Chiesa di San Giovanni a Porta Latina

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Basilica di San Giovanni a Porta Latina
San Giovanni a Porta Latina.JPG
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Roma
Inizio costruzione V secolo
Completamento 1191
Sito web

Coordinate: 41°52′38.32″N 12°30′06.49″E / 41.87731°N 12.501803°E41.87731; 12.501803

L'interno

San Giovanni a Porta Latina è una delle più antiche chiese basilicali di Roma, eretta vicino a Porta Latina, nei pressi delle Mura aureliane, sulla Via Latina.

La basilica[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, dedicata a san Giovanni apostolo ed evangelista, si trova all'estremità del rione Celio, in quello che una volta si chiamava il disabitato. Ancora oggi la zona è rimasta immersa nel verde e salvaguardata dalle costruzioni, che invece sono cresciute intensive al di là delle mura (quartiere Appio-Latino), a ridosso di un caratteristico quartiere di villini di fine Ottocento.

La costruzione della basilica risale alla fine del IV secolo, ma la chiesa subì restauri e ammodernamenti già nel V secolo e poi nell'VIII, nel IX, nell'XI e nel XIII secolo.

Fu fondata nel V secolo o alla fine del IV, ricostruita certamente nel 720 e restaurata nel 1191, con l'aggiunta di un nuovo bel campanile a sei ordini di trifore e di un nuovo ciclo di affreschi con ben 46 scene bibliche sia vetero che neotestamentarie. L'importante ciclo, recentemente restaurato, rappresenta, insieme al salone gotico nel Monastero dei Santi Quattro Coronati, uno degli esempi maggiori di pittura medioevale nella Capitale realizzati precedentemente all'importante periodo del Cavallini e della sua Scuola Romana. Tra il XVI e il XVII secolo fu arricchita da un nuovo affresco absidale su cartone del Cavalier d'Arpino. [1]

Un ulteriore rifacimento, che la riportò alle antiche caratteristiche medievali, si ebbe nel 1940-41, quando la basilica fu assegnata ai Rosminiani, che oggi nel plesso conventuale adiacente hanno la curia generalizia dove risiede il moderatore generale della congregazione e lo studentato internazionale.

Il portico medioevale e le navate della basilica sono sostenuti da colonne di spoglio appartenenti, secondo la leggenda, ad un tempio di Diana, parzialmente spogliate a favore del Laterano alla fine del XVIII secolo[2].

San Giovanni in Oleo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: San Giovanni in Oleo.
Oratorio di San Giovanni in Oleo

La Legenda Aurea racconta così la storia:

« Quando gli apostoli dopo la Pentecoste si separarono, lui [Giovanni Evangelista] andò in Asia, dove fondò molte chiese. Quando l'imperatore Domiziano venne a conoscenza della sua fama, lo fece venire a Roma e lo fece buttare in un recipiente di olio bollente, immediatamente davanti alla porta Latina: ma Giovanni ne usì illeso, come era rimasto estraneo alla corruzione della carne. L'imperatore, visto che anche così non desisteva dalla predicazione, lo mandò in esilio nell'isola di Patmo, dove nella completa solitudine scrisse l'Apocalisse. »

L'oratorio di San Giovanni in Oleo, che sorge nelle vicinanze della basilica e ne era un annesso, sarebbe stato costruito esattamente sul luogo della tortura a cui l'Evangelista era miracolosamente sopravvissuto. Mentre la chiesa è un po' nascosta, chi entrava a Roma da Porta Latina se lo trovava subito davanti, e poteva fare un'orazione lì, prima di attraversare il disabitato.

Il tempietto era stato ricostruito a pianta ottagonale nel 1509 e fu fatto restaurare dal cardinale titolare Francesco Paolucci, che aveva in animo di farne la cappella di famiglia, attorno al 1660 per mano del Borromini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al bel sito è legato un episodio di Inquisizione: varie notizie riportano la storia di un gruppo di portoghesi che verso il 1578 aveva fondato una sorta di confraternita, e usava questa chiesa (all'epoca in stato di quasi abbandono, con il titolo lungamente vacante, per essere stata praticamente espropriata del proprio patrimonio dall'arcibasilica di San Giovanni in Laterano) per celebrare i propri riti. Secondo una versione si trattava di marranos rifugiati in Italia, secondo un'altra di omosessuali che celebravano propri matrimoni. Quel che è certo è che per questa storia furono eseguite, a Porta Latina, non meno di sette condanne a morte per rogo. Così riportano Ludovico Pastor, nella Storia dei Papi e Michel de Montaigne nel suo Journal de Voyage en Italie par la Suisse et l'Allemagne (en 1580 et 1581.
  2. ^ Mariano Armellini, Notizie storiche e topografiche delle chiese di Roma

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ludwig von Pastor, Storia dei Papi;
  • Michel de Montaigne, Journal de Voyage en Italie par la Suisse et l'Allemagne (en 1580 et 1581)
  • Giuseppe Marcocci, Matrimoni omosessuali nella Roma del tardo cinquecento su un passo del "Journal" di Montaigne, in Quaderni storici, Fascicolo 1, nº 133, aprile 2010, pp. 107-137.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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