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Chiesa assira d'Oriente

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Chiesa assira d'Oriente
Briefkopf Emblem.jpg
ClassificazioneOrtodossa
OrientamentoChiesa pre-calcedonese
Separata daPatriarcato di Antiochia
DiffusioneIraq, Kuwait, Siria, Libano, Iran, Stati del Golfo Persico, India, Stati Uniti e Australia
Ritosiriaco orientale
PrimateGewargis III Sliwa
Sedestorica, Baghdad,
attuale, Erbil
Struttura organizzativa19 diocesi
Fedelicirca 323.000
Presbitericirca 100, per 124 parrocchie
Altri nomiChiesa ortodossa assira, Chiesa apostolica d'Oriente e degli Assiri, Chiesa d'Oriente, Chiesa di Persia, Chiesa siriaca d'Oriente, Chiesa ortodossa siro-orientale.
Sito ufficiale

La santa Chiesa assira d'Oriente (in siriaco ʿedtā d-madnḫā) è una Chiesa cristiana, nota anche come Chiesa nestoriana.

A livello teologico, si caratterizza per il riconoscimento dei soli primi due concili ecumenici e di Nestorio come santo. La Chiesa assira d'Oriente non è in comunione con le Chiese ortodosse orientali poiché queste ultime riconoscono, invece, la validità dei primi tre Concili ecumenici.

Nata in Mesopotamia, la Chiesa d'Oriente ha conosciuto una rapida espansione che ha portato i suoi missionari a fondare comunità fino in Cina, dove la prima documentata comunità cristiana fu quella monastica nestoriana stabilitasi nel VII secolo a Chang'an (antico nome di Xi'an, capitale della Dinastia Tang), e in India, dove i discendenti dei suoi fedeli formano ora la Chiesa cattolica siro-malabarese, diverse chiese di rito antiocheno e un gruppo di 30.000 fedeli,[1] la Chiesa siro-caldea d'Oriente, sorta nel 1862 e confermata come parte della Chiesa assira d'Oriente nel 1904.[2]

Nei territori dell'attuale Iraq settentrionale e dell'Iran, dove ha avuto origine, la Chiesa d'Oriente si è scissa nel XVI secolo fra quella che dal 1976[3][4] si chiama la Chiesa assira d'Oriente e la Chiesa cattolica caldea.

La Chiesa assira d'Oriente è retta dal 16 settembre 2015 dal patriarca Mar Gewargis III Sliwa[5], succeduto a Mar Dinkha IV morto il 26 marzo 2015[6]. A seguito dell'elezione, il sinodo della Chiesa assira ha deciso di trasferire la sede patriarcale da Chicago (Stati Uniti)[7] a Erbil, in Iraq.[8][9]

La Chiesa assira conta circa 400.000 fedeli, di cui solo una minoranza vive tuttora nella terra natale.

Aspetti generali[modifica | modifica wikitesto]

Croce Pasquale nel Santuario del Golgota.

La Chiesa si autodefinisce «Chiesa ortodossa assira»;[senza fonte] il suo rito liturgico è quello siriaco-orientale.

Gli esegeti più dotti della Chiesa d'Oriente furono Diodoro di Tarso e Teodoro di Mopsuestia, che insegnarono tra IV e V secolo ad Antiochia. La cristologia della chiesa fu fissata dal maestro della fede Babai il Grande, (551-628): la sua principale opera cristologica è il Libro dell'Unione, nel quale si afferma che le due qnome (essenze) non sono mischiate, ma eternamente unite nell'unica parsopa (persona) di Gesù Cristo. La dottrina di Babai il Grande differisce da quella di Nestorio (ca. 381-451), accusata di dualismo.[senza fonte]

Il cuore della cristologia orientale è la croce[10]. Si venera la croce nuda, costituita da due legni incrociati, senza il corpo di Cristo, perché i fedeli orientali vedono oltre la croce: la parusia, la gloria futura. Si prega con le mani aperte davanti al petto.

La Chiesa d'Oriente è molto nota agli storici, ed è stata onorata dell'appellativo «Chiesa dei martiri» da parte di papa Giovanni Paolo II, poiché nessun'altra chiesa annovera un eguale numero di martiri.

La liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rito caldeo.

La chiesa siro-orientale possiede una liturgia a sé stante, formatasi nel corso dei secoli. Si caratterizza per i tratti arcaici, per una spiccata sobrietà e per la dottrina cristologica e mariana preefesina[11].

Il battesimo non è fatto tramite aspersione, ma attraverso la recita di preghiere; l'anno liturgico è organizzato in serie di sette settimane[11].

