Chiesa di Sant'Agostino (Bergamo)

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Chiesa di Sant'Agostino
635BergamoSAgostino.jpg
Facciata della chiesa
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Bergamo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Sconsacrazione 1797
Inizio costruzione X secolo
Completamento XX secolo

Coordinate: 45°42′18.14″N 9°40′16.34″E / 45.705038°N 9.671206°E45.705038; 9.671206

« [...] In eminenza vedesi sospesa / la chiesa d’un sol vaso ornata, e grande / con alta faccia a gotico distesa. / Dai lati dell’altar maggior si spande / una capella, e ne son altre sette / continuate a volto da le bande. / Ad ognuna un pilastro si frammette, / che la distingue in egual struttura, / così in numero sono diecisette. / Fa il monistero per l’architettura/ divisa in due gran chiostri a colonnati / nella città la principal figura. »
(Bergamo descritta 1720 Giovanni Battista Angelini)

La chiesa di Sant'Agostino si trova sulla via delle mura vicino alla omonima porta, nella parte più orientale dei colli di Bergamo, quasi estranea alla città, trovandosi in una posizione che è tra la parte alta e la parte bassa della stessa. Donato Calvi nel suo Effemeride sagro-profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo del 1670, colloca nel 1270 la data di inizio alla costruzione del grande complesso[1]. Dal 2015 è aula magna dell'Università degli Studi di Bergamo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dell'XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Una finestra con colonnine della facciata

La certezza di una preesistente chiesa a quella iniziata nel 1270, dedicata ai santi Filippo e Giacomo, è provata dai referti riemersi dagli scavi effettuati dal 2008 al 2010. Negli scavi sono state rinvenute tracce di un edificio precedente a pianta rettangolare con una superficie di 40 . I muri perimetrali di cui si è trovata traccia, sono larghi 80 cm, e realizzati in pietre sbozzate. L'edificio sicuramente era ad una unica natava, mentre è difficile stabilire l'antica forma dell'abside[2]. Un atto di donazione del 1076 disponeva che il 3 maggio di ogni anno, giorno dei santi Filippo e Giacomo[3], venisse distribuito pane a 60 poveri della città. Questa devozione motiverebbe la costruzione di un oratorio dedicato ai due santi.

Gli eremiti di sant'Agostino (1270-1442)[modifica | modifica wikitesto]

Gli eremitani, giunsero a Bergamo dopo la seconda metà del XIII secolo[4], ed ottennero dal vescovo Roberto Bonghi e dalla popolazione che abitava fuori delle mura medioevali, di ricostruire la chiesa dell'XI secolo. C'era anche la volontà di riunire in un unico ordine eremiti di differenti comunità in una unica locazione[5].

La chiesa ricostruita mantenne la devozione ai santi Filippo, Giacomo e Agostino, venendo consacrata l'11 febbraio 1347, dal vescovo Bernardo Bernardi. Secondo il Calvi, le dimensioni finali della chiesa, furono maggiori di quanto inizialmente si fosse progettato[6].

La facciata nel 1880

Si ha però la certezza che la costruzione della chiesa fosse già terminata nel 1330, è infatti del 1331 il chiostro costruito contro la parete nord della chiesa stessa, mentre del 1333 la stesura di un testamento "in loco sagrestie ipsius monasterii" (nella segrestia). Del 1336 il lascito testamentario di Cara Rivola, della nobile famiglia dei Rivola, che disponeva la sepolta davanti all’altare delle Undicimila Vergini. Contemporaneamente venne costruito il podiolo, o iconostasi, la parte rialzata che separava il presbiterio della parte ospitante i fedeli, che il Calvi cita come "haveva il choro in alta parte situato", sicuramente intendendo quello che era il poggiolo[7]. La quarta cappella da destra, cappella Zanchi, venne dedicata solo alle sepolture.

La chiesa e la vita dei monaci, divennero una parte importante della città, tanto che nello statuto cittadino del 1391, venne stabilito un versamento di 10 lire imperiali, ogni 7 dicembre per la chiesa, e i 27 agosto 1399, risultano presenti 10.000 fedeli, tra questi anche il vescovo di Milano, ad ascoltare la predica del priore Giovanni da Romano[8].

