Centro delle donne di Bologna

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Centro delle donne di Bologna
Centro delle donne di Bologna 2021 abc12.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàBologna
IndirizzoVia del Piombo 5/7
SedeComplesso di Santa Cristina della Fondazza
Dati generali
Nome istituzioneCentro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna
Tipologia funzionalecentro di documentazione, istituto di ricerca e organizzazione non governativa
Caratteristiche
Fondazione1982
SANscheda SAN
Sito web ufficiale
Coordinate: 44°29′18.13″N 11°21′20.66″E / 44.48837°N 11.35574°E44.48837; 11.35574

Il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna, spesso abbreviato in Centro di documentazione delle donne di Bologna o Centro delle donne di Bologna, è un centro di documentazione che ha sede nell'ex convento di Santa Cristina di via del Piombo, a Bologna.

Il centro ospita l'Archivio di storia delle donne, che raccoglie i fondi documentali dell'associazione Orlando riconosciuti di particolare interesse storico dal Ministero della cultura[1][2], e la Biblioteca italiana delle donne, considerata «la più importante biblioteca specializzata in cultura femminile, studi di genere e femminismo d'Italia».[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni settanta e ottanta del Novecento Bologna era una città ricca di risorse, all'avanguardia sulle tematiche di genere[4] e ben da prima, grazie alla presenza dell'Università, vantava una lunga tradizione di "protagonismo intellettuale e culturale delle donne". Il centro delle donne nacque quindi in una città e in un contesto particolarmente favorevoli al fermento socio-culturale e al dialogo tra la pubblica amministrazione e le componenti attive della società.[5]

Sin dall'inizio degli anni settanta, l'articolata e complessa documentazione che è oggi alla base della collezione del centro, costituita da differenti tipologie di supporto (documentazione cartacea comprendente anche manifesti e fotografie, registrazioni sonore, filmati e video), venne prodotta, raccolta e conservata da un gruppo di donne attivo a Bologna, quando ancora l'Associazione Orlando e il centro non erano formalmente costituiti.[6]

L'attuale sede si trova nel complesso di Santa Cristina. Particolare del chiostro.

Nel 1982, da una elaborazione di questo gruppo femminista bolognese e dell'assessora all'istruzione Aureliana Alberici del Comune di Bologna, nacque l'idea di un centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne.[7] Il centro venne inaugurato in via Galliera n. 4 nel maggio 1982, in occasione dell'iniziativa Niente cade dal cielo, una rassegna cinematografica dedicata ad alcune registe tedesche.[7] In questa sede si organizzarono le prime iniziative e si raccolse un primo nucleo di opere di quella che divenne in seguito la biblioteca.[8]

Nel 1983 nacque l'Associazione Orlando[9], che firmò con il Comune una convenzione[10] per la gestione autonoma del centro, il quale divenne presto un importante punto di riferimento per numerosi gruppi femministi italiani e esteri.[7][11]

In alcune sale di palazzo Montanari, seconda sede del centro, sempre in via Galliera, si costituì la Biblioteca delle donne, destinata a raggiungere un patrimonio di 40.000 volumi e 495 periodici a diventare dal 1989 la Biblioteca italiana delle donne e dal 1991 un progetto di biblioteca di interesse nazionale.[7][12]

Nei primi anni novanta del Novecento il centro iniziò a orientarsi verso l'accesso alla conoscenza digitale. Nel 1993 venne formalizzata la creazione della Rete Lilith, a cui il Centro delle donne bolognese, che era anche sede del Coordinamento dei centri, aderì fin da subito.[13] Nel 1994, sulla scia della rivoluzione tecnologica, il centro inaugurò il Server Donne, «portale di genere, contiene informazioni, iniziative, data base, progetti e ricerche connotate dai saperi e dalle pratiche elaborate dalle donne».[14][15][16] Nel 2002, il motore di ricerca Cercatrice di rete, che valorizzava i risultati "femminili", venne messo on line.[17][18]

Successivamente, la biblioteca e la documentazione furono ospitate a Palazzo dei Notai per poi spostarsi nal 2005 nell'attuale sede, nell'ex-convento di Santa Cristina di via del Piombo.[8]

Nel 2006, grazie a un progetto finanziato dal MiBAC, nacque la Biblioteca digitale delle donne, per la digitalizzazione e l'accorpamento del patrimonio archivistico e bibliotecario.[15]

Nel 2010, il Ministero della cultura ha riconosciuto il particolare interesse storico dell'Archivio di storia delle donne, costituito nel 2007 dalla riorganizzazione delle carte dell'associazione Orlando e parte integrante del centro di documentazione.[1][11][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca italiana delle donne[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca italiana delle donne di Bologna è «la più importante biblioteca specializzata in cultura femminile, studi di genere e femminismo d'Italia».[3]

