Chaenorhinum minus

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Linajola comune
20160622Chaenorhinum minus5.jpg
Chaenorhinum minus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Scrophulariaceae
Tribù Antirrhineae
Genere Chaenorhinum
Specie C. minus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Plantaginaceae
Sottofamiglia Antirrhinoideae
Tribù Antirrhineae
Genere Chaenorhinum
Nomenclatura binomiale
Chaenorhinum minus
(L.) Lange, 1870
Nomi comuni

Linaria minore

La linajola comune (nome scientifico Chaenorhinum minus (L.) Lange, 1870) è una pianta appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Chaenorhinum) deriva da alcune parole greche il cui significato è "con naso aperto", infatti “chaeno” = aperto, spalancato e “rhin” = naso e fa riferimento alla particolare forma della corolla definita anche "personata".[2] Il nome specifico (minus) significa "piccolo, minore, minimo" e fa riferimento alle dimensioni della pianta.[3][4]

Il nome scientifico della specie è stato definito inizialmente da Linneo (1707 – 1778), con la denominazione basionomica Antirrhinum minus, perfezionato successivamente nella denominazione attuale dal botanico e micologo danese Johan Martin Christian Lange (Ødstedgaard, 20 marzo 1818 – Copenaghen, 3 aprile 1898) nella pubblicazione "Prodromus Florae Hispanicae seu Synopsis Methodica omnium Plantarum in Hispania Sponte Nascentium vel Frequentius Cultarum quae Innotuerunt Auctoribus. Stuttgartiae - 2(3): 577" del 1870.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Le foglie
Infiorescenza
I fiori

Queste piante arrivano ad una altezza di 5 - 30 cm. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia in generale sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Tutta la superficie di queste piante è pubescente-ghiandolosa.[6][7][8][9]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono del tipo a fittone.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta e ramosa fin dalla base.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie inferiori lungo il caule sono disposte in modo opposto (alternato sopra). La lamina è gradualmente attenuata nel picciolo ed ha delle forme da lanceolate-lineari a ovali strette; raramente la forma può essere oblanceolata con larghezze fino a 6 mm. I bordi sono interi e l'apice è smussato. Dimensione delle foglie: larghezza 1,5 - 2 mm; lunghezza 12 - 25 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Le infiorescenze sono formate da fiori solitari su sottili peduncoli posizionati all'ascella delle foglie superiori. I peduncoli sono accrescenti.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

X o * K (4-5), [C (4) o (2+3), A 2+2 o 2], G (2), capsula.[7]
  • Il calice, tuboloso-campanulato, più o meno attinomorfo e gamosepalo, è diviso sino alla base in 5 lacinie con forme lineari-spatolate. In genere il calice è più grande del frutto. Lunghezza delle lacinie: 3 - 5 mm.
  • La corolla, gamopetala e tubolare del tipo bilabiato con lobi patenti, è rigonfia nella parte basale. Il labbro superiore è verticale e bilobato; quello inferiore è trilobato. Un rigonfiamento (sperone) è presente all'altezza delle fauci della gola della corolla in posizione abassiale; la forma è più o meno cilindrica ed è lungo 1 - 2 volte il diametro. Il palato non è occluso. Il colore della corolla è giallo-violaceo. La lunghezza della corolla è di 4 - 9 mm dei quali 1/3 spettano allo sperone.
  • L'androceo è formato da 4 stami didinami tutti fertili. I filamenti sono adnati alla base della corolla e sono inclusi o poco sporgenti. Le antere sono formate da due teche distinte e divaricate; la deiscenza è longitudinale attraverso due fessure. I granuli pollinici sono tricolpoporati.
  • Il gineceo è bicarpellare (sincarpico - formato dall'unione di due carpelli connati). L'ovario è supero con placentazione assile e forme da ovoidi o globose a suborbicolari. Gli ovuli per loculo sono numerosi, hanno un solo tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule).[10]. Lo stilo ha uno stigma da capitato a fortemente bilobo. Il disco nettarifero è distinto e presente.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula con pareti regolarmente bollose. All'interno i semi sono numerosi, con forme ovali e con la testa alveolata raramente reticolata (normalmente non sono presenti creste longitudinali). Al momento della maturazione i semi fuoriescono da due fori che si aprono nella parte superiore del frutto (capsula porocida).

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questa specie (Plantaginaceae) comprende 113 generi con 1800 specie[7] (oppure secondo altri Autori 114 generi e 2400 specie[8], o anche 117 generi e 1904 specie[12] o 90 generi e 1900 specie[13]) ed è suddivisa in tre sottofamiglie e oltre una dozzina di tribù. Il genere della specie di questa voce appartiene alla sottofamiglia Antirrhinoideae (tribù Antirrhineae) e si compone di una ventina di specie distribuite soprattutto dal Mediterraneo occidentale fino all'Iran.[6]

La specie Chaenorhinum minus fino a poco tempo fa era circoscritta nella famiglia Veronicaceae o Scrophulariaceae a seconda dei vari Autori.[6] L'attuale posizione tassonomica è stata realizzata con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (classificazione APG).[13]

Il basionimo per questa specie è: Antirrhinum minus L., 1753.[5]

Il numero cromosomico di C. minus è: 2n = 14.[14]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Per questa specie sono riconosciute come valide le seguenti sottospecie (non tutte le checklist botaniche sono concordi):[1][15][16][17]