Ai piedi dello scalone del Palazzo della Ragione è posizionato il sarcofago di Giovanni Maria Suardi, che era stato inserito nella chiesa nel 1340, mentre quello di Guiscardo de' Lanzi, sepolto nel 1352, è andato perso[9]. Non fu però poco lo stupore, negli scavi del 2008, la scoperta che fossero ben 150 i loculi sepolcrali presenti sotto la pavimentazione della chiesa.

L'incendio del monastero a seguito dell'attacco dei guelfi nel 1403 non portò danni alla struttura della chiesa[10], ma gravi danni al monastero, tanto che nel 1441 venne abbandonato.

I frati osservanti (1442-1797)[modifica | modifica wikitesto]

La città di Bergamo nel 1428 passò sotto il Dominio veneto, e il consiglio cittadino sostenne la riforma del monastero introducendovi la regola dei frati osservanti, guidati dai fratelli Cazzulli, avviando il culto a san Nicola da Tolentino, frate francescano del XIII secolo, a lui venne intitolato un altare, un ciclo di affreschi che ne raccontavano la vita[11], e a fondarne, nel 1502 una confraternita. Le famiglie aristocratiche ottennero la possibilità di costruire cappelle private per seppellire i propri morti, quale esternazione di prestigio, dedicandole a un santo particolare, designato protettore di tutta la famiglia, in cambio di lasciti per i legati della messe a suffragio. Architettonicamente le cappelle si presentano simili, segno che vi erano precise indicazioni e regole imposte dai canonici. Durante il XV secolo vennero costruite sette cappelle su di ogni lato, alcune anche oltre il podiolo ad indicare che i frati osservanti non volevano mantenere questa separazione tra i laici e gli ecclesiastici. Non vi è documentazione certa, ma un aneddoto racconta che Martin Lutero, durante il suo viaggio di ritorno da Roma, soggiornò presso il monastero[12].

Trifora bicolore dell'antica aula dell'Accademia degli Eccitati

Jacopo Filippo Foresti fu il frate incaricato della parte architettonica della chiesa, autorizzò la demolizione e ricostruzione della parete di sinistra per poter costruire le cappelle, sono sue le firme dei contratti con le famiglie. Il Foresti autorizzò anche modifiche nel monastero come la raffigurazione degli otto volti nel claustro, e le 13 colone in pietra del chiostro, simili a quelle presenti sotto le celle del dormitorio[13]

Il sedicesimo secolo è quello che cambierà architettonicamente l'aspetto della chiesa, verrà tolto il podiolo formato da un muro, facendo spostare le cappelle lateralmente. Nella visita di san Carlo Borromeo del 1575 non risulta infatti presenta questa separazione, solo una inferriata divide il clero dai fedeli. Gli altari addossati al podiolo vennero spostati nelle cappelle laterali, che vennero arricchite di affreschi, lesene e colonne.

Donato Calvi descrive l'interno della chiesa di sant'Agostino così come era verso il 1670 "l'altar maggiore della chiesa spira maestà et decoro con una bellissima balaustrata di marmi mischi... All’altare di S. Orsola è una tavola dipinta da Andrea Previtali celebre pittore bergamasco nella quale si vede S. Orsola accompagnata dal numero delle sue vergini con arie di volti delicati, et vaghi panneggiamenti". Il barocco in questo secolo aveva trasformato quella che era l'antica chiesa gotica di Sant'Agostino. Giovanni Battista Angelini nel suo poema Bergamo descritto, ne fa una descrizione particolareggiata, di quella che doveva essere la chiesa alla fine della dominazione veneta e alle porte della Repubblica Cisalpina.

La chiesa diventa caserma[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa e il convento si salvarono dalla distruzione per la costruzione delle mura venete che vide l'abbattimento di 24 chiese, ma vennero espropriati dai molti terreni che erano il sostentamento dei frati, ma il declino del monastero e dell'ordine degli agostiniani nella bergamasca, avvenne per conseguenza dell'editto veneziano del 15 ottobre 1752 che stabiliva la soppressione di ogni ordine monastico, questo contro il parere papale di Clemente XIII[14].

