Certificato di protezione complementare

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Nella spazio economico europeo, il certificato di protezione complementare, o certificato complementare di protezione (noto anche con la sigla inglese SPC, da Supplementary Protection certificate), è un certificato che permette di allungare la durata di un brevetto. Fa riferimento in particolare all'estensione di un brevetto relativo ad un medicinale un fitosanitario o un integratore.

Definito nel Regolamento CEE 1768 del 18/6/1992 (poi sostituito dal n. 469/2009), l'SPC faceva originariamente riferimento all'estensione di un brevetto relativo ad un medicinale.[1] Con il Regolamento 1610/96 lo strumento venne esteso ai fitosanitari.[2] Lo scopo di questa protezione, oltre al normale periodo previsto dal brevetto, è quello di recuperare il tempo intercorso tra la data di richiesta del brevetto e l'autorizzazione all'immissione in commercio del prodotto. Per la commercializzazione di questi prodotti è infatti necessario una specifica autorizzazione, la AIC (autorizzazione immissione in commercio) che può essere rilasciata, per motivi di sicurezza igienico-sanitaria, dopo un ciclo di verifiche e controlli operati dal ministero della sanità. Durante questo intervallo di tempo, il titolare del brevetto non può sfruttare economicamente i propri diritti. Per risarcire i mancati introiti causati dal tempo necessario per ottenere la AIC, viene concesso un periodo supplementare per la durata del brevetto. IL CCP ha una durata limitata e non può eccedere i 5 anni.

In Italia era già in vigore una forma di certificato di protezione complementare, introdotto nella legge n. 349 del 19 ottobre 1991, che prevedeva una protezione supplementare non superiore a diciotto anni.[3] La legge non è più in vigore dal 18 giugno 1992, con la pubblicazione del già citato regolamento europeo.

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