Chiesa di San Francesco all'Immacolata (Messina)

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Chiesa di San Francesco D'Assisi all'Immacolata
SFI ME 2017 04.jpg
Chiesa San Francesco d'Assisi all'Immacolata sul viale Boccetta
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàMessina-Stemma.png Messina
Religionecattolica
Arcidiocesi Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Inizio costruzione1254
Sito webMessinaweb
Facciata.
Rosone.

La chiesa di San Francesco all'Immacolata si trova a Messina.[1][2]

«"MINORUM CONVETUALIUM S. FRANCISCI CÆNOBIUM IN SICILIÆ PRIMUM"[3]»

È un imponente tempio, la seconda per dimensioni delle chiese di Messina, che sorge sul viale Boccetta e le cui possenti absidi merlate sono raffigurate nel dipinto La Pietà con tre angeli di Antonello da Messina che si trova al museo Correr di Venezia. Primo tempio dell'ordine francescano in Sicilia, edificato in periodo angioino nel 1254, in onore di San Francesco appena 28 anni dalla sua morte per volere di alcuni nobili messinesi e degli stessi frati. La prima pietra fu benedetta dal Papa Alessandro IV, vi soggiornò al suo passaggio da Messina sant'Antonio di Padova.[4] La sua slanciata ed imponente architettura riecheggia forme nordiche.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa vista dalla parte delle absidi dopo l'incendio del 1884.
Statua San Francesco d'Assisi.
Portale e statua San Francesco d'Assisi.

Epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

  • 1212, Arrivo e insediamento dei primi membri dell'Ordine dei Frati Minori a Messina presso la piccola chiesa di San Leone.
  • 1216, Assegnazione della sede conventuale nei pressi del torrente, abbandono della primitiva chiesetta.
  • 1221, Il taumaturgo Antonio di Padova è ospite presso la struttura in seguito al naufragio sulle coste siciliane avvenuto al rientro dalla missione in Africa.
  • 1255 5 gennaio, A Napoli, Papa Alessandro IV benedice la prima pietra per la nuova chiesa, promotrici le nobildonne Violante Palizzi, Eleonora da Procida, Beatrice Belfiore.[5]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi decenni del XIX secolo sono stati eseguiti lavori di restauri diretti da Giuseppe Patricolo.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • 1908 28 dicembre, Il terremoto di Messina provoca il crollo di una parte delle strutture. Solo gli imponenti contrafforti delle arcate absidali strombate e merlate resistettero al sisma.
  • 1923, 9 dicembre, Su progetto dell'ingegnere Letterio Savoja è condotta la ricostruzione volta a riprodurre la pianta e lo stile dell'antica chiesa utilizzando i conci superstiti. I lavori, effettuati dalla ditta fratelli Cardillo dal febbraio 1926 al novembre 1928, costarono circa sette milioni di lire: i ruderi superstiti furono restaurati e fu ripristinato il resto dell'edificio utilizzando parti e il materiali crollati.
  • 1928 25 novembre, La chiesa è solennemente consacrata e riaperta alle pratiche di culto.
  • 1954, Nuovo ciclo di restauro per la riparazione dei danni subiti in seguito ai bombardamenti causati durante la Seconda Guerra Mondiale.
  • 1965, Nella piazzetta della chiesa è collocata la statua bronzea raffigurante San Francesco d'Assisi, opera dello scultore messinese Antonio Bonfiglio.
  • 1992, L'altare maggiore fu sostituito con un nuovo manufatto, rimodulazione dell'abside con un crocifisso al centro.

Interno primitivo[modifica | modifica wikitesto]

Madonna degli Angeli o Vergine della Porziuncola, Antonello Gagini, Museo regionale di Messina.

Documentazione dell'impianto rinascimentale:

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Sepolcro, manufatto marmoreo a forma di altare del XVI secolo,[3] monumento funebre di Stefano Patti del 1587,[9] opera di Rinaldo Bonanno. Sulla parete è documentato il dipinto raffigurante la Madonna dell'Itria tra San Giuseppe e Santo Stefano,[9][10] opera di Alessandro Allori del 1590, oggi al Museo regionale di Messina.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Sepolcro,[15] manufatto marmoreo del XVI secolo, monumento funebre di Angelo Balsamo, barone di San Basilio, † 1507, ammiraglio, attribuito Antonello Freri.[7][16] Manufatto documentato in una cappella a sinistra della navata prossima all'ingresso, a sua volta addossato alla parete sul lato sinistro, circostanza avvalorata dalla mancata rifinitura dei fregi. Nel 1721, quando la chiesa fu trasformata perché sovraccaricata di decorazioni barocche, fu adattato accanto alla porta maggiore. Dopo il 1783 il manufatto fu riassemblato. Annerito dall'incendio del 1884, per volontà del principe Francesco Marullo di Castellaci, ultimo discendente per ramo materno dei Balsamo, fu restaurato e rimodulato. Sotto una grande elevazione con decori a cassettoni sorretta da colonne con grottesche in rilievo e arabeschi, è ritratto il milite abbigliato in assetto di guerra, orante in ginocchio con le mani giunte, dinanzi ad un leggio drappeggiato di stoffe, su cui sta aperto il libro delle preghiere, in prossimità un paggetto, dritto in piedi, con lo spadino levato, immobile, come in attesa del comando. Nel basamento è raffigurato il mito di Anfitrite e reca l'iscrizione:

"CLARISSIMI ANGELI BALSAMI BARONIS DIVI BASILII IN HOC TVMVLO OSSA CONDVNTVR. QVI NONIS AVGVSTI DIEM CLAVSIT EXTREMVM. MDVII."

Dopo il sisma del 1908 l'opera frammentata fu ricomposta nel Museo regionale di Messina.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Transetto destro: Cappella di San Giuseppe. Ambiente con la grande tela di Giuseppe Manno raffigurante il Transito di San Giuseppe,[13][3] nelle adiacenze il cenotafio di Girolamo Cappellino, senatore al tempo di Diego Enriquez Guzman, conte di Alba de Lista, viceré di Sicilia.[13][3]
    • Absidiola destra: Cappella del Santissimo Sacramento. Ambiente interamente decorato da affreschi di Filippo Tancredi[13][3][18] con altare di stile barocco in marmi mischi e macchina lignea.
  • Transetto sinistro: area probabilmente adibita a sede dell'organo, manufatto ligneo riccamente scolpito nel Seicento da abili maestranze messinesi.
    • Absidiola sinistra. Adiacente a questo ambiente una piccola stanza nella quale è documentata una piccola tavola di Deodato Guinaccia raffigurante la Madonna del Rosario ritratta con San Gerolamo e altri santi. Del 1618c., il monumento sepolcrale in bronzo eretto da Giovanni Lanza alla giovane moglie Francesca Lanza Cybo.[7] Fu ricomposto nel 1905 a spese di monsignore Domenico Lancia di Brolo, arcivescovo di Monreale e discendente della nobile defunta. Il manufatto è oggi ospitato al Museo regionale di Messina.

«"D. O. M. - D. FRANCISCÆ LANCEA, ET CIBO, VXORI PRÆSTANTISSIMÆ, IN QVA VIRTVTVM OMNIVM SEGES IN IPSO ÆTATIS FLORE, AD MATVRITATEM PERVENIT, AMANTISSIMVS VIR D. IOANNES LANCEA, IN MVTVI, ÆTERNIQVE AMORIS SIGNIFICATIONEM, VRNAM HANC A VRO, GEMMISQ. DISTINCTAM, SED MERITIS LONGE IMPAREM IN HAC ÆDE FRANCISCANA CONSTITVIT - DECESSIT ANNO ÆTATIS SVÆ XV. M. D. CXVIII MENSE IVNII DIE XIX

L'abside centrale ospitava uno splendido coro ligneo del 1512, probabilmente opera del palermitano Giovanni Gili, sulla mensa dell'altare maggiore un Crocifisso a tutto rilievo attribuito a Stefano Giordano e ai suoi piedi una statua dell'Addolorata. Nell'area presbiterale è documentato il pregevole leggio in forma di pellicano della prima metà del Cinquecento, dono dell'arcivescovo Ottaviano Preconio, custodito nel Museo regionale di Messina, e il sarcofago romano del III secolo recante scolpito a bassorilievo il Ratto di Proserpina,[3] manufatto riutilizzato come urna sepolcrale di Federico IV d'Aragona, re di Sicilia morto nel 1377, della madre regina Elisabetta di Carinzia, ((?) Guglielmo e Giovanni d'Aragona, duchi di Atene, duchi di Neopatria, marchesi di Randazzo).

Interno attuale[modifica | modifica wikitesto]

Immacolata Concezione.
Monumento Balsamo, Antonello Freri. Oggi al Museo regionale di Messina.

Tutti gli altari dell'impianto attuale presentano richiami neogotici.

