero austro-ungarico e Impero russo. I prigionieri venivano talvolta genericamente definiti "russi" nonostante fossero sia di nazionalità russa che serba. Venivano impiegati per la maggior parte in lavori di forza come costruzione di strade e trincee, lavori agricoli, e trasporto di risorse e munizioni fino in trincea. In questo modo veniva però violata la convenzione dell'Aia che prevedeva di non impiegare i prigionieri di guerra al fronte[4]. Gran parte dei prigionieri di guerra erano impiegati proprio nella zona del Carè Alto[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lydia Flöss, Popoli e luoghi protagonisti della Grande Guerra, p. 246.
  2. ^ a b Vittorio Martinelli, Guerra alpina sull'Adamello, II, D & C Povinelli, 2002, p. 377.
  3. ^ SAT, Bollettino SAT, n. 3, 2014.
  4. ^ Diego Leoni, La Guerra verticale, Einaudi editore, 2015.
  5. ^ Mariotti Tommaso e Cozzini Rudy, Abschnitt Adamello: 1915-1918, Ente parco Adamello Brenta, 2018.

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