Chiesa di San Sepolcro (Milano)

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Chiesa di San Sepolcro
Chiesa di San Sepolcro a Milano facciata di tre quarti.jpg
La facciata ottocentesca
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàCoA Città di Milano.svgMilano
ReligioneCristiana Cattolica di rito ambrosiano
TitolareSanto Sepolcro
Arcidiocesi Milano
Stile architettonicoromanico (cripta)
neoromanico (esterno)
neoclassico (interno)
Inizio costruzione1030
Completamento1897

Coordinate: 45°27′47.26″N 9°11′07.23″E / 45.463129°N 9.185341°E45.463129; 9.185341

La chiesa di San Sepolcro è un luogo di culto cattolico di Milano, situato nell'omonima piazza, all'interno del territorio della parrocchia di San Satiro dell'arcidiocesi di Milano.[1]

L'edificio, risalente al XII secolo e ampiamente rimaneggiato in varie epoche, si articola in due livelli, dei quali uno sotterraneo; sorge non distante da piazza Duomo, sull'area di quello che fu in epoca romana il foro di Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa in una fotografia precedente al 1894, con la vecchia facciata e i vecchi campanili
La chiesa in una fotografia scattata tra il 1897 e il 1903, con la nuova facciata e i vecchi campanili

La chiesa venne fondata come privata nel 1030 con il titolo di Santissima Trinità[2] dal Magister Monetæ[3] Benedetto Ronzone o Rozone, Maestro della Zecca, e costruita su un terreno della famiglia dello stesso nei pressi della sua abitazione.

Il 15 luglio 1100, in piena epoca di Crociate, l'arcivescovo di Milano Anselmo da Bovisio nel giorno delle celebrazioni del primo anniversario della spedizione crociata lombarda che nel 1099 prese Gerusalemme[4] e alla vigilia della seconda spedizione del 1100, ridedica la chiesa della Santissima Trinità al San Sepolcro di Gerusalemme, proprio per via dell'importanza assunta in quegli anni dai luoghi Santi (lo stesso Anselmo parteciperà e morirà nella Crociata del 1101). La chiesa venne in quest'epoca pesantemente rimaneggiata al fine di conferirle le forme del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

I rimaneggiamenti furono d'altronde tantissimi nel corso dei secoli, a partire dall'aggiunta dei due campanili nel corso del XII secolo.

La chiesa di San Sepolcro fu eletta nel 1578 da Carlo Borromeo a sede principale della congregazione degli Oblati dei Santi Ambrogio e Carlo da lui stesso fondata; lo stesso Borromeo istituì la cerimonia del Santo Chiodo che, annualmente, si snoda dal Duomo a San Sepolcro.

Nel 1605 Federico Borromeo chiamò l'architetto Aurelio Trezzi a trasformarne l'interno alla maniera barocca e fece erigere al fianco e nel retro della chiesa la Biblioteca Ambrosiana.

La chiesa fu poi ulteriormente modificata e restaurata tra il 1713 e il 1719 e nuovamente a fine Ottocento quando venne rifatta completamente la facciata, mutandola dall'aspetto barocco che ancora aveva in uno stile romanico che venne ritenuto maggiormente conforme alla chiesa medievale originaria.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno

La facciata attuale è frutto di una ricostruzione degli anni 1894 - 1897 a opera di Gaetano Moretti e Cesare Nava, in stile romanico lombardo, in linea col gusto storicistico di quei tempi. In tale occasione, ma solo con un intervento posteriore del 1903, i due campanili vennero resi gemelli abbassando quello di destra all'altezza originaria, e l'affresco del Bramantino che era collocato sopra il portale venne staccato e trasferito all'interno della chiesa.[5]

L'interno è rimasto fino ai giorni nostri in stile barocco. L'atrio è attribuito a Francesco Maria Richino e chiuso da due cappelle decorate dagli affreschi di Carlo Bellosio San Carlo al Sepolcro e San Filippo Neri presentato a San Carlo. Nelle due cappelle a lato dell'altare due pregevoli gruppi scultorei in terracotta con una bella ultima cena a sinistra e un trittico sulla morte di Cristo a destra.

Posto davanti all'abside un sarcofago opera forse di maestri campionesi della prima parte del XIV secolo e che doveva contenere alcune reliquie di Terrasanta ivi portate dai crociati lombardi (terra di Gerusalemme e alcuni capelli di Maria Maddalena).

Nel 1928 la chiesa fu acquistata dalla Biblioteca Ambrosiana e cessò così il suo status di parrocchia

La cripta

La cripta sotterranea della chiesa inferiore, alla quale si accede dalla sinistra della navata principale, è ricoperta con lastre marmoree di epoca augustea che testimoniano l'antica pavimentazione del Foro Romano. La chiesa, dopo essere stata interessata nell'anno 2009 da importanti lavori di ristrutturazione interna, è tornata visitabile da fedeli e pubblico; nell'agosto del 2009 San Sepolcro viene riaperta nell'ambito della rassegna artistica "Milano Arte Musica. Tastiere a confronto: Un duello in casa Ottoboni".

Dal 2014 nella chiesa viene celebrata la divina liturgia in rito bizantino secondo la tradizione della comunità italo-albanese presente in Italia. La divina liturgia viene cantata una settimana in greco antico - come da tradizione di tutti i popoli d'Oriente e conservato dagli arbereshe - e un'altra in albanese con qualche lettura (es. vangelo) in italiano. Il 19 marzo 2016, dopo oltre cinquanta anni di chiusura, è stata riaperta al pubblico la Cripta di San Sepolcro nella parte ipogea del tempio: essa fu luogo di preghiera di San Carlo Borromeo e di sepoltura di importanti famiglie della città, oltre che dei padri Oblati. Il cardinale Federico Borromeo nel 1616 affidò la realizzazione a Gian Andrea Biffi e Gerolamo Olivieri, di una palma di rame e bronzo come simbolo di «sapienza e rigenerazione». L'opera si trova nell'esatto punto d'incrocio di Cardo e Decumano dell'antica città romana.[6] All'interno della Cripta è esposto un antico libro della Biblioteca Ambrosiana riportante la mappa che Leonardo da Vinci tracciò quando visito la Cripta.

Il 5 dicembre 1944 presso la chiesa di San Sepolcro si tennero le esequie solenni di Filippo Tommaso Marinetti.

Opere già in San Sepolcro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Sepolcro, su Le chiese delle Diocesi italiane, http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 28 febbraio 2014.
  2. ^ «Condĭta in honorem Sanctæ Trinitatis» (G.P. Puricelli, Ambrosianae Mediolani basilicae ac monasterii hodie cisterciensis monumenta, Milano 1645).
  3. ^ Il magister monetae era l'artigiano zecchiere a cui era affidato il delicato compito di coniare le monete; si noti che ancora oggi, nelle immediate vicinanze della chiesa, esiste la via della Zecca Vecchia, a testimoniare la posizione in loco di quell'antico istituto.
  4. ^ Il tema è trattato anche nell'opera di Giuseppe Verdi I Lombardi alla prima crociata.
  5. ^ Moretti, Gaetano, La conservazione dei monumenti della Lombardia dal 1º luglio 1900 al 31 dicembre 1906, Milano, Tipografia Umberto Allegretti, 1908.
  6. ^ Pierpaolo Lio, Quella voluta dal cardinale Borromeo, in Corriere della Sera, 20 febbraio 2017, p. 10.

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