È gestita dall'Associazione Orlando attraverso una convenzione con il Comune di Bologna e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, grazie a finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.[3]

Possiede un patrimonio di circa 40.000 volumi, di cui oltre 35.000 già inseriti nel Catalogo unico del Servizio bibliotecario nazionale, e 495 periodici, di cui 50 attivi.[3]

La biblioteca italiana delle donne

La collezione della biblioteca raccoglie pubblicazioni riguardanti varie tematiche tra cui il femminismo, la storia dei movimenti politici delle donne, gli studi di genere e gli studi sulla donna, i diritti, il corpo, la cura, la sessualità, il costume, le nuove tecnologie e il gender divide, l'imprenditoria e l'occupazione femminile, la soluzione non violenta dei conflitti e le donne migranti.[3]

La biblioteca dispone di alcuni fondi speciali tra cui la Collezione storica del centro di Documentazione delle donne, che conta circa 4.000 opere edite prima del 1945 e che costituisce un patrimonio unico nel panorama bibliotecario nazionale sulle tradizioni della cultura femminile e in Italia.[3][19]

Oltre a testi antichi risalenti fino al Cinquecento, la collezione contiene una sezione significativa di letteratura e poesia italiana di autrici del calibro di Annie Vivanti, Ada Negri, Grazia Deledda, Cristina Campo, Neera, Anna Banti, ecc.. Ad esse si aggiungono opere di autrici straniere di differenti periodi storici e una parte dedicata al reference di circa 350 opere biografiche o autobiografiche relative a italiane e straniere attive in svariati ambiti, dalle scienziate alle artiste alle politiche.[3]

La biblioteca possiede inoltre un'importante raccolta di periodici, contenente 103 testate di riviste pubblicate tra Otto e Novecento come : La donna, Vita femminile, Il Giornale delle Donne, Cordelia, Madame, ecc… e una sezione per la letteratura grigia costituita da una collezione di manifesti, volantini e calendari storici nonché di fotografie di artiste italiane, tra le quali numerose sono state autografate: Wanda Capodaglio, Eleonora Duse, Emma Gramatica, Dina Galli ma anche Maria Callas, Lina Cavalieri, Toti Dal Monte, ecc.[3]

Tramite le numerose donazioni di importanti enti e di privati sono state create la "Biblioteca di Sofia", dedicata alla letteratura per bambine per la propria formazione, e il "Fondo Rosi Braidotti", composto da circa 150 opere di filosofia femminista contemporanea, dono della filosofa all'Associazione Orlando.[3]

La biblioteca fa parte di: Women's Information Network of Europe (WINE), European Association for Gender Research, Education and Documentation (ATGENDER), Resource & Documentation Centre (RDC) dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere.[20]

Biblioteca digitale delle donne[modifica | modifica wikitesto]

Grazie a dei finanziamenti speciali del Ministero per i beni e le attività culturali, è stato avviato un progetto di digitalizzazione del patrimonio storico della Biblioteca italiana delle donne con l'obiettivo di provvedere alla conservazione del materiale raro e di pregio e di rendere disponibile la fruizione on line.

La Biblioteca digitale delle donne è un progetto che comprende opere a stampa di diverse epoche relative alla memoria storica, culturale, politica e sociale delle donne italiane e dei loro movimenti di emancipazione e liberazione dall'Ottocento ad oggi. È presente in particolar modo la parte di documenti audiovisivi contenuti nell'archivio del Gruppo di ricerca per la storia del movimento delle donne in Emilia Romagna negli anni Settanta e Ottanta. La biblioteca digitale permette di raggiungere nuovi pubblici e facilita l'accesso agli utenti interessati.[3]

Archivio di storia delle donne[modifica | modifica wikitesto]

L'Archivio di storia delle donne è ospitato presso la sede del centro di documentazione sulla base della Convenzione tra l'Associazione Orlando e il Comune di Bologna, ricevendo dalla Sovrintendenza archivistica la notifica di archivio di interesse storico.

L'Archivio di storia delle donne occupa i locali un tempo adibiti a monastero.

L'archivio conserva i documenti prodotti dal 1980 al 2005 dell'Associazione Orlando e dal gruppo che l'ha costituita, nel corso della sua attività e della conduzione del centro di documentazione. A questo nucleo centrale si uniscono materiali provenienti da altri centri e gruppi di donne presenti a livello regionale, nazionale e internazionale, e documenti di seminari, convegni, incontri del femminismo contemporaneo.[3]

Inoltre sono presenti fondi personali. Il fondo "Storia del movimento delle donne in Emilia-Romagna" che comprende materiale scritto relativo agli anni settanta del Novecento e un'importante raccolta di interviste a protagoniste del movimento. Una consistente raccolta digitalizzata e in via di inventariazione con un progetto di conservazione e gestione di archivi sonori, sostenuto dalle Fondazioni Carisbo e Del Monte e la collezione dei manifesti ha dato alla Biblioteca digitale delle donne.[3]