Il decreto fu reso esecutivo nel 1797 con l'arrivo di Napoleone Bonaparte e la proclamazione della Repubblica Cisalpina. La chiesa venne sequestrata e trasformata in caserma militare, le famiglie cercarono di salvare gli arredi degli altari, che erano di loro proprietà, ma moltissimo andò perso. La chiesa nel 1827 risulta adibita a maneggio, e dalle Notizie patrie opera di Carlo Fachinetti in grandissimo degrado, così come testimoniano le fotografie della seconda metà dell'800[15].

La facciata della chiesa nel 1900

Se fino ad allora Piazza Vecchia era stato il luogo delle pubbliche esecuzioni, diventando il monastero una prigione, e la chiesa sede e magazzino della milizia, il grande prato della Fara posto di fronte, divenne il luogo delle decapitazioni con la ghigliottina, rimane documentata quella di Pacì Paciana, brigante un po' storia un poco leggenda, al quale avevano già tagliato la testa dopo la cattura, ma che venne comunque esposta alla pubblica visione ai piedi del patibolo[16].

Il Genio civile nel 1880 tenta un primo recupero della facciata, cercando di bloccarne il degrado. Ma nel 1881 l'amministrazione comunale, per creare un archivio, costruisce all'interno della navata un soppalco accessibile da una scala che poggiava sulla seconda cappella laterale, danneggiandola ulteriormente. Fu il vescovo Adriano Bernareggi nel 1933 a fare una istanza al capo del governo Benito Mussolini, per ottenere la cessione della chiesa e del complesso monastico, alla diocesi, che si sarebbe accollata l'onere della ristrutturazione. Il desiderio del vescovo era di riaprire la chiesa al culto. L'istanza non venne accolta. Del monastero se ne discute nel Convegno nazionale di storia dell’architettura del 1949, viene mobilitata anche la Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia, nella persona dell'ispettore onorario Luigi Angelini, che dichiara l'immobile gravemente deteriorato, anche se nel 1955 risulta che la sagrestia fosse ancora residenza di alcune famiglie di militari. Nel 1966 diviene proprietà del comune di Bergamo[17].

Solo nel 2001, i chiostri monastici diventano campus umanistici dell’Università degli Studi di Bergamo con incontri di formazione scientifica, e nel 2014 viene intrapreso un grande lavoro di ristrutturazione, in collaborazione tra il comune di Bergamo e l'Università, con un rifacimento della pavimentazione, la formazione di impianti di riscaldamento e illuminazione, facendo della grande sala che era la chiesa l'aula magna universitaria[18].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa

Il complesso monastico, posto nella parte più a est dei colli di Bergamo, è composto dalla chiesa, dal monastero e da due chiostri. Il complesso era originariamente separato dalla città da un vallone chiamato Vallone di Sant'Agostino che venne lentamente riempito fino a diventare l'attuale piano chiamato la Fara[19].

La facciata gotica in pietra arenaria con tetto a capanna, è strutturata con elementi architettonici simmetrici, con due lesene laterali che terminano con pinnacoli, un pinnacolo era presente anche nella parte centrale, ma distrutto da un fulmine il 14 agosto 1665 e non ricostruito, due grandi finestre con loggiato e colonne, centrale un rosone, la facciata culmina con una piccola nicchia con la statua marmorea di sant'Agostino, forse opera di Giovanni da Campione[20].

L'interno della chiesa ad una unica navata, copre una superficie di circa 1000 m² e termina con tre absidi quadrangolari, ha 15 cappelle laterali, sette archi trasversali a sesto acuto[21], ripartite in 4 ordini da travi longitudinali, sorreggono il tetto di legno completamente rivestito da 1632 tavelle dipinte a tempera nel '400 raffiguranti da beati e angeli, fino a fiori e figure allegoriche[22].

Il grande restauro conservativo del 2015 ha riportato alla luce affreschi riferibili alla chiesa medioevale, mentre nulla rimane del barocco settecentesco.

Le cappelle[modifica | modifica wikitesto]

La demolizione del podiolo nel XVI secolo con l'autorizzazione alle famiglie nobili di Bergamo alla costruzione di cappelle laterali per la sepoltura dei famigliari, portò la chiesa ad avere 3 absidi e 15 cappelle, nei lavori di pavimentazione è avvenuto il ritrovamento di ben 150 tombe. Le cappelle non si presentano nei loro originali ornamenti, ma di ognuna, oltre la documentazione, è ancora possibile riconoscerne la devozione.