Sottospecie anatolicum[modifica | modifica wikitesto]

  • Nome scientifico: Chaenorhinum minus (L.) Lange subsp. anatolicum P.H. Davis
  • Distribuzione: isole greche orientali.[18]

Sottospecie idaeum[modifica | modifica wikitesto]

  • Nome scientifico: Chaenorhinum minus (L.) Lange subsp. idaeum (Rech.f.) R.Fern.
  • Distribuzione: Creta.[19]

Sottospecie litorale[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della sottospecie litorale
(Distribuzione regionale[16] – Distribuzione alpina[17])
  • Nome scientifico: Chaenorhinum minus (L.) Lange subsp. litorale (Willd.) Hayek, 1929
  • Basionimo: Linaria litoralis Willd., 1809
  • Descrizione:[9]
  • altezza della pianta: 10 - 30 cm;
  • i peduncoli alla fruttificazione sono lunghi 3 - 8 mm;
  • la corolla è lunga 4 - 6 mm;
  • i frutti hanno la forma di una capsula subsferica superata dalle lacinie del calice.
  • Fioritura: da giugno a ottobre.
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Euri-Mediterraneo.
  • Habitat: l'habitat tipico per questa sottospecie sono gli incolti aridi, i bordi delle vie e le aree sabbiose; ma anche gli ambienti ruderali. Il substrato preferito è calcareo ma anche calcareo/siliceo con pH basico, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.[17]
  • Distribuzione: in Italia è una sottospecie rara e si trova lungo le coste adriatiche da Trieste alla Romagna e nelle Alpi orientali. Fuori dall'Italia, sempre nelle Alpi, questa specie si trova in Austria (Länder del Tirolo Settentrionale, Salisburgo, Carinzia e Stiria). Sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova nei Monti Balcani.[17]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1.200 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e in parte quello montano (oltre a quello planiaziale).
  • Fitosociologia: da un punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[17]
  • Formazione: delle comunità delle fessure delle rupi e dei ghiaioni
  • Classe: Thalaspietea rotundifolii
  • Ordine: Stipetalia calamagrostis
  • Alleanza: Stipion calamagrostis

Sottospecie minus[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della sottospecie minus
(Distribuzione regionale[16] – Distribuzione alpina[17])
  • Nome scientifico: Chaenorhinum minus (L.) Lange subsp. minus
  • Basionimo: Antirrhinum minus L., 1753
  • Descrizione:[9]
  • altezza della pianta: 5 - 30 cm;
  • i peduncoli alla fruttificazione sono lunghi 8 - 20 mm;
  • la corolla è lunga 6 - 9 mm;
  • i frutti hanno la forma di una capsula ovoide (3 x 5 mm), più lunga del calice.
  • Formazione: delle comunità terofiche pioniere nitrofile
  • Classe: Stellarietea mediae

Sottospecie pseudorubrifolium[modifica | modifica wikitesto]

  • Nome scientifico: Chaenorhinum minus (L.) Lange subsp. pseudorubrifolium Gamisans
  • Distribuzione: Corsica.[21]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Antirrhinum minor Raf.
  • Antirrhinum minus L.
  • Chaenorhinum minus f. australior (Simonk.) V.Nikolic
  • Chaenorhinum minus f. brevipedunculatum (Simonk.) V.Nikolic
  • Chaenorhinum praetermissum (Delastre) Lange
  • Chaenorhinum viscidum (Moench) Simonk.
  • Chaenorhinum viscidum f. australior Simonk.
  • Linaria minor (L.) Desf.
  • Linaria praetermissa Delastre
  • Linaria viscida Moench
  • Microrrhinum minus (L.) Fourr.
  • Microrrhinum praetermissum (Delastre) Speta

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La linaria minore in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Kleines Leinkraut
  • (FR) Petit chaenorrhinum
  • (EN) Small Toadflax

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-2713998. URL consultato il 3 marzo 2018.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 100.
  3. ^ David Gledhill 2008, pag. 260.
  4. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 3 marzo 2018.
  5. ^ a b The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 3 marzo 2018.
  6. ^ a b c Kadereit 2004, pag. 378.
  7. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 493.
  8. ^ a b Strasburger 2007, pag. 852.
  9. ^ a b c Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 542.
  10. ^ Musmarra 1996.
  11. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 202.
  12. ^ Olmstead 2012.
  13. ^ a b Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 15 gennaio 2017.
  14. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 3 marzo 2018.
  15. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 3 marzo 2018.
  16. ^ a b c Conti et al. 2005, pag. 76.
  17. ^ a b c d e f g h i Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 202.
  18. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 4 marzo 2018.
  19. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 4 marzo 2018.
  20. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 4 marzo 2018.
  21. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 4 marzo 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag.541, ISBN 978-88-20623-12-8.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Richard Olmstead, A Synoptical Classification of the Lamiales, 2012.
  • Kadereit J.W, The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VII. Lamiales., Berlin, Heidelberg, 2004.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 496, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • D. C. Albach, H. M. Meudt and B. Oxelman, Piecing together the “new” Plantaginaceae, in American Journal of Botany, vol. 92, nº 2, 2005, pp. 297-315 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2016).
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, ISBN 88-7621-458-5.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]