Chiesa di Sant'Antonio Abate in Ravaldino

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Sant’Antonio Abate
Chiesa di Sant'Antonio Abate a Forlì.JPG
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Forlì
Religione Cattolica
Diocesi Diocesi di Forlì-Bertinoro
Stile architettonico neoclassico
Inizio costruzione 1705
Completamento 1778
Sito web Sito ufficiale

La chiesa di Sant’Antonio Abate in Ravaldino è una chiesa parrocchiale che si trova a Forlì, in C.so Diaz 105. Oggi è parroco Don Sergio Sala.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima pietra dell'edificio venne posta nel 1705 su iniziativa dall'ordine dei Carmelitani Scalzi di S. Teresa. Nel 1798 divenne chiesa parrocchiale al posto della vicina Chiesa di Sant'Antonio Vecchio, oggi divenuta Sacrario dei Caduti.

Le fasi della realizzazione della chiesa sono state tre:

  • la prima, dal 1705 al 1732, a cura di Carlo Cesare Scaletti.
  • la seconda, dal 1732 al 1773, durante la quale venne costruito il corpo principale dell’edificio secondo un progetto, probabilmente di Giuseppe Merenda, che semplificava quello dello Scaletti.
  • la terza, dal 1773 al 1778, che vede realizzata la copertura e completamente rifatta la decorazione interna ad opera di Gaetano Stegani.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'incompiuta facciata presenta un andamento semicircolare che le dona un aspetto scenografico, quasi come se volesse abbracciare i fedeli. Il portale realizzato nel 1931 è stato disegnato dall'architetto Leonida Emilio Rosetti e dona vigore ed imponenza alla facciata dell'edificio.
All'interno, il corpo principale ha pianta ottagonale e due altari. La cappella maggiore, in cui è collocata una pala del forlivese Antonio Fanzaresi che raffigura la Morte di Sant'Anna, è molto profonda per dare spazio al coro dietro l'altare, ed è affiancata da altre due cappelle, il cui ingresso rimane isolato dal resto della chiesa. La cantoria, sopra il portone, ospita un organo di Alessio Verati, costruito nel 1858 e restaurato nel 2004. Apprezzabili, tra l'altro, uno splendido quadro di Marco Palmezzano, la Visitazione, e una Pietà di Livio Agresti. Nella cappellina a destra dell'entrata è custodito il cinquecentesco Crocifisso dei condannati, così detto perché durante il periodo pontificio era usato nelle processioni che accompagnavano i condannati dalle carceri al patibolo. Retto dal religioso, detto "confortatore", che doveva badare alla salvezza dell'anima del morituro, il crocifisso precedeva questi verso il patibolo fino all'ultimo istante di vita; si può quindi sostenere che il crocifisso sia l'ultimo oggetto terreno che videro diverse decine di condannati.

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