Il tempo della preghiera durante la giornata è scandito in tre momenti simbolici: sera, notte e mattino. Il Salterio è diviso in sessanta sezioni (marmitha). La recita delle preghiere comprende anche la ripetizione delle risposte (ʿonitha)[11].

La preghiera eucaristica più comune della Chiesa d'Oriente è l'anafora di Addai e Mari. Questa preghiera è ben nota agli studiosi di liturgie a causa dell'assenza delle frasi evangeliche che riportano le parole pronunciate da Gesù durante l'ultima cena, e che tutte le altre Chiese ripropongono nelle loro anafore («Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue...»).

Per questa ragione, soprattutto i cattolici romani per secoli non hanno riconosciuto la validità della liturgia assira. Tuttavia, nel 2001, dopo uno studio approfondito, il Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e la Congregazione per la dottrina della fede nella persona del cardinale Ratzinger, dichiararono che la liturgia eucaristica celebrata con l'anafora di Addai e Mari è valida, e che i cattolici in Iraq possono ricevere la comunione all'interno della Chiesa assira se sono impossibilitati a riceverlo nelle loro chiese. Questa dichiarazione venne approvata da papa Giovanni Paolo II.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per la storia di questa chiesa prima delle scissioni del secoli XVI e XVII, vedi Chiesa d'Oriente

Shimun XVIII Rubil, patriarca nestoriano della Chiesa assira nel 1897.

Nella Chiesa assira, fin dal XV secolo, una regola stabilì che il titolo di patriarca fosse assegnato solo in linea ereditaria, ai familiari del catholicos (da zio a nipote). La regola venne inaugurata da Mar Shimun IV. Un secolo dopo, questa regola provocò una «guerra di successione» all'interno della Chiesa assira.

Nel 1534 i Turchi Ottomani conquistarono Bagdad. L'Impero turco pose i cristiani assiri sotto la giurisdizione della Chiesa apostolica armena. Il sultano, infatti, non concesse firman (decreto) né berat (atto d'investitura)[12] alla Chiesa assira. Questa situazione rimase immutata fino al 1843. Durante questo periodo i rapporti di diritto civile tra cristiani assiri e governo di Istanbul furono regolati dalla Chiesa armena[13].

Il metropolita assiro Mar Aprem con due prelati.

Nel 1551 morì il catholicos Simone Bar Mama. Il suo successore avrebbe essere dovuto il nipote Simone Denha, ed in effetti alcuni vescovi procedettero alla sua elezione. Ma un gruppo di altri vescovi sostenne che Giovanni Sulaqa sarebbe stato più degno di Simone e lo elessero a loro volta (egli prese il nome di Giovanni Sulaqa VIII). Questa doppia elezione provocò uno scisma. Giovanni VIII decise un riavvicinamento con la Chiesa cattolica. Si recò a Roma nel 1552 e nel 1553 ottenne dal papa Giulio III il titolo di patriarca della Chiesa cattolica locale di rito siro-orientale. La Chiesa assira ebbe allora due capi antagonisti, un patriarca "in linea ereditaria" ad Alqosh (circa 50 km a nord di Mosul), ed un patriarca nominato dal Papa a Diyarbakır (nell'alta valle del Tigri).

Questa situazione ebbe fine nel 1662, quando l'allora patriarca di Diyarbakir, Mar Shimun XIII Denha, interruppe le relazioni con Roma e riprese i contatti con il suo pari grado ad Alqosh, e trasferì la sua sede nel villaggio di Qodchanis (oggi Konak), situato 500 km ad est di Diyarbakir. Roma rispose eleggendo un nuovo patriarca di Diyarbakir per governare i credenti assiri ancora fedeli al soglio pontificio. Quest'ultimo gruppo divenne allora la Chiesa cattolica caldea. Nel 1804 la linea ereditaria di Alqosh cessò di esistere; la gerarchia ecclesiastica dell'epoca decise di riconoscere l'autorità dei patriarchi caldei, mentre i patriarchi di Qodchanis rimasero indipendenti.

