Chiesa di Sant'Uberto (Venaria Reale)

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Chiesa di Sant'Uberto
Venaria reale-Chiesa di Sant'Uberto-IMG 1928.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
LocalitàVenaria Reale
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Titolaresant'Uberto
Arcidiocesi Torino
ArchitettoFilippo Juvarra
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1716
Completamento1729

Coordinate: 45°08′04.96″N 7°37′32.01″E / 45.134711°N 7.625557°E45.134711; 7.625557

La chiesa di Sant'Uberto (o cappella di Sant'Uberto) è un luogo di culto cattolico di Venaria Reale, in provincia di Torino, dedicato a Sant'Uberto.

Fa parte del complesso della Reggia di Venaria Reale ed è considerata uno dei capolavori del barocco internazionale. Fu edificata fra il 1716 e il 1729, su progetto dell'architetto messinese Filippo Juvarra, che ricevette la commissione da Vittorio Amedeo II di Savoia (le parti superiori interne dei portali di accesso sono infatti contrassegnati dalla sigla VA scolpita sul marmo).

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa

A pianta centrale, è provvista di un altare in marmo in stile barocco. La parte alta (ovvero il piano nobile) della struttura presenta alcune balconate sulle quali si affacciavano i membri della famiglia reale quando assistevano alle celebrazioni liturgiche.

Chiesa di Sant'Uberto della Reggia di Venaria Reale - Il trompe l'oeil della cupola

La chiesa, essendo inoltre incastonata tra i palazzi tanto da non permetterne la costruzione della cupola nella zona centrale, ne simula la presenza affrescandola come trompe l'oeil all'interno (il trompe l'oeil è opera di Giovanni Antonio Galliari). La ragione di questo espediente artistico, che ridusse drasticamente i costi residui, è forse anche da ricercarsi nel progressivo disinteresse dei Savoia nell'abbellimento della Reggia di Venaria come tenuta di caccia, in quanto questa era diventata ormai démodé a confronto con la più moderna Palazzina di caccia di Stupinigi (dall'aspetto settecentesco, e perciò in grado di dare prestigio ai Savoia nel rivaleggiare alla pari con i fasti delle altre corti europee).

L'apparato scultoreo della cappella fu realizzato tra il 1724 e il 1729 dal carrarese Giovanni Baratta, che realizzò dapprima l'altare maggiore, poi i quattro giganteschi dottori della chiesa (i santi Agostino, Ambrogio, Atanasio e Giovanni Crisostomo) avvalendosi dell'aiuto del nipote Giovanni Antonio Cybei. La cantoria è dello scultore luganese Carlo Giuseppe Plura[1].

Completamente restaurata in occasione dell'Expo 1961, raramente vi si svolgono però funzioni religiose in quanto la chiesa è parte integrante dell'itinerario turistico della Reggia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Gualano, 2011, 381.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Tamburini, Le statue di Carlo Giuseppe Plura, in La Cappella dei Mercanti. Storia e immagini per la storia di una ricca congregazione, Torino 1986.
  • Franco Gualano, Il "signor Plura, scultore rarissimo". Un Luganese alla corte sabauda, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011, 376-397.

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