Chiesa di San Pietro in Banchi

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Chiesa di San Pietro in Banchi
Genoa, San Pietro in Banchi 001.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneLiguria
LocalitàGenova
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolarePietro apostolo
DiocesiArcidiocesi di Genova
Inizio costruzione1572
Completamento1585

Coordinate: 44°24′32.79″N 8°55′47.38″E / 44.409108°N 8.929828°E44.409108; 8.929828

La chiesa di San Pietro in Banchi è un edificio religioso del centro storico di Genova, situata in piazza Banchi, nel quartiere del Molo. L'edificio è intitolato a Maria Immacolata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Pietro in Banchi nella sua struttura attuale risale alla fine del Cinquecento, quando fu costruita, a partire da un progetto del 1572, nel luogo dove secoli prima già sorgeva un edificio religioso, distrutto alla fine del XIV secolo durante le lotte di fazione tra guelfi e ghibellini.

La prima chiesa[modifica | modifica wikitesto]

L'antica chiesa, nota come San Pietro della Porta, perché posta accanto ad una delle porte della cinta muraria carolingia, innalzata nell'804 alla foce del torrente detto riale di Soziglia[1], secondo alcune fonti sarebbe stata costruita nel IX secolo sul sito di un antico tempio pagano.[2][3]

Venne fondata da un chierico di nome Agostino, che la donò come cella monastica ai monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio, i quali in seguito ne ampliarono la costruzione. Esistente già dall'862, come risulta da un estimo, forniva al monastero bobiense parte delle sue entrate. I possedimenti erano organizzati e coltivati da sei massari ed annualmente riforniva Bobbio con castagne, olio, fichi in resta, vino e 200 cedri ed altre derrate.[4]

L'antica chiesetta fu ampliata nel 972 dai monaci di San Colombano di Bobbio, poi stabilitisi nella loro chiesa matrice in Liguria, l'abbazia di Santo Stefano.[5]

L'ultima notizia della cella monastica autonoma come dipendenza diretta dell'abbazia di Bobbio risale ad un diploma del 30 luglio 982 mentre in un diploma successivo dell'imperatore Ottone II, del 1º ottobre 998, non compare più fra i beni del monastero bobiense. Da ciò si può datare il passaggio ai beni della nascente abbazia di Santo Stefano, sempre di fondazione bobiense.[4]

Nel 1125, al tempo del vescovo Sigifredo, la chiesa si emancipa dall'abbazia di Santo Stefano passando alla cattedrale di S. Lorenzo. Il passaggio, descritto in un'antica epigrafe murata nella chiesa, attesta il riscatto dietro il pagamento di 50 lire [6]

Nel 1398 l'edificio fu distrutto da un incendio appiccato alle case adiacenti ed ai portici dove erano i "banchi" dei banchieri, durante uno scontro fra guelfi e ghibellini; le funzioni parrocchiali furono trasferite alla vicina chiesa di S. Paolo in Campetto (oggi scomparsa).[7] Nel XV secolo l'edificio ormai in rovina fu demolito e al suo posto la famiglia Lomellini fece erigere uno dei suoi palazzi.[8]

La chiesa attuale[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Banchi, in un'incisione pubblicata nel 1773

La chiesa di san Pietro in Banchi è uno dei tre edifici religiosi (gli altri sono la cattedrale di San Lorenzo e San Bernardo) fatti costruire in città dal governo della Repubblica di Genova.

Il progetto per la costruzione della chiesa, previsto nel quadro della sistemazione di piazza Banchi, prese avvio nel 1572. La costruzione fu finanziata, insieme alla vicina Loggia dei Mercanti, posteriore di pochi anni, con l'affitto e la vendita di alcune botteghe e magazzini posti sotto di essa. Questa circostanza obbligò Bernardino Cantone, responsabile degli interventi di rinnovamento urbanistico dell'epoca, a concepire un progetto di massima in cui la chiesa, collocata su una terrazza, rimanesse sopraelevata rispetto al livello della strada, con la facciata orientata in direzione nord in modo che il prospetto principale si affacciasse sulla piazza (e non verso ponente come la precedente).[8][9][10]

Nel 1580, il Senato genovese decise di completare la chiesa, dedicandola a Maria Immacolata per adempiere a un voto legato alla fine dell'epidemia di peste del 1579. L'edificio, per la cui costruzione il comune aveva acquistato il palazzo dei Lomellini ed un'altra casa dei De Marini[7], fu portato a termine entro il 1585 da Andrea Ceresola, detto "Vannone" e da Giovanni Ponzello, successore del Cantone come architetto camerale.[9]

Il 15 novembre 1942, durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento aereo provocò ampi squarci nella facciata e nella volta e distrusse i due piccoli campanili sopra la facciata. La ricostruzione fu avviata nell'immediato dopoguerra, ripristinando l'aspetto precedente sulla base di fotografie e stampe che raffiguravano l'edificio.[11]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sopraelevata sul piano della piazza, la chiesa, a pianta centrale, con cupola e tre campanili (dei quattro previsti dal progetto originario), è costruita su un basamento che ospita negozi e magazzini. La facciata, caratterizzata da un porticato a tre arcate con volte a crociera affrescate e da due piccoli campanili ai lati, è raccordata alla piazza da uno scenografico scalone. La decorazione della facciata, mai completata, fu sostituita da motivi architettonici affrescati, realizzati intorno alla metà del XVII secolo da Giovanni Battista Baiardo. I restanti prospetti sono invece totalmente privi di decorazioni e conservano l'intonaco rustico, colorato con tinte neutre. La chiesa è sormontata da una grande cupola ottagonale rivestita di scaglie d' ardesia e da un campanile, più grande dei due sopra la facciata, sul lato posteriore.[8][9]

