Chiesa di San Giovanni Domnarum

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Chiesa di San Giovanni Domnarum
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Pavia

La chiesa di San Giovanni in Domnarum è una delle più antiche di Pavia ed è parte di un più ampio complesso alto medievale comprendente la chiesa stessa, il campanile e la cripta.[1] Si trova nel pieno del centro storico, in via Mascheroni, a pochi passi dalla chiesa del Carmine con la facciata inglobata in un complesso abitativo e l'ingresso all'interno di un cortile. Nella cripta che è stata riscoperta dopo secoli nel 1914, sono visibili dei resti di affreschi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu fondata intorno all'anno 654[2] per volere di Gundeperga, moglie di Roari e Arioaldo e figlia della regina Teodolinda e di Agilulfo per accogliervi la sua sepoltura o per essere sede del fonte battesimale delle femmine, da cui l'intitolazione a San Giovanni Battista e la specificazione domnarum (ossia "delle donne")[1].

Si tratta probabilmente del primo edificio di culto cattolico eretto dai re longobardi nella città di Pavia[3]. La chiesa ebbe un ruolo di preminenza nel panorama cittadino fino a circa l'anno Mille, anche grazie alla dotazione patrimoniale che le era stata assegnata dalla fondatrice.

Per la chiesa furono emanati tra IX e X secolo una copiosa serie di diplomi imperiali, in cui si menziona la fondazione di Gundiperga, mentre in un atto del vescovo di Pavia Bernardo I del 1129 sono attestate le messe "pro anima" della regina Gundiperga che ancora venivano celebrate nella chiesa [4].

In base ad alcuni ritrovamenti è stato ipotizzato che il luogo ospitasse un edificio termale di epoca romana[5]. Questa preesistenza potrebbe spiegare alcune irregolarità della pianta sia della chiesa che della cripta.

Nel XVII secolo il prevosto Torriani ricostruì interamente la chiesa seguendo i dettami della Controriforma e demolendo quasi interamente le sussistenze precedenti.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio seicentesco è ad aula unica, con cappelle laterali e coro a pianta quadrata.

La facciata risale, invece, agli inizi del Cinquecento. Nella fascia centrale presenta un rosone in terracotta posto in mezza a due rosoni più piccoli.

La torre campanaria è stata datata attorno all'anno 1100[6]. La costruzione impiega con intento decorativo diversi materiali di origine romana, soprattutto nella parte prossima alla cella campanaria.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Subito sulla destra vi è una parte dell'antico battistero annesso alla chiesa, e nella prima cappella, sempre sulla, destra è collocata una pala, dipinta dal milanese Giovan Battista Sassi, che raffigura San Andrea Avallino che muore davanti all'altare. Nella lunetta del presbiterio è dipinto un affresco con il Padre Eterno di Federico Faruffini. Nella seconda cappella a sinistra vi è una pala di San Nicola, proveniente dall'antica chiesa di San Nicola della Moneta.

È presente una tela che raffigura la regina Gundeperga che presenta a San Giovanni il progetto della chiesa.

Lungo le pareti perimetrali si possono scorgere le tracce di un'antica cortina affrescata, e numerose immagini di San Biagio, a cui i pavesi erano molto devoti durante il medioevo, i cui resti sono custoditi sotto l'altare maggiore.

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

L'edificazione della cripta risale probabilmente a un arco temporale che va dalla metà del X all'inizio del secoo successivo. Essa si sviluppa interamente sotto il piano attuale della chiesa e vi si accede per una scala da cui si scende, sul lato nord della navata della chiesa

La maggior parte dei sostegni è a forma trapezoidale con assenza di capitelli e mensole. Diversamente le due colonne che inquadrano l'altare portano capitelli di spoglio, di epoca precedente. Gli affreschi (datati al XII secolo) ritraggono per lo più santi locali; è presente una scena della vita del Battista, molto compromessa. Sul pilastro di destra sono raffigurati San Siro e San Gregorio Magno, che tiene in mano un volume. Nel pilastrino di fronte a San Siro, vi è la figura di Sant'Invenzio, secondo vescovo della città.

La scoperta della cripta, che era stata interrata da secoli e ridotta a sepolcreto, avvenne il 18 aprile 1914 grazie all'iniziativa di monsignor Faustino Gianani che, seguendo le indicazioni di molte fonti storiche, fece scavare un cunicolo dal cortile retrostante.

Durante i lavori seguiti alla scoperta, non venne riconosciuto tra i detriti il livello del lastricato originale che venne rimosso. Pertanto il livello attuale è inferiore a quello originale e corrisponde a quello dell'ambiente termale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Marino, Nadia, Chiesa di S. Giovanni Domnarum - complesso, su Lombardia Beni Culturali, http://www.lombardiabeniculturali.it, 2004.
  2. ^ Paolo Diacono, Historia Longobardorum, IV, 47
  3. ^ Luigi Carlo Schiavi, op. cit. pag. 2
  4. ^ Piero Majocchi, Il complesso di San Salvatore e il suo ruolo nella perpetuazione della memoria della regalità altomedievale, a cura di Maria Teresa Mazzilli Savini, Il complesso di San Salvatore e il suo ruolo nella perpetuazione della memoria della regalità altomedievale, p. 27.
  5. ^ Luigi Carlo Schiavi, op. cit. pag. 16
  6. ^ A. Segagni Malacan, La torre civica e le torre campanarie pavesi nel secolo XI, in La Torre maggiore di Pavia, Pavia 1989

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Arecchi, un momento dell'architettura medievale pavese. La cripta di San Giovanni Domnarum, in Pavia Economica, Pavia 1969 numero 5, disponibile online
  • Luigi Carlo Schiavi, La cripta di San Giovanni Domnarum in Pavia. Rilievi e nuovi studi sull'architettura, Tipografia Commerciale Pavese, Pavia, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN220802001