Chiesa di San Giuliano dei Fiamminghi

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San Giuliano Ospitaliere dei Fiamminghi
S. Eustachio - S. Giuliano Ospitaliere dei Fiamminghi.JPG
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Roma
Inizio costruzione 1675
Sito web

Coordinate: 41°53′45.13″N 12°28′32.48″E / 41.89587°N 12.47569°E41.89587; 12.47569

La chiesa di San Giuliano Ospitaliere dei Fiamminghi è un luogo di culto cattolico di Roma, nel rione Sant'Eustachio, in via del Sudario. Su questa chiesa insiste la diaconia di San Giuliano dei Fiamminghi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A quanto pare, i popoli germanici si mettevano, subito dopo la loro conversione, in marcia per i luoghi di culto dei santi Pietro e Paolo. In loco vennero allestiti ben presto degli ospedali destinati ad accogliere i propri pellegrini. Così, intorno alla basilica costantiniana di San Pietro, vi erano i centri minori dei Sassoni, dei Longobardi, dei Frisoni e dei Franchi (esiste ancora il Campo Santo dei Teutonici e Fiamminghi). Spesso si colloca (ma non correttamente) l’inizio dell’ospizio di San Giuliano a Roma nell’ottavo secolo, mentre, secondo la tradizione, si ritiene che il conte Roberto II di Fiandra visitò la fondazione nel 1096 durante il suo viaggio verso la Terra Santa. Pur tuttavia la data esatta della fondazione rimane incerta.

Le prime menzioni storiche di una cappella di San Giuliano risalgono all’inizio del quindicesimo secolo. In questo periodo i papi erano tornati a Roma dopo il lungo “esilio” di Avigone e il conseguente scisma, tanto nefasto per la chiesa. Il ritorno della corte papale a Roma significò per la città l’inizio di una nuova fioritura. Sulla scia della Curia Romana i forestieri tornarono ad affluire numerosi e ben presto si svilupparono le “nazioni” straniere, con Roma che diventava sempre più la communis patria, la patria di tutti. I cittadini dei Paesi Bassi di certo non segnarono il passo al riguardo e crearono una propria infrastruttura per accogliere il grande flusso di persone provenienti dalle nostre regioni. A questo periodo risale uno degli scritti più antichi su San Giuliano, che è giunto sino a noi tramite una copia nel libro della confraternità del 1574 : gli statuti e i regolamenti dell’ospedale per pellegrini del 1444.

Un registro dei pellegrini aggiornato con cura, a partire dal 1624, ci consente di avere un’idea dell’importante flusso di pellegrini dai Paesi Bassi Meridionali verso la città eterna. Dal 1624 al 1790 la fondazione dette ospitalità a 21.213 viaggiatori, provenienti prevalentemente dalle Fiandre, ma anche dall’Artois, da Namur, Hainaut, Cambrai e Tournai. I conti di San Giuliano documentano gli interventi della fondazione a favore di nobili aggrediti, di gente scesa gravemente malata dalle galee papali, di marinai caduti nelle mani di pirati dell’Africa del Nord con l’intera famiglia e che talvolta dovevano essere riscattati mediante il pagamento di considerevoli somme di denaro.

