Basilica santuario del Gesù Vecchio dell'Immacolata di Don Placido

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Basilica santuario del Gesù Vecchio dell'Immacolata di Don Placido
Facciata Gesù Vecchio.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
LocalitàNapoli-Stemma.png Napoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareGesù
Arcidiocesi Napoli
Consacrazione1624
ArchitettoPietro Provedi, Agatio Stoia
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1608
Completamento1623

Coordinate: 40°50′48.25″N 14°15′25.25″E / 40.846737°N 14.257013°E40.846737; 14.257013

La basilica santuario del Gesù Vecchio è una delle basiliche di Napoli; si trova in via G. Paladino, nel cuore del centro storico della città. Il tempio è denominato "del Gesù Vecchio" (o dell'Immacolata di Don Placido) per via del fatto che successivamente, causa l'espansione della Compagnia di Gesù, a breve distanza fu costruita una nuova chiesa molto più vasta conosciuta col nome di chiesa del Gesù Nuovo (o della Trinità Maggiore).

Nel 1958 è stata elevata alla dignità di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio dell'interno

La basilica venne fondata nel 1554, mentre quattro anni dopo i lavori furono portati avanti sotto la direzione di Giovanni Tristano che realizzò la chiesa con il primo nucleo del collegio. Dal 1568 al 1575 i lavori vennero proseguiti da Giovanni De Rosis, che iniziò anche l'espansione del collegio del Salvatore su disegno del precedente architetto gesuita. Al 1578 risale l'inauguarazione del refettorio. Appena dopo, nel 1583, nei lavori di espansione del collegio subentrò, per circa ventidue anni, Giuseppe Valeriano. Tuttavia, tra il 1608 e il 1623 la chiesa venne ricostruita su disegno di padre Pietro Provedi e solo al 1623 il cantiere venne diretto da Agatio Stoia; la chiesa fu aperta al culto un anno dopo.

Dal 1630, e per i successivi ventiquattro anni, vennero realizzati diversi lavori da Cosimo Fanzago, come il Cappellone di San Francesco Saverio, la rampa di collegamento tra l'edificio di clausura e l'atrio e il Cappellone di Sant'Ignazio di Loyola. Nel 1678 Giovan Domenico Vinaccia ridisegnò la terza cappella; lo stesso architetto, nel 1688, progettò anche la facciata. Nel 1700 venne aperta la biblioteca, mentre a metà del secolo vi fu un rimaneggiamento tardobarocco su progetto di Giuseppe Astarita.

Nei dieci anni che intercorrono il 1767 e il 1777 si registra l'espulsione dei gesuiti e la riconversione della struttura in Real liceo convitto e, successivamente, nella sede dell'Università di Napoli. Al contempo la stessa chiesa divenne parrocchia di Santa Maria della Rotonda.

Al principio del XIX secolo venne risistemata l'abside e, col ritorno dei gesuiti, la chiesa divenne rettoria e fu affidata al don Placido. Ciononostante, i religiosi vennero di nuovo espulsi nel 1806 e due anni dopo venne costituita la biblioteca universitaria; verso la fine del secolo e l'inizio del Novecento la struttura venne inglobata nel complesso universitario, così come appare oggi. Fu danneggiata durante il terremonto del 1980.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'interno visto dall'altare maggiore

La chiesa presenta una facciata, realizzata sul finire del XVII secolo da Giovan Domenico Vinaccia in stile barocco, dall'andamento leggermente convesso: al centro si apre il portone d'accesso, sovrastato da una grande finestra rettangolare.

L'interno della chiesa ha una struttura architettonica a croce latina, con un'unica navata e cappelle laterali, e conserva numerose opere d'arte, tra cui, nella terza cappella a sinistra, la tela raffigurante san Luigi Gonzaga, opera di Battistello Caracciolo (1627), i dipinti di Marco Pino da Siena (Trasfigurazione, Madonna e a, Circoncisione), alcune tele di Girolamo Cenatiempo (1712) nella prima, terza e quarta cappella a sinistra, la pala di San Francesco Saverio, opera di Cesare Fracanzano (1641) e la statua di san Francesco Borgia di Pietro Ghetti. L'altare maggiore racchiude una scultura dell'Immacolata appartenuta a don Placido.

In sacrestia vi è il dipinto di Francesco De Mura raffigurante Maria che indica il monogramma di Cristo a san Luigi Gonzaga (metà del XVIII secolo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Francesco Domenico Moccia e Dante Caporali, NapoliGuida-Tra Luoghi e Monumenti della città storica, Clean, 2001.

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