Negli ultimi anni l'apertura al pubblico dell'Archivio storico ha reso consultabile le carte, i documenti sonori, le immagini che si sono sedimentate nel corso di questi decenni, facendo confluire la domanda di una storia dei femminismi contemporanei nelle loro molteplici manifestazioni con la necessità di raccogliere, leggere e studiare ciò che è stato lasciato dalle testimonianze delle donne.[3]

Server Donne[modifica | modifica wikitesto]

Il Server Donne è un portale e un sistema informativo di genere per introdurre il sapere delle donne non solo nella raccolta di informazioni e servizi web di Internet ma anche al più ambizioso livello di software e di hardware.[3][21]

La finalità del progetto è di creare uno strumento utile di formazione personale e di sostegno alla crescita di nuovi soggetti collettivi per la realizzazione di servizi e interventi rivolti alle donne, che vede coinvolto tutto il polo territoriale emiliano tra cui molte aggregazioni femminili e enti locali.[3][22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Decreto del Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna del 14 luglio 2010
  2. ^ a b Dichiarazioni di interesse storico particolarmente importante > Archivio di storia delle donne (1971 - 2006), su Direzione Generale Archivi - MiBAC. URL consultato il 22 novembre 2021.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Archivi femminili in Emilia Romagna, su Sistema archivistico nazionale. URL consultato il 22 novembre 2021.
  4. ^ Sara de Jong e Sanne Koevoets (a cura di), pp. 49, 52 e segg.
  5. ^ Linda Chiaramonte, Città pioniera per i diritti e l’eccellenza di genere, in Il Manifesto, 13 marzo 2014. URL consultato il 22 novembre 2021.
  6. ^ Kolletzek Chiara, Associazione Orlando e Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, 30 marzo 2012. URL consultato il 22 novembre 2021.
  7. ^ a b c d Maggio 1982 - Il Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne, su Biblioteca Salaborsa, 6 marzo 2020. URL consultato il 21 novembre 2021.
  8. ^ a b Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna, su archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it, IBC Archivi - Sistema informativo partecipato degli Archivi storici in Emilia-Romagna. URL consultato il 22 novembre 2021.
  9. ^ L'Associazione Orlando è un'istituzione autonoma di donne attive nella ricerca e nella politica costituitasi nel 1983. Ha l'obiettivo di promuovere la cultura della differenza di genere e la presenza pubblica femminile.
  10. ^ La Convenzione era un modello innovativo di cooperazione tra pubblico e privato.
  11. ^ a b Archivio di Storia delle donne (1943-2007). Emanata la dichiarazione di interesse storico particolarmente importante, su Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia-Romagna. URL consultato il 22 novembre 2021.
  12. ^ Annamaria Tagliavini 2011, pp. 8-13.
  13. ^ Dalla Rete Lilith a oggi – LILITH, su retelilith.it. URL consultato il 23 marzo 2022.
  14. ^ Serena Dinelli e Giorgio Pacifici (a cura di), La trasformazione silenziosa: donne, ICT, innovazione. Una ricerca bibliografica e webgrafica su fonti italiane (PDF), su astrid-online.it, Commissione Attività produttive e risorse ambientali - CNEL, 18 marzo 2004. URL consultato il 23 marzo 2022.
  15. ^ a b Annamaria Tagliavini, La Biblioteca Italiana delle Donne tra memoria e futuro (PPT), su La Clé des langues, ENS Lyon. URL consultato il 22 novembre 2021.
  16. ^ Andrea Hajek 2020.
  17. ^ Cercatrice di rete - Server donne, su web.archive.org, 2 agosto 2002. URL consultato il 23 marzo 2022 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2002).
  18. ^ Il motore di ricerca Cercatrice di rete rimase attivo e consultabile fino al 2019. Cfr. Marzia Vaccari, No more?, su Almagulp, febbraio 2019. URL consultato il 23 marzo 2022.
  19. ^ Tra i fondi speciali si ricordano il "Fondo Anna Rossi-Doria", il "Fondo Ida Gianelli", il ""Fondo Concetto Pozzati", il "Fondo Rosi Braidotti" e il "Fondo Laura Lilli". Cfr. Fondi speciali, su Biblioteca italiana delle donne. URL consultato il 23 novembre 2021.
  20. ^ Network, su Biblioteca italiana delle donne. URL consultato il 22 novembre 2021.
  21. ^ Marzia Vaccari, Monica Grilli, Gender and telematics networks : the use of internet and telematics networks in Women's Documentation and Research Centers, Bologna, Birzeil, 1994.
  22. ^ Mazia Vaccari, Server donne, tecnologie e soggettività, Questa notte le macchine sono inquiete ... : tecnologie dell'informazione e modelli di società, Roma : Info, stampa 1998.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]