Chiesa della Madonna della Solitudine

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Chiesa della Madonna della Solitudine
Sa Solidae.jpg
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneSardegna Sardegna
LocalitàNuoro-Stemma.png Nuoro
Religionecristiana cattolica di rito romano
TitolareMadonna della Solitudine
Diocesi Nuoro
Stile architettonicochiesa campestre,
rifatta negli anni
1947-1958
Inizio costruzione1622

Coordinate: 40°19′42.4″N 9°20′28.19″E / 40.328445°N 9.341165°E40.328445; 9.341165

La chiesa della Madonna della Solitudine, in sardo: sa Solidae, è una piccola costruzione assai cara ai nuoresi che, sensibili alla devozione per la Vergine e all'ambiente incontaminato, vi si radunavano per la sagra, con festeggiamenti civili contraddistinti da balli, canti locali ed abbondanti cibarie: è accessibile dalla strada (via Ciusa) che poi sale, sinuosa, al monte Ortobene, circondata dalla vegetazione.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, prima dei rifacimenti, come la conobbe Grazia Deledda
Portale della chiesa
Interno

La chiesa fu costruita nel Seicento come tanti altri luoghi campestri di culto in Sardegna: numerosi pastori e contadini, non residenti in città, avevano bisogno della vicinanza di un edificio religioso seppure minuto, per assistere alle funzioni e poter socializzare.[2]

Le pareti, a calce, sono definite da archetti ogivali in cui si snoda la Via Crucis. La facciata marmorea, alta, sobria e lineare, è coronata da un caratteristico campaniletto a vela.
L'interno, semplice ed a una sola navata, evidenzia una volta a travature lignee scoperte ed un'abside a semicerchio.

Il portone di bronzo, raffigurante la Madonna della Solitudine, fu scolpito dall'artista sassarese Eugenio Tavolara (1901-1963).[3]

La chiesa ha un significato particolare perché custodisce, subito sulla parete destra, il sarcofago in granito nero levigato contenente le spoglie della scrittrice nuorese e Premio Nobel per la letteratura nel 1926 (solo il Carducci lo ebbe prima e lei rimane tuttora l'unica donna ad aver meritato l'ambito riconoscimento in quel campo artistico), Grazia Deledda (1871-1936).[4]

La Deledda residente a Roma e sposa del funzionario ministeriale Palmiro Madesani, da cui avrà Franz e Sardus, morì nella capitale e fu sepolta nel Cimitero del Verano. Aveva scritto qualche mese prima, nel 1936, il suo ultimo romanzo La chiesa della Solitudine, pubblicato a Milano da Treves e la cui protagonista soffriva come lei di un male incurabile.[5]

Sepolcro di Grazia Deledda

A Nuoro, intanto, fu bandito un concorso voluto dal Comitato appositamente costituito per riportare in terra sarda il corpo della famosa scrittrice: vinse l'artista nuorese Giovanni Ciusa Romagna che, tra il 1947 e il 1958, elaborò il progetto per la nuova chiesa, realizzata demolendo l'edificio seicentesco.[6]

Al suo interno sono custodite la campana originale datata 1622 e la statua della Vergine Addolorata.

La campana[7][modifica | modifica wikitesto]

La campana originale dell'antica chiesa, in bronzo, è oggi custodita all'interno del piccolo santuario. L'opera fu realizzata dal maestro campanaro Giovanni Pira, molto noto all'epoca. La campana fu fatta commissionare da Perdita Basigheddu, una nuorese inquisita per stregoneria che nel 1605 fu riconciliata con la chiesa, anche se condannata inizialmente al carcere a vita.

La campana riporta incisa la scritta:

+ SANCTA MARIA DE LA SOLEDAT

+ LA FETA FER PERDITTA BASINQUEDDU DE CARITAT

+ IVAN PIRA MDCXXII

Sono inoltre presenti tre incisioni mariane: la prima raffigura una Vergine Addolorata, in visita alla Croce vuota. La Madonna è coperta da un lungo mantello che le copre anche il capo, quasi a nascondersi. Nella seconda, la Vergine con in braccio il Bambino emerge da una cassapanca retta da due uomini in costume spagnolo; questa raffigurazione è tipica della Vergine d'Itria, il cui culto era presente a Nuoro fino al secolo scorso. Sull'Orthobene esistono ancora i ruderi della chiesa con questa intitolazione.

La campana fatta realizzare da Perdita Basigheddu di Nuoro, 1622

La terza Immagine è una semplice Madonna con Bambino, circondata da angeli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corda, p. 35
  2. ^ Nuoro e le sue chiese, p. 25
  3. ^ Magnani, p. 39
  4. ^ Nuoro e le sue chiese, p. 30
  5. ^ Deledda, p. 3
  6. ^ Frongia, p. 41
  7. ^ Salvatore Pinna, La inquisición en la villa de Nuoro. Perdita Basigheddu e altri dimenticati, in Sardegna Antica, nº 54.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Nuoro e le sue Chiese, Cagliari 1985.
  • M. Corda, Nuoro e le sue architetture, Cagliari 2006.
  • G. Deledda, La chiesa della Solitudine, prima edizione Treves, Milano 1936.
  • M.L. Frongia, Giovanni Ciusa Romagna, Nuoro 2006.
  • M. Magnani- G. Altea, Eugenio Tavolara, Nuoro 1994.
  • S. Naitza, Architettura dal tardo '600 al classicismo purista, Nuoro 1992.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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