Cesvi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cesvi
Cesvi.jpg
Logo del Cesvi
Tipo ONG
Fondazione 1985
Sede centrale Italia Bergamo
Altre sedi 33 paesi
Area di azione Asia, Africa, America Latina, Europa
Presidente Giangi Milesi
Sito web

Cesvi Fondazione Onlus è un'organizzazione umanitaria laica e indipendente che opera per la solidarietà internazionale, fondata a Bergamo nel 1985. Nata come associazione[1], giuridicamente riconosciuta come organizzazione non governativa,[2] ente morale[3] e, infine, ONLUS di diritto,[4] Cesvi è oggi una fondazione di partecipazione.

Il nome Cesvi nasce come acronimo di Cooperazione e Sviluppo.

Visione e missione di Cesvi[modifica | modifica wikitesto]

Le finalità dell'associazione, definite nell'attuale statuto,[5] sono orientate alla progettazione, promozione e realizzazione di programmi di cooperazione, emergenza e riabilitazione ai paesi in via di sviluppo.

A tale scopo, Cesvi si occupa di reclutare, selezionare e addestrare personale tecnico italiano specializzato da inviare nelle aree di progetto, al fine di:

  • far crescere nel territorio una maggiore consapevolezza della realtà complessiva e sviluppare, di conseguenza, progetti di cooperazione finalizzati allo sviluppo delle popolazioni più disagiate
  • organizzare le attività di soccorso per assicurare la sopravvivenza e superare l'emergenza
  • organizzare le attività di riabilitazione e ricostruzione di strutture distrutte da guerre e calamità.

La missione di Cesvi si fonda su due principi fondamentali:

  • la valorizzazione delle risorse locali per promuovere la mobilitazione delle popolazioni beneficiarie affinché diventino protagoniste del loro stesso progresso (denominato "Le culture degli altri")
  • la consapevolezza che l'aiuto fornito alle popolazioni più disagiate finisce con l'influire sul benessere anche della nostra società e più in generale sullo sviluppo dell'intero pianeta (denominato "Il pianeta. casa comune").

In tal senso, l'azione di Cesvi oltre a operare in progetti di intervento umanitario diretto, opera trasversalmente anche per promuovere, in Italia e in Europa, una cultura della solidarietà mondiale, attraverso la promozione di progetti educativi, campagne di sensibilizzazione, diffusione di materiale informativo, reclutamento di donatori e volontari e coinvolgimento delle imprese private e delle istituzioni in operazioni di sostegno concreto.

Ambito operativo[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente Cesvi opera in oltre 30 paesi distribuiti nel mondo in Africa, Asia, America Latina, Balcani e Medio Oriente in settori che riguardano l'infanzia e il mondo giovanile, la salute, l'ambiente e lo sviluppo sostenibile, l'accesso all'acqua e l'igiene ambientale, l'aiuto umanitario e l'impresa sociale.

I progetti di Cesvi vengono finanziati sia da grandi donatori istituzionali - come Unione europea, Ministero italiano degli Esteri, Nazioni Unite e agenzie di Svezia, Paesi Bassi, Canada, Giappone, Germania, Stati Uniti, Australia - sia da enti locali italiani e donatori privati. Dal 2005 i donatori privati sono diventati la principale fonte di finanziamento di Cesvi, un supporto che rimane in buona parte confermato nel tempo da un impegno responsabile e duraturo. Un forte sostegno arriva al Cesvi anche da imprese e fondazioni che puntano a coniugare obiettivi sociali e commerciali collaborando con l'associazione.

Dal punto di vista finanziario l'obiettivo principale che si è prefisso il Cesvi è quello di destinare ai beneficiari la maggior parte degli introiti contenendo al di sotto del 15% delle uscite i costi generali e finanziari e gli investimenti in comunicazione e raccolta fondi. Da un'analisi de Il Sole 24 Ore pubblicata il 23 aprile 2007 emerge che Cesvi nel 2005 ha raccolto 18,3 milioni di euro dei quali il 52% proveniente da istituzioni italiane ed europee, il 33% da donazioni private e il 15% dall'Unione europea e organizzazioni internazionali. In merito all'impiego delle risorse risulta che Cesvi dedica l'88,8% degli introiti all'attività istituzionale, e quindi ai suoi progetti internazionali, il 6,7% alle attività promozionali e il 4,5% ai costi di gestione.