Chiesa assira in India[modifica | modifica wikitesto]

La sede patriarcale (quella della Chiesa cattolica caldea dopo lo scisma interno della Chiesa d'Oriente) nominò e inviò vescovi in India, l'ultimo dei quali morì nel 1597. In seguito all'arrivo dei portoghesi (1498), vennero fondate nel paese molte missioni cattoliche.
Nel sinodo di Diamper, apertosi il 20 giugno 1599 a Udayamperoor (o "Diamper") nel Malabar, i cristiani di San Tommaso accettarono una certa latinizzazione dei loro usi[14][15], ma conservarono la propria liturgia, l'Anafora di Addai e Mari, quella del rito caldeo in lingua siriaca.[16] Però nel 1653 essi, con il Giuramento della Croce pendente, rigettarono i presuli gesuiti.[17] Successivamente la maggior parte di essi (i due terzi circa) tornarono in comunione con la Chiesa cattolica per l'intervento di missionari carmelitani scalzi.[18][19] Dieci anni più tardi, nel 1663, la Compagnia olandese delle Indie orientali sconfisse i portoghesi e ottenne il sopravvento nel Malabar. Nel 1665 arrivò, su una nave battente bandiera olandese, Mar Gregorios Abdul Jaleel, un vescovo ortodosso orientale, alla cui professione di fede aderirono gradualmente i cristiani ribellatisi alle autorità cattoliche, senza distinguere fra i siri orientali (Chiesa d'Oriente di tradizione nestoriana) e i siri occidentali (la Chiesa ortodossa siriaca, una delle Chiese ortodosse orientali di tradizione miafisita, quella teologicamente più distante dal nestorianesimo). Con il tempo fu introdotto fra essi il rito antiocheno, che contraddistingue le attuali Chiesa ortodossa malankarese e Chiesa cristiana siriaca giacobita, mentre si continuò ad usare la liturgia della Chiesa d'Oriente (Anafora di Addai e Mari) fra i cattolici, che costituivano forse i due terzi[20], i quali diedero origine all'attuale Chiesa cattolica siro-malabarese.

Solo nel 1701, a fatti compiuti, la Chiesa assira d'Oriente inviò un proprio vescovo. Egli rimase in India fino al 1731, anno della sua morte. La Chiesa assira inviò altri vescovi nel XIX secolo, ma la riviviscenza di una Chiesa indiana in comunione con la Chiesa assira d'Oriente avvenne solo in seguito al fallito tentativo nel 1874 di ottenere il trasferimento dei cattolici indiani di rito siro-orientale alla giurisdizione della Chiesa cattolica caldea, anch'essa di tradizione siro-orientale. Un gruppo formato da oltre 8.000 ex cattolici si unì nel 1907–1908 alla Chiesa assira d'Oriente, formando quella parte che si chiama Chiesa siro-caldea d'Oriente.[21][22][23] Il vescovo Mar Thoma Darmo inviato a questo gruppo nel 1952 divenne nel 1968 il primo patriarca della Chiesa antica d'Oriente, separatasi dalla Chiesa assira d'Oriente.[24]

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: genocidio assiro e diaspora assira.
Mappa del genocidio assiro. * località dove venne perpetrato il genocidio. * Città che ricevettero i rifugiati. * Altri centri maggiori.

     Regioni di insediamento degli Assiri.

La Chiesa assira subì un periodo di persecuzione e sterminio da parte del governo dei Giovani Turchi negli anni 1915-1916. Molti credenti furono costretti a fuggire in Occidente. Il patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, sebbene appartenesse alla stirpe dei patriarchi di Qochanis, crebbe in Gran Bretagna. Per diverso tempo i cristiani assiri cercarono di fondare uno stato autonomo in Iraq, ma nel 1933 subirono un secondo sterminio, dopo quello patito durante la prima guerra mondiale[25]. Lo stesso Eshai Shimun XXIII venne costretto a rifugiarsi a Cipro, da dove poi emigrò a Chicago per stabilirsi infine a San Francisco.

La comunità cattolica caldea era poco numerosa al tempo del mandato britannico in Palestina, ed ebbe un ruolo marginale nel governo britannico della regione. Tuttavia dopo l'esodo dei membri della Chiesa d'Oriente, la Chiesa cattolica caldea divenne il più importante gruppo religioso non musulmano in Iraq. Nel secondo dopoguerra alcuni di essi salirono al potere all'interno del partito Baˁth, tra di essi il più importante fu il vice primo ministro dell'Iraq Tariq Aziz (nato Mikhail Yuhanna, 1936-2015).

Nel 1964, la questione della successione ereditaria del patriarcato scatenò un nuovo scisma: nel 1972 una parte della comunità irachena, non accettando più l'usanza della successione da zio a nipote, elesse a patriarca Mar Thoma Darmo. Si ricreò la situazione, già nota in Occidente, di un anti-papa e di un papa. Il legittimo patriarca Mar Eshai Simone (Shimun) XXIII, l'anno seguente (1973) rassegnò le dimissioni e si sposò, lasciando vacante il seggio. Nel 1975, mentre erano in corso dei negoziati per il suo possibile reinsediamento, fu assassinato. Il successore di Simone fu Mar Dinkha IV (1976). Dopo sette secoli, il nuovo patriarca non fu più nominato dal patriarca uscente, ma fu eletto. Mar Dinkha IV annunciò la definitiva cessazione della successione ereditaria. Questo editto ha rimosso qualsiasi altra disputa, tuttavia esiste ancora rivalità tra i patriarcati rivali, con Mar Addai (successore di Mar Thomas Darmo) a capo di uno scisma dal nome Antica Chiesa d'Oriente. La Chiesa assira ha una doppia gerarchia, anche se i due patriarchi si considerano in comunione tra di loro.

