Chiesa di Santa Maria dell'Incoronata (Martinengo)

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Chiesa di Santa Maria dell'Incoronata
Interno chiesa Incoronata di Martinengo.jpg
Interno della chiesa dell'Incoronata
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMartinengo
Religionecattolica
TitolareBeata Vergine del'Incoronata
Diocesi Bergamo
Sito webmartinengo.org/punti-di-interesse/convento-dell-incoronata/

Coordinate: 45°33′50.14″N 9°45′42.83″E / 45.563929°N 9.761896°E45.563929; 9.761896

La chiesa Santa Maria dell'Incoronata è un luogo di culto cattolico di Martinengo, in provincia di Bergamo, situato in via dell'Incoronata, e fa parte dell'ex monastero francescano dell'Incoronata sede della Congregazione della Sacra Famiglia di Bergamo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1471 Bartolomeo Colleoni, alla morte della moglie Tisbe Martinengo per esaudire a un suo voto, ottenne dal Papa Paolo II l'autorizzazione di costruire a Martinengo, un convento maschile e uno femminile, in località Cantone Spineto dove l'anno successivo comperò terreni e fabbricati.
Quaranta giorni prima della sua morte, i due istituti erano sicuramente attivi perché è del 18 settembre 1475 la concessione di grazie e indulgenze della bolla pontificia di Papa Sisto V ai monasteri di Santa Chiara dell'Ordine delle Clarisse e dell'Incoronata dei frate francescani minori che erano edificati e attivi[1]. Ad un anno dalla morte del condottiero la chiesa venne consacrata dal vescovo Ludovico Donato nel 1476 con il titolo di Santa Maria Incoronata.[2]

Nel 1857 il monastero fu acquistato da santa Paola Elisabetta Cerioli, diventando successivamente sede dei frati della Sacra Famiglia di Bergamo.[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa si presenta con un portale ad arco a tutto sesto in arenaria sormontato da una lunetta con l'affresco della Natività con angeli, e due finestre ad arco acuto tribolato. Le pareti esterne presentano una decorazione ad archetti in terra cotta su tutto il giro dell'edificio. Il campanile è inserito nell'abside fu quindi costruito contemporaneamente all'edificio centrale.

L'interno presenta le medesime composizioni delle chiese francescane. La navata si divide in due aule, la prima riservata ai fedeli ha una copertura lignea con decorazioni in oro. Quattro cappelle sono poste sul lato settentrionale con modifiche eseguite in epoca barocca ma con alcune tracce della quattrocentesca affrescatura, in particolare nella prima cappella dedicata al santo d'Assisi.

Le due aule sono divise da un muro interamente affrescato da Pietro Baschenis nel 1623-1627, commissionati da Contino de Mamolis che era un soldato albanese di stanza a Martinengo. ristrutturato nei primi anni del XX secolo. Centrale la grande raffigurazione della Crocifissione in stile barocco, a fianco la rappresentazione dòlla Preghiera nell'orto degli ulivi, Gesù con la Veronica, l'Incoronazione di spine, Cristo flagellato alla colonna, e il Cristo portacroce. Sulla colonna portante a destra dell'arco centrale la rappresentazione di un Cristo nell'avello e quella di santa Agata e sant'Giorgio. La parete è di particolare impatto emotivo trovandosi frontale all'ingresso principale. Questo è uno dei pochi tramezzia affrescati rimasti nel nord Italia.

La seconda aula era riservata al clero ed ha un soffitto a volte a vela con costoni. L'abside è completo di coro quadrato con volta a crociera a sesto acuto. Mensole angolari si collegano da costoloni decorati[4].

