Chiesa di San Polo (Venezia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Chiesa di San Polo
Chiesa di San Polo (Venice).jpg
La chiesa di San Polo vista dall'esterno lateralmente
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàVenezia
ReligioneCattolica
TitolareSan Paolo apostolo
DiocesiPatriarcato di Venezia
Stile architettonicoromanico, gotico fiorito, rinascimentale, barocco e neoclassico
Inizio costruzioneIX secolo
Completamento1839

Coordinate: 45°26′13.4″N 12°19′47″E / 45.437056°N 12.329722°E45.437056; 12.329722

La chiesa di San Paolo apostolo vulgo San Polo è un edificio religioso della città di Venezia. Dà il nome al sestiere in cui sorge.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le cronache antiche la chiesa fu edificato probabilmente nell'837, per volere del doge Pietro Tradonico e del figlio Giovanni co-reggente[1]. In antico dipendeva dal Patriarcato di Grado[1].

Subì una prima ristrutturazione tra il Tre e il Quattrocento e a questo periodo risalgono gli elementi gotici, in particolare il portale laterale archiacuto, le ogive della navata laterale e il rosone della facciata.

Verso la fime del '500 ebbe un ulteriore restauro e all'incirca nello stesso periodo il porticato d'ingresso fu chiuso e trasformato nell'Oratorio del Crocefisso determinando l'occultamento della facciata.[2]

A partire dal 1804 sino alla riconsacrazione del 1839 la chiesa ha subito i pesanti interventi progettati da David Rossi: in quell'occasione furono sostituite le colonne della navata centrale, chiuse alcune aperture per aprirne altre e per darle un impianto neoclassico. I restauri del 1930 recente hanno in parte ripristinato gli elementi quattrocenteschi[2], in particolare il soffitto a carena di nave. Divenne chiesa rettoriale delle parrocchia dei Frari con gli editti napoleonici, tranne la parentesi tra il 1928 ed il 1966 in cui fu di nuovo parrocchiale .

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Inglobata da altri modesti edifici restano visibili parte dell'abside prospiciente l'omonimo campo ed i fianchi. Lungo il lato destro si apre il grande portale tardo gotico opera della bottega di Bartolomeo Bon ornato da due angeli reggi cartiglio sulla trabeazione e culminato dal fiorone reggente una mezza figura di san Paolo oltre la linea di gronda. Più avanti nella parte più stretta della salizada la facciata classicheggiante dell'Oratorio della Croce, raffinata struttura marcata da semicolonne corinzie con aperture tipo serliana. Visibile a stento dall'adiacente Corte del Cafetier l'originale rosone sull'antica facciata. Nel tempo furono murate qua e là sugli esterni alcune opere marmoree: la più recente è l'edicola neoclassica con la statua di San Paolo al centro dell'abside maggiore; a sinistra, sulla cappella absidale minore l'edicola quattrocentesca della Scuola del Santissimo sacramento è sormontata da un drappeggio barocco e sormonta invece la lapide (datata 1611) che proibisce tutti i giochi nel campo e di addossare bancarelle alla chiesa[3]; sui muri della vecchia canonica che inglobano l'atra cappella absidale sono due primitivi bassorilievi, il superiore con il Battesimo di Cristo, quello inferiore con la Madonna ed il Bambino in trono con i Santi Demetrio e Pietro.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

I due leoni sopra l'ingresso del campanile.

Il campanile con cuspide conica fu innalzato nel 1362 si trova al di là della salizada e ne fa da strettoia. L'ingresso è sormontato da due leoni affrontati, che probabilmente avevano la funzione di stilofori nel nartece della precedente chiesa, l'uno recante fra gli artigli un serpente, l'altro una testa umana. Le figure, secondo fantasiose ricostruzioni, ricorderebbero la tragica fine di Marin Faliero, oppure del conte di Carmagnola: la cosa è però irreale dato che le sculture sono antecedenti alle vicende dei due personaggi[4] e che peraltro queste varianti iconografiche sono frequenti in molte opere romaniche.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a pianta basilicale con tre navate a cui corrispondono tre cappelle absidali. La facciata originale si trova a sinistra dell'ingresso.

Navata centrale[modifica | modifica wikitesto]

I restauri del 1930 hanno rimesso in luce la tipica struttura veneta del soffitto a carena di nave[5] e le bifore immediatamente sottostanti. Permangono i colonnati ionici trabeati che separano le navate laterali e al di sopra delle colonne alcune grisaglie ottocentesche di un frescatore anonimo: quattro tondi con gli Eangelisti alternati a sei pannelli rettangolari con le Storie di San Paolo.

Controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

A sinstra è l'Ultima cena (1568-69) di Jacopo Tintoretto e a destra San Silvestro battezza Costantino Imperatore di Paolo Piazza (tardo tintorettiano dell'inizio del XVII secolo). Al centro sopra la porta l'organo di Gaetano Callido (1763) ornato con le statue di Santa Cecilia che suona un piccolo organo e Re David con l'arpa.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo altare dal fondo è la pala Assunta e Santi di Jacopo Tintoretto, ai lati della porta un Volto di Cristo ed un Presepe, bassorilievi decorativi riemersi durante il restauro, e bottega sul secondo altare la Madonna con il Bambino, scultura di Pietro Zandomeneghi opera canoviana del XIX secolo.