All’inizio del sedicesimo secolo la cultura riscoperta dell’antichità classica rese Roma ancora più attraente. Sotto l’influenza dei papi rinascimentali, amanti del lusso, la città divenne un centro artistico e culturale che richiamava pittori, scultori, musicisti e dotti. Attratti da un tale opulenza anche molti semplici artigiani tentarono la fortuna e presero la via di Roma. Rassicurata dall’appoggio di fondazioni come quella di San Giuliano, Roma a partire dal quindicesimo e sino al diciassettesimo secolo divenne un vero e proprio centro di immigrazione per fiamminghi, offrendo una seconda possibilità a coloro che avevano poche prospettive nei Paesi Bassi. Calzolai, falegnami, orafi, decoratori di vetrate, sarti e soldati trovarono a Roma una seconda patria. A Roma i fiamminghi ricchi, i religiosi, i mercanti, gli artigiani e gli artisti di successo prendevano posto nel consiglio che gestiva l’ospizio ed erano nel contempo membri dell’annessa confraternita di San Giuliano. Questa confraternita aveva una dimensione sia religiosa che materiale. I membri si aiutavano a vicenda e assistevano i connazionali bisognosi, in circostanze liete e tristi, ed erano sicuri di ricevere in cambio di ciò, dopo la loro morte, le preghiere dei loro protetti. La confraternita divenne particolarmente prestigiosa nel 1536 grazie all’iscrizione dell’imperatore proveniente da Gand, Carlo V. La loro presenza è ancora attestata da numerose lapidi tombali cementate nel suolo della chiesa.

Anche se il consiglio, per statuto, poteva comprendere solamente fiamminghi originari della contea di Fiandra, nel corso del tempo anche persone provenienti da altre zone dei Paesi Bassi Meridionali (Anversa, Tournai, Binche …) presero parte alle attività di San Giuliano, anche se in realtà i Brabantesi e i Liegiesi s’incontravano soppratutto nelle chiesa di S. Maria dell’Anima. Gli amministratori dell’ospizio, i custodi, ricevevano aiuti finanziari da ogni parte dei Paesi Bassi. Ma San Giuliano era più di un centro che elargiva un sostegno materiale. La piccola chiesa fungeva anche da luogo di incontro dove i cittadini dei Paesi Bassi Meridionali che abitavano a Roma potevano riunirsi in un clima amichevole.

La chiesa di San Giuliano favorì quindi i contatti tra i fiamminghi che vivevano a Roma. I mercanti di origine fiamminga proteggevano e sostenevano i loro connazionali. Così il banchiere Pieter De Visscher di Oudenaarde (ribattezzato ben presto in Italia Pietro Pescatore!), attivo nel comitato direttivo di San Giuliano tra il 1618 e il 1643, incaricò Cornelis Schut di Anversa di abbellire con affreschi la sua residenza di campagna di Frascati. Artisti famosi come Jan Miel di Beveren, tra coloro che nel diciassettesimo secolo introdussero le piccole scene di genere a Roma, o Louis Cousin, alias Luigi Primo il Gentile da Bruxelles, facevano parte del consiglio di San Giuliano.

La sede della fondazione fu completamente ristrutturata nel 1681-1682 e il suo aspetto non è cambiato di molto da allora. La Chiesa ha preso la sua forma ottagonale ovale all’inizio del 18° secolo e l’assomiglianza ad esempio alla Chiesa Sant’Andrea al Quirinale, la Chiesa progettata da Bernini, è evidente. La progettazione e l’esecuzione della nuova pianta della Chiesa è da attribuire ad Antonio Maria Borioni (Roma ? - 1727), con la collaborazione di suo fratello Asdrubale Borioni. Il mecenate di gran lunga più importante della fondazione fu un farmacista di Ypres, Nicolaas Van Haringhen, attivo a Roma alla fine del diciassettesimo secolo, che fece di San Giuliano il suo erede universale. Nel 1695 Nicolaas commissionò al suo amico Theodoor Helmbreker di Haarlem la pittura della pala dell’altare maggiore e, con i denari del suo lascito, fu possibile decorare ulteriormente la chiesa nel diciottesimo secolo.