Partendo dalla parte sinistra rispetto l'ingresso si trovano le cappelle:

Cappella di San Marco o di Ognissanti[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne costruita nel 1495 a spesa della famiglia Passi, si conserva l'atto di Giacomo Filippo Foresti, che trascrive l'accordo fra la famiglia e mastro Berardino da Serina che si obbligava a costruire la cappella al prezzo di 170 lire. Gli affreschi vennero affidati a Antonio figlio del più famoso Jacopino Scipioni. L'attribuzione a san Marco è successiva al 1592, anno in cui venne distrutta una cappella esterna alla chiesa dedicata alla sua devozione. La volta venne affrescata da Troilo Lupi nel 1596 con l'immagine della Trinità, raffigurante il Padre, il Figlio con i simboli della passione, e lo Spirito Santo nella figura della colomba, affresco erroneamente attribuito a Lorenzo Lotto. Ancora ben visibile è lo stemma della famiglia Passi datata MDLXXXVI, e, malgrado mancante di tanta parte, è riconoscibile la raffigurazione di Maria Maddalena con le mani giunte in preghiera.[23][24].

Cappella di S. Sebastiano S.Rocco e S.to Crocefisso[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne costruita nel 1486 su commissione della famiglia Ventura, che usò gli spazi adiacenti come sepoltura. Venne dipinta solo nel 1556. Il crocifisso con la Madonna e san Giovanni sulla parete centrale è appena visibile, forse fu oggetto di strappo male riuscito nell'ottocento. Sono in buono stato di conservazione l'affresco di San Sebastiano, e di un santo soldato di cui è difficile l'identificazione essendo persa la parte degli attributi, probabilmente opere del 1707 di Luca Bernardo Sanzi[25][26].

Soffitto della navata

Cappella di S. Alò, Sant'Eligio, San Gerolamo[modifica | modifica wikitesto]

La cappella che venne dipinta nel 1525 ora versa in pessime condizioni, l'affresco che raffigurava sant'Alò, patrono dei fabbri e dei maniscalchi, con i santi Bonaventura e Antonio è oggi non più identificabile. Delle tre scene della cappella rimane visibile parzialmente, solo la disputa di un agostiniano[27][28].

Cappella dell'Assunzione di Maria Vergine e di San Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Il quadro dell'Assunta centrale alla cappella, ora non è più visibile, rimane molto danneggita la scena raffigura San Giorgio a cavallo che sconfigge il drago, che fu oggetto di restauro già nel 1960. Nella parete laterale è rappresenta la scena di San Michele, con la corazza da soldato, che dall'alto delle nuvole che scaccia il diavolo ormai già in fuga[29].

Cappella di S. Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne inizialmente dedicata a santa Lucia, successivamente ai santi Luca, Simone e Barbara, di cui sono ben visibile le raffigurazioni. La famiglia Maffeis, già dal 1513, vi officiava messe per Bernardino e Domenichino de Caversenio. Nel 1663 la cappella venne assegnata alla scuola degli osteri, ai quali venne concesso la raffigurazione di san Giuliano, loro santo patrono. La cappella ha lo stemma della famiglia Da Ponte, eredi diretti dei Colleoni. Nel catino absidale è visibile la parte inferiore della Resurrezione, raffigurante la tomba a forma tondeggiante, un soldato addormentato, e del risorto visibili solo i piedi con i fori dei chiodi[30][31].

Cappella del S. Sposalizio di S. Caterina[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne costruita con un lascito di Bartolomeo Albricci, medico di Bartolomeo Colleoni; impose che vi venisse tumulato e che fosse dedicato a Santa Caterina d'Alessandria. Venne edificata nel 1494. Gli affreschi eseguiti da Francesco deli Jorcij nel 1501 ora non sono più visibili. Venne ornata da una pala di Francesco Salmeggia nel XVII secolo, raffigurante le nozze mistiche della santa. Sulla parete di destra vi è l'affresco Martirio di Santa Caterina d'Alessandria con la ruota, mentre la parete di sinistra vi è l'affresco della capitazione di santa Caterina e nella calotta dell'abside la santa nella gloria dei cieli. Lo stemma della famiglia Albricci raffigurante il castello con i merli alla guelfa è in buono stato di conservazione[32][33].

