Cervus elaphus bactrianus

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Cervo di Bukhara
Bukhara Deer stag at Speyside Wildlife Park - geograph.org.uk - 1002574.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Cervidae
Sottofamiglia Cervinae
Genere Cervus
Specie C. bactrianus
Nomenclatura binomiale
Cervus bactrianus
Lydekker, 1900

Il cervo di Bukhara (Cervus bactrianus Lydekker, 1900), noto anche come cervo della Battriana, è una specie del genere Cervus. Diffuso in Asia centrale, era, fino a poco tempo fa, considerato una sottospecie di cervo nobile (Cervus elaphus)[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il cervo di Bukhara misura circa 210 cm di lunghezza ed è alto al garrese circa 120 cm; la coda è lunga 22 cm. Pesa tra i 120 e i 200 kg. Il colore del mantello varia dal bruno-rossastro in estate al grigio in inverno. La coda e lo specchio sono biancastri. Nelle femmine può essere a malapena visibile un disegno pomellato sul corpo. I giovani sono ricoperti da numerose macchie. Le zampe sono relativamente brevi. I palchi, di colore giallastro, non sono così imponenti come quelli dei suoi parenti europei. Terminano con una semplice forca allungata e l'ago non è presente.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

In passato il suo areale comprendeva il Turkmenistan, la regione lungo l'Amu Darya dell'Afghanistan settentrionale, l'Uzbekistan (Kashka-Darya e regione di Samarcanda), il Tagikistan e la regione del Syr Darya nel Kazakistan. A causa della guerra, non abbiamo dati recenti per quanto riguarda la distribuzione dell'animale in Afghanistan. Suo habitat prediletto sono i boschi ripariali di latifoglie, le foreste alluvionali e i semi-deserti.

Il cervo dello Yarkand (Cervus yarkandensis), a volte considerato conspecifico del cervo di Bukhara, era già stato dichiarato estinto in passato, ma attualmente siamo a conoscenza dell'esistenza di circa 5000 esemplari diffusi nel bacino del Tarim. Questa sottospecie è considerata in pericolo di estinzione.

Cervi di Bukhara.
Cervo di Bukhara.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di gestazione di 238-245 giorni di solito nasce un unico piccolo. La sua dieta consiste di erba, piante erbacee e fogliame.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il cervo di Bukhara è una specie appartenente al genere Cervus. Per lungo tempo è stato considerato una sottospecie del cervo nobile (Cervus elaphus); in particolare nel corso del XX secolo, il cervo di Bukhara veniva classificato assieme al wapiti nella stessa specie Cervus elaphus. Questa specie, quindi, avrebbe avuto una distribuzione continua su tutto l'emisfero boreale, dall'Eurasia al Nordamerica. A sostegno di questa tesi, tra l'altro, vi è il fatto che dall'unione tra un cervo nobile e un wapiti nasce prole fertile. Recenti studi genetici indicano che quello che un tempo era considerato un taxon unico, Cervus elaphus, è in realtà suddiviso in due cladi, uno occidentale (Cervus elaphus), cui appartengono i cervi nobili provenienti da Europa, Nordafrica e Asia Minore, e uno orientale (Cervus canadensis), cui appartengono i wapiti dell'Asia orientale e del Nordamerica[2][3]. Si potrebbe pensare che i cervi nobili dell'Asia centrale, vale a dire il cervo di Bukhara e quello dello Yarkand (Cervus yarkandensis), siano più strettamente imparentati con i cervi occidentali, ma in realtà formano un sottoinsieme particolare. Il cervo di Bukhara e quello dello Yarkand sono parenti stretti e potrebbero potenzialmente essere raggruppati in una specie a sé, che dovrebbere ricevere il nome di Cervus yarkandensis per la regola del diritto di priorità. Queste due forme di cervo sono rimaste isolate dagli altri cervi nobili occidentali durante gli ultimi tre milioni di anni[3]. Nel 2011, dopo un'attenta analisi della sistematica dei Cervidi effettuata da Colin Peter Groves e Peter Grubb, sia il cervo di Bukhara che quello dello Yarkand hanno ottenuto il rango di specie a parte[1]. Quattro anni più tardi un ulteriore studio genetico ha dimostrato che il cervo del Kashmir (Cervus hanglu), originariamente classificato come una forma di wapiti, è un parente stretto dei due. Partendo dal presupposto che queste tre specie di cervi formino una singola specie, essa dovrebbe ricevere il nome di Cervus hanglu[4].