Il maestro di Martinengo[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi presenti nella prima cappella, quella dedicata a san Francesco, furono eseguiti da un artista anonimo chiamato Maestro di Martinengo perché in questa chiesa eseguì molti dei suoi lavori ma di cui non si ha alcuna informazione biografica, la sua arte prese ispirazione da lavori del Mantegna.
La cappella che ha la raffigurazione del santo di Assisi affrescato nell'atto di mostrare le stimmate, mentre sei angeli sorreggono un cartiglio con scritte in italiano volgare. Il dipinto è rovinato ma permette una chiara lettura. Visibile è ancora il disegno preparatorio e sopra il santo i piedi di un Cristo Pontocreatore dipinto entro una mandorla ma poco leggibile. Le volte presentano medaglioni con le raffigurazioni di episodi della vita del santo e il sottarco vi sono rappresentati i sei frati che nel 1220 furono uccisi del santano Miramolino durante il viaggio in Marocco e che furono canonizzati nel 1481. L'affresco li raffigurati nell'atto del loro martirio, con una spada conficcata nella testa. Il dipinto è assimilabile ai pittori del Gotico Cortese, della cerchia dei Bembo, attivi nel XIV secolo. Del medesimo pittore sono gli affreschi della colta dell'abside dell'Immacolata.
Anche gli affreschi della volta dell'abside, sono assegnati al maestro. Questa ha la rappresentazione dell'Incoronazione della Vergine da Cristo. Il dipinto segue gli schemi tardo duecenteschi del gotico senese. Gli spicchi laterali sono affrescati con santi musicisti dipinti in accese macchie di colore rosso, verde, giallo. Sopra l'altare vi sono rappresentati i Dottori della Chiesa raffigurati e i quattro evangelisti identificabili dai relativi attributi. La raffigurazione di santa Caterina da Bologna e santa Chiara apprtenenti all'ordine franescano, sono dipinte sul sottarco della cappella. Vi sono anche le raffigurazioni delle sante Maria Maddalena, Agnese, Agata, Apollonia, Lucia e Caterina d'Alessandria. Mentre il secondo sottarco vi sono rappresentati gli apostoli ognuno con un cartiglio dove è scritto una parte del Credo. Sempre al medesimo artista, sono attribuiti anche gli affreschi dell'arco trionfale dell’Annunciazione, della Madonna con il Bambino in trono, due sante, un san Francesco con i santi Bernardino da Siena e Antonio. Alcuni affreschi strappati dall'aula furono collocati nella sala capitolare, e presentano le raffigurazioni della Madonna Addolorata fra santi francescani, San Francesco nell'atto di ricevere le stimmate, il beato Roberto d'Asola in ginocchio ai piedi del crocifisso. Queste opere che sono databili agli ultimi anni del XV secolo.[3]. All'artista sono attribuiti anche gli affreschi presenti nell'ex monastero di Santa Chiara di Martinengo.

La chiesa conservava anche il dipinto Assunzione della Vergine, opera giovanile di Alvise Vivarini, che pare fosse stato ordinato proprio dal condottiero, questo è conservato dalla Pinacoteca di Brera, mentre la cimasa raffigurante Cristo in pietà con angeli è esposto al Museo Adriano Bernareggi di Bergamo.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andreina Franco Loiri Locatelli, Come Colleoni s'ingraziò la chiesa, Bergamo scomparsa, 22 luglio 2016. URL consultato il 12 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2018).
  2. ^ Maestro di Martinengo, Associazione storico culturale sant'Agostino. URL consultato il 13 ottobre 2018.
  3. ^ a b Convento dell'Incoronata, Martinengo. URL consultato il 13 ottobre 2018.
  4. ^ chiesa Beata Vergine dell'Incoronata, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 ottobre 2018.
  5. ^ Civai Alessandra, Cristo in pietà con gli angeli, Lombardia Beni Culturali. URL consultato il 22 gennaio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Damiano Muoni, Preziosità artistiche nella chiesa dell'Incoronata presso Martinengo : impressione e note, ipografia Bortolotti di Dal Bono e C, 1884.
  • Orazio Santini, Il monastero dell'Incoronata di Martinengo, Rivista di Bergamo, 1976.

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