Chiesa di Santa Maria in Macello Martyrum

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Santa Maria in Macello Martyrum
SMariaAngeliMacelli.jpg
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
Coordinate41°53′36.81″N 12°29′12.74″E / 41.893558°N 12.486872°E41.893558; 12.486872
Religionecattolica
TitolareSanta Maria degli Angeli
Diocesi Roma
Inizio costruzioneprima del 1145
Demolizioneanni '30

La chiesa di Santa Maria degli Angeli in Macello Martyrum è un antico edificio sacro di Roma.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio esisteva già nel 1145, quando papa Eugenio III vi depose alcune reliquie di san Marco Evangelista. È menzionato nel catalogo di Cencio Camerario del 1192 al n. 105. La chiesa conservava la venerata immagine di una Madonna con il Bambino e angeli (incoronata dal capitolo vaticano il 31 luglio 1729) e l'edificio, originariamente dedicato a san Marco, venne intitolato a santa Maria degli Angeli.

La chiesa era anche detta di Santa Maria "alle Colonnacce" per le due colonne superstiti del tempio di Minerva che vi sorgevano quasi di fronte.

Il titolo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa sorgeva nell'area dell'antico Foro di Nerva. Il titolo "in Macellum Martyrum" deriva probabilmente dal fatto che venne eretta sul sito in precedenza occupato da un macellum (mercato): secondo una tradizione in tale area si riuniva il senato per giudicare le cause di religione e, durante le persecuzioni, vi vennero esaminati e condannati a morte numerosi cristiani e l'edificio sarebbe stato eretto per conservare il pozzo in cui venivamo gettati i corpi dei martiri e la pietra scellerata sulla quale si eseguivano le sentenze capitali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1517 papa Leone X affidò la chiesa all'università dei tessitori che vi eressero un altare dedicato alla loro patrona, sant'Agata: per questo la chiesa è anche ricordata come Sant'Agata de' Tessitori.

Papa Pio VI nel 1784 donò la chiesa ai frati penitenti di Gesù Nazareno e divenne casa generalizia del loro ordine.

L'edificio venne demolito negli anni trenta per l'apertura di via dei Fori Imperiali.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 1891, pp. 170–171.
  • Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica..., Tipografia Emiliana, Venezia 1851, vol. 52, pp. 57–58.
  • Antonio Nibby, Roma nell'anno MDCCCXXXVIII, Tipografia delle Belle Arti, Roma 1839, parte I, p. 337.

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