Cappella absidale di destra (cappella del Santissimo Sacramento)[modifica | modifica wikitesto]

Di elegante struttura lombardesca restaurata nel 1702[6] è ornata nella volta e nel catino dagli affreschi Gloria d'angeli e Storie dell'Antico Testamento di Gioacchino Pozzoli ( XVIII secolo) e alle pareti da quattro tele del Salviati: Lavanda dei piedi, Cristo nell'orto degli ulivi, Salita al Calvario, Deposizione. L'altare con il tabernacolo è del '600.

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Sull'altare sono le due pregevoli sculture in bronzo di Alessandro Vittoria: San Paolo e Sant'Antonio abate. Sulla parete di fondo e sui lati le tele di Palma il Giovane: la pala della Conversione dii San Paolo (1595-1600), a destra San Pietro invia San Marco a predicare il Vangelo ad Aquileia (1625), La consegna delle chiavi a San Pietro (1625), a sinistra La liberazione di Sant'Antonio abate (1600 circa) e La tentazione di Sant'Antonio abate (1600 circa). Completano il presbiterio la tela San Lorenzo fra i devoti (XVI secolo) della scuola di Bonifacio de Pitati, posta sulla destra dell'abside, l'antico stendardo della Congregazione del Clero di San Paolo (XV secolo), a sinistra, ed il grande frammento di Crocifisso (XIV secolo), montato su una sagoma lignea che ne suggerisce la probabile forma originale, sospeso all'arco trionfale.

Cappella absidale sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Sull'altare della breve cappella la pala dello Sposalizio della Vergine del Veronese (1580 circa) dentro a cui è inserita la piccola tavola della Madonna di Loreto di un anonimo del XV secolo. A destra è una buona tela anonima rappresentante San Pietro (XVIII secolo).

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Sul primo altare dall'abside è la pala La predicazione di San Paolo di Paolo Piazza (XVII secolo). Sul secondo altare costruito di Giorgio Massari, in una breve cappella laterale è la matura pala de La Vergine appare a San Giovanni Nepomuceno di Giambattista Tiepolo (1754) con il probabile parziale aiuto del figlio Giandomenio e accuratamente restaurata prima del 1999. La critica è divisa su a chi attribuire la commissione: al re di Polonia Augusto III che, nel 1740, aveva donato una reliquia del santo boemo a questa chiesa oppure più naturalmente al parroco Bartolomeo Carminati nel quadro dei suoi programmi di ristrutturazione[7]. Sul terzo ed ultimo altare è la pala de Il Sacro Cuore di Gesù opera tarda di Jacopo Guarana (1802).

Oratorio del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Da quello che era un tempo l'ingresso principale dalla facciata, dove in origine si trovava un nartece, si accede al settecentesco oratorio del Crocifisso. Qui è esposta quella che è considerata l'opera prima di Giandomenico Tiepolo, la Via Crucis dipinta tra il 1747 e il 1749 e accuratamente restaurate. Il complesso delle quattordici tele rivela già la maniera peculiare del giovane pittore nella costruzione drammatica delle scene mediante prospettive decentrate e diagonali. Nella stessa cappella sono conservate altri lavori eseguiti negli stessi anni dal giovane Tiepolo: il San Filippo Neri in preghiera, il Martirio di San Giovanni Nepomuceno, i Santi Elena e Macario scoprono la Vera Croce, il San Vincenzo Ferreri predica alle turbe e le due tele per il soffitto, la Resurrezione di Cristo e la Gloria d'Angeli.

Interessante anche l'elegante struttura rococò dell'altarino chiuso da un colonnato e illuminato dalle alte finestre del tamburo. Nelle nicchie ai lati dell'altare i busti di San Marco e di un Vescovo (Anonimo, XV secolo).

Via Crucis di Giandomenico Tiepolo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Siusa
  2. ^ a b Bortolan p. 114
  3. ^ Come ricorda il Tassini nel campo si tenne anche la tauromachia oltre che un mercato periodico (Tassini p. 517)
  4. ^ Lo stesso Tassini si rese conto dell'equivoco (Tassini p. 515)
  5. ^ Perocco pp. 346-347
  6. ^ Lorenzetti p. 573
  7. ^ Ettore Merkel in Restituzioni 1999: capolavori restaurati, Vicenza, Banca Intesa, 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gino Bortolan, Le chiese del Patriarcato di Venezia, Venezia, 1975.
  • Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia - storia, arte, segreti, leggende, curiosità, Roma, Newton Compton, 2007.
  • Ennio Concina e Elisabetta Molteni, Le chiese di Venezia: l'arte e la storia, Udine, Magnus, 1995.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963.
  • Guido Perocco e Antonio Salvadori, Civiltà di Venezia, Venezia, Stamperia di Venezia, 1976.
  • Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, Venezia, Filippi, 1979.
  • Siusa - Ecclesiae Venetae, su siusa.archivi.beniculturali.it.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN147050828 · LCCN (ENnr2005023460