Chiesa della Purificazione di Maria Vergine (Marano)

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Chiesa della Purificazione di Maria Vergine
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàCoat of arms of Parma.svg Marano, frazione di Parma
Religionecristiana cattolica di rito romano
TitolarePurificazione della Beata Vergine Maria
Diocesi Parma
ArchitettoCamillo Uccelli
Stile architettoniconeorinascimentale e neobizantino
Inizio costruzioneentro il XII secolo
Completamento1920

Coordinate: 44°43′11.8″N 10°22′17.2″E / 44.719944°N 10.371444°E44.719944; 10.371444

La chiesa della Purificazione di Maria Vergine è un luogo di culto cattolico dalle forme neorinascimentali e neobizantine, situato in via Osteria Fochi 4 a Marano, frazione di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il luogo di culto originario fu edificato in epoca medievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 1141, quando la cappella fu citata in una bolla del papa Innocenzo II tra i beni appartenenti al Capitolo della Cattedrale di Parma.[1]

Intorno alla metà del XVI secolo[2] la chiesa si sviluppava su una navata unica affiancata da tre cappelle, separate dall'aula da arcate rette da massicce colonne in laterizio con capitelli a cubo scantonato; l'ambiente era coperto da una serie di capriate lignee, con travicelli a pendenza unica che proseguivano sui lati.[3]

Nel 1636 le cappelle furono ampliate e trasformate nelle due navate laterali. Nel 1691 fu aggiunto il fonte battesimale marmoreo, all'interno di uno spazio chiuso da cancello ricavato su un fianco.[2]

Nel 1708 fu completamente ricostruito il pavimento, rialzando il piano di calpestio.[2]

Nel 1833 un terremoto causò alcuni danni al campanile, che nel 1854 fu abbattuto e ricostruito, conservando soltanto la parte basamentale fino a un'altezza di 9,60 m.[2]

Nel 1865 le cappelle dedicate a san Giuseppe e alla Madonna furono decorate da Girolamo Magnani.[2]

Agli inizi del XX secolo fu avviata una serie di lavori che modificò profondamente l'antico edificio; nel 1906 fu ricostruita la pavimentazione interna; nel 1911 fu aggiunto il nuovo fonte battesimale neobizantino, progettato dall'architetto Camillo Uccelli, in sostituzione di quello seicentesco, e fu decorata la navata centrale dal pittore Aldo Antonelli; nel 1920 fu riedificata la facciata in stile neorinascimentale e furono trasformate le navate laterali in cappelle neobizantine, su disegno di Camillo Uccelli; nel 1934 fu ridipinta la torre campanaria e fu sopraelevata sul retro la parete di fondo del tempio.[2]

Nel 1951 furono ricostruiti il tetto di copertura del luogo di culto e la guglia sommitale del campanile[2] e fu decorata la volta del presbiterio da Latino Barilli.[3]

Nel 1971 un terremoto causò alcuni danni all'edificio, che nel 1973 fu restaurato nelle pitture interne dai pittore Aristide e Renzo Barilli,[2] figli di Latino.[3]

Il 23 dicembre del 2008 una serie di scosse telluriche provocò nuove lesioni alla chiesa,[2] peggiorate dal sisma del 27 gennaio del 2012; all'inizio del 2013 furono avviati i necessari lavori di consolidamento strutturale, di restauro degli interni e di rifacimento degli impianti, che furono conclusi nel 2014.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa si sviluppa su un impianto a navata unica affiancata da tre cappelle su ogni lato, con ingresso a ovest e presbiterio a est;[2] dai due fianchi aggettano nella porzione posteriore la sagrestia, la canonica e i locali annessi.

La simmetrica facciata a salienti, rivestita in laterizio al centro e intonacata ai lati, è tripartita da due lesene in pietra, binate a partire da metà altezza, che si elevano sopra a un alto basamento scanalato. Al centro è collocato l'ampio portale d'ingresso, sormontato da architrave e finestra a lunetta; ai suoi fianchi si elevano due lesene con capitelli corinzi, a sostegno del protiro lievemente accennato, coronato da frontone a volute; in sommità si staglia un largo timpano con cornice modanata in aggetto, retto da due coppie di lesene sugli spigoli. Ai lati si aprono in corrispondenza delle cappelle laterali due piccole finestre a lunetta.[2]

I fianchi presentano una serie di monofore ad arco a tutto sesto. Sul lato nord si eleva, in continuità col prospetto, il campanile a pianta rettangolare, alto 29 m; la cella campanaria si affaccia sulle fronti sud e nord attraverso aperture a serliana, mentre su quelle est e ovest attraverso monofore ad arco a tutto sesto; in sommità si innalza sopra il cornicione la guglia piramidale di coronamento.[2]

Sul retro il prospetto a salienti si innalza in continuità con gli edifici adiacenti; la porzione centrale, caratterizzata dalla presenza di due monofore ad arco a tutto sesto, è coronata da un cornicione a doppio spiovente, con tre piccole guglie piramidali nel mezzo e alle estremità.[2]

All'interno la navata, coperta da una volta a botte lunettata decorata con affreschi raffiguranti motivi a fasce e filetti, è affiancata da una serie di lesene, a sostegno del cornicione perimetrale; dalle pareti si affacciano, attraverso aperture a serliana rette da colonne in marmo rosso con capitelli dorici, le cappelle laterali.[2]

Il presbiterio a pianta rettangolare, lievemente sopraelevato,[2] è coperto da una volta decorata con l'affresco raffigurante la Presentazione al Tempio, dipinto da Latino Barilli;[3] al centro si innalza, dietro all'altare a mensa in marmo bianco e verde risalente al 1980,[2] l'altare maggiore seicentesco in legno intagliato e dorato, con sfondo in marmo verde; sul retro si staglia tra le monofore ad arco la pala settecentesca rappresentante la Purificazione di Maria Vergine.[3]

Le cappelle, coperte da volte a crociera, sono separate tra loro da doppie arcate a tutto sesto rette da colonnine binate.[2] La prima sulla destra, intitolata in origine a san Giacomo Maggiore, ospita dal 1745 la statua raffigurante la Madonna dell'Aiuto.[2]

La chiesa conserva infine l'organo realizzato nel 1888 dalla ditta Angelo Cavalli di Lodi.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Affò, p. 350.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Chiesa della Purificazione di Maria Vergine "Marano, Parma", su www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 22 febbraio 2017.
  3. ^ a b c d e Marano e Martorano, su digilander.libero.it. URL consultato il 22 febbraio 2017.
  4. ^ Marano, la chiesa rinasce e apre le porte ai fedeli, in www.gazzettadiparma.it, 1º aprile 2014. URL consultato il 22 febbraio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo secondo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]