Cappella della S. Trinità[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne edificata nel 1507 con un lascito della famiglia Vegis. La pala principale di Paolo Olmo[34] raffigurante la Trinità, non è più visibile, mentre le pareti affrescate da Triolo Lupi nel 1582. Quasi tutti gli arredi della cappella sono andati dispersi[35].

nella parete centrale le absidi:

Abside A laterale destra[modifica | modifica wikitesto]

Abside B presbiterio e coro[modifica | modifica wikitesto]

Abside C cappella della trasfigurazione[modifica | modifica wikitesto]

La cappella è la prima che si trova uscendo dalla sagrestia, presenta numero affreschi. Sulle pareti a est e nord vi sono rappresentate 10 scene della vita di Sant'Onofrio, potrebbero questi essere i più antichi quando il monastero era dei monaci eremiti di sant'Agostino. Nel sottarco di destra vi è raffigurato l'Agnus Dei, tra i quattro riquadri è il solo riconoscibile[36].

Sulla parete di destra le cappelle:

Cappella di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 settembre 1500 Guglielmo detto Bossetto Rota incaricò Giovanni Fantoni per la realizzazione di questa cappella, l'incarico conteneva precise disposizioni sugli arredi. Venne ristrutturata nel 1686 ad opera della famiglia Vicis e dedicata a San Giuseppe, sull'altare era posto un quadro di Francesco Salmeggia detto il Talpino. Visibile è l'affresco Vir dolorum, il Cristo morto e risorto in piedi nell'avello della seconda metà del XIV secolo. Un sant'Agostino in piedi attribuito al Maestro degli Anacoreti[37][38].

Cappella San Nicola da Tolentino[modifica | modifica wikitesto]

La cappella forse più antica della chiesa, risulta già presente nel 1475 un lascito di 50 imperiali per i suoi arredi da Pozzolo Rivola, lascito che poi continuò con la vedova. Il 10 settembre 1502 vi si istituì la scuola di san Nicola. Vi si trovano le raffigurazioni di sant'Onofrio, una Madonna con Bambino, Santa Caterina d'Alessandria, sant'Agostino con un libro in mano, San Bernardo da Chiaravalle, e una santa monaca. Di particolare interesse la raffigurazione della Trinità con tre uomini identici che siedono affiancati, uguale è la postura, e l'abbigliamento, siedono su di un grande trono, e entrambi tengono in mano un libro aperto, mentre alzano la mano destra con le tre dite alzate, opera del maestro dell'albero della vita. I tre personaggi, che hanno il volto di Cristo, vogliono raffigurare anche i tre ospiti di Abramo che gli prevedettero la maternità di Sara. Se nel X secolo era proibita la raffigurazione dello Spirito Santo, questo altro modo di raffigurare la Trinità venne definitivamente abolita da papa Benedetto XIV nel 1745 perché non conforme alla dottrina[39][40].

Cappella della Madonna del buon consiglio[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne ricostruita nel 1501 dalla famiglia Zonca dedicata a Santa Caterina. Degli affreschi è rimasto solo la parte di un angelo. La cappella venne ricostruita più volte e cambiò anche la sua devozione fino alla Madonna del Buon consiglio, devozione che venne poi trasferita nella Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco dopo la soppressione della chiesa[39].

Cappella di S. Orsola e della Beata Vergine della Cintura[modifica | modifica wikitesto]

Risulta un documento rogato il 10 novembre 1444 da Belfanto de Zuchinis. La cappella è ora disadorna dai ricchi ornamenti che la ornavano e di cui rimane documentazione[41].

Cappella dell'Annunciata[modifica | modifica wikitesto]

Non si conosce la data di costruzione della cappella, risulta assegnata alla famiglia Conti di Calepio fin dal XV secolo e vi venne sepolto il conte Trussardo nel 1452. Nella nicchia della parete di destra vi è l'affresco Vir dolorum, il Cristo risolto in piedi nell'avello con i simboli della passione, affresco eseguito con il metodo dello spolvero attraverso il riporto da cartone, ancora visibile alcuni punti a carbone nei volti. Sul fianco del pilastro destro, una bellissima sant'Anna in trono, che regge la Madonna, la quale regge e allatta il Gesù bambino in fasce, schema iconografico presente nel XIII secolo lombardo. Sul pilastro ad ovest vi è raffigurato un sant'Agostino in atto di benedire, con abiti liturgici per le celebrazioni, ma si intravede il saio nero dell'ordine. Vi sono presenti anche le raffigurazioni di sant'Onofrio eremita, sant'Antonio abate con il bastone a forma di TAU e una cordicella dalla quale pende una campanella, simbolo del santo, un santo a piedi nudi, e uno dalle ricche vesti entrambi di difficile identificazione[42][43].

