Chiesa di San Pietro martire (Parma)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Chiesa di San Pietro Martire
960ParmaPalazzoPilotta.JPG
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàCoat of arms of Parma.svg Parma
Religionecristiana cattolica di rito romano
Titolaresan Pietro
Ordinedomenicani
Diocesi Parma
Sconsacrazione1810
Stile architettonicogotico
Inizio costruzioneante 1244
Completamento1254
Demolizione1813

Coordinate: 44°48′16.92″N 10°19′36.58″E / 44.804699°N 10.326828°E44.804699; 10.326828

La chiesa di San Pietro martire era un luogo di culto cattolico della città di Parma. Ospitava la comunità dei frati domenicani. Venne abbattuta nel 1813, a seguito delle soppressioni napoleoniche, per consentire l'ampliamento del Palazzo ducale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Trasformazione della Pilotta nel corso del tempo
La fontana dell'odierno piazzale della Pace che ricalca il perimetro della chiesa

Appena insediatisi a Parma i domenicani ebbero come sede la chiesa della Santissima Trinità, che tennero fino al 1233. Si spostarono poi in Santa Maria Nuova di Martorano, dove fu attivo anche il beato Bartolomeo di Breganze, poi vescovo di Vicenza.

Nel 1244 si trasferirono in una chiesa gotica a destra del fiume Parma, che dopo la canonizzazione del primo martire dell'ordine, Pietro da Verona, prese il titolo di San Pietro martire. Chiesa e convento vennero rinnovati e ampliati nel corso del XV secolo.

Il protonotario apostolico Ugo Sanvitale nel 1254 eresse nella chiesa l'oratorio dell'Inquisizione, affrescato da Michelangelo Anselmi.

Accanto alla chiesa i Farnese fecero costruire il palazzo della Pilotta e, quando Ferdinando di Borbone decise di abbattere la chiesa per ampliare il Palazzo ducale, i domenicani dovettero lasciare la loro sede e trasferirsi nel convento dell'Ascensione, già appartenente ai Servi di Maria. Nel 1779 i frati poterono tornare in San Pietro martire, ma nel 1810 il convento venne soppresso assieme a tutti gli altri. La chiesa venne abbattuta solo nel 1813.

La chiesa conservava dipinti di Giovanni Battista Tinti, Giuseppe Peroni, Girolamo Bedoli, Francesco Longhi e Jan Soens: dopo la soppressione della chiesa i dipinti passarono all'Accademia di Parma, tranne il San Francesco di Bedoli, trasportato in cattedrale, e il San Ludovico di Peroni, collocato sull'altare maggiore della cappella ducale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice da Mareto, Chiese e conventi di Parma, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Parma 1978. pp. 173–174.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]