Interno della chiesa

L'interno, rivestito in marmo bianco, con un'unica navata e quattro piccole cappelle, un'abside molto profonda e un breve transetto, è riccamente decorato con paraste corinzie e nobilitato dai bellissimi stucchi del coro (in cattivo stato di conservazione) capolavoro dell'urbinate Marcello Sparzo, raffiguranti le Storie della Passione, la SS. Trinità e la Consegna delle chiavi a S. Pietro.[8][9][10]

Particolare degli affreschi della facciata

Nella seconda cappella di sinistra, fatta costruire dal Senato come voto per la cessazione della peste del 1579, è collocata la tela dell'Immacolata, di Andrea Semino (1588), sovrastata da affreschi, assai deteriorati, di Andrea Ansaldo (Madonna in trono e Presentazione al Tempio, 1630); nelle nicchie alle pareti della cappella le statue dei santi Giovanni Battista e Giorgio (protettori della Repubblica), Sebastiano e Rocco (invocati contro la peste), realizzate da Taddeo Carlone e Daniele Casella. In alto lo stemma della città attesta che questa cappella apparteneva al comune di Genova.[8][9][10]

Nella seconda cappella di destra, dedicata a San Giovanni Battista, Decollazione del Battista, pala del lucchese Benedetto Brandimarte (1590) e nelle nicchie, statue dei santi Stefano, Elisabetta, Zaccaria e Giovanni Evangelista, anch'esse opera di Taddeo Carlone e del Casella.[8][9][10]

In condizioni non migliori dei dipinti murali dell'Ansaldo appaiono altri affreschi, che ornano il vestibolo (medaglie con santi e figure di angeli, opera di Giovanni Battista Baiardo, 1650) e i peducci della cupola (Evangelisti di Paolo Gerolamo Piola, fine XVII secolo).[7][8][10]

Accanto all'altare maggiore, in marmo, un crocifisso settecentesco, recentemente restaurato.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ T. Pastorino, Dizionario delle strade di Genova, 1968, pag. 72
  2. ^ L. Persoglio, S. Pietro in Banchi, in La Settimana Religiosa, 1881, pag.76: Dove essa attualmente sorge vuolsi che in antichissimi tempi fosse un tempio d'idoli
  3. ^ Ipotesi originata dal ritrovamento di resti di statue di divinità romane quando nel XVI secolo furono scavate le fondamenta della nuova chiesa ("Da certi avanzi di antichi idoli trovati nello scavarsi le fondamenta dell'attual chiesa non mancò chi traesse l'origine di quella prima infin da' tempi pagani", F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, Genova, 1847)
  4. ^ a b A. Ferretto, I primi documenti della chiesa di S. Pietro in Banchi, in Il Cittadino, 12-2-1918
  5. ^ V. Polonio Felloni, Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia, Genova 1962, pp. 136 (Fonti e studi di storia ecclesiastica, II)
  6. ^ F. Caraceni, Piazza chiesa e loggia di Banchi, Genova 1976, Guide n.29 pag. 6
  7. ^ a b c F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, vol. II, Genova, 1847
  8. ^ a b c d e f g La chiesa sul sito www.irolli.it
  9. ^ a b c d e f g La chiesa sul sito www.stoarte.unige.it
  10. ^ a b c d e Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  11. ^ C. Ceschi, Restauro di edifici danneggiati dalla guerra –Liguria, su “Bollettino d'Arte”, anno 1953 - fascicolo I, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia su Genova.
  • Nadia Pazzini Paglieri, Rinangelo Paglieri, Chiese in Liguria, Genova, Sagep Editrice, 1990, ISBN 88-7058-361-9.
  • San Pietro in Banchi in La Casana, p. 12-17 - Genova 1993 n.1
  • Gabriella Airaldi, Storia della Liguria vol. II - Il caso di Bobbio e delle "vie marenche", Ed. Marinetti 1820 - Genova ottobre 2009, pag.110-120 - ISBN 978-88-211-8032-3
  • Luigi Persoglio, S. Pietro in Banchi, in La Settimana Religiosa, 1881
  • Fiorella Caraceni, Piazza chiesa e loggia di Banchi, Genova 1976, Guide n.29
  • Arturo Ferretto, I primi documenti della chiesa di S. Pietro in Banchi, in Il Cittadino, 12-2-1918
  • Luigi Augusto Cervetto, La chiesa di S. Pietro in Banchi in Genova e l'Immacolata nell'arte e nella storia, Genova, 1904
  • Dino Puncuh, Liber privilegium ecclesiae januensis, Genova 1962, atto 144
  • Gregorio Penco, Storia del monachesimo in Italia: dalle origini alla fine del Medioevo Ed. Jaca Book, 1983
  • Federico Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, vol. II, Genova, Gio. Grondona Q. Giuseppe, 1847.
  • Guida d’Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.

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