A partire dall'esercizio 1990, Cesvi ha deciso di operare in trasparenza avviando la stessa procedura di certificazione del bilancio prescritta per le società quotate in borsa che è valso all'organizzazione l'assegnazione di due Oscar di Bilancio, nel 2000 e nel 2011.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e inizio dell'azione di Cesvi in America Latina[modifica | modifica wikitesto]

Il logo di Cesvi fino al 2005

Il 15 gennaio 1985, Maurizio Carrara, Paolo Caroli e altri quindici esponenti italiani impegnati nelle attività di solidarietà internazionale danno vita all'associazione Cesvi, sigla che significa Cooperazione e Sviluppo. L'associazione nasce dalla maturazione di un'esperienza di solidarietà per il Nicaragua nata tre anni prima. L'operazione sostenuta dal Movimento Laici America Latina, una delle maggiori organizzazioni non governative dell'epoca, ispirerà il gruppo di Bergamo, costituitosi spontaneamente, a organizzarsi secondo gli stessi principi, in un contesto internazionale che vede finalmente la cessazione delle guerre di liberazione in Asia e in Africa e l'affermazione da parte della Conferenza Episcopale dell'America Latina dell'interdipendenza dello sviluppo tra paesi poveri e ricchi del globo.

Principio ispiratore dei fondatori è che lo sviluppo non si esporta, ma dev'essere autonomo e far leva sulle risorse sociali e storico-culturali del territorio d'azione e che per realizzarsi ha bisogno anche della partecipazione dei beneficiari.

I primi progetti di Cesvi, varati negli anni ottanta, si concentrano in America Latina: il ritorno della democrazia in Uruguay, Brasile, Perù, Argentina e Cile permette all'associazione di sviluppare iniziative a favore di cooperative e organizzazioni sociali, sindacali e culturali, in precedenza costrette alla clandestinità dalla dittatura. Montevideo diventa la prima sede straniera di Cesvi per gestire il suo primo progetto internazionale di sviluppo. L'operazione, finanziata dal ministero italiano degli esteri, è un piano di sviluppo agricolo in Uruguay con la collaborazione degli ex esuli politici del Fronte Ampio che dopo essersi rifugiati in Italia possono rientrare nel loro paese finalmente libero. Il progetto prevede anche una ricerca qualitativa sull'operazione da parte uruguaiana che, pubblicata nel 1993, evidenzierà grandi meriti, ma anche punti di debolezza che serviranno a migliorare e ottimizzare i progetti successivi dell'associazione in quelle aree.

Nel frattempo l'attività educativa di Cesvi si muove in Italia e in Europa nel promuovere la solidarietà e raccogliere consenso attorno alle esigenze delle popolazioni più povere del mondo. Importante è l'inizio della collaborazione tra Cesvi e le scuole alle quali l'associazione fornisce gli strumenti adeguati per far fronte al crescente numero di alunni stranieri. Tra le iniziative più rilevanti, la valigia didattica progettata fra il 1991 e il 1992 da Tullia Colombo per gli educatori della scuola italiana che contiene anche il cartone animato Tulilem realizzato da Bruno Bozzetto e sceneggiato da Giusi Quarenghi.

Nel 1988 il Cesvi viene riconosciuto ufficialmente dal ministero italiano degli esteri come organizzazione non governativa. Il riconoscimento, necessario per ricevere finanziamenti pubblici, assume però un significato politico per l'associazione, che coglie l'occasione per rimarcare la propria indipendenza finalizzata a garantire l'autonomia dei beneficiari, in contrapposizione ad operazioni di solidarietà spesso dettate da interessi economici e politici. Successivamente Cesvi riceverà anche il riconoscimento come membro consultivo del Consiglio Sociale delle Nazioni Unite.

Sviluppo sostenibile e battaglia contro le epidemie in Asia[modifica | modifica wikitesto]

Il 1989 segna l'entrata in azione del Cesvi in Asia, crocevia di trasformazioni che consentono di promuovere processi di sviluppo. Il primo intervento riguarda il Vietnam e poi negli anni a seguire: Thailandia, Cambogia, Laos, Corea del Nord, India, Bangladesh, Timor Est, Tagikistan, Afghanistan, Birmania. In Thailandia, in particolare, Cesvi porta a compimento un progetto di sviluppo sostenibile che toglie dalla povertà e dalla disperazione molte comunità di pescatori che si riappropriano delle risorse vitali di un ecosistema, dalla foresta di mangrovie alla barriera corallina, che viene sottratto a un processo di sfruttamento distruttivo. Il progetto verrà replicato da Cesvi anche in altre aree delicate come la foresta amazzonica, i grandi parchi africani, il delta interno del Mekong, le montagne del Nepal.