Cappella dei santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne costruita per volere della famiglia Calcinatis, ma che per mancanza di fondi non riuscì a mantenere, passò poi alla famiglia Carrara per volere del monastero, che la voleva uguale a quella di sant'Antonio. Vi si trova raffigurata una bellissima Madonna del parto, l'immagine in piedi, si presenta in avanzato stato di gravidanza, volge lo sguardo a sinistra e tiene tra le mani un testo dove è possibile riconoscere alcuni passaggi del Magnificat. L'opera eseguita nella seconda metà del XIV secolo viene attribuita al Maestro della Madonna del parto, la raffigurazione lombarda si differenzia da quella toscana dalla postura della Madonna, qui posta quasi lateralmente e con un libro aperto, mentre i pittori toscani la raffiguravano sempre in posizione frontale, e con un libro chiuso[44][45]. All'artista vengono attribuito altri affreschi presenti nella cappella dell'Annunciata, come santa Caterina d'Alessandria.

Cappella di Sant'Antonio[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne costruita nel 1471 dalla famiglia Roncalli, ancora visibile ne è lo stemma, affrescato nel 1480. Il sottarco della cappella è affrescato con le figure dei 12 patriarchi figlii di Giacobbe, antenati delle 12 tribù d'Israele, pitture considerate della scuola di Antonio Boselli[46][47].

Persone illustri[modifica | modifica wikitesto]

Il convento fu anche un importante centro culturale e religioso, grazie alla presenza di personalità, diventando nel 1647 la sede dell'Accademia degli Eccitati[48] e successivamente ospitando le scuole di filosofia e teologia[49]. I numerosi testi che erano presenti nella biblioteca sono ora conservati nella Biblioteca civica Angelo Mai.

Tra i personaggi si ricorda:

  • Giovanni Rocco Porzi (de') (1389 - 1461)
  • Agostino Cazzuli (1423 ca. - 1495)
  • Benigno Peri (1425 ca./prima metà del XV sec. - 1497)
  • Jacopo Filippo Foresti (1434 - 1520)
  • Ambrogio Calepio, detto Calepino (1435 - 1509/1510)
  • Donato Calvi (1613 - 1678)
  • Angelo Finardi (1636 - 1706)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Donato Calvi, Effemeride sagro-profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, Milano, Francesco Vigone, 1670.
  2. ^ Begli scavi di san Agostino riaffiora la chiesa medioevale, L'Eco di Bergamo, 19 ottobre 2009. URL consultato il 26 settembre 2016.
  3. ^ Santi Filippo e Giacomo, santodelgiorno.it. URL consultato il 24 giugno 2017.
  4. ^ Riforma, spiritualità e cultura nel Convento di Sant’Agostino a Bergamo nella seconda metà del Quattrocento (PDF), GiulioOrazio Bravi.
  5. ^ Fumagalli, p. 44
  6. ^ Donato Calvi città Milano, Effemeride sagro-profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, Francesco Vigone, 1670.
    «Terminata la fabrica della Chiesa de Padri Eremitani di S. Agostino, di molti anni già prima cominciata [...] fu con solenne pompa da Bernardo Bernardi nostro Vescovo a gloria dell’Onnipotente, de’ Santi Apostoli Filippo, & Giacomo, & P. S. Agostino consagrata. Non era da suoi principij la Chiesa di quella grandezza, ch’or si vede, & haveva il choro in alta parte situata; ma nel corso de tempi, sempre fu accresciuta [...] hor molto spatiosa, & vasta la ritroviamo, in una sola nave con dieci otto altari [...] che tanti non ha alcun altra Chiesa di Bergamo».
  7. ^ Bergamo scomparsa la chiesa di sant'Agostino, Bergamo sera. URL consultato il 26 settembre 2016.
  8. ^ Fumagalli, p.48
  9. ^ A.Bianchi, Chiesa di Sant'Agostino, in Enciclopedia dell'arte medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1992. URL consultato il 26 settembre 2016.
  10. ^ Comune di Bergamo, http://www.comune.bergamo.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=3780&idArea=1182&idCat=1195&ID=1407&TipoElemento=pagina#. URL consultato il 25 settembre 2016.
  11. ^ Maestro di san Agostino, associazione storico culturale di Sant'Agostino. URL consultato il 26 settembre 2016.
  12. ^ Ex chiesa e chiostro sant'Agostino, Bergamo Green. URL consultato il 26 settembre 2016.
  13. ^ Redaelli Luana, L’Osservanza agostiniana a Bergamo. Prime considerazioni sul programma iconografico, Bergamo, Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, 2005.
  14. ^ Fumagalli, p.68
  15. ^ Foto interno della chiesa adibita a magazzino, Unibg. URL consultato il 25 settembre 2016.
  16. ^ Terà di Bèerghem, Pacì Paciàna ol padrù de la Al Brembàna, teradeberghem.wordpress.com.
  17. ^ Alla scoperta delle sedi dell’università di Bergamo, Bergamopost, 10 giugno 2016. URL consultato il 27 settembre 2016.
  18. ^ Sant’Agostino torna a splendere - il video L’antica chiesa sarà l’aula magna, L'eco di Bergamo, 14 agosto 2015. URL consultato il 26 settembre 2016.
  19. ^ Fumagalli, p.59
  20. ^ Saverio Lomartire, Magistri Campionesi a Bergamo nel Medioevo. Da Santa Maria Maggiore al Battistero. URL consultato il 26 settembre 2016.
  21. ^ chiesa e convento di sant'Agostino, Lombardia beni culturali. URL consultato il 26 settembre 2016.
  22. ^ Bèergamo città, sapere.it. URL consultato il 26 setembre 2016.
  23. ^ Fumagalli, p.95
  24. ^ Catino absidale con Trinità, angeli e simboli della passione, L'ex chiesa di Sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  25. ^ Fumagalli, p.96
  26. ^ Cappella di San Sebastiano di San Rocco, L'Ex chiesa di Sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  27. ^ Fumagalli, p.97
  28. ^ Disputa di un agostiniano, L'ex chiesa di sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  29. ^ SanMichele che sconfigge il male, L'ex chiesa di sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  30. ^ Fumagalli, p.98
  31. ^ cappella di san luca san Simone e santa Barbara, L'ex chiesa di sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  32. ^ Fumagalli, p.99
  33. ^ stemma della famiglia Albricci, L'ex chiesa di sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  34. ^ Francesco Saverio Bartoli, Le pitture, sculture ed architetture delle chiese, e d'altri luoghi pubblici di Bergamo, Carlo Bressan, 1774, p. 8. URL consultato il 15 novembre 2016.
  35. ^ Fumagalli, p.100
  36. ^ L'ex chiesa di Sant'Agostino, [Sant'Onofrio seduto in preghiera Sant'Onofrio seduto in preghiera] . URL consultato il 22 ottobre 2016.
  37. ^ Sant'Agostino ferito dall'amore di Cristo e donatori, rettorato.unibg.it. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  38. ^ Fumagalli, p.86
  39. ^ a b Fumagalli, p.88
  40. ^ L'ex chiesa di sant'Agostino, http://rettorato.unibg.it/santagostino/web/it/immagini/1433/trinita. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  41. ^ Fumagali, p.89
  42. ^ Fumagalli, p.91-92
  43. ^ vir dolorum, L'ex chiesa di sant'Agostino. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  44. ^ L'ex chiesa di sant'Agostino, http://rettorato.unibg.it/santagostino/web/it/immagini/894/madonna-del-parto. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  45. ^ Fumagalli, p.93
  46. ^ Fumagalli, p. 94
  47. ^ L'ex chiesa di sant'Agostino, http://rettorato.unibg.it/santagostino/web/it/immagini/1889/patriarca. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  48. ^ La storia dell'Ateneo Dalle Accademie degli Eccitati e degli Arvali ad oggi 1642 ~ 2010, Ateneo scienze lettere e arti di Bergamo. URL consultato il 27 settembre 2016.
  49. ^ Ex chiesa di sant'Agostino, VistBergamo. URL consultato il 26 settembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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