Chiesa di San Felice in Piazza

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Chiesa di San Felice in Piazza
San felice in piazza, facciata.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Arcidiocesi Firenze
ArchitettoMichelozzo
Stile architettonicogotico, rinascimentale, barocco
Inizio costruzione1060
CompletamentoXX secolo

Coordinate: 43°45′54.18″N 11°14′51.37″E / 43.76505°N 11.247603°E43.76505; 11.247603

La chiesa di San Felice è un luogo di culto cattolico che si trova in piazza San Felice a Firenze, nel quartiere di Oltrarno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Documentata già a partire dal 1066, ha un interno tipicamente gotico ed una facciata rinascimentale attribuita a Michelozzo. Nel 1153 passò sotto il controllo dei Benedettini del monastero di San Silvestro di Nonantola, che verso la metà del XIV secolo ne decisero l'ampliamento: a quel periodo risalgono le cinque monofore con archi acuti ancora visibili sulla parete esterna della chiesa. A questo periodo inoltre risalirebbe la lunetta ad affresco del sesto altare di sinistra, attribuita al Maestro del Bargello, raffigurante la Madonna col Bambino, i Santi Jacopo Maggiore, Silvestro Papa e l'abate di Nonantola (1365 circa). La presenza del prestigioso abate benedettino come committente conferisce una grande importanza, oltre che artistica anche storica all'affresco.

L'interno

Sempre a questo periodo risale il crocifisso sull'altare maggiore di scuola giottesca (1308 circa).

Dopo essere passata ai Camaldolesi nel 1413 circa, la chiesa subì un nuovo restauro che mantenne sostanzialmente inalterata la struttura trecentesca. Più rilevanti invece la modifiche quattrocentesche attribuite a Michelozzo, con il rifacimento delle cappelle absidali, in particolare quella centrale con il grande arco trionfale ispirato ai prototipi di Brunelleschi, e la facciata realizzata tra il 1457 ed il 1460. Lo stemma sopra il portale ricorda il committente Mariotto Lippi. Nello stesso periodo si provvide anche a una nuova decorazione interna della chiesa, rintracciata gli intonaci, affidata per lo più al pittore Neri di Bicci del quale oggi rimane solo il trittico con i Santi Agostino, Giovanni Battista, Giuliano e Sigismondo (1467), sul sesto altare di sinistra. Gli affreschi invece furono eseguiti da un suo allievo, il cosiddetto Maestro di Signa, forse identificabile con Antonio di Maso, del quale si può ammirare nella controfacciata un San Bernardino e Angeli, il Beato Gerardo con pastore e i Santi Ivo e Ansano con donatrice (1470-80).

Il coro delle Monache

Nel 1557 si trasferirono in San Felice le monache domenicane di clausura provenienti dal monastero di San Pietro Martire di via dei Serragli, che venne demolito per rafforzare le fortificazioni murarie in quella zona. Per poter adattare la chiesa alle loro esigenze fu costruita una sagrestia e soprattutto un coro sopraelevato lungo tutta la prima metà della chiesa, sorretto otto colonne con volte a crociera (completato nel 1590), che serviva a creare uno spazio privato inaccessibile ai fedeli per assistere alla messa ed osservare gli obblighi della clausura.

Sulla sinistra rispetto alla facciata si apre la porta dell'antico convento di San Pier Martire che XVIII secolo accolse anche un Conservatorio destinato a ospitare fanciulle povere e nel 1780 aprì un convitto gratuito per le giovani indigenti d'Oltrarno, attività che mantenne anche dopo la soppressione napoleonica del 1808. Oggi ospita una scuola materna ed elementare.

Dopo un incendio nel 1926 la chiesa fu restaurata. Nel refettorio è conservata una grande Ultima Cena di Matteo Rosselli (1614).

Durante la seconda guerra mondiale e l'occupazione tedesca, la Chiesa di San Felice in Piazza divenne una delle centrali più attive della resistenza in Oltrarno e per la protezione degli ebrei perseguitati. Il parroco del tempo, don Bruno Panerai offrì ospitalità al sottocomitato di liberazione d'Oltrarno e promosse numerose iniziative di assistenza per la popolazione e gli sfollati. "Un ebreo straniero di nome Habermann" fu nascosto per circa sei mesi in una stanza annessa all'archivio parrocchiale, mentre altri ebrei furono ospitati da famiglie della parrocchia, ricevendo visite periodiche da parte del parroco.[1]

Altre opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

  • Sugli altari laterali:
    • Sant'Antonio Abate, San Rocco e Santa Caterina d'Alessandria tavola attribuita alla scuola del Botticelli (1480) nel primo altare di sinistra.
    • Apparizione della Madonna a San Giacinto e San Pietro Martire dell'Empoli, firmato e datato 1595 nel quinto altare di sinistra.
    • Madonna col Bambino attribuita allo Starnina (1409-13), nella cappella alla testata della navata di sinistra.
    • Deposizione terracotta policroma attribuita a Fra Ambrogio della Robbia (1510 circa) nel quinto altare a destra.
    • Madonna e santi di Ridolfo del Ghirlandaio (1520) nel sesto altare di destra.
    • Madonna della Cintola e Santi affresco di Bicci di Lorenzo nel settimo altare della navata destra.
  • Nelle cappelle laterali (create nel Seicento) sono presenti tele di Salvator Rosa (quinto altare a sinistra), Jacopo Chiavistelli (secondo altare a sinistra), Ottavio Vannini (dopo il quarto altare a destra), Valerio Marucelli (quarto altare a sinistra) e un affresco di Giovanni da San Giovanni, portato a termine dal Volterrano, San Felice soccorre San Massimo nel settimo altare a sinistra.
  • Vicino all'altare maggiore si trova una copia della Madonna di Bruges di Michelangelo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enzo Collotti (a cura di), Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI (Carocci: Roma, 2007) 1:351

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