Parete destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: stazionamento monumentale vara processionale.
  • Seconda campata: vuota.
  • Terza campata: Cappella di Sant'Elisabetta.
  • Quarta campata: Cappella di San Michele Arcangelo.
  • Quinta campata: Cappella di Sant'Antonio di Padova. La statua raffigurante il Santo, già collocata sull'altare maggiore di questo ambiente, si conserva nei locali del convento. Eseguita in gesso e cartapesta, essa è rivestita nella parte anteriore da un lamina d'argento, riccamente lavorata, che riproduce con estrema finezza e dovizia di dettagli, l'ideale saio del Santo. Dopo la ricostruzione post sisma, sulla mensa si conserva ancora una piastrella del pavimento del distrutto convento, recante tracce ematiche del taumaturgo come conseguenza di una autoflagellazione pubblica come punizione per avere disubbidito al priore, quasi una riparazione per un "peccato di vanità": aver fatto scaturire prodigiosamente una sorgente d'acqua nel giardino del convento.[4]
  • Sesta campata: Cappella della Madonna della Luce. Presso quest'ambiente è attestata la Confraternita della Madonna della Luce.
  • Settima campata: ingresso laterale su viale Boccetta.
  • Ottava campata: Cappella del Santissimo Crocifisso con statua dell'Addolorata.

Parete sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: vuota.
  • Seconda campata: pulpito ligneo.
  • Terza campata: Cappella di San Massimiliano Maria Kolbe.
  • Quarta campata: Cappella di Santa Lucia.
  • Quinta campata: Cappella di San Giuseppe da Copertino.
  • Sesta campata: Cappella di San Giuseppe.
  • Settima campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. sull'altare la statua ricoperta in lamina d'argento raffigurante l'Immacolata Concezione, opera di maestranze messinesi del XVII secolo.
  • Ottava campata: Cappella del Sacro Cuore di Gesù.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Braccio destro:
    • Absidiola destra: Cappella del Santissimo Sacramento.
  • Braccio sinistro: organo.
    • Absidiola sinistra: Cappella di San Francesco d'Assisi.
  • Altare maggiore.

SFI ME 29 09 2017 03.jpg SFI ME 29 09 2017 01.jpg SFI ME 29 09 2017 02.jpg Museo ME 2018 01 31 46.jpg
1: Absidi, 2:Cappellone, 3:Crocifisso, 4:Monumento funebre Francesca Lanza Cybo, Museo regionale di Messina

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Vergine Orante. Oggi al Museo regionale di Messina.
Vittoria o Pace e Fortezza, Martino Montanini, Museo regionale di Messina.
  • Sepolcri di Violante Palizzi, Leonora Procida e Beatrice Belfiore.[3]
  • Sepolcri di Giuseppe Costanzo Bonfiglio, e De Cottoni.
  • Bassorilievi raffiguranti la Presentazione di Gesù al Tempio e la Guarigione del paralitico, e due belle statue, identificate come l'Allegoria della Vittoria e l'Allegoria della Forza.

Importanti opere d'arte si conservavano anche nella sagrestia:

e un gran numero di reliquie:

Convento di San Francesco d'Assisi all'Immacolata[modifica | modifica wikitesto]

Verosimilmente durante i «Capitoli Generali» di Assisi (1279) e Parigi (1292) siano stati disposti l'erezione in ogni provincia dell'Ordine di studia in artibus. Pertanto negli ultimi anni del XIII secolo nei maggiori centri (le due capitali dell'isola) Messina e Palermo della «Provincia di Sicilia» furono istituite le prestigiose sedi di studio della grammatica, logica e filosofia del francescanesimo siciliano. E poi ancora le discipline in diritto canonico e teologia, dogmatica, etica, morale, greco, arabo, ebraico, armeno, caldeo, siriaco, aramaico. Tutti insegnamenti impartiti e cattedre ricoperte da eminenti personalità, in seguito estesi anche presso la locale università e gli istituti superiori di cultura classica.[21]

Statua di Sant'Antonio di Padova, cortile del convento.

Chiostro di stile rinascimentale delimitato da trentasei colonne in marmo sulle quali erano impostati archi a tutto sesto, al centro cortile è documentata la statua raffigurante Sant'Antonio di Padova,[3] scultura oggi posta nel giardino dietro le absidi. La costruzione, forse promossa dalla nobile famiglia Marullo di Condoianni, fra le migliori esistenti in Messina, avvenne su progetto e disegni di Polidoro da Caravaggio, a dirigere le maestranze Antonello Freri e Domenico Gagini, Giovan Battista e Giandomenico Mazzolo. Fu completato nel 1566 dopo svariati decenni di lavoro, ulteriori commissioni documentano un pozzo al centro.