Nel 1990 l'attenzione di Cesvi si concentra sul Vietnam dove epidemie e mortalità infantile sono la conseguenza più drammatica di decenni di guerre e la nuova politica di apertura del regime vietnamita finisce con l'escludere i settori sociali più deboli. Cesvi inaugura, pertanto, una serie di progetti nelle aree rurali, soprattutto a favore dell'infanzia, avviando un piano contro la malnutrizione dei bambini e promuovendo la creazione di nuovi reparti di ginecologia e pediatria negli ospedali più importanti del paese. Tra questi, il progetto più rilevante, il Centro di Nutrizione Infantile di Città di Ho Chi Minh, in pochi anni diventerà un'organizzazione completamente autonoma dal punto di vista della ricerca e della formazione del personale sanitario, in grado di distribuire sul mercato - e parzialmente vendere - tonnellate di cibi integrati con Spirulina, destinati all'infanzia.

Comunicazione sociale e pubblicità positiva[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni novanta vedono Cesvi acquistare anche maggiore visibilità grazie a un impegno maggiore sul fronte della comunicazione: Giangi Milesi, attuale presidente dell'associazione, e altri professionisti della pubblicità abbracciano il principio di "pubblicità positiva" e la prima campagna pubblicitaria, ideata da Roberto Caselli e Chetti Fantini, dal titolo esemplificativo (Questa non è una pubblicità Benetton, 1994), si pone in esplicita contrapposizione con le tendenze pubblicitarie dell'epoca.

L'immagine presenta due neonati, ripresi nel più grande ospedale di Hanoi, capitale del Vietnam, ma è in controtendenza con una politica scandalistica del messaggio sociale che, come emerge dai focus-group realizzati da Abacus e Doxa per Cesvi, non promuovono nel destinatario un atteggiamento di fiducia nell'azione solidale, quanto al contrario un rigetto del messaggio. Negli stessi anni nasce anche la testata giornalistica dell'associazione, Cooperando, che raggiunge oggi periodicamente oltre 50.000 donatori abbonati e Cesvi e Vodafone collaborano al primo esperimento di SMS solidale.

Nel 1991, il Cesvi è la prima organizzazione non governativa che applica al proprio esercizio di bilancio una procedura di certificazione prescritta solo per le società quotate in borsa, una procedura oggi riconosciuta e adottata come strumento di trasparenza da molte organizzazioni non profit.

Azione di Cesvi nei Balcani[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo le guerre nella ex Jugoslavia spingono il Cesvi a essere presente anche nei Balcani. L'associazione si fa carico dei problemi sanitari a Kakanj, in Bosnia - dove ancora oggi opera per educare alla pace e alla convivenza le nuove generazioni - e nel 1995, quando l'emergenza è quella di fornire la popolazione di abbigliamento pesante per affrontare la fredda stagione invernale, Cesvi decide di riaprire con i finanziamenti internazionali alcune piccole manifatture locali. L'operazione ottiene risultati: offre lavoro ai profughi che l'hanno perso e diventa un piccolo volano per la ripresa economica locale.

Dopo i Balcani, Cesvi si impegna anche in Afghanistan, dove si occupa di ricostruire le scuole distrutte e danneggiate dalla guerra o ridotte a caserme durante la dittatura. Nel 1997, con la campagna "SOS Nord Corea", Cesvi porta alla luce il problema della fame nella regione ed effettua una partnership con la Banca Popolare di Bergamo per finanziare l'invio in Corea di un air-cargo carico di soccorsi alimentari e sanitari.

Nello stesso periodo, si estende l'azione di Cesvi nei Balcani. Nel 1998, l'associazione interviene in Kosovo per assistere la popolazione di etnia albanese costretta ad abbandonare le proprie case e, una volta finita la guerra, per partecipare alla ricostruzione del paese. Successivamente, in seguito al ritorno in Kosovo dei rifugiati albanesi, il Cesvi si occupa di assistere le minoranze serbe perseguitate dalle rappresaglie degli estremisti albanesi.

Il Progetto Takunda e l'istituzione delle Case del Sorriso[modifica | modifica wikitesto]

Con il nuovo millennio Cesvi opera una riorganizzazione della propria struttura assumendo il modello tipico di un'organizzazione per obiettivi: "Fare bene il bene" (1º marzo 2000) è il documento che ridefinisce ufficialmente missione, visione, principi guida, governance, pianificazione strategica e organigrammi dell'associazione.

