Chiesa di Santa Maria di Gesù (Catania)

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Chiesa di Santa Maria di Gesù
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàCatania-Stemma.png Catania
ReligioneCristiana cattolica
TitolareMaria
Arcidiocesi Catania
Inizio costruzioneXV secolo
Sito web

Coordinate: 37°30′47.3″N 15°04′45″E / 37.513139°N 15.079167°E37.513139; 15.079167

La chiesa di Santa Maria di Gesù è una chiesa di Catania sita sul lato nord della piazza a cui dà il nome, nell'omonimo quartiere; la sua prima edificazione risale al XV secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostrino rinascimentale del convento. Si nota il piccolo campanile Settecentesco a decorazione con archetto bicromo.

Il sito ove sorge la chiesa attuale, nel Trecento era sede di una piccola cappella attiguo alla quale sorse, in seguito, anche un piccolo convento di frati francescani; la cappelletta era posta al margine di un'area nota fino a qualche secolo fa come Selva del convento di S. Maria di Gesù, compresa tra l'attuale Giardino Bellini, la via Plebiscito e il viale Regina Margherita nei cui pressi si trova una tomba di forma circolare chiamata Mausoleo Modica. Tale area dal V secolo a.C. al tardo impero romano e quindi anche in epoca cristiana, ebbe un utilizzo a scopo funerario: ciò spiegherebbe sia la presenza della cappella che successivamente del convento.[1]

La chiesa vera e propria di Santa Maria di Gesù sorse nel secolo successivo, il Quattrocento, e fu gradatamente nel tempo decorata con opere d'arte, nel 1498 con la Madonna con bambino di Antonello Gagini, una delle più alte espressioni del rinascimento siciliano fra le sculture presenti in città, recante nello scanello le raffigurazioni della Visitazione della Beata Vergine Maria, di San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio di Padova.[2][3]

Arricchita ulteriormente col trittico di Antonello da Saliba (Antonœllus Messenius de Saliba hoc fecit opus die 2 juliì 1497),[3] nel 1519 decorata con gli addobbi della Cappella Paternò e Porta realizzata da Antonello Gagini,[3] nel 1525 con la pala d'altare di Angelo de Chierico, nel 1628 con il Crocifisso ligneo di frate Umile da Petralia[3] ed altre opere. Dopo la distruzione avvenuta a seguito del terremoto del 1693, la chiesa fu riedificata agli inizi del XVIII secolo con l'attuale caratteristica facciata da fra' Girolamo Palazzotto e decorata in seguito con stucchi che, tuttavia, nel restauro del chiostro attiguo, apportarono la copertura di opere d'arte più antiche. Nel 1949 la chiesa è stata elevata a parrocchia.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è austera, di gusto romanico, con la decorazione laterale, tipica di molte chiese dell'area etnea, ad alternanza di pietre squadrate di basalto nero e pietra bianca. La chiesa, a navata singola, ai due lati presenta delle cappelle edificate da alcune famiglie della nobiltà catanese.

Alla Cappella Paternò si accede attraverso un bel portale scultoreo opera di Antonello Gagini e della sua bottega del 1518 - 1519, patrocinata da Alvaro Paternò[3] recante in bassorilievo la raffigurazione della Pietà.[5] Lo stile omogeneo e raffinato della cappella riflette i canoni delle scuole del XVI secolo nel cui periodo venne realizzata. Busto raffigurante Alvaro Paternò.[3] Sull'architrave ricorre l'iscrizione:

«"STIRPE PATERNONVM SERIEQVE INSIGNIS EQVESTRI - ALVARVS, EXIMIÆ CVI PROBITATIS HONOR - TEMPLA DIV AC PATRIAM FOVIT VIVENSQVE SACELLVM - HOC STATVIT PLACIDO PROSPICIENS CINERI - M°. CCCCC°. XVIIII°.

Notevole è anche la Cappella Tornabene, ambiente patrocinato dall'omonima famiglia.

La chiesa ospita opere di Angelo de Chierico, Giuseppe Zacco, Antonello Gagini.

Convento di Santa Maria di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione è documentata come convento dell'Ordine dei Frati Minori Osservanti, in seguito dell'Ordine dei frati minori riformati.[2]

Il bassorilievo che decora la fonte del cortile è opera di Antonello Gagini.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., Enciclopedia di Catania, 1987, Catania
  2. ^ a b Pagina 184 e 185, Gioacchino di Marzo, "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti" [1], Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo, Volume I e II, Palermo, Stamperia del Giornale di Sicilia.
  3. ^ a b c d e f g Giovanna Power, pag. 63
  4. ^ Fonte diocesi di Catania
  5. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 284 - 285

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]