Chiesa di San Tommaso di Canterbury (Dervio)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Chiesa di San Tommaso di Canterbury
Chiesa di San Tommaso di Canterbury (Dervio) 02.jpg
Facciata e campanile
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàCorenno Plinio (Dervio)
IndirizzoPiazza Giuseppe Garibaldi - loc. Corenno Plinio e Piazza Giuseppe Garibaldi
Coordinate46°05′22.85″N 9°18′40.02″E / 46.08968°N 9.311117°E46.08968; 9.311117
Religionecattolica
TitolareTommaso Becket
Arcidiocesi Milano

La chiesa di San Tommaso di Canterbury è un luogo di culto cattolico situato a Dervio, in provincia di Lecco, nella frazione di Corenno Plinio.

La parrocchia è parte della Comunità Pastorale San Carlo Borromeo in Alto Lario nel decanato Alto Lario dell'arcidiocesi di Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Affresco raffigurante San Gottardo

Dedicata a Tommaso Becket, la chiesa è citata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani (fine del XIII secolo).[1]

La chiesa divenne parrocchiale con atto del 3 novembre 1566, a seguito della separazione dalla parrocchia di Dervio per volere dell'arcivescovo Carlo Borromeo.

Il fatto che la chiesa sia dedicata a Tommaso di Canterbury è piuttosto raro, ed è proprio grazie a questo dato che è stato possibile ricondurre la costruzione dell'edificio a una fase tardo-romanica. [2]

È considerabile di patronato degli Andreani, antica famiglia feudataria della zona, il cui castello comitale è affiancato alla chiesa stessa.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arche Andriani.

La chiesa presenta all'esterno una facciata a capanna dal portale modanato. Sul sagrato della chiesa sono collocati tre monumenti funebri, le Arche degli Andreani. Prima del 1820 vi si trovava il cimitero di Corenno Plinio. Due si trovano ai lati del portale, il terzo addossato alla parete del castello comitale. [3]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore

La chiesa è costituita all'interno da campate di volte a vela e da una parte absidale, ingrandita nel 1795. [4]

All'interno della chiesa, in seguito al restauro del 1966 sono stati rinvenuti molti affreschi.

Lungo la navata meridionale si trova il Santo vescovo con una teoria di apostoli.

Invece nei pressi dell'abside, incorniciati da un motivo geometrico, ci sono San Gottardo e Santa Apollonia.

Sulla parete opposta sono collocati, uno di fianco all'altro, gli episodi di San Cristoforo e di San Francesco che riceve le stimmate. In prossimità dell'abside è presente una particolarmente dettagliata Adorazione dei Magi, descritti minuziosamente sia negli abiti che nei tratti somatici. È nella parte inferiore di questa scena che troviamo rappresentati, su uno strato di intonaco posteriore, altri episodi religiosi parzialmente lacunosi, tra i quali si riescono ad individuare la Madonna del latte e San Leonardo di Nobiliacum, il protettore dei carcerati.

Secondo studi recenti, tutti i dipinti, fatta esclusione per Santa Apollonia e San Gottardo, la cui collocazione, data la plasticità delle forme e l'alto verismo espressivo, è databile agli anni Quaranta o Cinquanta del Trecento, sarebbero da ricondurre ad una campagna decorativa di metà del XIV secolo.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Goffredo da Bussero, Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, a cura di M. Magistetti e U. Monneret de Villard, Milano, 1917, p. 382.
  2. ^ Angelo Borghi, Il lago di Lecco e le valli, Oggiono, 1999, p. 74.
  3. ^ Michele Casanova e Giovannimaria Pensa, Corenno Plinio, Missaglia, p. 33.
  4. ^ Angelo Borghi, Il lago di Lecco e le valli, Oggiono, 1999, p. 74.
  5. ^ Roberto Castelli, Maria Grazia Balzarini e Elisabetta Rurali, Lombardia Gotica, Milano, 2002, p. 269.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Vigotti, La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII, Roma, 1974, p. 199.
  • A. Borghi (a cura di), Dervio, in Il Lago di Lecco e le Valli, Lecco, 1999.
  • Michele Casanova e Giovannimaria Pensa, Corenno Plinio, Missaglia, p. 33.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]