Chalcophaps longirostris

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Tortora smeraldina del Pacifico
Pacific Emerald Dove Daintree.jpg
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Columbiformes
Famiglia Columbidae
Sottofamiglia Raphinae
Tribù Turturini
Genere Chalcophaps
Specie C. longirostris
Nomenclatura binomiale
Chalcophaps longirostris
Gould, 1848

La tortora smeraldina del Pacifico (Chalcophaps longirostris Gould, 1848) è un uccello della famiglia dei Columbidi[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La tortora smeraldina del Pacifico è lunga 23–27 cm e pesa 110-170 g[3]. È pressoché identica alla tortora smeraldina comune, ma si contraddistingue per l'assenza del sopracciglio chiaro[3]. Ha una corporatura tozza con la coda corta. Collo, petto e parti inferiori del corpo sono marrone con sfumature marrone rossastro. Le scapolari sono grigio bianco mentre le ali e le copritrici sono verde smeraldo iridescente o verde bronzo. Le remiganti sono marrone scuro, il sopraccoda presenta due bande grigie molto ben delineate nei maschi[3]. L'iride è marrone scuro, il becco rosso arancio e le zampe rosse o rosate[3]. La femmina è più scura e tendente al castano mentre il maschio è più rossastro. La macchia bianca delle ali nella femmina è meno evidente e generalmente più grigia rispetto al maschio o è addirittura assente. Nei giovani il sesso viene determinato osservando il colore del dorso che è nero nel maschio e grigio marrone chiaro nella femmina[3].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Ricerca il cibo soprattutto sul terreno ed è costituito da semi di riso, grano, frutti caduti, termiti e altri insetti. Nella foresta si nutrono anche delle feci di altri uccelli contenenti semi non completamente digeriti[3]. Il volo è veloce ed in genere a bassa quota, si posano alla base degli alberi o dei cespugli. Alcuni esemplari sono stati osservati anche sulle navi e sui fari[3]. Il periodo riproduttivo è esteso a tutto l'anno in molte zone, in Australia nei mesi di gennaio-febbraio e da agosto a dicembre[3]. Durante il corteggiamento il maschio si posa su un ramo a 2-3 metri da terra e muove ritmicamente la coda e l'addome senza gonfiare il petto o emettere suoni, se la femmina accetta il corteggiamento si avvicina mentre il maschio continua la sua parata dopodiché avviene l'accoppiamento[3]. Nidifica sugli alberi, sui cespugli, sulle felci arboree e sulle palme a 1-11 metri di altezza. Il nido è grande ed è costituito da una piattaforma di ramoscelli, la femmina vi depone due uova color crema. Il periodo di incubazione è di 14-16 giorni, i piccoli del peso di 6,5 grammi sono svezzati a 12-16 giorni[3]. Specie stazionaria compie spostamenti sporadici stagionali[3].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È distribuita in Australia, sud ovest della Nuova Guinea, Nuova Caledonia, Vanuatu e le Piccole Isole della Sonda[3]. Introdotta nelle isole Lord Howe e Norfolk[3]. Frequenta una grande varietà di habitat: foreste pluviali primarie, mangrovie, foreste a galleria, zone aperte, campagne coltivate. In Australia vive nelle zone alberate anche di ricrescita secondaria e nelle foreste umide di eucaliptus e acacia sia in pianura che in collina. In Nuova Guinea vive preferibilmente ai confini delle foreste[3].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le seguenti sottospecie[2]:

  • C. l. timorensis Bonaparte, 1856 - Piccole Isole della Sonda orientali;
  • C. l. longirostris Gould, 1848 - Australia settentrionale;
  • C. l. rogersi Mathews, 1912 - Australia orientale, isole di Lord Howe e Norfolk, Nuova Guinea;
  • C. l. sandwichensis E. P. Ramsay, 1878 - isole Santa Cruz e Banks, Vanuatu, Nuova Caledonia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Chalcophaps longirostris, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.1, IUCN, 2017.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Columbidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato il 19 maggio 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n David Gibbs, Eustace Barnes and John Cox, Pigeons and Doves – A Guide to the Pigeons and Doves of the World, Sussex, Pica Press, 2001, ISBN 90-74345-26-3.

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