La maggior parte delle opere d’arte ancora visibili nella chiesa risalgono agli inizi del diciottesimo secolo, quando il grande afflusso di fiamminghi a Roma, dopo aver raggiunto l’apice, si era assestato. Il medaglione centrale della volta rappresenta l’apoteosi di San Giuliano. L’affresco fu dipinto nel 1717 dall’inglese William Kent, meglio noto in seguito come creatore del giardino all’inglese e architetto di corte del re inglese. Il medaglione è attorniato da quattro figure allegoriche che rappresentano la Contea di Fiandra, Bruges e la Brugse Vrije (entità amministrativa autonoma comprendente una vasta area nei dintorni di Bruges ma non la città stessa), Gand e Ypres. Anche gli stemmi di queste ultime quattro zone contornano il medaglione e abbelliscono inoltre la facciata anteriore della chiesa sotto l’iscrizione: ECCLESIA S. IULIANI HOSPITALIS FLANDRIAE. Ancora nel 1743 il brussellese Maximiliaan Dhaese dipinse una tela, sopra uno degli altari laterali, che rappresentava gli apostoli Pietro e Paolo. Scultori come Pieter Verschaffelt di Gand (autore dell’angelo che sormonta Castel S. Angelo) o Charles-François Van Poucke di Dixmude erano ancora membri della fondazione intorno alla metà del diciottesimo secolo.

La vecchia organizzazione di San Giuliano scomparve con il controllo francese sulla fondazione tra il 1798 e il 1814. La chiesa in seguito fu gestita dal regno dei Paesi Bassi e infine dal Belgio. Ora la nostra dinastia è la protettrice del titolo reale con cui Maria Teresa, imperatrice-regina di Ungheria e Boemia e arciduchessa d’Austria, venerò la chiesa. Il patrimonio della Fondazione è costituito da tre palazzi del 18° e 19° secolo. Questi beni vengono gestiti e amministrati soltanto attraverso gli incassi degli affitti (35 affittuari), e non gode attualmente di nessun aiuto economico da parte del governo. Lo scopo della Fondazione rimane quello di aiutare i pellegrini che rimangono a Roma o visitano la città eterna, come previsto dallo statuto originale della Fondazione. San Giuliano offre l’ospitalità anche alla Fondazione Lambert Darchis. Il Rettore della Chiesa Reale Belga “San Giuliano dei Fiamminghi” è l’Amministratore delegato della Fondazione vallone “Lambert Darchis”.

L’11 novembre a San Giuliano vengono commemorati i morti di entrambe le guerre mondiali e il 15 novembre si festeggia la festa del re. Da ottobre a giugno la domenica, alle 10.30, c’è l’Eucaristia. Durante il Concistoro del 26 novembre 1994 Jan Schotte, missionario di Scheut, fu nominato primo cardinale diacono di San Giuliano. Il Cardinale Jan Pieter Schotte è deceduto il 10 gennaio 2005 ed è stato sepolto il 10 gennaio 2008 presso la Chiesa Reale Belga “San Giuliano dei Fiamminghi”. Il 13 gennaio 2008 si è svolta una commemorazione solenne ed è stata scoperta la lapide commemorativa. Successivamente, nel luglio 2008, nel coro della Chiesa, sono state installate due vetrate nella porta della sagrestia. Entrambe le opere d’arte sono del vetraio fiammingo Maurits Nevens ed hanno come titolo “L’invito” (parte sinistra) e “Il pellegrinaggio dei Fiamminghi a Roma (parte destra). L’attuale cardinale titolare è il Cardinale Walter Brandmüler, che ha preso posseso della sua chiesa il 6 marzo 2011.



P. Hugo Vanermen, mSC., Rettore.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Nella facciata, entro una nicchia, si trova una statua seicentesca di San Giuliano. L'interno, a navata unica, conserva opere che risalgono per la maggior parte agli inizi del XVIII secolo. Nella volta, è conservato un medaglione, dipinto dall'inglese William Kent (futuro creatore dei giardini all'inglese), che rappresenta l’Apoteosi di San Giuliano, contornata da quattro figure allegoriche che rappresentano le quattro contee di Fiandra.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Testi online di dominio pubblico:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, p. 150-151
  • G. Carpaneto, Rione VIII Sant'Eustachio, in AA.VV, I rioni di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, Vol. II, pp. 499–555

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