La primitiva Cappella di Sant'Antonio era stata edificata presso la cella da lui abitata e il pozzo del chiostro, in essa sono documentati un altare ligneo e un'edicola marmorea attribuita ad Antonello Gagini.[13] I frammenti della ricca cornice custoditi nel Museo regionale di Messina inquadravano un piccolo vano entro il quale era probabilmente collocato il veneratissimo simulacro ligneo della Madonna del Parto, eseguito nel 1511c., su commissione di Cassandra Bonfiglio, e sostituito in seguito a danneggiamento, da un dipinto di Mario Minniti. La ricca lunetta è menzionata da Gioacchino di Marzo e descritta da Carmelo La Farina in una lettera, datata 1 maggio 1834, indirizzata al canonico Giuseppe Alessi, erudito e collezionista ennese. L'ambiente fu affrescato da Giovanni Tuccari.

Presso il convento sono documentati i sodalizi:

Congregazione dell'Immacolata Concezione[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione dei Flagellati sotto il titolo di «San Luigi»[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione di Sant'Antonio di Padova[modifica | modifica wikitesto]

Cappella Reale[modifica | modifica wikitesto]

Cappella Reale e istituzione conventuale capo della Provincia dei Francescani di Sicilia per privilegio dell'imperatore Carlo V.[23]

Chiesa di San Leone[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Erasmo[modifica | modifica wikitesto]

Luogo di culto adiacente al convento posseduto dai frati dell'Ordine fino al 1452,[15] anno in cui è ceduto ai rettori e confrati del sodalizio della corporazione dei bottai sotto il titolo di «San Girolamo».[25] Addossata alle absidi della costruzione principale, fu distrutta nell'incendio de 1884.

Confraternita di San Girolamo de' Bottai[modifica | modifica wikitesto]

9 luglio 1452. La chiesa di Sant'Erasmo fu concessa ai rettori e confrati della confraternita dei bottai.

Chiesa della Madonna della Luce[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa innalzata dirimpetto la porta principale del convento.[15]

Ciclo di affreschi con tema episodi del Vecchio Testamento e Santi Messinesi, opera di Giovanni Tuccari.[15]

Ciclo di dipinti ad olio, opera di Giovanni Tuccari.[15]

Confraternita della Madonna della Luce[modifica | modifica wikitesto]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 119. Giuseppe La Farina, "Messina e i suoi monumenti". [1][collegamento interrotto]
  2. ^ Pagina 70, Giuseppe Martinez, "Icnografia e guida della città di Messina" [2][collegamento interrotto], Messina, Tipografia Ribera, 1882.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r De Luca, Mastriani, pp. 136
  4. ^ a b c d Caio Domenico Gallo, pp. 127
  5. ^ a b Caio Domenico Gallo, pp. 128
  6. ^ Enciclopedia Treccani - dizionario biografico
  7. ^ a b c d e f g Giovanna Power, pag. 24
  8. ^ Pagina 79, Antonio Mongitore, "Palerma divoto di Maria Vergine, e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [3][collegamento interrotto], Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719.
  9. ^ a b c d e f Giuseppe Fiumara, pp. 67
  10. ^ Grano - Hackert, pp. 73
  11. ^ a b c d e f g Caio Domenico Gallo, pp. 130
  12. ^ a b Grano - Hackert, pp. 154
  13. ^ a b c d e f g h i Giovanna Power, pag. 23
  14. ^ a b c Giuseppe Fiumara, pp. 68
  15. ^ a b c d e f g h i j k l m n De Luca, Mastriani, pp. 137
  16. ^ a b c d e Giuseppe Fiumara, pp. 70
  17. ^ Grano - Hackert, pp. 84
  18. ^ Grano - Hackert, pp. 207
  19. ^ Grano - Hackert, pag. 60
  20. ^ Grano - Hackert, pp. 94
  21. ^ Pagine 14 - 15 - 18, Diego Ciccarelli, "La Biblioteca Francescana di Palermo" [4], Biblioteca francescana di Palermo - Officina di Studi Medievali, Palermo.
  22. ^ Grano - Hackert, pp. 208
  23. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 126
  24. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 29
  25. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 125

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]