Chiesa di San Severo al Pendino

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Chiesa di San Severo al Pendino
Napoli 1030762.JPG
Facciata ottocentesca
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàNapoli
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Napoli
ArchitettoGiovan Giacomo Di Conforto
Filippo Botta
Stile architettonicomanierista
Inizio costruzione1599
Completamento1845

Coordinate: 40°50′56.96″N 14°15′37.82″E / 40.849155°N 14.260505°E40.849155; 14.260505

La chiesa di San Severo al Pendino è una chiesa monumentale di Napoli, attualmente sconsacrata ed utilizzata come spazio espositivo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Interno

La chiesa venne fondata nel 1448 con l'attiguo ospedale da Pietro Caracciolo, abate della vicina chiesa di San Giorgio Maggiore; il nome originario fu quello di Santa Maria a Selice.

Nel 1550 fu concessa ai Domenicani che nel 1587 acquistarono il vicino Palazzo Como per utilizzarlo come convento. Tra il 1599 e il 1620 la chiesa venne demolita e ricostruita su progetto di Giovan Giacomo Di Conforto, che diede all'edificio un aspetto tardo manierista. In seguito, venne rimaneggiata nella prima metà del XVIII secolo in stile barocco; inoltre, era caratterizzata da un pregevole scala con balaustra finemente scolpita in piperno (tale cosa è visibile nelle antiche stampe del primo Ottocento del D'Ambra).

L'interno con la cupola

Nel 1818 la struttura venne utilizzata come prima sede dell'Archivio di Stato, poi, con il ritorno dei religiosi, il complesso venne rifatto nel 1845 da Filippo Botta; tuttavia, nel 1863 i religiosi vennero soppressi e dopo dieci anni la parte posteriore dell'edificio fu riutilizzata come Ritiro dell'Ecce Homo.

Con i lavori di via Duomo la chiesa venne privata della facciata barocca e delle prime due cappelle, diminuendo la lunghezza della navata e sostituendo la facciata con una più semplice in stile neorinascimentale. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata come rifugio antiaereo, mentre venne danneggiata dal terremoto del 1980.

Il sepolcro di Giovanni Alfonso Bisvallo

Dopo cinquant'anni dalla fine della guerra, il tempio è stato riportato al suo antico splendore, riconducendo la struttura alla sua architettura originaria; l'immobile è stato restaurato dalla Soprintendenza dei Beni Ambientali ed Architettonici. La chiesa ha comunque perso la propria funzione di luogo di culto; è stata infatti sconsacrata ed è adibita periodicamente per mostre e convegni di vario genere.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio presenta una semplice facciata neorinascimentale della fine dell'Ottocento; è caratterizzata da un semplice portale e due nicchie che lo affiancano, mentre al secondo ordine si apre un rosone.

L'interno, con pianta a croce greca con sole due cappelle, è impreziosito delle decorazioni del Settecento che s'innestano alla struttura tardocinquecentesca. Del Settecento è anche l'altare maggiore in marmi policromi, mentre nel transetto a destra è lo splendido monumento sepolcrale di Giovanni Alfonso Bisvallo, scolpito da Girolamo D'Auria nel 1617 ed originariamente doveva probabilmente ospitare una tela di Luca Giordano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Francesco Domenico Moccia e Dante Caporali, NapoliGuida-Tra Luoghi e Monumenti della città storica, Clean, 2001
  • Gennaro Aspreno Galante, Le Chiese di Napoli. Guida Sacra della Città di Napoli, Napoli, XIX secolo.

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