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

In passato la specie era diffusa nelle foreste rivierasche di Afghanistan, Kazakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Tra i suoi predatori figurava anche la tigre del Caspio. A causa della distruzione delle foreste di pianura e dei cacciatori di trofei, tuttavia, il numero di esemplari si ridusse notevolmente. Il punto più basso in assoluto nella storia della conservazione della specie venne raggiunto a metà degli anni '60, quando il numero degli esemplari scese ad appena 300-400 unità. Tranne qualche piccola popolazione residua, il cervo di Bukhara sopravviveva solamente nella riserva naturale di Tigrovaya Balka e nella riserva di Aral-Paygambar, una piccola isola al centro dell'Amu Darya. Prima del 1977, tuttavia, grazie ad adeguate misure di protezione, il numero di esemplari aumentò nuovamente e alcuni esemplari poterono essere reintrodotti in varie riserve. Nel 1960-61 dodici esemplari furono trasferiti nella riserva di Ramit, una località montuosa dove in realtà non vi è la pur minima traccia delle foreste rivierasche (chiamate tugai) che costituiscono l'ambiente tipico di questa creatura. Il fatto che gli animali trasferiti qui si ambientarono molto bene e ben presto crebbero di numero indica che il cervo di Bukhara originariamente avrebbe potuto aver abitato le montagne della regione. Nel 1977 il numero di cervi era nuovamente aumentato a più di 900 esemplari[5]. Tuttavia, a causa del bracconaggio persistente e del crollo dell'Unione Sovietica alla fine degli anni '80, il numero di capi scese nuovamente a cifre allarmanti. Alla fine degli anni '90, ne rimanevano solamente 350-400 in tutta l'Asia centrale, una cifra di poco superiore al minimo storico degli anni '60. Grazie al sostegno del WWF, tuttavia, nel 2006 il numero di capi era salito nuovamente a circa 1000 unità. Negli ultimi anni i cervi sono stati reintrodotti in altre aree protette, come il parco nazionale Altyn-Emel in Kazakistan.

Per interessamento dello zoo di Colonia, che gestisce lo studbook internazionale per questa specie di cervi, è stato lanciato un apposito programma europeo di riproduzione in cattività che ha permesso alla popolazione ospitata negli zoo europei di aumentare fino a raggiungere gli 80 individui. Inoltre, uno staff di studiosi dell'Istituto Scientifico di Biologia Scientifica di Francia ha creato una nuova stazione di allevamento in Uzbekistan, dove la popolazione continua ad aumentare. Nella riserva di Tigrovaya Balka in Tagikistan, nel 2011, vi erano, a seconda delle stime, tra i 130 e i 270 esemplari[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Colin Groves e Peter Grubb: Ungulate Taxonomy. Johns Hopkins University Press, 2011, pgg. 71-107.
  2. ^ Christian J. Ludt, Wolf Schroeder, Oswald Rottmann e Ralph Kuehn: Mitochondrial DNA phylogeography of red deer (Cervus elaphus). Molecular Phylogenetics and Evolution 31, 2004, pgg. 1064-1083.
  3. ^ a b Christian Pitra, Joerns Fickel, Erik Meijaard e P. Colin Groves: Evolution and phylogeny of old world deer. Molecular Phylogenetics and Evolution 33, 2004, pgg. 880–895
  4. ^ Rita Lorenzini e Luisa Garofalo: Insights into the evolutionary history of Cervus (Cervidae, tribe Cervini) based on Bayesian analysis of mitochondrial marker sequences, with first indications for a new species. Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research 53 (4), 2015, pgg. 340-349.
  5. ^ IUCN Survival Service Commission. Deer Specialist Group: Threatened deer: proceedings of a working meeting of the Deer Specialist Group of the Survival Service Commission on the IUCN Threatened Deer Programme and a dossier on the planning of restoration programmes for threatened mammals with special reference to deer, held at Longview, Washington State, U.S.A., 26 September-1 October, 1977. Morges, Svizzera: International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, 1978. ISBN 2880322014.
  6. ^ Memorandum of Understanding concerning Conservation and Restoration of the Bukhara Deer (Cervus elaphus bactrianus), Bergen, Norvegia, 20 novembre 2011.

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