Charles Dullin

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Charles Dullin (Yenne, 8 maggio 1885Parigi, 11 dicembre 1949) è stato un attore e regista teatrale francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ultimo nato di 19 figli, dopo gli studi al Petit Séminaire du Pont-de-Beauvoisin (Savoia) ed una breve parentesi nel commercio, iniziò la sua carriera teatrale a Parigi nel 1903 al Théâtre des Gobelins e al Lapin Agile. Nel 1906 entrò a far parte della compagnia di André Antoine al Théâtre de l'Odéon. Nel 1910 passò al Théâtre des Arts sotto la direzione di Jacques Roucher, ed ottenne il primo successo di critica per la sua interpretazione di Smerdiakov ne I fratelli Karamazov nell'adattamento di Jacques Copeau diretto da Jean Rouché. Nell'ottobre del 1913, quando Copeau fondò il Théâtre du Vieux Colombier, Dullin lo seguì divenendo il suo braccio destro. Le sue interpretazioni ne L'Avaro di Molière e ne L'Echange di Paul Claudel ottennero un grande successo; riprese anche il ruolo di Smerdiakov ne I fratelli Karamazov, accanto a Louis Jouvet nel ruolo di Fëdor e a Copeau in quello di Ivan.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale Dullin partì volontario per il fronte. Al ritorno, riprese il sodalizio con Copeau al Garrick Theatre di New York, dove nel corso di due stagioni, fra il novembre 1917 e il giugno 1919, diedero ben 345 rappresentazioni.[1]

Nel 1921, fondò la sua propria compagnia con il nome di Théâtre de l'Atelier, riprendendo gli insegnamenti di Copeau e mettendo in scena autori contemporanei come Marcel Achard e Armand Salacrou, e autori stranieri come Luigi Pirandello, senza escludere i classici come Shakespeare e Aristofane. Il suo allestimento di Volpone di Ben Jonson (1928, adattamento di Jules Romains e Stefan Zweig) e de L'Avaro di Molière riscossero il plauso della critica.

Nel 1927, con Louis Jouvet, Gaston Baty e Georges Pitoëff, fondò il «Cartel des Quatre», per un teatro di qualità e non commerciale.

Fra il 1940 e il 1947 fu direttore del Théâtre de la Ville (già Théâtre Sarah-Bernhardt), per il quale curò l'allestimento de Le mosche di Jean-Paul Sartre nel 1943. Si unì quindi alla compagnia del Théâtre Montparnasse, diretta da una delle sue allieve dell'Atelier, Marguerite Jamois.

Dullin fece parte, col Cartel des Quatre e insieme ad André Barsacq, Jean-Louis Barrault e Jean Vilar del movimento di rinnovamento del teatro francese, che sfociò nel «teatro popolare decentralizzato». Rinomato per la qualità del suo insegnamento, basato sull'improvvisazione, il mimo e lo studio dei classici, ebbe come allievi, fra gli altri, Madeleine Robinson, Jean Marais, Étienne Decroux, Marcel Marceau, Jean Vilar, Jean-Louis Barrault, Roger Blin, Roland Petit, Jacques Dufilho e Alain Cuny.

Teatrografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Regie teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Al Théâtre de l'Atelier

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Historique Octobre 1917 Sito del Vieux Colombier

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Sarment, Charles Dullin. Paris, Calmann-Lévy, 1950.
  • Lucien Arnaud, Charles Dullin; préface de Jean Vilar. Paris, L'Arche, [1952].
  • Alexandre Arnoux, Charles Dullin: Portrait brisé. Paris, Emile-Paul Frères, 1951.
  • Clement Borgal, Metteurs en scene: Jacques Copeau, Louis Jouvet, Charles Dullin, Gaston Baty, Georges Pitoeff. Paris, F. Lanore, 1963.
  • Jean Hort, Les theatres du Cartel et leurs animateurs: Pitoeff Baty Jouvet Dullin. Paris, Editions d'aujourd'hui, 1976
  • P Teillon-Dullin e Ch. Charras, Les Enfants du Chatelard. Les Éditions du Prieuré, 1980.
  • Monique Surel-Tupin, Charles Dullin. Louvain, Cahiers theatre Louvain, 1985.
  • Metamorphoses, images, utopies. Paris, Gallimard, 1985 («Cahiers de la Compagnie Madeleine Renaud - Jean-Louis Barrault», 109, dedicato a Gli uccelli di Aristofane messo in scena da Dullin).
  • 1885-1985: Deux centenaires: Charles Dullin Jules Romain. In: Revue d'histoire du théatre, n. 1, a. 37, 1985.
  • Paul-Louis Mignon, Charles Dullin. Lyon, La Manufacture, 1990.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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