L'11 novembre 1994, uno storico incontro tra Mar Dinkha IV e papa Giovanni Paolo II nella sede del Vaticano portò alla firma della «Comune dichiarazione cristologica». Una delle conseguenze di questo atto fu la ripresa dei contatti ufficiali tra la Chiesa assira e la Chiesa cattolica caldea.

Patriarchi della Chiesa assira d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Patriarchi della Chiesa assira d'Oriente.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Esistono tre arcidiocesi della Chiesa assira:

Vi sono inoltre diocesi negli Stati Uniti orientali (compresa Chicago), negli Stati Uniti occidentali, nella California orientale, in Canada, in Siria, in Iran, in Europa, ed una per Australia e Nuova Zelanda. Diverse congregazioni di fedeli si trovano in Georgia, India, Iraq, Iran, Libano, e Siria. Esiste una sola parrocchia di fedeli in Cina, la cui origine è molto antica, e un'altra a Mosca.

Dal 1976 al 2015 è stato Patriarca della Chiesa assira d'Oriente Mar Dinkha IV (già vescovo di Teheran), il quale fin dall'elezione ha posto la sua sede a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti. Per un'antica tradizione, i vescovi della Chiesa assira possono provenire solo dal "clero bianco", cioè dai monaci. Inoltre, ad essi è richiesto il celibato.

Il 16 settembre 2015 è stato eletto a Erbil il nuovo patriarca Mar Gewargis III Sliwa, già Metropolita di Iraq, Giordania e Russia. Con il nuovo patriarca il sinodo della Chiesa ha deciso di spostare le sede a Erbil, in Iraq.[8][9]

Quadro storico delle Chiese siriache occidentali e orientali[modifica | modifica wikitesto]

Le Chiese siriache: occidentali ed orientali


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Church of the East in India
  2. ^ Chaldean Syrian Church of the East
  3. ^ John Joseph, The Modern Assyrians of the Middle East: Encounters with Western Christian missions, archaeologists, and colonial power (BRILL 2000), p. 1
  4. ^ Fred Aprim, "Assyria and Assyrians Since the 2003 US Occupation of Iraq"
  5. ^ Dal sito baghdadhope.blogspot.it.
  6. ^ Notizia della morte del patriarca su Agenzia Fides.
  7. ^ La Chiesa assira aveva sede a Chicago dal 1940, dov'era stata trasferita da Cipro.
  8. ^ a b Visita a Roma del catholicos patriarca della Chiesa assira dell'Oriente, in L'Osservatore Romano, 14-15 novembre 2016, p. 7.
  9. ^ a b (FR) L’Église assyrienne de l’Orient élit son nouveau patriarche, Mar Gewargis III. URL consultato il 15 novembre 2016.
  10. ^ Pietro Citati, Un frate tra gli "eretici" orientali cristiani rivali alla corte mongola, in Corriere della Sera, 13 settembre 2011, p. 40 e 41.
  11. ^ a b c Georges Gharib, Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, 1991, Volume 4. Pagg. 317-318.
  12. ^ Oggi diremmo personalità giuridica.
  13. ^ Joseph Yacoub, I cristiani d'Iraq, Editoriale Jaca Book, 2006
  14. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707, Cambridge University Press, 2004, pp. 208–210., ISBN 0-521-54885-3. URL consultato il 20 aprile 2010.
  15. ^ Neill, op.cit, p. 214.
  16. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707 (Cambridge University Press 2004), pp. 214–216
  17. ^ Neill, p. 319
  18. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707 (Cambridge University Press 2004), pp. 326-327
  19. ^ Michael Buckley, "Carmelite Mission to Malabar (India)"
  20. ^ Neill, p. 327
  21. ^ Church of the East - India, su churchoftheeastindia.org. URL consultato il 14 agosto 2018.
  22. ^ Eugène Tisserant, Eastern Christianity in India (Orient Longmans 1957), pp. 106–120
  23. ^ Dictionnaire de théologie catholique, tomo 14, II, col. 3135–3138
  24. ^ Basile Valuet, Frères désunis (Artèges Éditions 2011)
  25. ^ Andrea Riccardi, Avvenire, 12 luglio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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