Nel 2001 Cesvi opera in Zimbabwe: migliaia di mamme e neonati vengono trattati con farmaci retrovirali contro l'AIDS e coinvolte in incontri di informazione e prevenzione. L'operazione prende il nome di "Progetto Takunda" dal nome del primo neonato nato da madre sieropositiva trattato con Nevirapina, che significa "abbiamo vinto". Cesvi istituisce anche un premio e un fondo per continuare a sostenere tutti gli africani che combattono l'Aids (Premio Takunda).

Nel 2002 inizia un processo di collaborazione che si concluderà l'anno dopo con la sottoscrizione che fa del Cesvi il membro ufficiale italiano del network "Alliance 2015", un consorzio europeo di organizzazioni non governative nazionali che operano in modo coordinato contro la povertà.

Nel frattempo, l'impegno di Cesvi rimane sempre maggiormente concentrato sul continente africano: nel 2003 l'associazione è presente in Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Mali, Marocco, Mozambico, Sudafrica, Eritrea, Sudan e Uganda, con lo sviluppo di progetti orientati alla microimprenditorialità e alla gestione delle risorse naturali. Cesvi è a capo anche di un progetto che coinvolge diverse organizzazioni per la creazione di un grande parco naturale a cavallo fra Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe: il Gran Limpopo.

In Africa come negli altri Paesi, prosegue intanto l'azione di Cesvi a supporto dell'infanzia disagiata. L'associazione promuove la costruzione di "Case del sorriso", sostenute a distanza dai donatori, a tutela della popolazione giovanile vittima della povertà e dello sfruttamento minorile: ad Harare (Zimbabwe) per aiutare i ragazzi di strada e gli orfani a causa dell'AIDS; a Lima (Perù) per contrastare lo sfruttamento dei minori attraverso imprese sociali; a Rio de Janeiro (Brasile) per condurre i giovani delle favelas su strade alternative a quella del narcotraffico e della violenza; in Tamil Nadu (India) contro la povertà e la discriminazione della caste inferiori; a Città del Capo (Sudafrica) per offrire rifugio a donne e bambini vittime della violenza domestica.

Microcredito e imprenditoria sociale[modifica | modifica wikitesto]

I vent'anni del Cesvi segnano un traguardo politico fondamentale per l'associazione: su iniziativa e spinta di Maurizio Carrara, presidente di Cesvi, e Riccardo Bonacina, fondatore e direttore editoriale di Vita, viene approvata la legge che allinea la deducibilità fiscale delle donazioni a quella degli altri paesi sviluppati ("+ Dai - Versi"), provvedimento che in molti altri paesi occidentali, ha già consentito lo sviluppo di un rilevante settore economico privato-sociale e al terzo settore di incidere anche nella politica del Paese. Maurizio Carrara, nello stesso anno, diventa consigliere delegato del Gruppo Vita e lascia la guida dell'associazione. Viene eletto presidente dell'associazione Giangi Milesi.

Nel 2006 Cesvi estende il suo campo d'azione nel mondo al social business, così definito e concepito dal neo Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, ideatore e realizzatore del microcredito. Sul principio del microcredito e dell'imprenditoria sociale, Cesvi firma in Uruguay un protocollo di intesa con il governo per lo sviluppo dell'impresa sociale sulla base dell'esperienza italiana del consorzio CGM; in Perù crea un'impresa sociale nel settore alimentare che fa da volano ad altre iniziative nei settori dell'abbigliamento, della cosmesi e del turismo responsabile; in Venezuela supporta imprese sociali del cacao e in Albania della viticoltura e dell'allevamento; in Uganda promuove forme di aggregazione agricola finalizzate a uno sviluppo continuato nel tempo; in Marocco sostiene la formazione professionale di giovani e donne.

Cesvi oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 Cesvi ha attivato 93 progetti internazionali dei quali hanno beneficiato quasi un milione e mezzo di persone, soprattutto in Africa e in Asia.[6] Gli operatori italiani espatriati impiegati in questi progetti sono stati 73, gli operatori locali 603, i partner locali 70.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ costituita legalmente il 15 gennaio 1985
  2. ^ 14 settembre 1988 ai sensi dell'art. 28 legge 49/87
  3. ^ nº1 del Registro delle Persone Giuridiche della Prefettura di Bergamo
  4. ^ D.Lgs. 460/97
  5. ^ Statuto dell'associazione
  6. ^ Elenco paesi e progetti del mondo in cui opera Cesvi

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]